Geni materni e intestino irritabile

 

 

Una ricerca condotta da un'équipe di ricercatori francesi e americani potrebbe aiutare ad approfondire lo studio sulle cause della sindrome dell’intestino irritabile. In molto casi, la sindrome è stata collegata a problemi relativi all’apporto di serotonina, un neurotrasmettitore prodotto in grandi quantità dall’intestino. 
Durante precedenti studi, non si era riusciti a individuare un sito in cui venisse prodotta la serotonina, comunque presente a livello embrionale, tanto da svolgere un ruolo determinante sull’evoluzione del sistema nervoso centrale. 
L’équipe franco-americana ha dimostrato che la serotonina nell’embrione proviene dalla madre. 
“I risultati indicano che il genotipo della madre influenza lo sviluppo embrionale, a prescindere dal genotipo dell'embrione”, scrivono i ricercatori. “Inoltre, le osservazioni suffragano l'idea che ai fini di uno sviluppo normale è necessaria una fonte di serotonina materna. ”

Fonte: 
Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS); Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)CNRS: 
http://www.cnrs.fr/ 

Reflusso gastro-esofageo nei neonati: quello che le mamme devono sapere


A questo proposito prendiamo a prestito la definizione elaborata dalla North American Society for Pediatric Gastroenterology and Nutrition, che ha pubblicato le linee guida per la valutazione e il trattamento del reflusso gastroesofageo nei lattanti e nei bambini partendo dalla revisione di più di 600 articoli. Il documento fornisce linee guida basate sull'evidenza per la diagnosi e gestione di reflusso gastroesofageo e malattia da reflusso gastro-esofageo nella popolazione pediatrica e pone una distinzione preliminare:

  • il reflusso gastro-esofageo (RGE), definito come il passaggio del contenuto gastrico nell'esofago, con evidenza di vomito ricorrente o rigurgiti;
  • la malattia da reflusso gastro-esofageo (MRGE), definita come sintomatologia e complicazioni da reflusso, con diversi tipi di manifestazioni cliniche associate a vomito ricorrente, quali esofagite (infiammazione dell'esofago), apnea, broncospasmo, perdita di peso. In particolare la perdita di peso è il fattore discriminante tra reflusso e malattia da reflusso (per perdita di peso non si intende né rallentamento né stasi della crescita che nei bambini allattati al seno possono essere del tutto normali e frequenti).

Stando a queste linee guida internazionali, di fronte ad un bambino che vomita spesso, se non vi è perdita di peso, ecco cosa è bene non fare:

  1. Non c’è alcun motivo di prescrivere un esame ecografico, si rischia così infatti di incorrere in molti falsi positivi in quanto la maggior parte dei neonati nei primi mesi hanno la valvola dell’esofago non del tutto formata (non per questo però vomitano). C’è quindi da capire cosa fa sì che alcuni vomitano e altri no.
  2. Non vi sono da somministrare farmaci.
  3. Non è  assolutamente il caso di sospendere l'allattamento al seno.

“La realtà – scrive Ornella Piccinni su bambinonaturale.it - è che le madri si trovano spesso di fronte ad una diagnosi, all'uso di sciroppi (come il maloox) e a suggerimenti sbagliati come allungare lo spazio tra una poppata e l'altra, l'uso del ciuccio o ancor peggio la sospensione dell'allattamento materno a favore di quello artificiale. Molte madri finiscono per credere che il loro latte non sia ben digerito dal bambino. Niente di più falso! Il reflusso non ha niente a che vedere con la digestione! Tanto meno con una non digeribilità del latte materno!!”.

Allora perché certi neonati vomitano spesso e in gran quantità? Inoltre questi bambini oltre a vomitarepresentano una forte irrequietezza, non dormono bene e spesso piangono.
Intanto possiamo dire che l'acidità dello stomaco aumenta se aumenta lo stress, e lo stress del neonato è associato a quello della madre, oppure al dover attendere troppo a lungo prima di essere allattato, oppure ad essere troppo a lungo distante dalla madre. Queste condizioni molto probabilmente sono legate a traumi emotivi che riguardano la gravidanza o la nascita (leggere articolo “La nascita dal punto di vista osteopatico).

Spesso il reflusso si presenta in un bambino che ha avuto un parto traumatico, in questi casi è assolutamente efficace qualche seduta da un buon osteopata!

Come si spiega il reflusso gastro-esofageo

Molto spesso è legato ad un modo errato di allattare e alla tendenza ad allattare con meno frequenza. (Scopri qual'è la suzione corretta del bambino al seno materno)
Se il bambino ha poppato da poco e si lamenta, spesso ed erroneamente, vengono cercate alternative come distrazioni e dondolamenti, mentre invece la cosa giusta da fare è quella di proporre di nuovo il seno. Invece si lascia trascorrere del tempo e quando poi si dà il seno, il bambino lo rifiuta, e noi ci convinciamo ancora di più che non è il seno quello che vuole, in un circolo vizioso che si autorinforza! I neonati finiscono spesso col rifiutare il seno o col lamentarsi nell'attaccarsi se hanno dovuto attendere per averlo.

In sintesi, alcuni suggerimenti pratici per le mamme:

  1. Fare qualche seduta dall'osteopata;
  2. Allattare a richiesta, ossia allattarlo ogniqualvolta lo richiede, anche ogni dieci minuti, ovvero fa col seno quello che purtroppo a noi sembra normale fare col ciuccio, succhiare e succhiare anche non necessariamente mangiando!). Se passa troppo tempo tra una poppata e l'altra, il bambino giunge al seno affamato e succhia con voracità, facilitando così il vomito. Il pianto è un segnalo tardivo, il bambino non deve arrivare a piangere per attaccarsi al seno. (Leggi: Le poppate: che frequenza e quanto devono durare?)
  3. Non usare ciucci e biberon (ogni volta che un bambino succhia il ciuccio quello sarebbe dovuto essere a livello fisiologico un momento in cui avere il seno in bocca).
  4. Tenere il neonato a stretto contatto corporeo per la quasi totalità del tempo almeno i primi tre mesi.
  5. Prediligere la posizione verticale del bambino tipica dei bambini portati in braccio, piuttosto che quella sdraiata nella culla.

Lettera del Dottor Balzola al Tavolo di lavoro dell'autismo anno 2007

 

 

Questa è la lettera che il Dottor Balzola ha inviato al Ministero della Salute quando è stato indetto il Tavolo  di Lavoro sull'autismo nel 2007 riproponiamo a voi tutti ciò che il Dottore scrisse all'epoca dei fatti.


Il dr. Balzola è specializzato in Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva. E’ membro della Società Italiana di Gastroenterologia. E’ attualmente impiegato nell’Unità di Terapia Semi-Intensiva di Gastroenterologia dell'Ospedale Le Molinette di Torino. Ha indirizzato il suo campo di ricerca sugli aspetti gastrointestinali della sindrome autistica. E’ responsabile della conduzione di alcuni progetti di studio sull’identificazione e trattamento dietetico e farmacologico dell’Enterocolite Autistica in Italia, per i quali ha ricevuto fondi di ricerca nazionali ed internazionali. Ha al suo attivo numerose pubblicazioni scientifiche su riviste internazionali ed ha presentato i propri risultati di ricerca in numerosi congressi internazionali.


S.S.N. REGIONE PIEMONTE
AZIENDA OSPEDALIERA SAN GIOVANNI BATTISTA DI TORINO
Dipartimento Medico-Chirurgico delle Malattie dell’Apparato Digerente e della Nutrizione
S.C. GASTRO-EPATOLOGIA D.U. - Direttore: Prof. M. RIZZETTO
AMBULATORIO DI GASTROENTEROLOGIA
Responsabile Dr. M. Astegiano - Via Chiabrera 34, 3° piano – 10126 Torino. Tel: 011 633 6240
LABORATORIO DI FISIOPATOLOGIA EPATICA E DIGESTIVA
Responsabile Prof.ssa A.Smedile - Via Chiabrera 34, 2° piano – 10126 Torino. Tel: 011 633 6217

PATOLOGIE INTESTINALI
ED AUTISMO
Dott. Federico Balzola
Tel: 011 633 6240/011 633 6217
e-mail: intestinoautismo@yahoo.it


Torino, 20 Giugno 2007

Gent.mo dott. Marco D’Alema
Ministero Della Salute
Lungotevere Ripa,1 Roma

e p.c. On. Livia Turco
Ministro Della Salute


In riferimento al primo Tavolo di Lavoro sull’autismo del 12 Giugno scorso non posso che esprimerVi la mia riconoscenza per un’iniziativa così lungimirante che con coraggio si propone di affrontare la vera problematica dell’autismo nella sua molteplicità. Proprio in relazione alle considerazioni emerse volevo comunicarLe alcuni concetti che ho maturato al termine del nostro primo incontro ma che per motivi di tempo e numerosità di interventi non ho potuto esprimerLe. Sono emersi validi ma dissimili atteggiamenti da parte di ciascuna professionalità con proposte troppo legate alla propria cultura lavorativa. Ritengo necessario invece affrontare il problema autismo secondo le indicazioni riportate nella lettera del Ministro e non spendere energie verso la soluzione di carenze di strutture, di organico, di modelli e metodi riabilitativi, di realtà scolastiche o dei servizi sociali, di percorsi diagnostico-gestionali delle diverse realtà regionali, problematiche di rilievo ma non da risolvere in questa sede. Trovo più opportuno limitare il ruolo della commissione ad argomenti medico-scientifici. Esiste infatti una grossa richiesta che viene dal “basso”, dalle famiglie, da chi cioè deve gestire quotidianamente una patologia ancora sconosciuta senza terapie risolutive. I genitori da soli o attraverso le associazioni reclamano risposte da parte del Servizio Sanitario Nazionale sui nuovi modelli terapeutici disponibili ma non riconosciuti tali dai curanti. Vi sono numerose prove scientifiche riguardanti il coinvolgimento extra-cerebrale in questa patologia. Tali evidenze (confermate anche da studi in corso tra la Gastroenterologia del mio ospedale e la Neuropsichiatria Infantile di Torino diretta dal Prof Rigardetto) indicano la coesistenza di un coinvolgimento infiammatorio e immunologico dell’apparato digerente e cerebrale il cui trattamento permette miglioramenti significativi dei sintomi neuropsichiatrici. Non vorrei cioè che si dovessero dimostrare conoscenze già ampiamente consolidate in letteratura. Queste informazioni devono costituire la base di partenza della discussione di lavoro per evitare perdite di tempo lasciandoci sfuggire la grande occasione di una ricerca unica ed innovativa in comune. Bisogna affrontare in modo prioritario alcune problematiche terapeutiche estremamente diffuse come l’impiego di farmaci non convenzionali o l’utilizzo della dieta senza glutine e caseina: cure già in uso tra i pazienti che trovo inutile non rilevare o far finta di non esserne a conoscenza. Sono comunque terapie indirizzate all’asse gastrointestinale e cerebrale la cui integrità deve essere prima e comunque accertata per evitare un loro impiego in un quadro di normale permeabilità intestinale. Per questo la presenza di una patologia gastrointestinale sottostante dovrebbe sempre essere esclusa sia con lo screening eziologico standard già alla diagnosi o successivamente se in presenza di sintomi gastrointestinali misconosciuti. Il problema più sentito dai genitori è la reale necessità della dieta senza glutine e caseina o della somministrazione di integratori alimentari. Questioni che li coinvolgono non solo da un punto di vista economico ed organizzativo ma li costringono alla fin fine ad assumersi responsabilità decisionali ed assistenziali che non competono loro anche se in presenza di risultati positivi ma non oggettivabili scientificamente. Ciò conseguentemente legittima manifestazioni conflittuali e di sfiducia verso la classe medica con ricadute dannose per la salute del paziente. Vi è infatti una realtà sanitaria che spesso sfugge al neuropsichiatra o al pediatra ma che ho potuto constatare di persona in questi anni e che deve essere affrontata con onestà intellettuale. L’informazione circa l’efficacia di cure innovative intraprese in altri paesi viene rapidamente acquisita attraverso i sistemi di comunicazione ora disponibili e solo in parte filtrata dalle associazioni. Questa giunge così ai genitori dei pazienti in modo dirompente ed accattivante. Qualsiasi possibilità viene lecitamente vissuta dai genitori come provvedimento potenzialmente efficace e quindi da provare al di fuori di ogni controllo medico-sanitario. Vi sono genitori che dedicano le proprie risorse economiche, lavorative e familiari non solo alla gestione del figlio ma anche alla ricerca continua e spasmodica di risoluzioni valide per una malattia di cui non si danno pace. L’hanno vista infatti insorgere in modo improvviso e distruttivo, accompagnata da sintomi o circostanze cliniche spesso mai credute dai curanti. Provo spesso un senso di imbarazzo perché so benissimo che per equivalenti sintomi o segni clinici, senza la presenza di una diagnosi di autismo, il paziente sarebbe già stato indagato e curato o comunque i genitori ascoltati o creduti.
In sintesi ritengo importante suggerire alcuni punti che dovrebbero essere presi in considerazione:
1) La necessità di promuovere studi clinici su larga scala con finanziamenti nazionali volti a confermare l’efficacia della dieta senza glutine e caseina. Dimostrare il ruolo terapeutico degli integratori alimentari già proposti od in uso in molti centri di ricerca americana ma senza dati solidi pubblicati. La dimostrazione di una loro efficacia potrà infatti permetterne o no la loro prescrivibilità attraverso il SSN fornendo finalmente risposte valide e concrete alle richieste delle famiglie coinvolte. Si potrà in caso positivo parificare il trattamento su tutto il territorio nazionale e non, come ora accade, permettendone l’utilizzo a seconda delle specifiche realtà di residenza o peggio ancora per le disponibilità di mezzi economici personali. Molti integratori alimentari sono spesso utilizzati in modo incostante o a dosaggi e posologie assolutamente soggettive e spesso senza controllo. Non bisogna dimenticare che sono comunque principi farmacologici, potenzialmente attivi e non ancora sottoposti a controlli legislativi severi perché rientrano nella categoria degli integratori dietetici. La collaborazione con centri di ricerca seri quali l’Autism Research Institute di San Diego negli USA permetterebbe, tralasciando inutili e sterili pregiudizi, di individuare progetti di ricerca più mirati alla luce della loro lunga esperienza sull’impiego di queste sostanze. La collaborazione con le Facoltà di Farmacia italiane consentirebbe oltretutto la possibilità di produzioni galeniche controllate e certificate per approfondire in modo sistematico la loro reale biodisponibilità ed attività una volta assorbite.
2) La necessità di consolidare le conoscenze sugli aspetti fisiopatologici emergenti correlati all’asse infiammatorio/immunologico tra intestino e cervello. Non deve più succedere che in Italia un bambino con nuova diagnosi di autismo non venga studiato per la possibile compresenza di malattia intestinale lasciando che questa possa progredire continuando a peggiorare i sintomi neuropsichiatrici. Esiste infatti già un documento pubblicato dall’associazione americana Autism Speaks che riporta i risultati di una riunione alla quale ho potuto partecipare avvenuta a Boston tra gastroenterologi e pediatre lo scorso 13 Ottobre, per sensibilizzare il riconoscimento precoce dei sintomi gastrointestinali da parte dei neuropsichiatri e dei medici di base. Questo documento è già disponibile in rete e penso debba far parte dei documenti da diffondere anche in Italia.
In conclusione penso sia necessaria una Sua conduzione dei lavori in modo da poter rispondere in modo scientifico alle nuove esigenze delle famiglie coinvolte da questa patologia e fin’ora non considerate dalla comunità scientifica alla quale però appartengono per diritto di diagnosi e cura. Qualsiasi terapia che porti un miglioramento anche minimo è molto importante per questi soggetti che potranno così trarre più vantaggio dalle terapie riabilitative disponibili. Si tratta di una patologia multifattoriale e complessa in considerevole aumento la cui prevalenza è già di impatto sociale drammatico.

RingraziandoLa ancora per la sentita disponibilità a coordinare un Tavolo di Lavoro di così articolata complessità, Le sarei inoltre grato, qualora lo ritenga utile, diffondere questa mia a tutti i partecipanti per promuovere una discussione costruttiva già prima del prossimo incontro sulla base della letteratura scientifica disponibile a questo riguardo.

Distinti saluti

Dott. Federico Balzola

Dirigente Medico I° Livello Dirigenziale
S.C.Gastro-Epatologiaca D.U.
Ospedale Molinette Torino


Sindrome metabolica ed alterazioni della flora batterica intestinale 

La sindrome metabolica è una condizione caratterizzata da co-presenza di insieme di disfunzioni metaboliche che determinano un aumento del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari. Il Toll-like receptor 5 è una proteina importante del sistema immunitario innato e viene espressa della mucosa intestinale dove contribuisce alla difesa contro le infezioni da parte di organismi patogeni. Un gruppo di ricercatori ha realizzato un esperimento in cui il gene e codifica per il Toll-like receptor 5 è stato disattivato in topi da esperimento i quali hanno mostrato iperfagia ed hanno sviluppato i segni caratteristici della sindrome metabolica, come l'iperlipidemia, l'ipertensione, l'insulino-resistenza, l'incremento di massa grassa. Tali cambiamenti nell'assetto metabolico degli animali da esperimento erano correlati a cambiamenti nella composizione della flora batterica intestinale, ed il trasferimento delle specie batteriche della flora intestinale dai topi mutanti a topi non mutanti precedentemente deprivati della loro flora batterica intestinale ha conferito a questi ultimi molte delle caratteristiche cliniche della sindrome metabolica osservata nei topi mutanti. La restrizione alimentare nei topi mutanti si è dimostrata capace di prevenire l'obesità ma non l'insulino-resistenza. I risultati di questo studio suggeriscono che la flora batterica intestinale svolge un ruolo importante nello sviluppo della sindrome metabolica e suggeriscono inoltre che a cattivo funzionamento del sistema immunitario innato può determinare alterazione della flora batterica intestinale con conseguente insorgenza della sindrome metabolica.

Vijay-Kumar M. et al. Metabolic Syndrome and Altered Gut Microbiota in Mice Lacking Toll-Like Receptor 5 Science 9, 228-231 (2010)


Buonsanti G. Sindrome metabolica ed alterazioni della flora batterica intestinale [http://www.biomedit.it/rivista/short/2010-05-10.asp] 

Istopatologia Gastrointestinale anormale nei bambini con disturbi dello spettro autistico. 
Chen B, Girgis S, M Elmasry, El-Matary W. 



* Facoltà di Medicina, Università di Alberta, Canada Dipartimento  di Patologia, University Hospital, University of Alberta, Edmonton, Canada University  Aintree Hospital, Liverpool, UK Division § di Gastroenterologia Pediatrica, Fondazione Bambini Alder Hey's NHS Trust, Liverpool, UK. 

 
OBIETTIVI: L'importanza dell'associazione tra molte  (GI) patologie gastrointesti e l'autismo è ancora da scoprire. Lo scopo del presente studio era di esaminare le prove a disposizione la documentazione di eventuali legame tra autismo e istopatologia GI nei bambini. 

MATERIALI E METODI: In una revisione sistematica, le seguenti fonti sono state perquisite: Cochrane Central Register of Controlled Trials (CENTRAL), MEDLINE (1980-agosto settimana 2, 2009), EMBASE (1980-agosto settimana 2, 2009), PubMed (ultimo 180 giorni), Web of Science, Scopus e, utilizzando i termini "autismo" o "disordine dello spettro autistico" e "intestinali" o "gastrointestinale" o "colite". Inoltre, gli studi rilevanti sono stati identificati attraverso la navigazione negli elenchi di riferimento degli articoli inseriti per citazioni pertinenti. Tutti i bambini di età inferiore ai 18 anni con disturbi dello spettro autistico, che sono stati esaminati per anormale istopatologia GI sono stati inclusi. Studi di coorte pubblicato in lingua inglese, l'annotazione dei risultati esame istopatologico GI nei bambini con autismo, sono stati inclusi. Due autori indipendenti eseguito l'estrazione dei dati. La qualità metodologica di ogni prova è stata valutata.

RISULTATI: Otto studi hanno riportato le caratteristiche istopatologiche del tratto gastrointestinale in bambini con autismo e criteri di inclusione soddisfatti. In generale, nessuno di questi studi sembrano essere di alta qualità. Oltre intestinale iperplasia linfonodulare, la maggior parte di questi risultati non sono stati coerenti. 

CONCLUSIONI: reperti GI patologica nei bambini con autismo sono stati contraddittori. Le evidenze attualmente disponibili non supporta o smentiscono  un collegamento tra istopatologia GI e l'autismo nei bambini. Il significato di iperplasia linfonodulare intestinale in questi bambini non è noto. Ulteriori studi necessitano ancora di essere approfonditi

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21297509

Sindrome dell' Intestino irritabile

Recentemente è stato pubblicato un documento di consenso europeo sulla diagnosi di Sindrome dell’ Intestino Irritabile (SII) nelle cure primarie - alla cui costituzione ha partecipato anche una rappresentanza della medicina generale italiana : gli elementi caratteristici della SII nel setting di cure primarie sono definiti come alterazioni dell’alvo, gonfiore e/o dolore e/o “disagio” (discomfort) e/o “ fastidio” (annoyance) addominale che durano almeno da 4 settimane. Vi sono poi spessi sintomi extra intestinali associati quali quelli tipici per reflusso gastroesofageo, dispepsia motoria, lombalgia e/o fibromialgia diffusa, cefalea.
Secondo la letteratura nei paesi occidentali interessa dal 5 all’11% della popolazione (con una variabilità legata anche ai vari criteri diagnostici) con un picco di prevalenza tra i 20 e i 45 anni a una netta predominanza femminile (2:1).
La diagnosi è un processo complesso, che coinvolge la raccolta accurata dei sintomi, della storia clinica, la esecuzione di pochi test diagnostici selezionati e il calcolo del rischio. Si parte della valutazione del paziente per una diagnosi positiva secondo i criteri correnti che oggi sono quelli di ROMA III e dall’esclusione dei sintomi di allarme. Le possibili cause diagnosticabili dei principali sintomi di SII si intrecciano con le molteplici patologie che rientrano nella diagnosi differenziale di patologie organiche diverse da quelle tumorali e infiammatorie (coliti.-enteriti).

1) ipersensibilità-iperreattività viscerale (da distinguere da disturbo di ansia generalizzato, disturbo somato-forme, 
2) sovra crescita batterica irritabilità intestinale post infettiva (da distinguere da parassitosi intestinali, enteriti croniche batteriche, diverticolite, pancreatite cronica, enteropatie infiammatorie o neoplastiche)
3) intolleranza a specifici alimenti (da distinguere da celiachia, malassorbimento di lattosio)

Per la diagnosi la pancolonscopia dovrebbe essere limitata in prima battuta ai pazienti con età superiore a 45-55 anni, VES elevata, anemizzazione, sangue occulto o evidente nelle feci, disturbi persistenti, resistenti alla terapia e severi e ai pazienti con diarrea e test positivo per la calprotectina fecale.
Per i pazienti senza segni o sintomi di allarme i test dovrebbero essere orientati a seconda del sintomo predominante a completare la diagnosi differenziale ma soprattutto ad orientare il management per ridurre il sintomo principale e migliorare la qualità di vita del paziente. Tra i test diagnostici sottolineiamo l’importanza di esami poco utilizzati ma strategicamente rilevanti per orientare il management di questi pazienti come la elastasi fecale per la diagnosi di pancreatite cronica, il dosaggio degli anticorpi anti tranglutaminasi IGA, il Breath test per la diagnosi di sovra crescita batterica intestinale e malassorbimento di lattosio, la calprotectina fecale per la valutazione del grado di infiammazione intestinale. 
La dieta di evitamento degli alimenti non tollerati (in primis i latticini, legumi) è fondamentale, anche se va condotta sotto la supervisione del MMG per evitare restrizioni inutili e dannose. La fibra, considerata così strategicamente importante in passato è attualmente ritenuta utile solo nelle forme di stipsi senza rilevante meteorismo e se è solubile (metilcellulosa). Antibiotici ad azione topica a cicli come la rifaximina sono utili nei soggetti con dimostrata o supposta sovra crescita batterica. Probiotici come il lattobacillo GG somministrati alle dosi e nei modi opportuni possono incidere favorevolmente sulla microbiota intestinale e i sintomi. Un uso misurato di altri farmaci secondo linea guida può essere utile anche se il cardine della cura è l’educazione del paziente.



http://www.bianalisi.it/bianalisi/index.php?option=com_content&view=article&id=176&Itemid=181

Il rapporto tra batteri intestinali e sviluppo cerebrale

I batteri che vivono all'interno dell'intestino possano influenzare lo sviluppo del cervello e il comportamento delle persone adulte

Share31 Sembra che i batteri che vivono all'interno dell'intestino possano influenzare lo sviluppo del cervello e il comportamento delle persone adulte: questi i risultati di una nuova ricerca finanziata dall'Unione europea e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS). Le scoperte suggeriscono che la colonizzazione dell'intestino da parte di alcuni microbi potrebbe favorire uno sviluppo ottimale del cervello. I risultati potrebbero migliorare inoltre le conoscenze degli scienziati nel campo dei disturbi psichiatrici.

L'UE ha promosso la ricerca nell'ambito del progetto TORNADO ("Molecular targets open for regulation by the gut flora - new avenues for improved diet to optimize European health"), in favore del quale erano stati stanziati 5,9 milioni di euro in riferimento alla tematica "Prodotti alimentari, agricoltura e pesca, e biotecnologie" del Settimo programma quadro (7° PQ). Obiettivo del progetto era appunto gettare luce sull'influenza del regime alimentare sui microbi dell'intestino e il ruolo di questi ultimi rispetto al sistema immunitario e agli altri organi. Il progetto è stato lanciato nel 2009 e dovrebbe concludersi nel 2013.

È noto che le condizioni ambientali dei primi anni di vita hanno ripercussioni importanti sullo sviluppo futuro dell'organismo. Poco dopo la nascita, ad esempio, l'intestino dei mammiferi è colonizzato da diverse comunità di batteri; studi hanno dimostrato che questo processo è essenziale per il sano sviluppo di numerosi organi, del sistema immunitario, dei vasi sanguigni e delle funzioni epatiche.



Come molti altri organi, il cervello è influenzato da diversi fattori ambientali con cui l'organismo entra in contatto al momento della nascita. Quest'ultima ricerca ha dimostrato la presenza di un legame tra l'infezione dovuta ai microbi patogeni al momento della nascita e i disordini neurologici dello sviluppo come, ad esempio, l'autismo e la schizofrenia.

In questo studio gli scienziati del Karolinska Institutet e dello Stockholm Brain Institute (Svezia), in collaborazione con il Genome Institute di Singapore (GIS), hanno studiato l'influsso dei microbi intestinali "normali" sullo sviluppo e le funzioni cerebrali.

Il team ha messo a confronto il comportamento dei topi cresciuti in un ambiente in cui erano presenti microrganismi "normali", con quello di topi allevati in un ambiente privo degli stessi ("topi privi di germi").

Gli esperimenti hanno dimostrato che i secondi erano più attivi dei topi "normali" e che tendevano inoltre ad assumere comportamenti più a rischio. L'esposizione ai microbi, a poca distanza dalla nascita, dei topi cresciuti in un ambiente asettico li portava a comportarsi in modo analogo ai topi esposti ai batteri fin dal momento della nascita. Non sono stati invece dimostrati cambiamenti significativi nel comportamento dei topi esposti ai batteri in età adulta dopo essere cresciuti in un ambiente privo di microorganismi .

"I dati fanno supporre che ci sia una finestra di tempo, a poca distanza dalla nascita, in cui i microorganismi dell'intestino influiscono sullo sviluppo cerebrale e dunque sul comportamento in una fase più avanzata", ha commentato il dott. Rochellys Diaz Heijtz del Karolinska Institutet e dello Stockholm Brain Institute, primo autore dello studio.

L'analisi dell'attività dei geni condotta sui cervelli dei due gruppi campione ha messo in evidenza differenze nel livello di attività dei geni coinvolti nei processi di apprendimento, memorizzazione e controllo motorio.

"I risultati suggeriscono che nel corso dell'evoluzione, la colonizzazione dei microbioti intestinali sia integrata nella programmazione dello sviluppo cerebrale, con effetti sul controllo del movimento e sui comportamenti analoghi all'ansia", concludono i ricercatori.

"I microbioti intestinali potrebbero inoltre essere in grado di modificare l'espressione dei geni legati alla predisposizione di una malattia o appartenere al meccanismo che causa le alterazioni delle funzioni cognitive osservate nei pazienti affetti da patologie gastrointestinali". "Infine, le alterazioni comportamentali osservate dovute alla presenza della flora intestinale nei roditori descritte nell'articolo potrebbe avere implicazioni ben più ampie per quanto concerne le patologie psichiatriche negli esseri umani".


Articolo:
Diaz Heijtz, R., et al. (2011) Normal gut microbiota modulates brain development and behavior. PNAS (in corso di stampa), pubblicato online il 31 gennaio. DOI: 10.1073/pnas.1010529108. 
Fonte: Cordis (10/02/2011)  

Autismo: scoperta una differenza nell’intestino

L'intestino dei bambini autistici presenta delle differenze a livello dei batteri


Secondo un nuovo studio vi sarebbero differenze nella flora batterica dell’intestino di bambini autistici in confronto ai bambini non-autistici
Vi sono anche differenze fisiologiche tra i bambini autistici e quelli no? Sì, e una differenza scoperta da un team di ricercatori della Columbia University riguarda l’intestino e i batteri che ospita.

Secondo quanto riportato dalla rivista MBio, lo scorso 10 gennaio, i bambini autistici ospitano dentro il proprio intestino un particolare tipo di batteri che gli altri bambini non hanno.
La scoperta, resa possibile grazie a uno studio condotto da Brent Williams e alcuni colleghi della Mailman School of Public Health della Columbia University (Usa), ha rivelato come gli individui autistici non solo abbiano particolari sintomi gastrointestinali, ma anche infiammazioni e varie anomalie nel tratto intestinale superiore e inferiore.

Gli scienziati, al momento, non sanno dire quale possa essere la reale causa di questo squilibrio. Sono forse i microorganismi “diversi” causa dei disturbi all’apparato viscerale? O è forse il contrario? Questi batteri si sviluppano in seguito al problema intestinale?
«Il rapporto tra microrganismi diversi, l’ospite e gli esiti per la malattia e lo sviluppo è un problema emozionante – spiega Christine A. Biron, Professore di Scienze Mediche presso la Brown University – Questo documento è importante perché inizia ad avanzare l’ipotesi di come i microbi residenti interagiscono con un disordine ancora poco conosciuto».

Tali microrganismi sembrano appartenere al genere denominato Sutterella, e nei soggetti autistici se ne trovano in quantità molto elevata – In particolare ne sono stati trovati molti nei tessuti del fegato. Purtroppo però, se è pur vero che questo gruppo di Sutterella non si trova nelle persone sane, è anche vero che non si trova in tutti i bambini autistici. Soltanto nei bambini autistici che hanno anche disturbi gastrointestinali.
«Sutterella è stata associata a malattie gastrointestinali sotto il diaframma, e se si tratta di un agente patogeno o meno non è ancora chiaro – spiega Jorge Benach, Presidente del Dipartimento di Microbiologia presso la Stony Brook University – Non è un batterio molto noto». Nei bambini affetti da autismo, anche i problemi digestivi possono divenire molto gravi e contribuire ad aumentare i problemi comportamentali.

Va da sé che tutto questo, a lungo andare, rende complicato anche l’aiuto da parte di specialisti e medici. Se oggi, a più di un secolo dalla sua scoperta, questa patologia è ancora poco chiara, il collegamento con batteri anomali presenti nell’individuo lo è ancora meno.
Eppure, lo studio è stato svolto in maniera più che accurata perché ha preso in considerazione non solo i microrganismi presenti nelle feci, ma anche quelli relativi a campioni di tessuto nel fegato dei pazienti. Questo diminuiva al massimo il margine di errore, come spiega Benach: «La maggior parte del lavoro che è stato fatto collega il microbioma intestinale con l’autismo ed è stato fatto con i campioni di feci […]. Quello che può apparire in un campione di feci può essere però diverso da ciò che è direttamente collegato al tessuto».

Tuttavia, nonostante durante lo studio sia stato eseguito il massimo sforzo per evitare errori di qualsiasi genere, e nonostante il prelievo del tessuto epatico richieda un vero e proprio intervento chirurgico non certo semplice da affrontare per un paziente autistico, sono necessari ulteriori studi che comprendano l’origine di questi microorganismi anomali. Secondo Benach, il prossimo passo è quello di capire il ruolo che giocano i batteri appartenenti al genere Sutterella.
[lm&sdp]

Source: American Society for Microbiology

http://www3.lastampa.it/benessere/sezioni/medicina/articolo/lstp/437716/

 

Dal sito www.autism.org

Tradotto con google translate

“Intestino incapace di ritenere„ e dieta senza glutine e caseina
Scritto da Stephen M. Edelson, Ph.D. Centro per lo studio di Autism, Salem, Oregon

Un altro intervento popolare per l' autismo è la dieta priva di glutine e caseina. I migliaia dei genitori nel mondo intero hanno disposto i loro bambini su questa dieta limitata ed hanno osservato i miglioramenti drammatici. Di conseguenza, molte ricette sono state pubblicate in cook-books specializzati, bollettini e su Internet.
Intestino incapace di ritenere.: Molti individui autistici hanno tratti intestinali permeabili e questo si riferisce a spesso come intestino incapace di ritenere del `.' Sembra esserci molti motivi per il problema dell'intestino incapace di ritenere nell' individuo autistico, quale un'infezione virale (per esempio, morbillo), nell'infezione del lievito (cioè, una crescita eccessiva dei albicans del candida) ed in una riduzione in transferasi dello zolfo del fenolo (PST; quali linee il tratto intestinale e lo protegge dal leakiness). Ci è inoltre una certa speculazione che i metalli pesanti nel tratto intestinale possono indebolire le membrane; e questo, a sua volta, può causare `l'intestino incapace di ritenere.' Fino a trattare queste cause potenziali dell'intestino incapace di ritenere del `': Virale -- Non ci sono droghe che possono distruggere i virus nel corpo ma ci sono droghe antivirali che possono “rallentare„ il virus. La candida albicans-- Molti bambini hanno verificato il positive alla crescita eccessiva dei albicans del candida e sono stati trattati con i farmaci antifunginei (vedere la sezione sui albicans del candida in questa edizione). Bassi livelli di PST -- Alcuni genitori danno ai loro bambini i bagni del sale di Epson ai livelli di aumento di PST. I bambini inoltre stanno ricevendo le procedure di disintossicazione del metallo per sbarazzare nel loro corpo dei metalli pesanti eccedenti. Glutine e caseina. Il glutine è una proteina ed è contenuto in alimenti, quali frumento, orzo, segale e l'avena. La caseina è inoltre una proteina ed è trovata in latticini quali latte, il gelato, il formaggio ed il yogurt. Nel tratto intestinale, ripartizione della caseina e del glutine in peptidi; e ripartizione di questi peptidi allora in amminoacidi. Attualmente, non sappiamo perchè la dieta caseina-libera del glutine aiuta molti individui autistici. Una teoria popolare è che quando il glutine e la caseina sono analizzati nei peptidi, possono passare con le imperfezioni nel tratto intestinale. Questi peptidi sono chiamati gliadinomorfina (ripartizione della proteina del glutine) e caseomorfina (ripartizione della proteina della caseina). Entrambi i peptidi si comportano come morfina nel corpo. Possono anche passare attraverso la barriera ematomeningea ed avere un effetto negativo su sviluppo del cervello. Come dichiarato più presto, il trattamento più utile per questo problema è di disporre il bambino su una dieta libera a glutine e caseina. Una volta disposti su una dieta, i bambini, particolarmente sotto i 5 anni, non dovrebbero andare tacchino di freddo del `.' Cioè se tutti gli ingredienti dell'alimento caseina/del glutine sono rimossi improvvisamente dalla dieta del bambino, questo potrebbe condurre sintomi a ritiro del `', cioè, un peggioramento della circostanza. Lisa Lewis, Ph.D., un genitore di un bambino autistico che attivamente è coinvolgere nella diffusione delle informazioni sulla dieta caseina-libera e del glutine, suggerisce che i bambini in giovane età sotto l'età sei anni dovrebbero essere disposti su una dieta di prova affinchè tre mesi vedano se ci sono dei miglioramenti; ed i bambini che sono di sei anni e più vecchi dovrebbero essere disposti su una dieta di prova per sei mesi. Qualchuno suggerisce che lo stato di salute del tratto intestinale del bambino dovrebbe essere esaminato in primo luogo; e se ci è prova di un intestino incapace di ritenere allora il bambino dovrebbe essere disposto su una dieta senza glutine e caseina . La prova intestinale di permeabilità è unidirezionale determinare se un bambino abbia un intestino incapace di ritenere del `.' Questa prova coinvolge bere una soluzione dolce ed allora raccogliere i campioni dell'urina in seguito. La maggior parte dei medici possono amministrare questa prova. I genitori inoltre hanno trasmesso i campioni dell'urina del loro bambino ai laboratori per esaminare a presenza dei peptidi anormali connessi con glutine e caseina nell'urina. Tuttavia, molta gente ritiene che queste prove non sono necessarie e suggerisce che una dovrebbe disporre semplicemente il bambino su una dieta limitata ed allora osservare se o non ci sono dei miglioramenti nel bambino.

 

Tratto dal sito mednat.it

La quasi totalita' dei problemi gastrointestinali connessi all'utilizzo di alimentazione inadatta e di certi farmaci e di tutti i Vaccini, implicano anche reazioni immunitarie, oltre a modificare immediatamente pH digestivo spostandolo verso l'acido, alterando la flora batterica autoctona e quindi anche le immunoglobuline ed innescando quindi problemi immunitari..
Alla base di ogni problema immunologico c'è uno squilibrio tra le funzioni Th1 e Th2.
La risposta davanti ad uno stesso stimolo può essere sia Th1 che Th2, dipende dallo stato immunologico della persona. Predominanza di Th2 significa risposta allergica (elevati IgE, IgM) o malattia autoimmune cronica (auto-anticorpi). Il processo Th1 di distruggere, digerire ed espellere antigeni estranei dal corpo è noto come "risposta infiammatoria acuta", i cui classici segnali sono: febbre, dolore, fuoriuscite di muco o pus, diarrea.

Le vaccinazioni spostano l'equilibrio Th1/ Th2 verso la predominanza di Th2.
Un vaccino diminuisce l'immunità mediata da linfociti (Th1) del 50%, due vaccini insieme del 70%.Ormai sono una norma 6 vaccini nella stessa iniezione, il tutto ripetuto in tre dosi successive a distanza di qualche mese.
Cio' significa ottenere risposte immunitarie alterate anche perche' oltre allo squilibrio fra Th1 e Th2, si ottengono risposte immunitarie ritardate non-IgE. Queste ultime reazioni contribuiscono ad indurre la formazione di complessi immuni che alterano la permeabilita' delle mucosa intestinale.

Come ha scritto C. Carini nel suo stu***** pubblicato nel 1987 su Annals of Allergy: "I risultanti sintomi ad inizio ritardato possono essere considerati come una forma di malattia da siero che puo' interessare pochi o molti organi specifici".

L'intestino Tenue corre un serio e particolare pericolo; analisi al microscopio a scansione elettronica e biopsie hanno rilevato gravi danni all'intestino tenue, fra cui, micro ulcerazioni ed appiattimento dei villi (sporgenze) e proliferazione delle cavita' (cripte. Questi gravi danni al Tenue implicano immediatamente processi di malAssorbimento e quindi di malNutrizione, quindi una mancata crescita adeguata e/o un'intossicazione lenta ma progressiva dell'organismo.

Molte volte il quadro clinico si presenta molto simile come quello riscontrato nei bambini e negli adulti affetti dal cosidetto "morbo celiaco", sindrome da malassorbimento comunemente associata al Glutine.
Queste malattie inoltre si fissano nei geni della bambino vaccinato che una volta adulto ed in grado di figliare, "regalera" alla sua progenie anche questi problemi

Ecco spiegato l’enorme aumento delle malattie prodotte dalle mutazioni genetiche, indotte dai vaccini sui genitori che le trasmettono ai figli (termine tecnico = slatentizzazione) !

“Le malattie rare hanno una frequenza inferiore a 5 casi ogni 10 mila abitanti, ma sono moltissime: nel mondo, oggi, ne sono classificate circa 6.000 e in Italia sono 2 milioni i bambini che ne sono affetti (pari al 10% di tutti i casi di malattia in eta' pediatrica).
Si tratta di malattie in gran parte di origine genetica, molto poco conosciute anche dai medici e poco studiate. Per questo, sono anche ridotte le terapie e, quando queste esistono, spesso comportano l'uso di farmaci orfani: che cioe' non produce nessuno perche' poco remunerativi.
La conseguenza e' che, spesso, si impiegano anni anche per arrivare solo ad avere una diagnosi della patologia”.
By prof. Bonicelli – tratto da una notizia ANSA.






COLLEGAMENTO TRA INTESTINO E AUTISMO


Uno dei risultati più affascinanti e sorprendenti del lavoro del dr. Wakefield è la scoperta di un possibile legame con l’intestino per quanto riguarda la causa e il trattamento dell’autismo, aggiungendo l’autismo alla lista crescente delle malattie neurologiche che interessano l’addome.
Durante le sue ricerche sull’associazione MMR/autismo il dr. Wakefield fece anche indagini su una serie di bambini con enterocolite (infiammazione dell’intestino) e sintomi autistici. I dodici bambini (età media sei anni) avevano una storia di sviluppo normale seguito da una perdita di capacità acquisite (compreso il linguaggio) insieme a diarrea e dolore addominale.
In un progetto collaterale quarantasette su cinquanta bambini autistici esaminati dimostrarono di avere una patologia intestinale significante. Quando venivano sottoposti all’irrigazione del colon, questi bambini avevano un miglioramento rilevante per quanto riguarda i loro sintomi autistici. I ricercatori conclusero: “Ancora una volta enfatizziamo il fatto che esiste uno schema coerente di infiammazione dell’intestino in un’alta percentuale di bambini affetti dalle varie forme di autismo. La comprensione del legame fra intestino e cervello nell’autismo può permettere nuove intuizioni su questa malattia devastante.”
Dr.Timothy Buie, il gastroenterologo pediatrico di Harvard che per primo ripeté le scoperte di Wakefield sul legame fra MMR e autismo, ha riferito di aver trovato un’infiammazione cronica del tratto intestinale in un numero significante su oltre 400 endoscopie gastrointestinali con biopsie condotte su bambini affetti di autismo. Queste scoperte hanno indotto il dr. Buie a condurre ulteriori ricerche sui trattamenti dietetici per l’autismo, incluse le diete sprovviste di glutine e caseina per bambini autistici.
Ulteriori prove per un coinvolgimento intestinale nell’autismo venne a galla dopo che una sostanza chiamata secretina era risultata sorprendentemente efficace nel trattamento dell’autismo per alcuni bambini. Dopo che Victoria e Gary Beck ebbero trattato loro figlio autistico con successo con la secretina provocando l’interesse per questa sostanza, i ricercatori dell’Università del Maryland studiarono gli effetti terapeutici della secretina su tre bambini autistici notando un miglioramento clinico significativo, sia gastrointestinale che comportamentale.
La secretina è una sostanza naturale, prodotta nel tratto intestinale da tutti i mammiferi. Nonostante essa non sia dannosa né una droga, la FDA (Food and Drug Amministration) richiede che la sua vendita avvenga esclusivamente su prescrizione medica.
Attualmente la secretina viene testata su un maggior numero di bambini autistici per stabilire il suo potenziale terapeutico. Come nel dibattito intorno al tema MMR/autismo alcuni primi studi non sono riusciti a dimostrare il ruolo della secretina come un trattamento per l’autismo. I ricercatori ammettono la natura incerta delle scoperte e il bisogno di ulteriori ricerche.

Relazione tra disordini gastrointestinali infantili ed autismo: uno studio caso-controllo nidificato utilizzando i dati provenienti dall’UK General Practice Research Database
Corri Black, James A. Kaye ed Hershel Jick.


Tratto dal sito autisminews.it
Riassunto
Obiettivi Valutare se esista una maggior probabilità di avere una storia di disordini gastrointestinali per i bambini affetti da autismo rispetto ai bambini non autistici.
Disegno dello studio Studio caso-controllo nidificato.
Sede Database dello UK General Practice Research.
Pazienti Bambini nati dopo il 1 Gennaio 1998 e registrati nel Database della General Practice Research entro 6 mesi dalla nascita.
Criterio di valutazione dei risultati Infiammazione cronica del tratto gastrointestinale, malattia celiaca, intolleranza alimentare e sintomi gastrointestinali ricorrenti registrati dal medico generico.
Risultati 9 bambini su 96 (9%) con una diagnosi di autismo (casi) e 41 bambini non autistici su 449 (9%) (controlli appaiati) avevano una storia di disordini gastrointestinali prima della data indice (la data della prima diagnosi di autismo registrata nei casi e la stessa data per i controlli). L’odds ratio stimata per una storia di disordini gastrointestinali tra i bambini affetti da autismo rispetto ai bambini non autistici era di 1,0 (intervallo di confidenza del 95%, da 0,5 a 2,2).
Conclusioni Non è stata trovata alcuna prova che i bambini affetti da autismo abbiano una probabilità maggiore rispetto ai bambini non autistici di soffrire di disordini gastrointestinali definiti in qualsiasi momento prima della loro diagnosi di autismo.


Introduzione
L’autismo è uno spettro di disordini dello sviluppo caratterizzato da compromissione dell’interazione sociale e della comunicazione.1 Vari studi hanno dimostrato che la prevalenza e l’incidenza dell’autismo si è innalzata decisamente negli ultimi dieci anni.2, 3

Nel 1998, Wakefield e colleghi hanno suggerito un’associazione tra patologia intestinale infiammatoria cronica ed autismo.4 Essi hanno descritto 12 bambini affetti da autismo e da sintomi gastrointestinali tra cui diarrea, dolore ed intolleranze alimentari. Colonscopia e biopsia hanno mostrato iperplasia ileale-linfoide-nodulare e colite non specifica. Gli autori hanno ipotizzato che la patologia intestinale cronica e il malassorbimento potrebbero essere fattori causali nello sviluppo dell’autismo. Ciò ha sollevato preoccupazioni riguardo alla patologia gastrointestinale come fattore di rischio per l’autismo. Utilizzando uno studio caso-controllo nidificato abbiamo valutato la frequenza di infiammazione cronica del tratto gastrointestinale, malattia celiaca, intolleranza alimentare e sintomi gastrointestinali ricorrenti tra bambini con diagnosi di autismo rispetto a bambini non autistici. Abbiamo utilizzato dati resi anonimi dal Database della UK General Practice Research.


Metodi
Fin dal 1987 più di 3 milioni di residenti del Regno Unito sono stati registrati da medici generici britannici selezionati che hanno registrato dettagli relativi a caratteristiche del paziente, farmaci somministrati e ricoveri ospedalieri per il General Practice Research Database. Le diagnosi sono state registrate secondo una versione modificata del sistema di codifica denominato Oxford Medical Information System.5 L’alta qualità dei dati registrati è stata convalidata in parecchi studi effettuati dal Boston Collaborative Drug Surveillance Program.6-15
Abbiamo incluso come popolazione di base tutti i bambini nati dopo il 1 Gennaio 1988 e registrati entro 6 mesi dalla nascita (n=211.480).Dalle registrazioni informatiche abbiamo identificato tutti i bambini nella popolazione dello studio con una prima diagnosi registrata di autismo (codice ICD 307.0) tra il 1 Gennaio 1988 ed il 31 Dicembre 1999. Abbiamo richiesto le registrazioni ospedaliere e di richiesta di ricovero, comprese le lettere di psichiatri, neurologi e pediatri, alla ricerca di tutti i casi potenziali, e le abbiamo riviste alla ricerca delle prove di disordini dello spettro autistico, compresa la Sindrome di Asperger. Se la diagnosi di autismo era confermata da documentazione aggiuntiva, allora consideravamo il bambino come un caso. Se le registrazioni indicavano che la diagnosi non rientrava nel disordine dello spettro autistico, escludevamo il bambino da ulteriori analisi. Abbiamo considerato i bambini con registrazioni non definitive o non raggiungibili come “possibili” casi. Abbiamo preso la prima diagnosi di autismo registrata tra i dati informatici come data indice per quel caso.
Per comprendere la condizione riportata da Wakefield e colleghi,4 abbiamo identificato i bambini affetti da patologie infiammatorie dell’intestino (colite ulcerosa, enterite regionale), gastroenterite cronica, intolleranza alimentare (compresa la malattia celiaca) e sintomi gastrointestinali ricorrenti – per esempio, diarrea, coliche o vomito in tre occasioni separate entro 6 mesi l’una dall’altra – registrate a livello informatico in qualsiasi momento prima della data indice. Abbiamo richiesto la registrazione dei dettagli relativi a ricoveri e consulti ospedalieri. Per le condizioni meno gravi di intolleranza alimentare e sintomi gastrointestinali ricorrenti non erano disponibili altre informazioni oltre alla registrazione del medico generico.
Abbiamo abbinato fino a cinque controlli a ciascun caso per data di nascita (entro 2 mesi), sesso, e studio medico. Abbiamo assegnato la data indice di ciascun caso come data indice per i controlli abbinati, assicurando quindi un abbinamento accurato per età e controllo per il tempo di calendario della diagnosi. Utilizzando la regressione logistica condizionale abbiamo stimato il rischio relativo di una storia di disordini gastrointestinali definiti in qualsiasi momento prima della data indice tra i bambini affetti da autismo rispetto ai bambini non autistici. Abbiamo anche considerato la relazione temporale tra vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia ed inizio dei sintomi gastrointestinali tra i casi.
Il nostro protocollo di studio è stato approvato dal Scientific and Ethical Advisory Group del General Practice Research Database. Per proteggere la riservatezza, tutti i dati forniti sono stati resi anonimi.


Risultati
In totale, sono stati identificati 103 bambini con una prima registrazione informatica di autismo. Abbiamo ricevuto le registrazioni di casi relative ad 83 bambini, e dopo la revisione 66 di essi (80%) sono stati presi in considerazione come affetti da autismo. Sette bambini sono stati esclusi perché le loro registrazioni indicavano che la diagnosi non era di autismo. Le registrazioni dei casi erano non decisive per 10 bambini, e non disponibili per 20; questi bambini sono stati considerati come “possibili” casi.
In totale, 96 casi sono stati inclusi per un’analisi ulteriore e sono stati abbinati a 449 controlli. La Tabella 1 mostra la distribuzione di età, sesso e disordini gastrointestinali tra casi e controlli.


Tabella 1 Caratteristiche dei bambini affetti da autismo e dei controlli abbinati. I valori sono numeri (percentuali) a meno che non venga affermato diversamente.

Casi (n=96) Controlli (n=449)
Maschi 84 (88) 394 (88)
Femmine 12 (13) 55 (12)
Età media (mesi):
Maschi 51,0 49,8
Femmine 49,4 49,4
Disordine gastrointestinale:
Malattia celiaca 0 1 (0,3)
Gastroenterite cronica 2 (2) 0
Enterite regionale 0 0
Malassorbimento 0 1 (0,3)
Colite ulcerosa 0 0
Intolleranza alimentare 3 (3) 11 (2)
Sintomi 3 volte in 6 mesi
4 (4)
28 (6)
Inviato in ospedale per i disordini
6 (6)
18 (4)

Nove (9%) casi e 41 (9%) controlli erano affetti da disordini gastrointestinali prima della data indice. Nessun bambino era affetto da malattia di Crohn o colite ulcerosa. Due casi erano affetti da gastroenterite cronica: un gemello prematuro da parto trogemellare affetto da enterocolite necrotizzante all’età di 3 mesi ed un bambino affetto da diarrea cronica nonostante un’endoscopia normale. Ad un controllo è stata diagnosticata la malattia celiaca, ed un altro con sindrome di Down era affetto da malassorbimento con endoscopia normale. Tre casi e 12 controli erano affetti da intolleranze alimentari; 10 (83%) erano dovute al latte. Nessun caso ha sviluppato sintomi gastrointestinali entro 1 mese dalla vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia, e solamente tre erano affetti da sintomi gastrointestinali a partire da 3 mesi dalla vaccinazione (due affetti da intolleranza al latte vaccino a 6 ed 8 settimane dalla vaccinazione ed uno con il primo di tre episodi di diarrea a 6 settimane dalla vaccinazione).
L’odds ratio stimato per una storia di disordini gastrointestinali tra i bambini affetti da autismo rispetto ai bambini non autistici era 1,0 (intervallo di confidenza del 95%, da 0,5 a 2,2; Tabella 2). L’odds ratio tra i maschi era dello 0,8 (da 0,3 a 1,9). Tra le femmine, solamente due casi e due controlli erano affetti da disturbi gastrointestinali di un qualsiasi tipo; pertanto non è stato possibile stimare alcun odds ratio utile.
Prendendo in considerazione solamente i bambini con registrazioni dei casi che confermavano la diagnosi di autismo (n=66), non è stata scoperta alcuna differenza materiale nell’odds ratio generale. L’odds ratio per una storia di patologia gastrointestinale seria (malattia celiaca, gastroenterite cronica, malassorbimento ed intolleranza alimentare) tra i bambini affetti da autismo rispetto a quelli non autistici non differiva sostanzialmente dall’odds ratio stimata con l’inclusione di tutte le patologie gastrointestinali.


Tabella 2 Odds ratio per una storia di patologia gastrointestinale tra bambini affetti da autismo (casi) rispetto ai bambini non autistici (controlli)
Casi (n=96) Controlli (n=449) Odds ratio* (95% CI)
N° (%) senza patologie gastrointestinali 87 (91) 408 (91) Gruppo di riferimento
N° (%) con patologie gastrointestinali 9 (9) 41 (9) 1,0 (da 0,5 a 2,2)
*controlli abbinati a casi per età (entro 2 mesi), sesso, studio medico e data indice

Discussione
Nel 1995 Thompson e colleghi hanno proposto che la vaccinazione contro il morbillo potesse rappresentare un fattore di rischio per la patologia intestinale infiammatoria.16 Sebbene ciò sia stato confutato, più tardi Wakefield e colleghi hanno allargato l’ipotesi ad includere il successivo sviluppo di autismo e disordini dello sviluppo ad esso correlati dopo l’esposizione al vaccino contro morbillo, parotite e rosolia.4, 17 Secondo questa ipotesi, i sintomi gastrointestinali sufficienti a portare i bambini all’attenzione medica sono stati considerati come intermedi in un percorso causale proposto dal vaccino all’autismo. Questa forma di autismo, che apparentemente era associata ad una regressione comportamentale subito dopo la vaccinazione, era considerata come una nuova variante di disordine dello sviluppo. La serie di bambini affetti dal disordine valutati da Wakefield e colleghi, che si riferiva fossero affetti da “iperplasia ileale-linfoide-nodulare” all’endoscopia, erano affetti da sintomi gastrointestinali cronici iniziati in vari momenti dopo la vaccinazione.4
Recentemente, Fombonne e colleghi hanno riferito che il loro gruppo non ha scoperto alcuna prova di una “nuova variante” di autismo con regressione e sintomi gastrointestinali come ipotizzato da Wakefield e colleghi.18 Essi hanno analizzato i dati di un recente sondaggio britannico di tipo sanitario e due serie cliniche di casi già studiate in precedenza nei quali veniva condotta un’intervista standardizzata per stabilire la diagnosi di autismo. Essi non hanno scoperto alcun aumento nella prevalenza di disturbo disintegrativo dell’infanzia, nessuno spostamento verso un’età più precoce delle prime preoccupazioni dei genitori, e nessun aumento nella velocità di regressione dello sviluppo dall’introduzione del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia. Nessun caso di autismo era affetto da disordini intestinali di tipo infiammatorio, e non vi era alcuna associazione tra regressione e comparsa di sintomi gastrointestinali. Erano presenti troppo pochi casi affetti da un qualsiasi disordine gastrointestinale specifico da poter stimare gli odds ratio per i singoli disordini.
In seguito, Taylor e colleghi hanno effettuato uno studio basato sulla popolazione, con dati provenienti da cinque distretti sanitari del nord-est di Londra. Nemmeno questo studio ha fornito alcun supporto per una nuova, ipotetica variante di autismo associata a morbillo, parotite e rosolia, caratterizzata da regressione dello sviluppo e problemi intestinali. Le proporzioni di 473 bambini autistici con regressione o sintomi intestinali non cambiava significativamente nel periodo di 20 anni seguito all’introduzione del vaccino contro morbillo, parotite e rosolia, nel 1988.19
In questo studio riportiamo i risultati di uno studio basato sulla popolazione della relazione tra sintomi gastrointestinali ed autismo diagnosticato utilizzando i dati provenienti da studi medici di tutto il Regno Unito. In un’analisi caso-controllo con abbinamento di età per data indice, tempo di calendario e studio medico, non abbiamo trovato alcun aumento nella storia di infiammazione gastrointestinale cronica, malattia celiaca, intolleranza alimentare o sintomi gastrointestinali ricorrenti tra i bambini affetti da autismo rispetto ai bambini non autistici. Dato che possono passare anni prima che una diagnosi di autismo risulti evidente, abbiamo rivisto le storie registrate sotto forma informatizzata per casi e controlli dalla nascita, per includere tutti i potenziali sintomi gastrointestinali rilevanti. Ponendo come presupposto la necessità che tutti i bambini fossero stati registrati presso lo studio medico di zona entro 6 mesi dalla nascita, ed accoppiando le date di nascita alla data indice, abbiamo assicurato che le storie precoci fossero complete e che la durata del follow up fosse simile tra i casi ed i loro controlli.
Non possiamo escludere la possibilità che qualche bambino del nostro studio fosse affetto da sintomi gastrointestinali subclinici prima della loro presentazione con il comportamento autistico. Tuttavia, i bambini descritti da Wakefield e colleghi erano affetti da patologie gastrointestinali sintomatiche.4 Non possiamo nemmeno escludere la possibilità che in alcuni individui una grave patologia gastrointestinale possa essere associata allo sviluppo di autismo. Tuttavia, i nostri risultati indicano che, se anche ciò dovesse avvenire, tuttavia è probabile che si tratti di un avvenimento raro. Una forza del disegno del nostro studio è che i sintomi sono stati registrati al momento in cui sono stati riferiti al medico di base, piuttosto che essere ricordati retrospettivamente dai genitori o dalle persone che avevano cura dei bambini. La mancanza di interviste strutturate che assicurino uniformità nella diagnosi di autismo, tuttavia, rappresenta una potenziale limitazione. Ancora, l’alta proporzione di casi diagnosticati dai medici di base che siamo stati in grado di confermare rivedendo la documentazione aggiuntiva, compresi i riassunti delle cartelle cliniche alla dimissione e le lettere dei consulenti, indica che i nostri casi sono un sottogruppo valido di bambini nella popolazione generale britannica cui viene diagnosticato l’autismo. I nostri risultati sono coerenti con quelli di altri studi nel fornire le prove contro una sostanziale associazione tra patologie gastrointestinali nei bambini ed il susseguente sviluppo di autismo.18, 19

Ringraziamo i medici di base che hanno fornito i dati al General Practice Research Database per la loro continua partecipazione e cura verso i pazienti.
Collaboratori: CB e JAK hanno partecipato all’ideazione, disegno, analisi e redazione di questo studio. HJ ha partecipato all’ideazione, disegno e redazione. CB agirà in qualità di garante per lo studio.
Il Boston Collaborative Drug Surveillance Program è sostenuto in parte da borse di studio concesse da AstraZeneca, Berlex Laboratories, GlaxoSmithKline, Hoffman-La Roche, Ingenix Pharmaceutical Services, Johnson&Johnson Pharmaceutical Research & Development, LCC, Pharmacia Corporation and Novartis Farmaceutica. Il presente studio non è stato sovvenzionato.
Conflitto di interessi: nessuno dichiarato.

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