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INVALIDITA' CIVILE IMPORTANTI NOVITA' 2010
Invalidità Civile: Novità    
 
Coloro che presenteranno domanda di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità dal 1° gennaio 2010, troveranno delle sostanziali novità nell'iter di riconoscimento (Come previsto dell'art. 20 del D.L n. 78/2009 convertito con modificazioni nella Legge 102 del 3 agosto 2009)

Vediamo in che modo e quali sono i cambiamenti:

Modalità di presentazione della domanda
Dal 1°gennaio 2010
,
la domanda volta ad ottenere i benefici in materia di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità dovrà essere inoltrata all'INPS anziché alla ASL, esclusivamente per via telematica (on line) collegandosi al sito www.inps.it e accedendo all'applicazione InvCiv2010.
                           
Cosa deve fare il cittadino

L'inoltro della domanda prevede l'assegnazione di un PIN che il cittadino potrà utilizzare sia per presentare la domanda sia, successivamente, per verificare lo stato della propria richiesta.
Il nuovo sistema organizzativo e procedurale si ispira al principio della trasparenza; la gestione telematica consente infatti la tracciabilità delle domande, durante tutte le fasi del procedimento.

Come richiedere il PIN
Il PIN può essere richiesto attraverso 2 modalità:

inoltrando la richiesta direttamente dal sito dell'Inps accedendo alla sezione on line (richiesta PIN on line) e compilare la scheda inserendo i propri dati. Dopo la compilazione saranno visualizzati i primi 8 caratteri del PIN (la pagina potrà essere stampata); la seconda parte del PIN sarà successivamente recapitata al domicilio del richiedente attraverso posta ordinaria.
In alternativa contattando il Contact Center dell'Inps (803 164)

Cosa fare prima di presentare la domanda
La domanda di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità deve essere corredata dal certificato medico.
Lo stesso certificato medico dovrà essere compilato on line da un medico abilitato alla certificazione per via telematica

Cosa deve fare il medico per abilitarsi alla certificazione telematica
Il medico che intende certificare dovrà anch'egli richiedere l'assegnazione di un PIN:
scaricando e stampando il modulo di richiesta del PIN disponibile sul sito Inps e presso le sedi dell'istituto;
oppure
recandosi personalmente presso una qualunque Agenzia dell'Inps, munito di documento d'identità.
Successivamente il medico dovrà consegnare il modulo di richiesta del PIN debitamente compilato e sottoscritto, che verrà conservato agli atti dalla sed
Al medico verrà consegnato in busta chiusa, dall'operatore dell'Inps, un codice PIN iniziale d'accesso; al primo accesso dovrà modificare il PIN iniziale seguendo le procedure indicate.
Importante!!
Il medico che non è in possesso del PIN non è abilitato alla certificazione on line
L'elenco dei medici certificatori accreditati in possesso del PIN è pubblicato sul sito dell'Inps (www.inps.it).


QUAL' È L' ITER PROCEDURALE

Il cittadino che intende presentare domanda per il riconoscimento dello stato di invalidità civile, cecità civile, sordità civile, handicap e disabilità deve:

1) recarsi da un medico abilitato alla compilazione telematica del certificato medico che attesti le infermità invalidanti.
Una volta compilato il certificato on line a cura del medico, la procedura genera una ricevuta che il medico dovrà stampare e consegnare al cittadino.
La ricevuta reca anche il numero di certificato che il cittadino dovrà poi riportare nella domanda.

Importante!!
Il certificato ha una validità di 30 giorni dalla data di rilascio; pertanto il cittadino ha 30 giorni per presentare la domanda!!!

Il medico provvede inoltre alla stampa e al rilascio del certificato medico firmato in originale che il cittadino dovrà comunque esibire all'atto della visita.

2) richiedere il PIN

3) compilato il certificato medico ed ottenuto il PIN, il cittadino può presentare la domanda on line accedendo alla procedura disponibile sul sito dell'Inps.

Per redigere la domanda bisogna compilare il modello on line con i dati anagrafici, abbinare ad esso il numero di certificato (compilato precedentemente dal medico), entro il termine massimo di 30 giorni dal rilascio del certificato stesso.

Importante!!
Il cittadino, in caso di ricovero, può indicare un "recapito temporaneo" al fine di ottenere l'assegnazione di una visita presso un'Azienda sanitaria diversa da quella di residenza.

Una volta compilata la domanda, se completa in tutte le sue parti, la procedura consentirà la stampa della ricevuta della domanda stessa che, oltre a contenere i dati dell'interessato conterrà:
- il protocollo della domanda (PIU)
- la data di presentazione della domanda

Importante!!
la domanda potrà essere presentata anche dagli enti di Patronato e dalle Associazioni di categoria dei disabili; quindi, se trovi difficoltà nella ricerca di un medico o nella compilazione della domanda, puoi rivolgerti a loro!!

La convocazione a visita
Conclusasi la procedura, immediatamente il sistema propone una data di visita attraverso l'agenda degli appuntamenti disponibili presso la ASL corrispondente al CAP di residenza.
Il cittadino ha facoltà di scegliere una data diversa da quella proposta, scegliendo tra le ulteriori date indicate dal sistema.

La prima visita dovrà essere fissata entro:

30 giorni dalla data di presentazione della domanda per l'effettuazione delle visite ordinarie,
15 giorni dalla data di presentazione della domanda in caso di patologia oncologica ai sensi dell'art.6 Legge 80/06 o per le patologia ricompresse nel decreto 2 agosto 2007
Attenzione: può capitare che l'agenda non disponga di appuntamenti entro l'arco temporale massimo; in questo caso la procedura può attribuire date successive al predetto limite.
Comunque dovranno essere fissate entro 3 mesi le visite ordinarie ed entro 15 giorni le visite relative a patologie oncologiche!!!

Una volta definita la data di convocazione, l'invito sarà reso visibile nella procedura e sarà comunque comunicato con raccomandata A/R all'indirizzo indicato nella domanda.
L'invito a visita sarà completo dei riferimenti della prenotazione (data, ora, luogo) ma anche delle avvertenze riguardanti la documentazione da portare all'atto della visita e delle modalità da seguire nel caso di impedimento a presentarsi a visita.

Importante!! Qualora fosse necessaria una visita domiciliare il medico certificatore dovrà redigere un certificato telematico da inviare all'Inps almeno 5 giorni prima della data già fissata per la visita.

PROCEDURE DI ACCERTAMENTO INVALIDITÀ CIVILE, HANDICAP E DISABILITÀ
                         
                       

Novità nelle commissioni: Le Commissioni Mediche Integrate
Le commissioni mediche ASL dal 1° gennaio 2010 sono integrate da un medico Inps quale componente effettivo, designato, di volta in volta, a rotazione fra quelli in servizio presso il Centro Medico Legale territorialmente competente. La composizione delle Commissioni Mediche Integrate varia in funzione della domanda presentata dal cittadino a seconda che sia volta al riconoscimento dell'invalidità civile, cecità civile, sordità civile disabilità o handicap.

La documentazione sanitaria presentata all'atto della visita da parte del cittadino viene acquisita agli atti dalla ASL e potrà essere richiesta dal Responsabile del Centro Medico Legale dell'Inps in caso di necessità.

Dopo aver effettuato la visita, verrà redatto un verbale nel quale saranno contenuti i dati anagrafici dei richiedenti e l'esito delle valutazioni, indicando la formulazione unanime o a maggioranza del giudizio finale.


L'accertamento sanitario potrà quindi concludersi con:

giudizio medico legale espresso all'unanimità dei componenti della Commissione Medica Integrata
giudizio medico legale espresso a maggioranza dei componenti della Commissione Medica Integrata

Se il giudizio è espresso all'unanimità
In questo caso il verbale della visita dovrà essere sottoposto, con la massima tempestività, alla valutazione del Responsabile del Centro Medico Legale territorialmente competente che può confermare o meno l'esito della valutazione della Commissione Medica Integrata.

A seguito della validazione, il verbale verrà trasmesso da parte dell'Inps, al domicilio del cittadino richiedente

Se il giudizio è espresso a maggioranza
In questo caso l'Inps sospende l'invio del verbale al cittadino ed acquisisce dalla ASL la documentazione.
Il Responsabile del CML potrà entro 10 giorni dalla sospensione, validare il verbale agli atti oppure disporre una visita diretta da effettuarsi entro i successivi 20 giorni.


Trasmissione del verbale
A conclusione dell'iter sanitario l'Inps provvede all'inoltro del verbale all'interessato.
Il verbale è inviato in duplice esemplare: un versione integrale contenente tutti i dati sensibili e una contenente solo il giudizio finale per un eventuale uso amministrativo da parte del cittadino.
                   
                         

Verifica dei benefici economici e concessione
La modalità di concessione dei benefici differisce a seconda delle regioni dove l'Inps ha la titolarità della concessione rispetto a quelle dove tale titolarità è ancora di competenza di Enti diversi.

Nelle regioni in cui l'Inps ha la titolarità nella concessione:
l'Inps invia al cittadino la comunicazione, insieme al verbale sanitario, in cui è contenuta la richiesta dei dati necessari all'accertamento dei requisiti socio-economici e delle certificazioni da esibire alla sede Inps.
È possibile compilare anche on line i dati relativi all'accertamento dei requisiti socio-economici, accedendo al sistema di tracciabilità sul sito Inps.

Importante!!! Il cittadino potrà provvedere all'inserimento dei dati in questione anche in anticipo rispetto alla ricezione del verbale seguendo le istruzioni presenti nel sistema di tracciabilità della pratica.

Nelle regioni in cui l'Inps non ha la titolarità nella concessione:
In questo caso l'Inps invia all'ente concessore, la comunicazione e il verbale con il giudizio della commissione.
All'interessato verranno inviati per posta la comunicazione e il verbale che contiene l'elenco dei dati necessari all'accertamento dei requisiti socio-economici, nonché le certificazioni da consegnare all'ente concessore per ottenere i benefici economici.

Importante!!
Le prestazioni devono essere liquidate entro 120 giorni dalla data di presentazione della domanda.

Gestione delle domande cartacee presentate entro il 31 dicembre 2009 alle ASL  

a) chi ha presentato domanda ed è stato convocato a visita entro il 31 dicembre 2009, non rientra nella nuova procedura e la domanda continua ad essere gestite secondo il vecchi iter.
I verbali relativi all'accertamento effettuato dalle Commissioni ASL, dovranno essere sottoposti all'esame di una Commissione medica costituita da: un medico INPS, un rappresentate delle associazioni di categoria e da un operatore sociale nei casi previsti dalla legge.

L'accertamento potrà consistere nell'esame della documentazione agli atti o nella programmazione di una nuova visita.

b) I verbali relativi alle domande presentate entro il 31 dicembre 2009, con visite effettuate dalle Commissioni Mediche Integrate dopo il 1° gennaio 2010, invece dovranno evidenziare se il giudizio medico legale sia stato espresso all'unanimità o a maggioranza dalla Commissione Medica Integrata e l'iter dovrà seguire quanto descritto in precedenza rispetto alle due possibilità.

Visite mediche di revisione
Le visite mediche di revisione programmate dalle ASL prima del 31 dicembre 2009, seguiranno lo stesso iter previsto ai punti precedenti per le domande cartacee non ancora definite.

Le prestazioni per le quali sono già indicate negli archivi dell'Istituto le date di scadenza, verranno caricate in automatico e potranno quindi essere gestite interamente con il nuovo iter procedurale.
 
 
a) chi ha presentato domanda ed è stato convocato a visita entro il 31 dicembre 2009, non rientra nella nuova procedura e la domanda continua ad essere gestite secondo il vecchi iter.
I verbali relativi all'accertamento effettuato dalle Commissioni ASL, dovranno essere sottoposti all'esame di una Commissione medica costituita da: un medico INPS, un rappresentate delle associazioni di categoria e da un operatore sociale nei casi previsti dalla legge.

L'accertamento potrà consistere nell'esame della documentazione agli atti o nella programmazione di una nuova visita.

b) I verbali relativi alle domande presentate entro il 31 dicembre 2009, con visite effettuate dalle Commissioni Mediche Integrate dopo il 1° gennaio 2010, invece dovranno evidenziare se il giudizio medico legale sia stato espresso all'unanimità o a maggioranza dalla Commissione Medica Integrata e l'iter dovrà seguire quanto descritto in precedenza rispetto alle due possibilità.

Visite mediche di revisione
Le visite mediche di revisione programmate dalle ASL prima del 31 dicembre 2009, seguiranno lo stesso iter previsto ai punti precedenti per le domande cartacee non ancora definite.

Le prestazioni per le quali sono già indicate negli archivi dell'Istituto le date di scadenza, verranno caricate in automatico e potranno quindi essere gestite interamente con il nuovo iter procedurale.
A chi vogliono darla a bere?
         

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A chi vogliono darla a bere?

In rosso potete leggere le dichiarazioni di "Fantasia" la sedicente federazione delle associazioni per l'autismo, e in verde le mie considerazioni personali.

Il nome è un acronimo che richiama ad un mondo sereno, è uno sguardo che vuole guardare verso una vita migliore.
 
Il nome è un acronimo che richiama la una pura illusione , un miraggio in piena regola da cui come per ogni altro miraggio non c’è da aspettarsi niente di concreto .

 la  vita migliore sarebbe quella rappresentata  nello spot dove una madre aggredisce il figlio presentandogli il conto e colpevolizzandolo per il semplice fatto di essere autistico?
 
http://www.youtube.com/watch?v=KO9nmsUpgUU

Se avessero voluto puntare lo sguardo verso un mondo peggiore glielo facevano accoltellare con il sottofondo della  musica di Psycho?


Con «Fantasia» nasce la Federazione delle Associazioni Nazionali a Tutela delle persone con Autismo e Sindrome di Asperger, che raccoglie le tre principali organizzazioni no profit italiane impegnate nella difesa dei diritti dei soggetti con disturbi dello spettro autistico, Angsa, Autismo Italia e Gruppo Asperger Onlus.

Con Fantasia non nasce assolutamente nulla, si ricicla la solita minestra, spacciandola per nuova a fronte di un unione e una forza che sono solo di facciata allo solo scopo di avviare una nuova campagna di tesseramenti.

«L’intento - come spiega il presidente della federazione Giovanni Marino - è quello di aiutare le 360 mila famiglie che in Italia sono colpite da queste malattie, persone che lottano ogni giorno per i loro diritti, spesso drammaticamente sottovalutati e di promuovere iniziative formative e informative rivolte anche ai servizi socio sanitari, alle scuole e agli stessi soggetti autistici».

Non Parliamo di intenti, che lasciano il tempo che trovano, parliamo invece di fatti concreti o meglio di risultati. Siamo così difesi dalle suddette associazioni nazionali che pure sono sulla scena da moltissimi anni, che le terapie riabilitativo/comportamentali dobbiamo pagarcele di tasca nostra.  Come mai ?
 Non sono forse un nostro diritto inalienabile che si dovrebbero preoccupare di difendere? Vogliono elencarmi, questi signori le date delle manifestazioni di protesta da loro organizzate a specifico riguardo sotto il ministero della salute? Non ne è stata fatta neppure una!!!  
E’ con la fantasia che intendono continuare a difenderci?  Con questo immobilismo? O forse è piu giusto dire con questo menefreghismo? Via siamo seri, non ci si puo limitare alle iniziative formative senza  poi fare nulla per  garantire ai bambini dei trattamenti intensivi gratuiti e di qualità.
 
Lo dico e lo ripeto  servono centri pubblici specializzati esclusivamente sul trattamento dell’autismo, dove i nostri figli possano usufluire  gratuitamente delle terapie riabilitativo/comportamentali piu all’avangurdia, e dove le stesse siano portate da personale altamente qualificato. Non parlo certo di progetti sperimentali ma di realtà saldamente affermate sul territorio.  
Invito questi signori a diffondere l’elenco sui loro rispettivi siti in modo che tutti i genitori possano finalmente usufluirne. Non so perche ma ho paura che sarà un’attesa vana.
 
Vogliamo parlare di cosa abbiamo invece? Strutture fatiscenti tuttaltro che specializzate, con poco personale e pochi mezzi . Strutture che in teoria dovrebbero rispondere alla necessita di disabilità molto diverse tra loro, e a cui si accede dopo una lista di attesa che può durare anni e anni. Sono cinque anni che mio figlio è iscritto nelle liste di attesa di 5 centri della capitale, e sapete qunte ore di terapia ha ricevuto neppure una!!!  Stendiamo un velo pietoso sui risultati che una famiglia con pochi mezzi  può sperare di far ottenere al proprio figlio in questo modo.


A partire dalle prossime settimane verrà diffuso un nuovo spot-denuncia, che vuole informare e offrire un nuovo sostegno a coloro che si sentono soli e non sanno a chi rivolgersi, ma è un messaggio anche per le istituzioni, a cui si chiede attenzione per creare conoscenza sul problema. Il cortometraggio, realizzato dall’agenzia Nadler, Larimer & Martinelli e dalla Casta Diva Pictures, è interpretato da Giulia Lazzarini, una madre «inusuale», che appare arrabbiata con il figlio autistico, ma che in un grido d’ìamore lancia alle famiglie di autistici un messaggio forte e di speranza: «Parla. Noi ci siamo».

Nonostante le proteste alzatesi ovunque a proposito di questo video, si annuncia con un’arroganza senza uguali di voler procedere alla messa in onda nelle prossime settimane mentre in realtà lo spot, che una denuncia più che farla la meriterebbe, è gia stato passato su La7.
Al solito le giuste rimostranze  dei genitori non vengono minimamente prese in considerazione da chi pretende di rappresentarli.
Nel vano tentativo di arrampicarsi sugli specchi questi personaggi danno ora la loro assurda e contraddittoria interpretazione dimenticando che non si può e non si deve presentare una problematica come l’autismo con una madre” inusuale”, perchè in questo modo si da un’idea sbagliata, furviante, e volutamente ingannevole di cosa è l’autismo è di soprattutto di chi è l’autistico, facendolo apparire come una specie di mostro ingrato, e compromettendone irrimediabilmente l’integrazione.
 
Come mai si è scelto di rappresentare una madre anziana e inusuale? Chiediamocelo!!!  Non sarà che il messaggio non è affatto di amore e speranza  come si cerca di darci a bere, senza neppure preoccuparsi di offendere la nostra intelligenza?

Non sarà che dietro questo spot c’è ben altro, e che si vuole ottenere il tesseramento dei genitori più anziani per fare numero e avere una comoda scusa , per continuare a oltranza a fare il proprio comodo, infischiandosene  di tutti gli altri?

Parla noi ci siamo…  Quindi stai tranquilla, per il figlio al quale affermi di volere bene non c'è la benchè minima speranza,  ma noi ti aiuteremo a collocarlo in una bella struttura protetta dove potrai parcheggiarlo per il resto dei suoi giorni, e vivere serenamente il resto della tua vita dimenticandovi di averlo fatto nascere, di averlo allattato, di non averlo mai capito. Da li non potrà scappare, e se urla non lo sentirai.
In fin dei conti non ti aveva mai neppure sorriso quando ti aspettavi un sorriso, quindi chi se ne frega di lui, chi se frega dell’integrazione, chi se ne frega delle nuove sterotipe che potrà imparare dagli altri, chi se ne frega se dovrà passare la vita coprendosi  le orecchie per non sentire frasi inarticolate e  rumori ripetuti ossessivamente dalla mattina alla sera? L’importante è che lui non sarà piu un tuo problema.



 Se questo è un messaggio di amore materno e speranza,  non oso neppure pensare a quale potrebbe essere un messaggio di disperazione.
 
Partendo da questi presupposti tutti pezzi trovano una collocazione, e si arriva a spiegare come mai finora qualcuno non ci sia minimamente preoccupato di far valere i diritti di chi ha bambini ancora piccoli, che potrebbero veder migliorare la loro condizione grazie ad un intervento precoce e intensivo.

I fondi stanziati per l’autismo non sono poi molti,  quindi è meglio che siano veicolati nel modo che piu interessa a certi personaggi .
 
Le loro priorita sono sotto gli occhi di tutti:

Chiediamoci  quanti soldi saranno spesi per mandare quell’obrobrio (che nella loro “infinita saggezza” hanno saputo confezionare)  su tutte le reti nazionali, e per contro quanti bambini autistici avrebbero potuto beneficiare di quegli stessi soldi se fossero stai spesi  per pagare loro, preziose  ore di terapia riabilitativo/comportamentale.


Paolo Spadaro

Ps: non perdetevi le vignette sottostanti che ironizzano sul "bellissimo" spot con cui hanno scelto di farsi conoscere.

Propaganda a discapito degli autistici
         

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 Ecco il "bel capolavoro"  http://www.youtube.com/watch?v=KO9nmsUpgUU

  Questo video non mi è piaciuto affatto. Invece di puntare il dito verso lo scandaloso stato di abbandono in cui vengono lasciate le famiglie da parte delle istituzioni, si mostra una madre che cerca sfogo alla sua disperazione nel modo piu sbagliato cioè prendendosela col figlio, (rappresentato fuori campo dalla telecamera) che si trova costretto a indietreggiare mentre lei avanza inesorabile, quasi che la patologia sia colpa sua.

 Un video estremamente fastidioso per chi vive da genitore l'autismo del proprio figlio, e che colpisce in maniera negativa anche chi lo vede dall'esterno; se fosse trasmesso in televisione in molti coglierebbero l'occasione per cambiare canale e sinceramente non saprei come dargli torto.

Insomma se lo scopo è quello di fare interessare la cosidetta gente comune alla patologia, questo video risulta addirittura dannoso.
Se invece lo scopo è avviare una campagna di iscrizioni alle varie associazioni che aderiscono a fantasia ritengo che la cosa migliore da fare sarebbe quella di uscire dall'immobilismo e portare finalmente a casa qualche risultato concreto e realmente utile ai soggetti autistici.
 
Un primo importantissimo passo potrebbe essere quello di pretendere dal S.S.N. che vengano messe immediatamente a disposizione di tutti i soggetti autistici le migliori terapie riabilitativo/comportamentali, senza se e senza ma; pretendendo che in mancanza di strutture pubbliche in grado di soddisfare le richieste, i genitori ottengano i rimborsi per i trattamenti privati che si sono dovuti sobbarcare fino ad ora.

In assenza di azioni del genere il tutto si riduce nella solita campagna pubblicitaria di Fantasia di nome e di fatto, e non è certamente in questo modo che si puo "vincere" l'autismo

Paolo Spadaro.


Democrazia Applicata


 Eccovi (in alcune significative varianti) lo spot visto dalla parte dell'autistico




Pubblicità Regresso


L'Unione Europea ratifica la Convenzione ONU
giovedì 26 novembre 2009

L'Unione Europea, per la prima volta  come organizzazione a sé stante e non in riferimento ai singoli Stati che la compongono, ratifica la Convenzione ONU per i diritti umani
                                         

Si tratta di un passo fondamentale, un evento storico poichè d'ora in poi le Istituzioni dell'Unione Europea dovranno conformare la propria normativa ai princìpi sanciti nella Convenzione ( entrata in vigore il 3 maggio del 2008 ) così come per tutti i settantaquattro Stati che l'hanno finora ratificata.


Nuovo studio / il morbillo e il MMR centrano eccome !!
           

03 Oct 2009

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Neurotoxicology conferma le convinzioni di genitori e scienziati preoccupati per la crescente aggressività del piano vaccinale e per le sostanze tossiche contenute nei vaccini. Un team di ricercatori dell'Università di Pittsburgh ha notato un significante ritardo nello sviluppo dei riflessi controllati dal tronco cerebrale nei cuccioli di macaco che sono stati sottoposti ad un singolo vaccino contro l'epatite B contenente il thimerosal come conservante. I cuccioli di macaco non sottoposti al vaccino hanno avuto uno sviluppo normale.

Nel 1991 il governo statunitense ha esteso il piano vaccinale includendo il vaccino per l'epatite B nei primi giorni di vita dei neonati, nonostante l'epatite B sia prevalentemente trasmessa sessualmente o per passaggio di aghi infetti. L'introduzione del vaccino era parte del programma vaccinale creato in fretta e furia e coincide con il drastico aumento dei casi di autismo di cui ora sono affetti un bambino americano su 100. Negli Stati Uniti il thimerosal è stato rimosso dal vaccino per l'epatite B nell'anno 2000 ma rimase sul mercato per circa altri 2 anni. Tuttora è presente in altri vaccini, compresi i vaccini multidose sia per l'influenza che per l'H1N1.

Le attuali raccomandazioni del governo americano per l'influenza stagionale e l'influenza H1N1 suggeriscono tutti e due i vaccini alle donne in gravidanza e addirittura 6 differenti vaccini per l'influenza ai bambini di sei mesi di età. "Questo non prende nemmeno in considerazione la quantità addizionale di mercurio che il lattante assorbe dal latte materno quando il vaccino viene effettuato sia alla madre che al bambino" dice Lori McIlwain presidente dell'associazione Nazionale Autismo (NAA). "Il risultato di questo studio conferma che una tale esagerazione del programma vaccinale è un attacco allo sviluppo cerebrale dei nostri bambini".

Nello specifico questo studio ha dimostrato:

-       E' stato somministrato a tredici macachi Rhesus il vaccino Epatite B contenente una dose standardizzata di thimerosal nella dose stabilita in proporzione al peso, a quattro è stato somministrato un placebo salino e a tre non è stato somministrato nulla.

-       Gli animali vaccinati hanno avuto un notevole ritardo nello sviluppo di tre riflessi essenziali alla sopravvivenza rispetto agli animali non vaccinati. Il riflesso di suzione, dei punti cardinali e del muso, sono tre riflessi essenziali alla sopravvivenza delle scimmie allo stato brado.

-       Questi riflessi sono controllati dal tronco cerebrale, una parte del cervello di vitale importanza che regola le funzioni automatiche come il respiro, il battito cardiaco e l'attività intestinale.

-       I riflessi neonatali nelle scimmie non vaccinate non hanno subito alcun ritardo nello sviluppo.

-       Il ritardo nell'acquisizione di tre riflessi essenziali su quattro non è dipeso dal peso alla nascita o dall'età gestazionale.

Per anni i genitori di bambini autistici hanno fatto pressioni alle agenzie governative per la salute affinché facessero delle ricerche paragonando lo stato di salute dei bambini vaccinati con quello dei bambini non vaccinati e per rimuovere il thimerosal da tutti i vaccini. Nessuna delle due richieste è stata soddisfatta.

La signora McIlwain dichiara:"Questo studio evidenzia la mancanza di azioni efficaci del governo per garantire la sicurezza dei vaccini. Se le agenzie governative avessero condotto le ricerche più elementari sulle conseguenza dei vaccini sulla salute dei bambini, avrebbero potuto evitare la sofferenza a migliaia bambini con danni neurologici. E' vergognoso."

Articolo originale in inglese del National Autism Association

Article URL: http://www.medicalnewstoday.com/articles/166102.php
Meno male che i vaccini non c'entravano...
Si riporta di seguito un interessante articolo, che sembra finalmente dimostrare che i genitori dei bambini autistici convinti che esista un collegamento tra autismo e vaccini, non sono poi così visionari come qualcuno vorrebbe far credere.

Paolo



Identificato il collegamento scientifico per l’autismo:
JACKSON, New Jersey, USA: 18 novembre. Il Center for Modeling Optimal Outcomes®, LLC (d’ora in poi denominato il Centro) ha fatto una sorprendente scoperta mentre stava svolgendo una ricerca sull’applicazione della neuroscienza nel business. Il Centro ha scoperto delle relazioni uniche tra le varie sostanze chimiche del cervello (neuroormoni, neutrotrasmettitori, ecc.) e ha provato ad applicare questo modello alla letteratura scientifica. Con stupore questo gruppo di studiosi ha così scoperto che questo modello di relazioni poteva essere applicato ai processi scientifici per mantenere l’equilibrio (relazioni omeostatiche) in tutti i campi della scienza, dalle particelle subatomiche, alla chimica, alle sostanze biologiche. L’intera comunità scientifica sa che l’omeostasi esiste, ma questa conoscenza non era ancora stata convertita in un modello replicabile, passo dopo passo. Il Centro ora ha identificato con precisione tale processo esplicito. Studiando in particolare l’autismo, il gruppo del Center's Life Sciences è stato in grado di formulare un modello scientificamente verificabile per un altamente probabile percorso causale dell’autismo. Applicando il loro modello, è diventato apparente che l’autismo è un risultato di diverse variabili e che quando la relazione omeostatica di ciascuna di queste variabili viene distrutta, si forma lo scenario di una “tempesta perfetta” che dà come risultato l’autismo. L’applicazione del modello ha identificato diverse variabili che spiegano la proporzione superiore maschile di malati di autismo (4 maschi a 1 femmina) e spiegano perché non tutti i bambini maschi si ammalano di autismo. Ora la comunità scientifica dovrà validare queste scoperte ma, secondo il Centro, il modello di verifica delle relazioni omeostatiche indica che il fattore scatenante dell’autismo sia uno sbilanciamento tra una coppia di aminoacidi neurotrasmettitori, il glutamato e la glicina. William McFaul, il fondatore del Centro, ha dichiarato: “Se non fosse stato per i genitori che insistevano dicendo che i vaccini sono responsabili della condizione dei loro figli, non avremmo mai scoperto che lo stabilizzatore del vaccino MMR e di qualche altro vaccino è la gelatina idrolizzata, una sostanza composta per il circa il 21% da glicina. Appare chiaro che, basandosi su una scienza facilmente verificabile, l’uso di quella forma di glicina scateni uno sbilanciamento nei neurotrasmettitori aminoacidi responsabili del tasso di assorbimento di alcune classi di cellule in tutto il corpo. E’ proprio questa distruzione ad ampio spettro che risulterebbe nei problemi sistemici che affliggono la mente e il corpo e che vengono attualmente definiti come autismo “classico”. L’utilizzo del nostro modello indica che ciascuno dei disturbi nello spettro autistico (ASD) è attribuibile a differenti distruzioni nell’omeostasi.” Il Centro ora sta cercando di affiliarsi ai centri accademici per fornire il proprio modello alla comunità scientifica che avrà, a sua volta, le risorse per studiare in maniera più approfondita questa scoperta e diffonderla.

Fonte in italiano: http://autismo-e-dintorni.blogspot.com/2009/11/identificato-il-collegamento.html
Fonte in inglese: http://www.prnewswire.com/news-releases/scientific-link-to-autism-identified-
AUTISMO: SOSTENERE TUTTI GLI APPROCCI ALTERNATIVI
Regione Toscana                                        
AUTISMO: SOSTENERE TUTTI GLI APPROCCI ALTERNATIVI

Appello bipartisan per garantire liberta di scelta delle cure e aiuti alle famiglie. Pronto un ordine del giorno per chiedere alla Giunta un “sostegno stabile e continuativo” alle terapie multidisciplinari

Una iniziativa bipartisan per garantire libertà di scelta delle cure e sostegno concreto alle famiglie di bambini affetti da autismo, è stata presentata dai consiglieri regionali Fabio Roggiolani (Verdi), Anna Maria Celesti (Fi-Pdl), Alessia Petraglia (Sd-Sel), Piero Pizzi (Fi-Pdl) e Filippo Fossati (Pd). Iniziativa che culminerà nella presentazione di un ordine del giorno da inserire nei lavori del prossimo Consiglio regionale che il consigliere Roggiolani, presidente della commissione Sanità si augura “possa essere recepito all’unanimità”.

“Speriamo – ha detto il consigliere dei Verdi nel corso della conferenza stampa convocata mercoledì 25 novembre in Palazzo Panciatichi (Firenze - via Cavour, 4) – di rompere un tabù. L’approccio ad un ‘disturbo del comportamento’ quel è quello dei bambini affetti da autismo, deve essere a tutto tondo”. “Negli anni, con una crescita esponenziale di questa sindrome (nei paesi maggiormente industrializzati si è passati da un caso ogni 10mila abitanti di circa venti anni fa ad un caso ogni 160 bambini di oggi), l’approccio è notevolmente cambiato. Migliaia di famiglie affiancano protocolli terapeutici multidisciplinari che comprendono l’uso di particolari alimenti, quali quelli privi di glutine e caseina o farmaci e integratori omeopatici che hanno costi elevati e non sono coperti dal servizio sanitario”. Nonostante negli anni la Giunta abbia cercato di sostenere le famiglie anche da un punto di vista economico, è essenziale “sopportare il percorso di cure e terapie alternative che queste famiglie si trovano a dover affrontare con una spesa che oscilla tra i 1100 e i 1500 Euro al mese”. Da qui la proposta bipartisan di un ordine del giorno da presentare al Consiglio regionale e dal quale far scaturire un’apposita delibera di Giunta.

“L’approccio solo sanitario – ha detto la consigliera azzurra Celesti, vicepresidente della commissione Sanità – è riduttivo. Occorrono misure che insistano anche nella sfera sociale per accompagnare pazienti e familiari nel loro difficoltoso e drammatico percorso”.

“La Regione ha il dovere di farsi carico di un problema che non può essere vissuto in solitudine” ha detto la consigliera Petraglia che ha evidenziato anche un’altra parte del problema: “La riduzione degli insegnanti di sostegno sta creando difficoltà formative per i ragazzi autistici”. “Occorre capire, all’interno delle nostre competenze sociali e sanitarie, quali margini di intervento abbiamo per intervenire lungo tutto l’arco della giornata di pazienti e familiari”.

Anche dal consigliere azzurro Pizzi l’esortazione a “non sottrarsi e a ricercare misure di reale sostegno. Siamo di fronte a cure diverse, non ufficiali, che pure danno risultati. Non possiamo non tenerne di conto. L’iniziativa bipartisan assume quindi un carattere di rilievo e di estrema importanza”.

dalla conferenza stampa del 25/11/09
http://met.provincia.fi.it/news.asp?id=63642

DIFENDIAMO LA SCUOLA DELL' INCLUSIONE
Comunicato stampa

La scuola dell'inclusione NON si tocca! No alle classi differenziali. "La scuola
dell'integrazione non si tocca! No alle classi differenziali " !
E' lo slogan che
accompagna la manifestazione in programma in molte città d'Italia venerdì 20
novembre 2009.

L'iniziativa è stata promossa dalle Associazioni che hanno partecipato al
Seminario promosso dal CIIS il 24 ottobre scorso: "Integrazione: indietro tutta.
Noi non C.I.I.S.tiamo" .
Le scelte politiche operate in questi ultimi anni, penalizzando la scuola
pubblica italiana, compromettono l'inclusione scolastica degli alunni con
disabilità. Sono molti, troppi i motivi della preoccupazione di un ritorno al
passato e di un ripristino delle classi differenziali che la cronaca di questi
mesi ha raccontato.

Le associazioni dei genitori e degli insegnanti, unite insieme a difesa della
scuola dell'inclusione, denunciano:

• la presenza di più alunni con disabilità inseriti nella stessa classe

• il sovraffollamento delle classi

• lezioni rivolte a gruppi formati da soli alunni con disabilità proposti come
laboratori di potenziamento, ai quali partecipano talvolta anche alunni con
scarso rendimento o con bisogni educativi speciali

• la riduzione delle ore di sostegno didattico

• la scarsa formazione del personale scolastico sui temi dell'inclusione

• l'abrogazione delle deroghe per lo sdoppiamento delle classe.


Questi elementi, infatti, discriminano e creano "ostacoli" all'inclusione,
ledono i diritti degli alunni con disabilità e riabilitano pratiche esclusive,
separazione, ghettizzazione.

La qualità e la quantità del tempo-scuola per gli alunni con disabilità
risultano in tal modo gravemente pregiudicate. Non possono essere motivazioni di
razionalizzazione della spesa pubblica ad impedire o ostacolare l'inclusione
scolastica.

Ma la scuola dell'integrazione NON SI TOCCA!
NON si torna alle classi differenziali. Non lo permetteremo.

Le Associazioni dei genitori e degli insegnanti reclamano per tutti gli alunni
con disabilità il diritto a frequentare le classi comuni della scuola pubblica
italiana.

Per questo, uniti e determinati, chiedono

• che sia consentito solo un alunno con disabilità per classe, per favorire il
processo di inclusione,

• l'immediato sdoppiamento delle classi composte da più di 20 alunni in cui sono
iscritti uno o più alunni con disabilità

• l'abolizione di attività "riservate a soli alunni con disabilità" camuffate
come laboratori o progetti innovativi,

• che a ciascun alunno vengano assegnate le risorse di cui necessita sulla base
dei bisogni individuali

• una adeguata formazione obbligatoria, iniziale e in servizio, sui temi
dell'integrazione per tutto il personale scolastico, compresi i Dirigenti
Scolastici. L'inclusione è compito di tutti e non può essere delegata a nessun
"superspecialista"

• che non si accolgano proposte per formare "insegnanti specializzati per le
singole patologie" e ancor meno "insegnanti- infermieri" : in questo modo si
chiede alla scuola di occuparsi del "malato" e non dello studente (negazione
dell'identità ).

Il 20 novembre 2009 saranno presenti in molte piazze d'Italia,
davanti agli Uffici Scolastici Provinciali o Uffici Scolastici Regionali

per dire NO alla scuola che separa
per dire NO all'esclusione degli alunni con disabilità dalla scuola
per dire che L'INCLUSIONE scolastica degli alunni con disabilità NON SI TOCCA.

Giovedì 3 dicembre, GIORNATA INTERNAZIONALE DELLE PERSONE CON DISABILITÀ,
l'appuntamento è a Roma davanti al Parlamento Italiano. All'iniziativa stanno
già aderendo numerosissime associazioni di insegnanti e genitori.

Coordinamento delle Associazioni "Noi Non Ci Stiamo"
Coordinamento Nazionale delle Associazioni di genitori e insegnanti uniti per la
difesa del diritto all'inclusione scolastica degli alunni con disabilità

C.I.I.S. Coordinamento Italiano Insegnanti di Sostegno,
ANFFAS Onlus,
Lista di Handicap e Società,
ABC Associazione Bambini Cerebrolesi Sardegna,
Lista di Dw-Handicap,
Associazione Italiana SuXfragile,
GenitoriTOSTI,
Associazione Tutti a Scuola Onlus,
SFIDA Sindacato Famiglie Italiane Diverse Abilità,
Associazione AMICI della VITA di Iglesias,
ANIEF Associazione Nazionale Insegnanti ed Educatori in Formazione,
Associazione ALMENO CREDO ONLUS,
Associazione Claudia Bottigelli TORINO,
CAD Comitato Associazioni dei Disabili di Bologna,
Disabilandia (Livorno),
Comitato precari liguri della scuola,
Co.Ge.De. Liguria.

Per informazioni contattare:
338 876 30 08
346 690 37 26[/b]
Per segnalare reazioni avverse alla vaccinazione H1L1
Influenza, il Codacons: ''Tante segnalazioni di persone che hanno avuto reazioni negative al vaccino''

"Le autorita' sanitarie italiane rassicurano circa la totale innocuita' del vaccino contro l'influenza A, ma intanto ci giungono le prime segnalazioni da parte di soggetti che dopo la somministrazione del prodotto denunciano reazioni fisiche negative'' denuncia il Codacons. L'associazione riporta ''il caso di un medico radiologo che, in quanto operatore sanitario, si e' sottoposto a vaccinazione come da prassi, subendo imprevisti effetti collaterali. Stando alla denuncia del medico dopo circa 15 minuti dall'iniezione del vaccino si sarebbe verificata una reazione avversa, sfociata in crisi lipotimica e febbre alta fino a 39 gradi, durata 2 giorni. Reazioni, documentate dal Pronto soccorso dell'ospedale, dal medico di famiglia e dall'infermiera che ha iniettato il vaccino''.
Percio' il Codacons invita i cittadini che dopo la vaccinazione contro il virus H1N1 dovessero riscontrare effetti collaterali e conseguenze negative per la propria salute a rivolgersi all'associazione, inviando una segnalazione a info@codacons.it .

Fonte: Codacons
H1L1: Quanto è sicuro il vaccino?
Si riportano di seguito i video relativi al servizio realizzato dal Programma Exit su LA7







TMA
A Dicembre 2009  presso la struttura del Mirage Village di Foggia si terrà il prossimo corso nazionzle di formazione sulla Terapia Multisistemica in acqua:
                                                   

Programma del corso: http://www.terapiamultisistemica.it/autismoterapiacorsomiragedicembre2009.pdf

Modulo d'iscrizione:
http://www.terapiamultisistemica.it/MODULO_DI_ISCRIZIONE%20tma.doc

Per altre informazioni:
http://www.terapiamultisistemica.it/
                   
anche quest'anno parte il progetto

E...state Sereni 2010

per avere informazioni sulle precedenti edizioni : http://www.terapiamultisistemica.it/autismoterapiaprogetti.htm

per ulteriori info contattare: dr. Caputo Giovanni
mail: dott.giovannicaputo@libero.it
Cosè l'autismo
  L'autismo è una forma di handicap grave che colpisce precocemente i bambini, che tra i 18 mesi e i 3 anni di età subiscono una severa regressione nelle capacità di comunicare; il numero dei vocaboli acquisiti fino a quel momento inizia a ridursi, e nella maggior parte dei casi in forma grave fino anche alla perdita totale del linguaggio.

  Questo grave scompenso colpisce purtroppo tutta la sfera della comunicazione. I bambini che si richiudono completamente in se stessi, non riescono più a sopportare gli stimoli che arrivano loro dal mondo circostante.
 Anche il contatto oculare con altre persone diventa un'esperienza difficilmente sopportabile, ed è importante sottolineare, che esso è una delle prime forme di comunicazione.

  È proprio l'incapacità, o nei casi meno gravi, semplicemente la difficoltà di comunicare su molti aspetti che accomuna i malati d'autismo, unita ad altri deficit, e disturbi quali l'interazione sociale, l'iperattività, significativi problemi comportamentali, disturbi intestinali, enorme difficoltà nel gestirsi ai cambiamenti d'ogni genere, e una risposta non adeguata al dolore o al tatto, questi ultimi si uniscono ad altri aspetti riconducibili a problemi sensoriali.

 La loro difficoltà, nell'interagire con altri individui, quali i propri coetanei, li porta ad isolarsi sempre più.

 Va inoltre ricordato che ci sono differenti espressioni dell'autismo nei soggetti. L'opinione pubblica, è fuorviata, o perlomeno male informata attraverso il cinema e la televisione.
  Quando questi si sono interessati alla patologia, si sono quasi sempre riferiti ad una categoria particolare di autistici identificati come Asperger (autistici ad alto funzionamento).
  E' il caso del film "Rain Man" e della Serie Televisiva "E poi c'è Filippo".

  Questo purtroppo ha contribuito a diffondere un concetto sbagliato della patologia autistica e dei disturbi a lei riconducibili che in alcuni casi, si manifesta con aspetti e sintomatologie molto più gravi e drammatiche, nella realtà, quali l'epilessia.

   Ancora oggi, è una patologia, su cui la medicina tradizionale ha scarsa conoscenza, sia per ciò che riguarda le cause, sia per i metodi di riabilitazione applicabili.
  Recenti ricerche tra le famiglie hanno evidenziato un dato a prova di tutto questo, ma allo stesso tempo sconcertante.
  Nella sola Lombardia, quasi il 50% delle famiglie intervistate a campione, ha dichiarato che quasi tutte le informazioni riguardanti, l'autismo le ha reperite personalmente attraverso i propri mezzi(internet, genitori, associazioni), e non dalle istituzioni preposte.

  Il soggetto autistico è un'isola a sé per ciò che riguarda la forma d'espressione della patologia, questo vieta sin da subito la possibilità di creare gruppi omogenei, per valutazioni approfondite inconfutabili da tutti.
  Tuttavia l'intervento precoce è indispensabile, e va unito a terapie comportamentali, personalizzate sul soggetto, la carenza anche solo di una di loro, metterebbe a repentaglio il suo recupero, cronicizzando la patologia.
Presentazione del Portale Autismo Parliamome
  Autismoparliamone nasce dalla volontà di un gruppo di genitori di bambini con disturbi che
riconducono alla patologia autistica.

  Il protocollo D.A.N.(Defeat Autism Now), Il protocollo del dott. Montinari Massimo, l’intervento foniatrico integrato del  dott. Borghese Massimo, L’A.B.A., sono solo alcuni degli approcci terapeutici e comportamentali, che offrono reali possibilità di recupero dalla malattia.
 
  La Sindrome Autistica è tutt’oggi poco conosciuta da molti, ed è erroneamente ritenuta di esclusiva competentenza di neuropsichiatri e psicologi, che guardano all'autistico unicamente attraverso le sue manifestazioni comportamentali, sottovalutando e in molti casi negando la correlazione tra le cause organiche e tossicologiche e la patologia stessa.
  I genitori per primi hanno il diritto di aggiornarsi sui progressi offerti dalla ricerca internazionale, fortunatamente Internet, crea oggi il prezioso collegamento tra chi soffre della patologia, e chi lavora per sconfiggerla. 
  Il nostro portale, si pone quindi come strumento utile, per tutti i genitori che, rispettando le scelte personali altrui in merito al percorso riabilitativo scelto vogliono informarsi, e liberi da schemi e pregiudizi confrontarsi tra loro.
  La libertà di cura, è uno dei nostri obiettivi primari, e insieme ci batteremo perché sia rispettata.
 
  Siamo peraltro convinti che con troppa facilità vengono prescritti ai bambini autistici e/o iperattivi (A.D.H.D.)psicofarmaci
estremamente pericolosi, quali ad esempio il Ritalin, recentemente reintrodotto in Italia, e seguiamo da vicino tutti gli aggiornamenti che ci arrivano dal sito www.giulemanidaibambini.org facendo quanto in nostro potere per sostenerne e diffonderne le iniziative.

   Il portale dispone di una sezione dedicata agli esperti, dove medici, e professionisti del settore, si sono offerti a titolo gratuito di rispondere alle domande di genitori e familiari sui vari aspetti della patologia autistica.

  Vi sono inoltre sezioni, suddivise per regioni, dove potrete trovare informazioni utili, in merito ai diritti e alle possibilità offerte ai disabili dalle attuali leggi.

  All'interno troverete anche moltissime ricette, proposte dai nostri lister suddivise tra primi, secondi piatti di carne e pesce, dolci, biscotti ecc. rigorosamente senza glutine e caseina.

  Di fondamentale importanza la sezione dove la nostra amica Teresa Tranfaglia Ritonnaro, Autrice del Libro Celiachia, con la sua creatività ci fornisce spunti sempre nuovi per una Dieta senza Glutine e Caseina all'insegna dei buoni sapori. Teresa inoltre, si pone al servizio di chi per ovvie ragioni è costretto a seguire un’alimentazione naturale e personalizzata, organizzando corsi di cucina on-line del tutto gratuiti, dove guida passo passo e in tempo reale (all'interno della nostra chat) i partecipanti, nella realizzazione di ricette senza glutine e caseina da lei stessa ideate.

  Il Portale collabora, con il Gruppo Yahoo TuttiControAutismo, e l'Associazione Formae Mentis di Letizia Bernardi.

  L’intervento precoce è decisivo. È nostro dovere sensibilizzare l’opinione pubblica, affinché si comprenda, che le speranze di cura sono concrete, e vanno per diritto messe a disposizione dei malati

L’AUTISMO SI PUO’ CURARE !
Manifestazioni riconducibili alla Sindrome Autistica
1)  Difficoltà o incapacità ad interagire con gli altri bambini.
2)  Disprassia; incapacità di articolare correttamente la bocca per emettere o imitare suoni o parole.
3)  Ecolalia (ripetizione ossessiva di alcune parole) in luogo del linguaggio normale.
4)  Preferenza a rimanere da solo o isolato.
5) Cointatto oculare scarso o assente.
6)  Incapacita a formulare richieste gestuali; non indica.
7)  Ruotare o allineare oggetti in modo ossessivo.
8)  Insistenza sulla costanza (sameness)resistenza al cambiamento.
9)  Gioco bizzarro e inappropriato sostenuto nel tempo.
10) Mancata risposta alle richieste verbali (può apparire sordo)
11) Mancata reciprocità nelle coccole.
12) Ipo o Ipersensibilità sensoriale(udito, tatto, vista, gusto)
13) Evidente eccesso o estrema scarsezza di attivita fisica.
14) Stereotipe: movimenti frenetici e/o ripetitivi delle mani o di altre parti del corpo.
15) Attaccamento inappropriato agli oggetti.
16) Mancata risposta ai normali sistemi educativi.
17) Apparente mancanza di paura dei pericoli o paura eccessiva.
18) Manifestazioni di riso inappropriato.
19) Manifestazioni di Ansia e Collera senza reale motivo.
20) Alterazione del senso dell'equilibrio.
L'importanza della Tempestività di Intervento
Uno spledido Articolo del Dott. Massimo Borghese pubblicato dalla rivista www.salutare.info

L'importanza della tempestivita di intervento

L’autismo comincia a manifestarsi nei primi trenta mesi di vita, con modalità di esordio riassumibili nelle seguenti situazioni:
   Autismo che insorge come tale sin dai primi mesi di vita. Bambino che non inizia proprio a mostrare capacità comunicative, siano esse verbali, siano esse non verbali; non si relaziona con gli altri, sfugge il contatto oculare, non reagisce in modo significativo o non reagisce affatto agli stimoli esterni; spesso presenta anche un ritardo di sviluppo motorio.
   Autismo che insorge in un bambino che ha invece cominciato a sviluppare le proprie capacità relazionali, comunicative e motorie in modo normale e nel rispetto delle tappe di normalità di riferimento. E’ il comunemente detto “autismo regressivo”, anche se io non condivido questa terminologia, perché “regressivo” è lo sviluppo del bambino, non dell’autismo, che, anzi, è progressivo; per cui quando si dice autismo regressivo si commette l’errore di abbinare un aggettivo riguardante lo sviluppo del bambino, al sostantivo che invece definisce la patologia “in progress”.
In entrambe le situazioni, e indipendentemente dalla cause (spesso multiple) che innescano la sindrome autistica, si può affermare che il bambino “avviato verso l’autismo”, si trova ad attraversare un periodo più o meno lungo -in genere della durata di alcuni mesi- durante il quale manifesta un progressivo emergere ed un progressivo accentuarsi della sintomatologia che poi configurerà l’autismo conclamato.
E’ un po’ come dire che “non ci si sveglia autistici improvvisamente un mattino”, ma lo si diventa progressivamente, anche se nel volgere di poco tempo.
E’ su questo periodo breve, che spesso passa inosservato o viene mal interpretato, che intendo soffermare l’attenzione e proporre alcune considerazioni che a mio parere sono di fondamentale importanza per la realizzazione (improcrastinabile) di un intervento preventivo o, se vogliamo definirlo così, curativo precoce.
Alla luce anche di numerosi follow-up effettuati su casi clinici che hanno avuto destini diversi quanto all’avvenuto o mancato recupero, mi sento di affermare che un intervento abilitativo precoce, competente, adeguato ed intensivo, può cambiare la vita ed il destino di un bambino inizialmente avviato verso l’autismo.
Non raramente, ed oggi anche un po’ più frequentemente rispetto a qualche tempo fa, ho avuto la possibilità di osservare in prima visita foniatrica, un bambino che senza esitazione avrei definito “nell’anticamera dell’autismo”, cioè in un momento molto particolare e delicato, scientificamente poco definibile (e questo limita molti genitori e soprattutto medici che riducono il fenomeno patologico ad una valutazione quasi aritmetica) ma non per questo non identificabile; durante il quale si può notare ed osservare un bambino che:
- prima parlava di più, ora parla di meno ed in modo talvolta ripetitivo e meno referenziale;
- prima era più attivo, ora è più spento e tende ad isolarsi;
- prima giocava con gli altri, ora preferisce stare da solo con un giocattolo, per lo più sempre quello;
- prima guardava negli occhi, ora lo fa, ma di meno…
Ecco quindi una prima serie di segni che non identificano un isolamento ed una chiusura totali, tali da rendere palese ed eclatante il quadro dell’autismo (anche se sono ancora molti gli ostinati che anche in situazioni del genere negano l’evidenza…), ma che di quell’autismo conclamato ci stanno fornendo un sentore ed un percorso di avvicinamento abbastanza significativi.
Altre possibili caratteristiche del cosiddetto periodo di configurazione progressiva dell’autismo, soprattutto nelle forme che insorgono come tali sin dall’inizio, sono quelle osservabili in un bambino che:
- “rispetto al fratellino più grande” (in molte famiglie è un punto di riferimento importantissimo), non ha cominciato parlare negli stessi tempi, ma più tardi e con un numero fortemente ridotto di parole;
- ha avuto uno sviluppo motorio più lento e più limitato;
- non si gira se chiamato, o se lo fa, lo fa incostantemente, e comunque si mostra poco interessato all’ambiente circostante…
Anche in casi come questi, l’inadeguatezza non è ancora mancanza, il deficit parziale non è ancora totale, il “limitato” non è o non è ancora “mancato”. Ci si viene a trovare, quindi, di fronte a una serie di situazioni che configurano abilità che non sono del tutto sovrapponibili alla normalità, ma che non sono neppure completamente inscrivibili in un range assolutamente patologico.
L’esperienza accumulata negli anni ed i risultati verificati a distanza di tempo, mi hanno spinto sempre più verso una posizione interventista e non attendista, per cui sono sempre più propenso a consigliare un intervento logopedico immediato ed intensivo nei casi di inadeguato sviluppo comunicativo, relazionale, motorio…, o nei casi di sia pure iniziale regressione di tale sviluppo.
Le differenze di riscontri in termini di risultati sono state sorprendenti:
- recupero pieno e totale per i casi sottoposti subito a terapia precoce, intensiva e adeguata,
- mancato o solo parziale recupero per i casi che hanno iniziato il percorso terapeutico abilitativo in ritardo; con entità del divario tra normalità e livello raggiunto, proporzionale alla scarsa qualità, ridotta intensività e ritardo di inizio dei trattamenti.
Purtroppo le risposte dell’utenza (e della classe medica spesso parallelamente interpellata) alle sollecitazioni tendenti a far iniziare un precoce ed intensivo percorso di recupero, non sempre sono adeguate. Infatti, ad una ancora non elevata percentuale di genitori che:
- colgono l’allarme e si attivano immediatamente per il proprio figlio, corrisponde una più ampia fascia di persone che
- fuggono al solo pensiero che il figlio possa avere una diversità dagli altri, o una vera e propria disabilità, oppure
- interpellano altri medici (o figure paramediche) che sdrammatizzano quanto prospettato, tranquillizzano i genitori affermando che “si tratta di fenomeni transitori” ad evoluzione benigna, per lo più provocati da eventi scatenanti occasionali (tipico e frequente il patetico esempio della “nascita del fratellino che innesca gelosia e chiusura”, o “il trasferimento con allontanamento del padre per motivi di lavoro”!...), o che invitano i genitori stessi a riportare il bambino dopo sei mesi e poi dopo sei mesi ancora… perdendo così quell’unico insostituibile treno della salvezza che può dare la possibilità del recupero pieno. Massimo Borghese

Angeli in Trappola
Un bellissimo articolo della nostra Amica Teresa Tranfaglia pubblicato su: http://www.ilconsapevole.it
 
Angeli in trappola
di Teresa Tranfaglia

Autismo: un “male” ancora non chiaro di cui sono evidenti i sintomi ma non ben definite le cause. Il termine indica una sindrome grave, che colpisce migliaia di bambini e si manifesta con esordi clamorosi in taluni casi, più spesso, invece, la sintomatologia è subdola.
 Dal punto di vista scientifico le ipotesi eziopatologiche sono molteplici e, a volte, contraddittorie. Recenti studi dimostrano che l’autismo comporta nei piccoli oltre ai disturbi comportamentali anche alterazioni biochimiche, intossicazioni virali, intossicazioni da metalli pesanti che determinano il dissesto di vari sistemi: immunitario, gastroenterico, endocrino, ormonale, neurologico ecc.. Per questo la terminologia più corretta ed esplicativa della patologia in questione può divenire: “sindrome encefalica acquisita della mielina da mercurialismo, per insulto virale tossinico, con colite e autoanticorpi” [Montinari 2002].
Approfondendo l’eziologia “tossinica” possiamo scoprire molti aspetti chiarificatori.
“Vi siete mai chiesti come fanno gli scienziati a produrre animali con malattie autoimmuni, così da sperimentare, sulla patologia indotta, l’efficacia sintomatologica dei farmaci ?
Ebbene, il modello sperimentale per le condizioni artritiche in conigli consiste nel sottoporre gli animali a vaccinazioni ripetute; lo stesso vale per una serie di sindromi autoimmuni prodotte in animali di laboratorio; esse sono affidate a un arsenale di “adiuvanti” (batteri uccisi, mercurio, alluminio), vaccini e altre sostanze da iniettare nella cavia. Volete mettere l’organismo in uno stato di iper-attivazione immunitaria? Sottoponete l’organismo a una serie di inoculazioni di materiale antigenico. La presenza direttamente nel sangue di tossoidi e batteri uccisi è un evento di una pericolosità che l’organismo ben conosce; infatti nelle malattie infettive (morbillo, rosolia ecc.) c’è, da parte dell’organismo, una fase di preparazione della immunità locale, poi dell’immunità dei macrofagi del sangue, poi dell’immunità cellulare e umorale che dura circa 10 giorni (incubazione), e, solo dopo queste essenziali fasi, il virus passa nel sangue. Con la vaccinazione invece andiamo a creare proprio le condizioni che l’organismo accuratamente evita: immettere cioè direttamente nel sangue tossoidi e materiale virale che possono attaccare direttamente cervello, intestino, tiroide, cuore e altri organi vitali”. [L. Acerra 2002]
Si spiega, così, perché Zecca e collaboratori [1998] hanno segnalato che i livelli di anticorpi di rosolia e morbillo in bambini diagnosticati autistici erano del 300% superiori a quelli normali. Questi livelli elevati di anticorpi possono essere interpretati come un’attivazione cronica del sistema immunitario contro un’ infezione subclinica. [M. Montinari 2002]
“Nelle vaccinazioni infantili riscontriamo quattro situazioni diverse che, andando a sommarsi, rappresentano un cocktail esplosivo:
1) per natura il bambino da due mesi a due anni è in uno stato di minore difesa
contro eventuali attacchi virali;
2) il vaccino crea un periodo di alcuni giorni di pronunciata immunosoppressione;
3) il vaccino a virus attenuato consiste in un virus indebolito che è somministrato proprio per produrre un certo grado di sfida all’organismo medio, immunologicamente sano. A volte questi virus sono tripli, cioè più virus vengono contemporaneamente iniettati;
4) uno degli effetti della vaccinazione è di aumentare la permeabilità intestinale ed ematoencefalica, con la conseguenza di favorire il passaggio virale ai tessuti periferici. Nel primo anno di età è stato dimostrato che molti virus restano nell’organismo in modo asintomatico. Pass [1981] ha dimostrato che l’infezione da herpes virus era asintomatica in 25 su 27 bambini infetti”. [M. Montinari 2002].
Da ciò può nascere la considerazione che non viene opportunamente tutelata la salute del bambino, perché non vengono applicati i metodi preventivi cautelativi per comprendere, davvero, in quale condizione immunitaria si trovano i piccoli soggetti da vaccinare.
I metodi per una necessaria prevenzione cautelativa potrebbero essere:
a) rimandare le vaccinazioni alla scadenza del secondo anno di età;
b) eseguire l’esame “delle sottopopolazioni linfocitarie” o tipizzazione linfocitaria, previo emocromo, per stabilire, con un’accettabile precisione, eventuali deficit o scompensi immunitari del bambino;
c) eseguire l’estrazione DNA tipizzazione genomica HLA di I e II classe (A, B, C, e DR, DQ) in bassa risoluzione, che predice le eventuali patologie che l’insulto vaccinico potrebbe provocare nelle persone geneticamente predisposte e con i deficit relativi al punto b.
Quando non vengono prese le opportune misure cautelative, il momento della vaccinazione diventa per molti piccoli soggetti una lotteria, e purtroppo, per alcuni il premio finale risulta l’incontro con un improvviso “fantasma maligno” (es. autismo), per qualcuno persino il “trapasso”.
E’ risaputo che dove giunge questo “fantasma maligno” stravolge, come un uragano, la vita delle famiglie.
Famiglie che spesso restano “sole”, abbandonate anche dai parenti più stretti, famiglie che si chiedono perché hanno meritato una tale sorte; famiglie che restano nella confusione, nel rimorso o addirittura nella vergogna per anni, in quanto pensano di essere le dirette ed uniche responsabili di tale male; genitori che si dannano, perché sono stati convinti, da questo o quel luminare, che la patologia del figlio è determinata da uno squilibrio incurabile della psiche, insorto, magari, dopo un litigio “quella notte” con la/il consorte, o forse dovuto all’alterazione di un momento finita con un ceffone al piccolo durante l’ennesima nottata di veglia e disperazione.
Troppi genitori, persuasi che l’unico motivo della terribile realtà che vivono sia una di queste ragioni, si riducono ad una esistenza avvolta nel sudario del dolore, e, quel che è peggio, si chiudono nella rassegnazione, riluttanti ad ogni nuova informazione scientifica, e quindi, anche alla ricerca di altre possibilità d’intervento .
Autismo: termine costituito da “aut”, dall’inglese “out” che si traduce “fuori” e “ismo” che ne indicherebbe la patologia. Unendo le due radici otteniamo letteralmente “fuorismo”.
Gettando un’occhiata cinica e superficiale a tale termine dovremmo concludere che esso indica soggetti che sono “fuori”, soggetti che vivono “fuori” dalla nostra realtà, e troppo spesso considerati esseri che vegetano ”fuori” dal nostro “sapere”; concretizzando e raffinando il cinismo, perché non definirli addirittura “cose fuori posto”?
E se non fosse così?
E se la verità fosse un’altra?
Credo sia giunto il momento di far vacillare certe “errate” certezze alzando gli occhi alla ricerca, ai dati scientifici, agli studi e alle testimonianze che si levano, grazie a Dio, da più parti nel nostro paese e in tutto il pianeta!
In un articolo apparso su Panorama del 4-12- 03 :
veniamo a sapere che una bimba di 4 anni sarebbe divenuta autistica a causa di un vaccino sperimentale!
L’ASL si difende: “non era un vaccino sperimentale!”
Personalmente sono in perfetto accordo con l’ASL; infatti non è necessario che il vaccino sia “sperimentale” affinché si possa sviluppare una sindrome autistica, basta semplicemente che sia un vaccino, somministrato alla persona sana ma in condizioni “immunitarie”e “genetiche” non adeguate per riceverlo, quindi praticato alla persona sbagliata e nel momento sbagliato!
Con esami preventivi che rilevano le condizioni immunitarie e genetiche della persona si potrebbe sfuggire al rischio di subire danni enormi e capire, in giusto anticipo, se è il caso o no di praticare il vaccino (sentenza n. 258 del 1994 della Corte Costituzionale; sentenza della Corte Costituzionale n. 307 del 22-6-90 che richiama alla responsabilità personale il medico secondo l’ art. Codice Civile 2043).
Ludovica Cantarutti nel libro Le parole del silenzio, Edizioni del Leone, racconta la storia dell’autismo post-vaccinale di sua figlia Scilla che fu colpita dalla sindrome in maniera così grave da essere definita dai luminari di turno: “una cosa”.
Scilla grazie alle amorevoli cure della madre e della sorella Ilaria, impegnate per anni nel praticarle la tecnica della comunicazione facilitata è migliorata in modo incredibile e ha scritto la seconda parte del libro .
A riprova di ciò l’estratto della conferenza del 22 aprile 1998 tenuta a Bologna dalla dott.ssa Bruna Dozzo, psicologa dell’Associazione AGOR di Verona, documenta:
“più si stimolano tutte le altre funzioni più le aree problematiche hanno la possibilità di funzionare meglio. NON perché si generino nuove cellule nervose, ma perchè le cellule presenti ma inattive si attivino e creino nuove sinapsi.
I dati emersi dall’esperienza riabilitativa su un centinaio di bambini autistici sono:
- diminuzione o scomparsa dell’iperattività;
- diminuzione o scomparsa dell’autostimolazione;
- diminuzione o scomparsa dei disturbi di percezione;
- reazioni comportamentali adeguate alle situazioni;
- miglioramento significativo della comprensione valutato attraverso l’uso della
 “comunicazione facilitata”;
- miglioramento significativo della coordinazione. “ [ Dozzo 1998]
Questi innocenti figli, specie quando superano l’adolescenza senza aver sviluppato alcuna forma minima di linguaggio, sono di frequente considerati, dalla maggior parte della società, “pesi irrecuperabili”. Li vediamo spesso vagare nei corridoi delle scuole con l’insegnante di sostegno che “arrampicandosi sugli specchi” cerca di trascorrere al meglio la giornata, sempre con il telefonino tra le mani pronta a chiamare a casa laddove un pianto o un urlo più incisivi possano creare problemi. Questi figli invece potrebbero prendere parte attiva alla vita scolastica se accanto a loro ci fosse un esperto in “comunicazione facilitata”, finirebbe il vagare per i corridoi, l’inventarsi la giornata e sboccerebbe da “quell’essere, imprigionato in un barattolo sigillato da un tappo maligno”, un’energia meravigliosa, ricca di emozioni, di informazioni, di considerazioni, finalmente incanalate nei sentieri della vita sociale.(“La comunicazione facilitata”- Biklen, 1992.)
Il dott. Delacato individua tre tipi di disturbi nella percezione sensoriale del bambino autistico: iposensibilità, ipersensibilità, rumore bianco. Inoltre ipotizza che le stereotipie del bambino autistico scaturiscono da disfunzioni percettive del “sistema sensoriale”. Egli ritiene che i comportamenti ripetitivi sono tentativi che il soggetto opera per normalizzare le vie sensoriali “alterate”. Il metodo Delacato mira a risolvere le alterazioni sensoriali attraverso una corretta e guidata esperienza sensoriale. I risultati: appena i canali sensoriali vengono rieducati e quindi normalizzati, cessa il comportamento ripetitivo e l’attenzione del bambino aumenta e si rivolge al mondo esterno.
Ancor meglio a questi “angeli” potrebbero essere applicate, soprattutto nei primi anni di vita, tecniche metodologiche precoci atte a risolvere i problemi sia comportamentali che cognitivi e in particolare a sviluppare il linguaggio.
In proposito il dott. Massimo Borghese, foniatra (autore di Autismo e linguaggio, Edizioni Culturali Internazionali, Roma, 2003) oltre ad inquadrare e valutare dal punto di vista medico il disturbo autistico, attraverso la terapia logopedica precoce avvia il bambino alle strategie comunicative preferendo e privilegiando il linguaggio. La tecnica applicata riesce a dare notevoli e stabili risultati nei soggetti trattati.
Confortante è ciò che egli stesso scrive nel suo libro in merito alle applicazioni terapeutiche per i bambini autistici: “esigenze che ritengo dover identificare nel raggiungimento della verbalità, delle autonomie fondamentali, di comportamenti sociali compatibili con una normale vita di relazione, con le possibilità di aver una carriera scolastica normale e, successivamente, un inserimento lavorativo nella società.”
Il dott. Alfred Tomatis, otorino-laringoiatra, approfondisce uno studio per i soggetti autistici che riguarda l’ambito del sonoro. Egli ritiene che “la rinascita sonora” apre la persona autistica al mondo esterno. Tale tecnica favorisce la possibilità di ascolto, potenzia le facoltà relative al linguaggio e alle relazioni, riduce i disturbi del comportamento, migliora la postura, il coordinamento, la concentrazione e il rilassamento ecc.
Il metodo ABA (Analisi Comportamentale Applicata) è applicato in Italia a molti bambini autistici in età pre-scolare. L’ABA riconsegna loro la possibilità di percepire il mondo per relazionarsi in modo appropriato.
Il metodo mira, attraverso l’insegnamento dell’imitazione, al miglioramento dei comportamenti e delle capacità intellettuali, accademiche, sociali ed emozionali del bambino autistico.
L’ABA, come altri metodi, è stato sviluppato per ampliare e superare le limitazioni degli errati e fallimentari metodi basati su ipotizzate alterazioni della psiche, e sulla così detta “madre frigorifero” ipotizzata, quale causa della sindrome autistica, da Bruno Bettelheim (ipotesi degli anni Sessanta del Novecento).
Un grande esempio dei frutti prodotti dalla perseveranza impiegata nel lavoro attivo, positivo, costante e mirato alla risoluzione dei problemi dell’autismo è la storia di Donna Williams.
Donna Williams, in Il mio e il loro autismo, [Williams 2000] racconta in modo dettagliato il proprio autismo, descrive inoltre quali passi ha compiuto per migliorare il suo stato fino a laurearsi in medicina (individuazione di: dieta, intossicazioni da metalli, agenti patogeni intestinali, alterazioni biochimiche, esercizi cognitivi ecc.);
A svelare, invece, cause e concause relative all’insorgenza di insulti tossinici, virali, immunitari ecc, che riguardano varie patologie e tra queste anche l’albeggiare dell’ autismo, concorre un ampio ventaglio di articoli e testi quali:
- Vaccinazioni: il grande attacco al cervello e alla psiche di Harris L. Coulter, Edizioni NOI-Verlag, Klangenfurt, 1996. Il titolo è già l’epilogo del discorso. L’introduzione al libro contiene illuminanti citazioni: “Ogni epoca viene dominata da una moda e la maggior parte degli uomini non riesce neppure a vedere i tiranni da cui viene dominata.” (Albert Einstein). E ancora:
“Non esiste delitto, inganno, trucco, imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Bisogna portare alla luce del giorno questi segreti, descriverli, renderli ridicoli agli occhi di tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono tutti gli altri.” (Joseph Pulitzer).
- Maggiorenni e vaccinati o diritto alla vita?, di Giorgio Tremante, Macro Edizioni, Cesena, 2000. E’ la drammatica storia di Giorgio Tremante e della sua famiglia distrutta dai vaccini.
- Autismo, di Massimo Montinari, Macro Edizioni, Cesena, 2002, che descrive centinaia di casi di bimbi divenuti autistici con associato malassorbimento in seguito alle vaccinazioni e dimostra la diagnosi di “Autismo post vaccinale”. Alcuni dei casi presentati hanno avuto il riconoscimento da parte del ministero della Sanità.
- La Prova evidente del Danno, David Kirby, 2006, Macro Edizioni
Dettaglia scientificamente come i vaccini scatenano l’autismo in soggetti geneticamente predisposti.
- Vaccinazioni istruzioni per l’uso, di L. Acerra, Demetra, 2002, conferma i rischi a cui Massimo Montinari fa riferimento.
- Vaccinazioni. Perché?, di Valerio Pignatta, Macro Edizioni, Cesena 2001, descrive l’iniziale capitale genetico dell’umanità ormai a rischio perché minato pesantemente dai vaccini e il consequenziale indebolimento della salute dell’uomo d’oggi.
- Asma e Vaccinazioni, di valerio Pignatta, Macro Edizioni, Cesena, 2000.
Questo saggio riunisce le ricerche più aggiornate e studi clinici che stabiliscono l’interrelazione, talvolta drammatica, tra le vaccinazioni e le malattie dell’apparato respiratorio di tipo allergico come l’asma.
- Decisiva ricerca sulla inutilità e sui pericoli della vaccinazione obbligatoria antiepatite B, di R. Barisani, Macro Edizioni Cesena 1998.
E ancora:
- Decisiva ricerca sulla inutilità delle vaccinazioni obbligatorie antipolio e antidifterica, di R. Barisani, Macro Edizioni, Cesen 2001, il lavoro contiene anche un’appendice su tetano e antitetanica a cura di V. Pignatta.
- Denti tossici di L. Acerra, Macro Edizioni, Cesena 1999, oltre a descrivere la pericolosità del mercurio contenuto nell’amalgama dentale per tutte le persone, sottolinea anche la grande tossicità che rappresenta per il feto in madri con amalgama.
- Inoltre è da sottolineare che centinaia di famiglie di bambini con sindrome autistica si recano ogni anno in America in centri medici specializzati come il Pfeiffer Institute di Chicago, (ritenuto tra i migliori del pianeta per lo studio e la cura della sindrome autistica) per sottoporre i loro figli a consulto specialistico che precede esami su sangue, feci, urine e capelli. Ciò al fine di ottenere uno screening molto specifico che rivela le condizioni generali del soggetto e in particolare il danno alla mucosa intestinale, il malassorbimento, gli agenti patogeni intestinali presenti, i problemi connessi ai metalli pesanti rilevati, il deficit enzimatico, le carenze vitaminiche ecc. Una volta delineato il quadro diagnostico e dettagliate con test le intolleranze alimentari, per sopperire ai danni e ai deficit evidenziati, ai piccoli viene indicata una dieta naturale (senza glutine, caseina, conservanti chimici, glutammato, ecc.), e prescritti integratori, enzimi, probiotici, antimicotici ecc.
Il protocollo che si applica al Pfeiffer Istitute di Chicago è chiamato Dan! Protocoll (Defeat Autism Naw! Slogan che mira a incentivare l’impegno di risolvere l’autismo ora!)
Documenti, testimonianze, studi internazionali che ci provengono da ogni parte del mondo (Chicago Pfeiffer Inst; Birmingham, dott. Waring; Oslo, dott. Reichelt; Bari, dott. M. Montinari; Napoli, dott. M. Borghese; Bologna, Dott. F. Verzella; Verona, Dott. Dozzo; ecc.) gremiscono gli spazi virtuali di Internet a conferma di quanto i vaccini, le attivazioni virali, le intossicazioni da metalli [ Daunderer 2003], la dieta non adeguata, la permeabilità intestinale, il malassorbimento, lo scompenso enzimatico ecc., giochino un ruolo primario e determinante nell’autismo: altro che concentrare il discorso sul litigio di una notte o lo schiaffo sfuggito per disperazione!
Se qualcuno ancora pensa che alcune migliaia di vittime da vaccini sono necessarie per il benessere della moltitudine, non ha compreso il nocciolo del problema che risiede nell’immunosoppressione post-vaccinale: “Un vaccino diminuisce l’immunità mediata da linfociti del 50%, due vaccini insieme riducono tale immunità del 70%. Oramai è una norma iniettare tre vaccini (e più esavalente) nella stessa iniezione, il tutto ripetuto in tre dosi successive a distanza di qualche mese” (Montinari, 2002);
“Un aspetto assolutamente certo e riconoscibile in tutte le vaccinazioni consiste nella soppressione post-vaccinale delle difese immunitarie, con un massimo di caduta dei livelli di linfociti 10 giorni dopo l’inoculazione. Questa fase sembra non sia molto nota ai medici che vaccinano.” (Montinari, Tonarelli, Associazione A.P.O.I., - Associazione Universo Bambino, 2004).
“L’indebolimento delle difese si può ascrivere ad uno spostamento dal livello dell’immunità cellulare (legata all’attività dei globuli bianchi) al livello dell’immunità umorale (quella legata all’attività anticorpale) : una vaccinazione rinforza l’immunità umorale e indebolisce quella cellulare.” (Montinari, Tonarelli, 2004). Vale a dire che la battaglia si ingigantisce mentre i soldati diventano più deboli per poterla affrontare: per questo molti, che si ritrovano un’armatura inadeguata ne escono sconfitti.
Ciò crea nel bambino le condizioni favorevoli per un grave attacco alla salute, specie se il soggetto presenta particolari predisposizioni genetiche, o, se per svariati motivi (mercurio, palladio, nickel ecc. materno, o candida ecc.) si trova in condizioni immunitarie precarie, che, ovviamente, non sono visibili ad occhio nudo, ma evidenziabili, come già detto, solo attraverso gli esami di tipizzazione linfocitaria ed esame HLA in bassa risoluzione.
E’ così che molti piccoli, finiscono “segnati” dal vaccino (es. autistici , bambini con malattie autoimmuni, o bambini che sviluppano gravi anomalie del comportamento: iperattività, dislessia ecc.); gli altri, forse, avranno passeggeri malesseri e poi in apparenza tornano come prima, magari sviluppano qualche allergia, la bronchite, l’asma o un eczema atopico, si ammaleranno più spesso, manifesteranno qualche intolleranza alimentare, meno resistenza ai virus, qualche problema gastroenterico, si ripeteranno le tonsilliti e le otiti, ma questo sconvolge “poco” la famiglia che non assocerà mai la vaccinazione ai sopraggiunti disturbi, anzi il genitore si avvierà con grande anticipo al calendario per segnare la data della prossima “provvidenziale” vaccinazione e purtroppo non segnala quasi mai all’ASL, nell’apposito modello preposto, i disturbi post vaccinali accusati dal figlio, perché ritenuti dal coro medico assolutamente “normali”.
L’altro importante nocciolo della questione riguarda l’età in cui viene praticato il vaccino: “Subito dopo la nascita ci sono due stadi per lo sviluppo del cervello che richiedono intensa solfatazione.
Il primo stadio, durante la proliferazione delle cellule, coinvolge la solfatazione dei glicosaminoglicani (GAG) nel cervello.
Il secondo stadio consiste nella mielinizzazione del tessuto cerebrale, che avviene in buona parte nel periodo che va dal terzo fino al quindicesimo mese di vita.
Questo periodo critico per l’organizzazione di base del cervello coincide, come sappiamo bene, con il periodo delle vaccinazioni infantili.
Il neonato non abbonda di materiale per la solfatazione e l’improvvisa richiesta di solfatazione, a seguito delle vaccinazioni, mette in competizione cervello e ileo (intestino) per questo materiale cruciale. E’ normale che in un organismo venga continuamente perduto materiale solfatato per essere sostituito dal nuovo. Questa “muta” del materiale solfatato subisce una accelerazione enorme a seguito di attivazioni immunitarie (da vaccini!).
La natura si è intenzionalmente appoggiata a meccanismi non infiammatori nell’affrontare le infezioni durante i primi mesi di vita, fornendo al neonato IgA non infiammatori dal sistema immunitario della madre, veicolati attraverso il latte materno. Le vaccinazioni però vanno a indurre nel bambino proprio ciò che la natura voleva evitare, e infatti producono un fenomeno infiammatorio coinvolgente IgG e IgM.” [Montinari, 2002].
Inoltre:
“L’insulto vaccinico provoca perdite di materiale solfatato e, in individui suscettibili, gravi avarie della solfatazione. Dunque l’avaria nella solfatazione è anche il meccanismo per cui le membrane intracraniali meningee perdono parte della capacità di espandersi e di accomodare quindi la crescita del cervello e delle ossa del cranio.” [Terapia craniosacrale e autismo, dott. John E. Upledger ,1979].
Nei paesi dove le vaccinazioni si sono ridotte e le dosi sono state praticate dopo i 30 mesi di vita i danni da vaccini sono calati in modo sorprendente. (Svezia, Giappone, Germania, ecc).
Nonostante un incredibile mare di informazioni scientifiche confermino il rapporto esistente tra autismo e vaccinazioni, autismo e sistema neurogastroenterico, autismo e sistema neuro-immuno-endocrino, un “illuminato” psicologo convince, anzi condanna a vita un disperato genitore attestando che la patologia neurologica di suo figlio è stata determinata da quel ceffone sfuggito in una notte lontana e triste.
La scienza conferma ampiamente che ben altri processi tossici e neurotossici, virali, ecc, e, non solo quelli emotivi, inducono all’autismo.
Si legge in Celiachia, intolleranze, allergie alimentari, Macro Edizioni, Cesena, Tranfaglia, 2003, a proposito di autismo post-vaccinale: “Quale cultura del passato ha reso autistici schiere di bambini nati sani?”
Ebbene, numerosi studi chiariscono, in modo dettagliato, che le persone autistiche non sono “cose fuori posto”, sono, invece, creature, spesso, profondamente danneggiate da un sistema che non si mette in discussione e risulta quindi corresponsabile di tante “anime intrappolate in un inquieto e doloroso mondo!”.
La buona volontà dei familiari, il loro amore, i loro immensi sacrifici, la perseverante dedizione di ogni giorno, non pongono definitivo rimedio a tale grave problema che richiede anche e sopratutto il sostegno continuo di una mirata, seria e riconosciuta ricerca scientifica. Ricerca positiva, consapevole e corretta che coinvolga l’intero pianeta (Chicago, Pfeiffer Inst.; Birmingham, dott. Waring; Oslo, dott. Reishelt; Bari, dott. Montinari; Napoli, dott. Borghese; Bologna, Dott. Verzella; Verona, Dott. Dozzo; ecc.). Le famiglie che comprendono ciò si caricano di un aggravio economico molto serio per raggiungere i luoghi della vera guarigione, altre, che vorrebbero, ma non possono permettersi tali approdi, restano a guardare nella mortificazione!
E intanto, le famiglie che non sono documentate circa le correlazioni autismo-cervello-intestino e ignorano il ruolo delle vaccinazioni, l’efficacia della dieta senza glutine e caseina, le implicazioni enzimatiche connesse, quelle legate agli agenti patogeni intestinali, ai dismetabolismi o ai metalli tossici ecc. continuano, in buona fede, ad affidare i loro figli agli effetti degli psicofarmaci addizionando ancora “sbarre malefiche” alla “gabbia autismo”.
Coloro che, invece, sono approdati alle verità scientifiche prima menzionate osservano con grande diligenza i consigli dei centri specializzati italiani, europei o d’oltre oceano. Essi non mollano la presa e con esemplare coraggio affrontano qualunque sacrificio che tale strada implica, perché rilevano, nel tempo,inimmaginabili e inaspettati risultati.
E’ il caso di M. (sindrome autistica 15 anni) che oltre a seguire una dieta naturale priva di glutine, caseina, zucchero ecc., assume solo medicine omeopatiche, enzimi, probiotici, vitamine. Da circa 2 anni ha sospeso gli antiepilettici. Risultato: sono 2 anni che finalmente non ha più le convulsioni.
Il caso di L. (ritardo mentale, e anticorpi antiglutine nella norma – 19 anni). Soffriva per una stitichezza così grave che i medici avevano prospettato un intervento chirurgico. Per farlo evacuare era necessario praticargli i clisteri addirittura in sede ospedaliera, ciò sconvolgeva e aggravava le condizioni psicofisiche del ragazzo. L. da 2 anni osserva una dieta naturale senza glutine e caseina, senza zucchero, insaccati ecc. ha eliminato medicine allopatiche e assume enzimi,vitamine e probiotici.
Risultato: evacua in modo naturale tutti i giorni ed è più sereno.
I veri specialisti di questa complessa sindrome sono senza dubbio loro: i genitori.
Genitori coraggiosi che non esitano a donare a questi angeli la loro vita, la loro anima.
E proprio con l’anima ragionano, studiano, si confrontano, approfondiscono, comprendono, scelgono, operano accettando di affrontare enormi sacrifici pur di concretizzare indiscussi risultati.
Anime colme di un amore immenso rivolto sempre e solo alla ricerca della verità, al bene per i loro figli.
Proprio questo coraggiosissimo amore, questo dantesco “intelletto d’amore”, è il motore che muove in loro un’enorme forza e la determinazione a continuare, sempre e comunque in ogni periglioso sentiero.
E tale coraggio li premia: i figli di questo meraviglioso amore, un passetto per volta, si allontanano dal “fantasma maligno”, alcuni, oggi, riescono a seguire i programmi scolastici e vivono un’accettabile vita sociale.
Anche nel giorno di maggiore scoramento, stanchezza, difficoltà, disperazione, essi non demordono. Dignitosi e consapevoli del doloroso e lontano vissuto guardano indietro per ricordare i tanti problemi superati, registrando nel presente i traguardi raggiunti: ciò basta a rasserenarli e a riempirli di nuova energia e volontà per continuare!
Oggi è necessario ed urgente che la società sviluppi piena coscienza della realtà dell’autismo a partire da ciò che si vive, si affronta e si soffre ogni giorno nelle case dove è arrivato questo “fantasma maligno”, usurpatore del sorriso, della serenità e della stabilità di tante famiglie!.
Un paese libero e democratico come il nostro dovrebbe provvedere come un buon padre di famiglia alla “tragedia autismo” e con grande senso di responsabilità comprenderne prima la natura e poi attivarsi affinché tutti i danneggiati possano ricevere le migliori cure che oggi la scienza e la ricerca mondiale offrono; dovrebbe sostenere queste famiglie in modo concreto e continuo. Ciò permetterebbe di aiutare tutti i figli innocenti divenuti “prigionieri di un inferno poco conosciuto, né riconosciuto”!
Superati e fuori posto, in verità, mi appaiono, invece, approcci terapeutici di taluni operatori sanitari che, fermandosi alle mere apparenze della sindrome, rimpinzano ancora questi “angeli intrappolati” di malefici psicofarmaci, affinché neppure un giustificato lamento o un urlo, che lascerebbe intravedere la loro dolorosa esistenza possa raggiungere questo “perverso mondo”.
Il farmaco somministrato a bambini autistici con esordi epilettici o ad altri pazienti con problemi comportamentali è spesso l’acido valproico, utilizzato sui topi di laboratorio proprio per produrre il modello sperimentale di alterazioni dello sviluppo neurologico dell’autismo [Rodier 1997]
Le anomalie caratteristiche del paziente autistico, tra cui deficit ai neuroni motori del nervo craniale, riduzioni in numero di cellule di Purkinje e riduzione in volume del cervelletto, in particolare nel lobo posteriore, possono essere riprodotte identicamente in topi di laboratorio previa esposizione fetale all’acido valproico .ngram 2000]
Taluni operatori sanitari credono ancora, seduti sul pulpito delle indiscusse verità, che l’unico luogo da curare, in caso di autismo, meglio ancora da stordire (con psicofarmaci), sia il cervello, lasciando così il male, anzi aggravandolo, negli altri organi implicati:
“Nell’autismo sono presenti frequentemente disordini gastrointestinali, correlati essenzialmente al malassorbimento, al quale si associa nel 70% dei casi una patologia da reflusso gastro-esofageo. Nella nostra esperienza il reflusso gastro-esofageo era correlato soprattutto a gastropatie da intolleranze alimentari (latte vaccino e glutine). […] Appare evidente che ogni alterazione della complessa struttura anatomo- funzionale dell’apparato digerente e dell’intestino tenue in particolare, possa modificare il ruolo fondamentale nell’equilibrio del sistema immunitario”. [Montinari, 2002]
“Il cervello addominale (intestino), insomma, lavora in modo autonomo e invia più segnali al cervello “nella testa” di quanti non ne riceva da esso […]. La rete di cellule nervose intravista da Auerbach è la centralina di gestione e di controllo che […] comanda anche la velocità di transito ed altre funzioni, grazie all’equilibrio tra neurotrasmettitori inibitori ed eccitatori, ormoni stimolanti e secrezioni protettive” (Borghese 2003 ).
“L’azione di glutine e caseina assumono un ruolo importantissimo nella genesi di numerose patologie del sistema nervoso centrale, quali l’autismo, il ritardo neuromotorio e la schizofrenia.” […] “Già nel 1981 Reichelt , osservava l’incremento nei soggetti autistici e schizofrenici di peptidi nelle urine; nel 1986 dallo stesso fu osservata l’iperpeptiduria, come incremento della casomorfina bovina” […] “Tali osservazioni hanno permesso di stabilire il ruolo svolto dal glutine e dalla caseina, sottoforma di glutomorfina e casomorfina sul sistema nervoso centrale con l’inibizione della normale maturazione neuronale”. [Montinari, 2002]
Se il buon Dio avesse reputato i vaccini la nostra salvezza saremmo nati con le dosi attaccate al collo unitamente alle istruzioni per l’uso.
Egli sa che nel sistema perfetto che ha creato, osservando le regole che la Natura stessa ci indica, le vaccinazioni non servono a nessuno, per virus e batteri possono bastare talune terapie naturali [Vergini 2003] ; in un sistema dove si dimenticano gli insegnamenti della Natura e del buon Dio (intossicazioni da mercurio, cadmio, nickel, palladio, alimentazione squilibrata ed alterata da additivi, prodotti OGM, acquedotti costruiti in eternit ecc.) le vaccinazioni diventano una necessaria beffa obbligatoria, rischiosa e inutile da praticare a tutti per creare l’insana illusione di essere virtualmente al sicuro!
Brioschi e Donzetti [1976] fanno una rilevante affermazione circa l’uso dei vaccini: “Appare evidente che il sistema vaccinale non costituisce quello scudo protettivo che si è soliti attribuirgli; bisogna riconoscere però che esso esercita un’innegabile funzione tranquillante sulla popolazione, almeno nella misura in cui non sono di dominio pubblico i suoi effetti negativi”. [ Acerra 2002]
Dedico questo scritto a tutti gli angeli tornati al Signore dopo la vaccinazione, ai tanti “angioletti in trappola” e ai loro genitori che ogni giorno continuano a combattere!
Che Iddio ci perdoni!
Che aiuti e sostenga tutti gli uomini di buona volontà!

Una poesia di Teresa
I nostri bambini fin dai primissimi istanti della loro vita diventano la nostra ricchezza più grande, la vita che era stata

 

 I nostri bambini fin dai primissimi istanti della loro vita diventano la nostra ricchezza più grande, la vita che era stata fino al loro arrivo diventa un ricordo e ci si ritrova genitori a tempo pieno. Fin da subito iniziamo ad accudirli e a proteggerli con tutto l’amore che abbiamo, a preoccuparci per loro, e a fare progetti per il loro futuro.  E’ terribile quando il sogno di vederli crescere felici ed in salute, si infrange contro il muro della disabilità, è come se l’incubo peggiore fosse diventato improvvisamente vero e reale.

  Il nostro piccolo mondo crolla come un castello di carte travolgendoci insieme alle nostre certezze e alle nostre speranze.

Ma la forza dell’amore non si spegne, da essa possiamo trarre l’energia necessaria a rialzarci in piedi e a combattere con determinazione il nemico invisibile che ha rapito i nostri figli.

 

Paolo

 

Quella che segue è una bellissima poesia scritta dalla nostra amica Teresa Tranfaglia, un invito a trovare questa forza dentro di noi e a non arrenderci mai.

 

 

Risiedi oltre la morte, oltre la vita.
Sei nelle mie membra,
nel mio passato,
nel futuro e nel presente che mi attraversa.
Da sempre sei.
Atavica e possente forza!
Custode di me stessa
.
Guerriera instancabile.
Dolce compagna e giudice severo.
Da sempre vibro nella tua regia.
Valico alture e scendo nelle valli:
non consenti che soccomba in miserie,
né che mi alteri nella gloria.
Alimenti il mio spirito.
Dai fuoco all’anima.
Timoniera di me stessa,
guidi la rotta,
perché il viaggio proceda,
comunque proceda…
Orienti la bussola verso luce,
affinché raggiunga
l’agognata riva.
Incredula osservo la tua potenza,
l’infinita energia.
Mi sento piccola, disorientata, persa…
Forza, dove sei?
Eccoti! sei dentro me,
nell’umiltà e nella dolcezza del dono ti ritrovo.

Teresa Tranfaglia


Autismo: Dieta si o dieta no?
Autismo:

Da diversi anni in molti paesi del mondo vengono proposte nelle sindromi autistiche, diete prive di glutine e caseina. È un provvedimento utile? In molti casi sembra di sì.

 

Dieta sì o dieta no? Ecco una delle domande più frequenti che in questi ultimi anni accompagna e conclude la prima visita di un bambino cui diagnostico la sindrome autistica. Il contributo che posso offrire in base alla mia personale esperienza nella discussione sul tema, lo identificherei nei seguenti rilievi e considerazioni:


Primo dato di fatto a mio parere molto importante per collocare il significato della dieta in una giusta dimensione nel panorama sempre più variegato delle possibilità di trattamento dell’autismo, è che fino alla fine degli anni novanta il nostro intervento terapeutico si identificava nella sola logopedia (definita poi “logopedia allargata”, “logopedia a 360 gradi”…) ma comunque pur sempre e solo terapia educativa verbale sul bambino e con la famiglia, ma senza l’aiuto di altri provvedimenti alimentari o farmacologici. E quel tipo di trattamento ha prodotto effetti decisamente concreti, spesso brillanti, consentendoci in numerosi casi di poter parlare di “uscita dall’autismo” per molti bambini.

Venire a conoscenza, alle soglie del duemila, della possibilità di ottenere miglioramenti prestazionali e della salute generale di bambini autistici eliminando dalla loro dieta glutine e caseina, ci ha spinto -come nostra abitudine quando apprendiamo che esistono nuove possibilità terapeutiche- a verificare la validità di tale informazione, e con il consenso delle famiglie abbiamo cominciato a sottoporre a dieta cosiddetta GFCF (priva di glutine e caseina) sia soggetti artistici in trattamento foniatrico-logopedico, che nuovi autistici che iniziavano in quel momento il percorso terapeutico.

 

A distanza di sette anni dall’inizio di questa esperienza, mi sento di affermare che in una percentuale pari a poco più della metà dei casi, la dieta GFCF ha sortito effetti identifi cabili in:

 

• miglioramenti dello stato di salute generale
• miglioramenti prestazionali nell’ambito del programma abilitativo educativo-verbale

 

Tali rilievi sono emersi: confrontando velocità e capacità di acquisizioni negli stessi soggetti che a un certo momento del loro percorso sono passati da una condizione di “non dieta” ad una condizione di dieta; e confrontando velocità e capacità di acquisizioni di soggetti non sottoposti a dieta ma che ugualmente venivano trattati in logopedia, con velocità e capacità di acquisizioni di soggetti che invece seguivano contemporaneamente dieta e logopedia.Tengo a specifi care che, in quest’ultimo caso, la ripartizione nei due gruppi (logopedia senza dieta e logopedia con dieta) non è stata effettuata dal sottoscritto, ma dalle stesse famiglie degli autistici, dato che alcune accettavano l’idea di inziare anche la dieta, altre volevano solo l’intervento abilitativo senza restrizioni alimentari.

Va sottolineato -ed è di importanza fondamentale per comprendere un altro fenomeno che non può essere trascurato che i benefìci emersi dal ricorso alla dieta non sono stati rilevati nella totalità dei casi, ma in una percentuale oscillante dal 50 al 60; considerando anche nel contempo che non tutte le famiglie sono riuscite a realizzare correttamente e completamente il programma alimentare prescritto.

Va ricordato anche, per completezza di informazione, che poco meno di un 10% dei soggetti avviati alla dieta, ha dovuto sospenderla a causa di un peggioramento delle condizioni fi siche generali e dello stesso comportamento, al di là di un fi siologico, transitorio e previsto periodo iniziale di irrequietezza e peggioramento prestazionale, considerabile come una sorta di sindrome da astinenza nei confronti di glutine e caseina che a livello di un intestino danneggiato si trasformano in glutomorfina e casomorfina. Nei casi in cui venivano svolte indagini preliminari allo scopo di identificare segni predittivi di sensibilità o insensibilità ai provvedimenti dietetici (esami per la celiachia, valutazione di intolleranze alimentari, altri test), non sempre c’è stata corrispondenza tra gli esiti di tali indagini e gli effetti delle modifi che alimentari.

Vale a dire che in molti soggetti le cui analisi iniziali evidenziavano intolleranza verso determinati cibi, la dieta non ha sortito effetti significativi; e in altri che invece sembravano non intolleranti a glutine e caseina, l’eliminazione di queste sostanze ha portato ugualmente diversi benefìci.

Ciò vuol dire, a mio parere (ed è la linea che attualmente seguo), che se si è propensi ad iniziare la dieta, tanto vale farlo senza cercare un viatico preliminare in accertamenti che confermino o meno l’intolleranza al glutine ed alla caseina. Piuttosto direi che le indagini sulle intolleranze alimentari potrebbero servire a verificare se non ci sia da aggiungere (e non sottrarre) qualche altro alimento alla lista di quelli proibiti.

 Ci sarebbero ancora tante considerazioni e rilievi da riferire. Farlo in un solo articolo significherebbe allungarlo troppo e renderlo meno leggibile. In questa sede mi limito ad aggiungere che quando si parla di dieta priva di glutine e caseina, occorrerebbe aggiungere anche “priva di soia e mais”.

 

Conclusioni (mai defi nitive!):

A mio parere, la dieta priva di glutine, caseina, soia e mais, nonché priva di ulteriori alimenti ai quali il paziente dovesse risultare intollerante, rappresenta in più nella metà dei casi, un provvedimento decisamente significativo, a volte anche determinante, per migliorare tanti aspetti della sua salute generale e della sua disponibilità e recettività alle terapie abilitative.

Il contemporaneo riscontro di casi non sensibili agli effetti dei provvedimenti dietetici, mi porta a pensare che esistano autisticiresponders” ed autistici “non responders” alla dieta. L’unico modo per saperlo, almeno per il momento, è provare a mettere in pratica le indicazioni alimentari per un anno. Alla fine di tale periodo (sempre che non siano occorsi eventi che hanno modificato l’iter) può essere possibile comprendere se quel paziente sia stato o meno sensibile alla dieta. E decidere di conseguenza il da farsi.

 

Dott.Borghese Massimo

Autismo e vaccini, esiste una relazione?
Montinari:Un Uomo un Medico da molti anni impegnato a curare l’autismo, e a metterlo ove risultino delle evidenze, in relazione con l’insorgenza della Patologia Autistica

Montinari:Un Uomo, un Medico da molti anni impegnato nella cura  dell’autismo, e a metterlo ove risultino delle evidenze, in relazione con  l’utilizzo dei vaccini in situazioni non adeguate, o con gli  eccipienti in essi contenuti.  In questo e in diversi altri casi, la documentazione da lui prodotta in sede giudiziaria è stata tale da dimostrare inequivocabilmente il danno provocato dal vaccino. Ma quanti altri bambini hanno subito un identica sorte per gli stessi motivi? Quanti di loro hanno sviluppato L’autismo o patologie secondarie che avrebbero potuto essere evitate?

 

 Occorre fare chiarezza una buona volta, sui rischi connessi alle vaccinazioni portate in  condizioni che vedono il sistema immunitario incapace di reagire adeguatamente, i danni provocati da questa incuria possono essere inimmaginabili.  Occorre quindi predisporre analisi preventive da effettuare immediatamente prima delle vaccinazioni, occorre evitare di fare ricorso alle vaccinazioni multiple, e occorre anche che allumino, formaldeide e conservanti mercuriali vengano completamente rimossi dai vaccini.

Certo un risarcimento economico aiuta la famiglia a sostenere le spese relative alle cure (tuttora non riconosciute dalla medicina ufficiale) e ad affrontare i costi elevatissimi di appropriate terapie comportamentali, che manco a dirlo, il Sistema Sanitario Nazionale non mette a disposizione.

Ma cosa ne è del vecchio detto prevenire è meglio di curare?

 

 

 

Un Articolo di Carlo Galasso, pubblicato in data 5 novembre 2007 Dal quotidiano il Resto del Carlino.

 

UNA BATTAGLIA giudiziaria durata oltre sette anni, poi il giudice del tribunale del lavoro di Genova ha dato ragione ad una famiglia originaria della Val di Magra, da poco tempo trasferitasi a Savona: il loro figlio è diventato autistico a causa della vaccinazione antipolio che all’epoca, siamo nel 1987, era obbligatoria.

 

 Un dramma vissuto con dignità che ha però letteralmente sconvolto la vita di papà e mamma. I due genitori non si sono mai rassegnati ed hanno assistito con amore il proprio figlio, cercando soprattutto di rendere meno difficile la sua vita futura. Per questa ragione hanno intrapreso la strada giudiziaria, attraverso la richiesta di «nesso causale » fra vaccinazione e la grave patologia medica che ha colpito il figlio, citando in giudizio il Ministro della sanità.

Ora finalmente la gratificazione economica e anche una rivincita morale è arrivata. Al ragazzo, attualmente 22enne è stato riconosciuto infatti un vitalizio mensile di 2.500 euro, ed è probabile che il legale che assiste la famiglie, l’avvocato Giuseppe Romeo che ha lo studio legale alla Spezia, avvii una causa civile per il risarcimento danni.

 

LA DENUNCIA nei confronti del ministero della salute era partita nel 2000 dopo che la commissione medica alla quale si era rivolta la famiglia aveva riconosciuto al giovane un disturbo generalizzato di sviluppo ma non legato alla vaccinazione antipolio.

Ora il tribunale di Genova, giudice Marco Gelonesi, ha completamente ribaltato il verdetto della commissione medica. Ha infatti riconosciuto che il giovane all’età di due anni dopo la somministrazione del vaccino antipolio nel maggio del 1987, presentava gravi disturbi pshichici consistenti in un ritardo del linguaggio. Il giudice ha stabilito soprattutto che tale patologia era strettamente collegata alla vaccinazione antipolio: il «nesso di causalità» esisteva e quindi la famiglia aveva diritto ad ottenere un risarcimento per i danni subiti dal figlio. Di conseguenza il giudice ha condannato il ministero della sanità a corrispondere l’indennizzo previsto dalla legge del ’92, che consiste in un vitalizio di circa 2.500 euro mensili.

 

«E’ UNA SENTENZA soddisfacente afferma l’avvocato Giuseppe Romeo visto che cambia l’oriento giurisprudenziale che finora è stato tenuto dai tribunali liguri. La perizia medica del dottor Massimo Montinari che segue tuttora il ragazzo ha dimostrato che c’era un’intolleranza verso alcuni elementi contenuti nel vaccino che hanno provocato la sindrome autistica che ha colpito il ragazzo ». «A questo punto—prosegue l’avvocato Romeo — la famiglia può fare causa per il risarcimento del danno biologico oppure una una domanda in via amministrava per avere un risarcimento del danno, secondo quanto previsto dalla legge 229 del 2005.

Su questo attendo una loro decisione».La prima importante battaglia intanto, è stata vinta.

La vergogna corre sul Web
La vergogna corre sul web

Si va sempre più diffondendo, l’abitudine di  diffondere tramite canali mediatici aperti a navigatori di tutte le età,  materiale video che mostra dei disabili sottoposti alle angherie di loro coetanei cosiddetti normali, Questo sito intende protestare contro la mancanza di un controllo preventivo sui contenuti dei video pubblicati da youtube e da siti similari. Troppo comodo affidare il compito di segnalare gli abusi ai propri utenti. Il video se segnalato verrà esaminato ed eventualmente rimosso dal sito. Questo è ciò che viene riportato dalle pagine del centro assistenza di youtube ma per quanto tempo rimarra li prima che un adetto trovi il tempo per visionarlo? Quanti lo vedranno ancora e poi ancora  e penseranno di emulare le gesta idiote degli aggressori,  per  poi passare a vie di fatto prendendo di mira il proprio compagno di scuola?
<Ma si hai presente quello strano che non capisce le battute, quello che non riesce a ribellarsi? Guarda comè divertente, facciamolo anche noi!!!> Mi sembra di sentirli questi commenti, lo si voglia o no questo è il messaggio che arriva all’adolescente che osserva da casa, e che magari è in cerca di notorietà. Youtube
!!!> Mi chiedo allora, di chi è la responsabilità?  Soltanto di chi, armato di telefonino ha realizzato il “bel capolavoro” e lo ha pubblicato, o anche di chi non ha esercitato nessun controllo preventivo?
La rabbia cresce ancora, vorresti poter fare molto più che una semplice segnalazione cliccando in un’area sotto al video.  Inizi a cercare ovunque, e alla fine dopo varie peregrinazioni  arrivi ad una pagina, questa:  http://www.google.com/support/youtube/bin/request.py?hl=it-IT dove con qualche incertezza selezioni la voce “problemi sulle norme” e vieni indirizzato su un’altra pagina dove hai a disposizione 350 caratteri.
 
Poche righe, davvero troppo poche per esprimere la rabbia e lo sdegno per quanto visto pocanzi.
 
Provi a sgrossare qua e la il tuo messaggio, a togliere qualche frase per cercare di rientrare nello spazio stabilito, ma la risposta che ti arriva è sempre la stessa hai superato il limite consentito, e allora pensi che il limite quello vero è gia stato superato da un pezzo, e a nessuno sembra importare davvero qualcosa.
Alla fine non ne puoi più, non vuoi togliere più nulla, hai ristretto al massimo tutto quello che volevi dire, ti viene un’idea lo spezzetti e lo mandi un poco per volta sperando almeno di vederlo apparire tra i commenti al video ma invece non appare nulla, come mai? Forse che i messaggi in risposta ai video devono essere approvati da qualcuno mentre per i video non esiste controllo? Aspetterò qualche altra ora, e se non vedrò apparire nulla continuero a provare. Perché non voglio che  questa spazzatura circoli sul web, perche i disabili devono essere protetti e tutelati, e perchè ai loro compagni deve essere insegnato il rispetto per i meno fortunati. Mio figlio è autistico, esattamente come il ragazzino ripreso nel video, e non voglio che domani possa toccare a lui, o al figlio di qualcun altro che come me sta patendo le pene dell’inferno per cercare di dargli una vita migliore,  anche facendo affidamento su un’integrazione che spesso è solo sulla carta.
Quello che segue è il testo del messaggio che ho provato  più di una volta ad inviare, lo metto anche qui  perchè spero che venga letto da chi di dovere, e magari che so anche da un politico disposto a fare qualcosa di concreto per regolamentare una buona volta la diffusione certa robaccia sul web, e che obblighi questi siti che con la loro leggerezza favoriscono questi abusi, ad assumersi le proprie responsabilità.     


E' vergognoso che venga dato spazio ad  un video dove un disabile, un ragazzino autistico, viene deriso e preso a calci da altri ragazzi cosidetti normali.
Chi approfitta di un disabile, filmandolo di nascosto, come nel video
http://it.youtube.com/watch?v=zuJYpnlxIqo&NR=1 pubblicato dal medesimo autore dove lo stesso ragazzino viene ripreso a sua insaputa neanche fosse un fenomeno da baraccone, o umiliandolo, colpendolo e immortalandone la bravata senza intevenire come nel video http://it.youtube.com/watch?v=MpfSpozpJho , è una vergogna per se stesso e per i propri simili. Permettere a gente simile di pubblicare filmati di questo tipo sul vostro sito equivale ad esaltarne le gesta.
A nome del sito che rappresento www.autismoparliamone.org a cui sono iscritti circa 300 genitori di bambini affetti da patologia autistica chiedo la rimozione del video in questione e che venga negata all'utente responsabile (longismen)la possibilità di utilizzare i vostri servizi.
Chiedo inoltre allo staff di YouTube di attivare le procedure necessarie a visionare i video ricevuti prima che gli stessi vengono pubblicati dal vostro sito, (farlo dopo e su segnalazione non è assolutamente la medesima cosa) e che, in caso di contenuti inappropriati provvedano a segnalare gli stessi alla polizia postale o comunque agli organi competenti, in modo che i responsabili possano essere identificati e puniti come meritano. Avete l'occasione di impedire che simili episodi abbiano la possibilità di essere emulati, e di proteggere in questo modo chi è meno fortunato. Basta pochissimo per ritrovarsi dall'altra parte, anche un banale incidente può essere suffiente a cambiare drasticamente una vita ma forse per capirlo certa gente dovrebbe passarci davvero.
Mi auguro che farete qualcosa di concreto per impedire che lo scempio continui e che non anteponiate la notorieta derivata da simili impatti mediatici, al rispetto che si deve ai meno fortunati.

 

Paolo Spadaro

 

 

Petizione On Line Per la Regolamentazione dei Servizi di Broadcast a Tutela dei Disabili

Con questa petizione Il Portale autismoparliamone.org , le associazioni Mondo Nuovo, Formae Mentis, Autismo Domani e Universo Bambino, il Comitato Montinari, Il sito di foniatria www.massimoborghese.it, e Il Gruppo Yahoo TuttiControAutismo, si fanno promotori di un'iniziativa atta a chiedere agli organi competenti cioè al Ministro delle Telecomunicazioni, al Ministro della Salute, al Ministro della Giustizia, e al Ministro della Pubblica Istruzione (Coinvolto in quanto sono in circolazione diversi filmati di dubbio gusto girati all'interno di strutture scolastiche), un intervento urgente che regolamenti in maniera chiara il modus operandi dei siti Internet che offrono servizi di broadcast ovvero che consentono ai propri utenti di pubblicare materiale video. Stiamo ovviamente parlando di siti come Youtube LiberoVideo ed altri ad essi affini.

Ci duole constatare, che si va sempre più diffondendo la moda di filmare, (anche grazie ai moderni telefonini) e pubblicare, azioni violente o denigratorie nei confronti di soggetti disabili, sia fisici che mentali.
Questa situazione per noi genitori di bambini e ragazzi affetti da patologia autistica, è fonte di crescente preoccupazione; la maggior parte dei nostri figli è non verbale o lo è solo parzialmente. Ed è proprio l’incapacità di comunicare, di chiedere aiuto, che può renderli le vittime preferite dai bulletti di turno.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, è stata la visione di due video che ritraevano un bambino autistico che, presumibilmente spinto o fatto inciampare, cadeva a terra, e veniva preso ripetutamente a calci da alcuni coetanei, cosiddetti normali.
Tali video erano stati inseriti nella categoria VIDEO DIVERTENTI di YouTube, ed erano visionabili a questi indirizzi.

http://it.youtube.com/watch?v=zuJYpnlxIqo&NR=1

http://it.youtube.com/watch?v=MpfSpozpJho



A seguito delle nostra segnalazione, e comunque dopo circa 30 ore dal ricevimento della stessa i video in questione sono stati rimossi, vista però la durezza delle scena e considerato che risulta evidente il mancato controllo dei video ricevuti, intendiamo assicurarci che episodi del genere non possano ripetersi in futuro.

Sulla allucinante vicenda Il Programma di approfondimento Giornalistico l'Indignato Speciale ha realizzato un servizio intitolato RAGAZZINI DISABILI UMILIATI E PICCHIATI SU INTERNET e lo stesso sarà visionabile per un tempo indefinito a questo indirizzo

 

 http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=tg5&categoria=indignato_speciale&from=tg5

Riteniamo che filmati di questo genere, oltre ad essere lesivi della dignità del diversamente abile, aprano la strada a pericolosi fenomeni di emulazione da parte di soggetti influenzabili (soprattutto bambini e adolescenti) e/o in cerca di facile notorietà. Pertanto chiediamo che venga introdotta una normativa che OBBLIGHI, i fornitori dei servizi suddetti a visionare integralmente i filmati ricevuti, PRIMA della pubblicazione, e che li Renda RESPONSABILI A LIVELLO PENALE nella stessa misura in cui lo sono gli autori dei filmati di cui sia stata approvata la pubblicazione. Si chiede inoltre, che sia fatto loro OBBLIGO di segnalare tempestivamente agli organi competenti (polizia postale o chi per loro) I video ricevuti riportanti atti riprovevoli e/o punibili dalle vigenti leggi, e che provvedano ad adeguare i sistemi informatici che non ne fossero in grado, a tenere traccia di tutti le operazioni effettuate, e in particolar modo degli indirizzi IP di coloro che propongono la pubblicazione di materiale video.
. Non è neppure lontanamente immaginabile, che si possa delegare come tuttora avviene, il controllo dei contenuti e le eventuali segnalazioni dei filmati non conformi alle regole del sito o comunque fuorilegge, ai semplici utenti-navigatori. Nessuno di noi si considera dipendente di YouTube, ne intende prestarsi ad un lavoro di supervisione che a nostro avviso spetta allo staff dei fornitori di servizi di Broadcast, ciò nondimeno vogliamo che i disabili siano sempre e comunque tutelati.
Non riteniamo sufficiente, che a seguito di una segnalazione ci si limiti a fare apparire un avviso che informa il navigatore della possibilità, che il video al quale sta cercando di accedere , e neppure limitarne l’accesso ai presunti maggiorenni. Non è chiaro infatti, come sia possibile verificare l’età dichiarata ognuno di loro, e comunque, anche quando i video segnalati saranno con tutta calma esaminati, e se ritenuti inadeguati rimossi, il danno sarà già stato fatto.
Il web sta diventando sempre più terra di nessuno, e le attuali regole sembrano fatte apposta per essere violate impunemente. Non si può, e non si deve far finta di niente. La stampa, e la televisione, sono penalmente responsabili dei contenuti da loro diffusi, ed è necessario che questo avvenga anche e soprattutto per chi con indifferenza, incuria e pressappochismo senza eguali raggiunge, ovunque ci sia un computer collegato ad Internet, una quantità di persone infinitamente maggiore, e di ogni fascia di età.
E’ di estrema importanza, che gli iscritti di ogni associazione rappresentativa di una qualsivoglia categoria di disabili, diano un segnale forte sostenendo questa iniziativa. Facciamo vedere che ci siamo, e che siamo tanti. Mostriamo nei fatti che non siamo disposti a tollerare che, qualcuno derida, colpisca, o denigri noi, o i nostri figli, sotto lo sguardo gelido di una telecamera, o di un telefonino, per mostrare, grazie alla complicità di un Web Privo di Regole civili e morali, la sua “opera” al mondo, e dire compiaciuto ai suoi degni compari,

I video sopra citati, sono stati scaricati e conservati prima che gli stessi venissero rimossi da Youtube, e quando il servizio di canale 5 che ne riporta si le sequenze, ma in un contesto critico molto diverso da quello originale, non sarà più visibile, i video ci potranno essere visionati dai presidenti delle associazioni dei disabili, e dagli amministratori dei siti che operano nel settore della disabilità o di quei siti che comunque intendono sostenerci, e potranno essere richiesti al seguente indirizzo Email: amministrazione@autismoparliamone.org
Per avendone la possibilità tecnica non li pubblicheremo in un contesto separato dal servizio Giornalistico suddetto, perchè se gli stessi venissero presentati al di fuori del necessario contesto critico verrebbe commesso il medesimo errore di coloro che lo hanno fatto una volta di troppo.
In questo caso saranno i presidenti delle associazioni o gli amministratori dei siti dopo averli visionati, a consigliare ai loro iscritti se partecipare o meno alla presente iniziativa.

 

Firma

 

 

Articolo Tratto dal Giornale IL TIRRENO del 28 Novembre 2007

Articolo Tratto dal Giornale IL TIRRENO del 28 Novembre 2007

 

CALCI SUL RAGAZZO INERME, E GLI ALTRI RIDONO

La Mamma di un Bambino Artistico <Fermiamo quei filmati su Internet>

 

Di Maria Meini

 

Rosignano: Un pugno nello stomaco per chiunque vedere su Internet,alla voce in quel video potrebbe esserci tuo figlio> ,dice la giovane mamma di Rosignano.Suo figlio,nove anni è autistico. Melisenda sa bene cosa vuol dire soffrire di autismo:dietro questa parola c'è un bambino,una persona con gravi problemi relazionali.Spesso i ragazzi autistici non parlano e dunque anche se vittime di violenza non possono comunicarlo.E' questo che fa impazzire i genitori di fronte alle immagini che ultimamente sempre più spesso girano su Youtube.Immagini filmate con i telefonini nelle scuole,in cui il bullo di turno,sempre in gruppo (il branco) prende di mira il ragazzo disabile, i più debole che non può reagire.
Esibizione ed emulazione.
Un esibizione amplificata della violenza che rischia di suscitare emulazione tra i giovanissimi.Per questo Melisenda ha deciso di denunciare la situazione< Credo che sia importante sollevare il problema farlo conoscere all'opinione pubblica - spiega-: è un dovere per un genitore di un bambino handicappato, ma un obbligo morale per tutti,come genitori e cittadini>.
Lei, che da anni lotta con tenacia e intelligenza seguendo le terapie più innovative per aiutare suo figlio fa parte di un forum web intitolato Autismoparliamone realizzato da genitori di figli autistici.Ed è attraverso il forum che la signora Vivaldi è venuta a conoscenza del video.
Qualche giorno fa una mamma ha visto il filmato su Youtube e l'ha segnalato all'amministratore del portale del forum.Il quale a sua volta ha cercato di contattare Youtube,ma senza successo.Così ha denunciato il caso all'Indignato speciale,su Canale 5. E sempre attraverso il forum è stata lanciata una petizione per fermare i video discriminanti sui disabili. Anche la petizione gira su Internet(sul sito firmiamo.it) L'obiettivo è quello di creare un filtro un controllo, ma anche di esigere una responsabilità, così come esiste per gli altri mezzi d comunicazione,su ciò che passa in rete.
Rete senza controllo.
.Per questo penso che sia un dovere sensibilizzare l'opinione pubblica.Bisogna far capire che non basta rimuovere i filmati,perchè il problema rimane.E resterà finch ci sarà qualcuno che armato di telelfonino avrà la possibilità di umiliare un disabile in mondovisione grazie alla complicità di servizi che non effettuano i necessari controlli delegandolo ai navigatori della rete>
Firmiamo l'appello.
Da qui l'invito e l'appello accorato a firmare la petizion serve a questo è un tentativo per accentrare l'attenzione degli organi ministeriali su un problema che deve trovare una soluzione. E' assurdo pensare che le cose continuino inq uesto modo solo perchè ci sono grossi interessi in gioco. Però perchè funzioni perchè qualcosa succeda perchè gli orrori finiscano c'è bisognpo che le persone,la gente comune comprenda cosa c'è in gioco e ci aiuti concretamente firmando la petizione in massa.Nessuno vuole che YouTube libero video o altri servizi simili chiudano ma semplicemente ch i video ricevuti vengano controllati prima di essere avviati alla pubblicazione com'è giusto che sia . Si certo il problema è sociale e va ricercato in una perdita dei valori e dei buoni sentimenti.Ma dare in modo a chi ha perso queste qualità, a chi sembra non avere più un barlume di umanità, di portare all'attenzione del mondo i propri misfatti, non fa che alimentare questi atteggiamenti; i mostri diventano eroi e delle vittime sembra non importare niente a nessuno>

 

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Il Dott. Montinari ricevuto presso il Ministero Della Salute

Oggi, 17 dicembre, alle ore 14.00 una delegazione del Comitato Montinari ha accompagnato il Dott. Massimo Montinari all’appuntamento, presso il Ministero della Salute, con il Dott. Marco D’Alema e il Dott. Franco Nardocci, coordinatori del tavolo di lavoro sull’autismo istituito mesi fa dal Ministro On. Livia Turco.

In questa occasione è stato consegnato un dossier che conteneva diverse testimonianze dei pazienti del Dott. Massimo Montinari e tutti gli studi da lui condotti in questi anni. Abbiamo inoltre avuto il piacere di omaggiare il Ministro con un album contente le foto dei nostri figli, una testimonianza tangibile delle vite che sono troppo spesso rappresentate solo da numeri.

L’incontro è stato sicuramente per tutti noi importante in quanto, per la prima volta, un’istituzione di così alto livello si è dimostrata aperta alle problematiche delle famiglie e molto interessata agli studi compiuti dal Dott. Massimo Montinari .

Anche se questo è stato solo un primo passo siamo fiduciosi che presto ne verranno altri e auspichiamo che tutti ne trarranno beneficio.

Il Comitato Montinari ringrazia tutti coloro i quali hanno reso possibile questo primo incontro e particolarmente:

Associazione Formae Mentis

Associazione Mondo Nuovo

Associazione F.A.R.C.E.LA

Associazione UNIVERSO BAMBINO

Associazione Italiana Assistenza Svantaggiati

A.I.A.S. DI AFRAGOLA

Associazione Giovamente

Associazione AL DI LA’ DEL MURO

Associazione UNIVERSO BAMBINO PUGLIA

Associazione COMILVA Napoli

Associazione “AUTISMO PADOVA ONLUS”

Grazie a TUTTI

Carola, Maria e Caterina

Autismo:il silenzio è rotto
Dalla testata Giornalistica on line Normanno.com un articolo che contiene al suo interno un’intervista al Dott. Borghese che su questo sito, in qualità di esperto, cura lo spazio relativo all’Intervento Foniatrico Integrato per l’Autismo.
 http://www.normanno.com/articolo.php?id=DM2008-02-21-3218



di Natalia Bandiera

Dal 30 all'80 per cento in soli cinque anni. E' questa la percentuale che le statistiche stilate in materia di autismo danno a conforto e rinnovata energia dei genitori di bimbi autistici. Un dato che stima la crescita di soggetti autistici in grado di parlare. Nei primi anni del 2000, infatti, la medicina ufficiale esprimeva la comune sentenza, un vero e proprio macigno per madri e padri disperate, " l'autismo non lascia scampo e chi ne è affetto difficilmente  comunicherà attraverso la parola".

Senza entrare nello specifico di metodologie comportamentali più o meno apprezzate dai genitori che decidono a chi affidare la riabilitazione dei propri bambini, abbiamo voluto intervistare alcune famiglie ,che vivono il dramma dell'autismo.

"Oggi le cose sono cambiate e il panorama che si presenta dinanzi ai genitori che scoprono di avere un figlio autistico è di gran lunga differente rispetto a quello riservato a noi di 'diversa generazione''. E' questo l'amaro sfogo di L.L.R., 45 anni, papà di un ragazzo autistico di 14 anni. "Quando ci venne data la diagnosi di  M., neuropsichiatri e psicologi ci dissero che non avrebbe mai parlato, che sono pochissimi i casi di verbalità in soggetti autistici. E così è stato. Il mio ragazzo non parla - spiega L.L.R. - comunica attraverso un pc o con il pecs. So che se ci avessero parlato diversamente, non ci saremmo arresi facilmente. Io e mia moglie avevamo chiesto negli anni di sottoporre M. a qualche sessione settimanale di logopedia, ma ci siamo sempre sentiti rispondere che era troppo presto.

Quando abbiamo iniziato, M. aveva sette anni e mezzo e ascoltando, oggi, l'esperienza di genitori che iniziano un percorso di logopedia quando i loro bimbi hanno appena tre anni, sappiamo che era troppo tardi. Se vedo i coetaniei di mio figlio - continua   - mi accorgo che sono quasi tutti non verbali, come vittime di anni di buio, di ignoranza, di disinformazione totale.Vedo gli autistici che vivono questo tempo e non posso che constatare che parlano tutti, dicono almeno qualche parolina.Io non mi sono mai sentito chiamare papà".



"Sono anni che lotto per convincere i professionisti che si occupano di autismo a fare diagnosi precoce in modo da mettere nelle condizioni giuste i genitori che devono intraprendere il difficile percorso della riabilitazione".Non ha peli sulla lingua Massimo Borghese (nella foto a sinistra), specialista in otorinolaringoiatria e  in foniatria, che svolge la propria attività nell'ambito della fisiopatologia della comunicazione, lavorando sulla diagnosi e la terapia delle patologie di interesse foniatrico-logopedico. Borghese è reduce dalla sua ultima fatica editoriale dal titolo: Autismo. Nuovi aspetti diagnostici e terapeutici.

"Occorre sradicare la cultura dell'attesa, l'idea del 'non c'è fretta', 'aspettiamo' - ribadisce nel suo libro il noto foniatra - questo rimandare ha nuociuto a generazioni intere di autistici che parlano poco rispetto a quanto avrebbero potuto fare se l'intervento riabilitativo fosse stato più tempestivo e precoce".

Secondo il foniatra napoletano per troppi anni si è data scarsa importanza alle figure del logopedista e del foniatra, che, sostiene, sono figure indispensabili nella terapia di verbalizzazione del bambino autistico: "L'attuale panorama degli interventi abilitativi-riabilitativi nei confronti della sindrome autistica appare fortemente caratterizzato dalla presenza di numerose 'metodiche' aventi in comune, nella maggior parte dei casi, alcuni aspetti specifici, quali: la non preponderante importanza che viene data sin dall'inizio del percorso abilitativo alla verbalità, che spesso viene considerata un obiettivo successivo, subordinato in ordine logico e cronologico all'acquisizione di altre abilità.

Spesso - continua Borghese - si da' per scontato che il bambino non parla e non parlerà e troppo presto si ricorre alla comunicazione alternativa, che andrà a sostituire un linguaggio che invece, si dovrebbe tirar fuori attraverso trattamenti professionali adeguati e tempestivi".

Secondo Borghese, ogni soggetto autistico è potenzialmente verbale: "L’esperienza maturata in venti anni di intervento logopedico precoce e intensivo ha evidenziato inconfutabilmente che un trattamento avviato in tempo, competente, ad 'ampio raggio', che privilegi sin dall’inizio il lavoro sulla verbalità del soggetto autistico, sortisce concreti risultati per un recupero di tutte le capacità relazionali, percettive, cognitive, espressive; recupero tanto più significativo e brillante, quanto più precocemente iniziato".

E questa non è solo l'opinione di un professionista del linguaggio. A supportarla un dato statistico: negli ultimi 5 anni si registra un aumento del numero di autistici che hanno acquisito la capacità di comunicare. Su cento, ottanta, oggi, parlano.

Questa non è solo un'opinione.  
L'Aba in Italia:ecco come la pensa Francesca degli Espinosa
 
Intervista a Francesca degli Espinosa tratto dal portale www.ippocrates.it



"Si respira un vento di rinnovamento dimostrato dal sempre più nutrito numero di neuropsichiatri che presenziano i miei workshops formativi. L'Italia resta comunque, indietro di dieci anni rispetto all'Inghilterra".  

E' questo il quadro 'descritto' da Francesca degli Espinosa, ricercatrice e analista comportamentale certificata presso la commissione per la certificazione di analisti comportamentali BACB. L'abbiamo intervistata durante il suo soggiorno a Palermo, dove, ai primi di aprile, ha tenuto un convegno di tre giorni sui principi e tecniche dell'Analisi Comportamentale Applicata (A.B.A.)e sul comportamento verbale.
Al termine del corso, la ricercatrice BCABA si è spostata in Calabria, a Catanzaro, dove era stato organizzato lo stesso tipo di seminario formativo.

Da qualche mese, lei è sempre più presente nel Sud d'Italia. Cosa sta accadendo?

Si, le richieste arrivano sempre più frequenti dal meridione e rimango colpita dall'interesse che le istituzioni cominciano a nutrire nei confronti dell'Analisi del Comportamento Applicata.
Basti pensare che l'anno scorso, ho iniziato a Catania, dove sono stata già due volte nel giro di pochi mesi.
Il workshop era stato patrocinato dal reparto di Neuropsichiatria Infantile del Policlinico del capoluogo etneo. Un segnale fortissimo che dimostra l'apertura della neuropsichiatria infantile che, tuttavia, rimane distante dalla piena accettazione dell'ABA come approccio educativo e  riabilitativo nell'autismo.
Questo è dovuto alla formazione universitaria italiana, ancorata su principi psicanalitici, che nel caso dell’autismo risultano anacronistici e fallimentari.

Dichiara che l'Italia è indietro di dieci anni rispetto ad altri paesi per quanto riguarda l'Analisi del comportamento applicata, stiamo messi davvero così male?

L'Italia non sta messa così male perchè la situazione negli altri paesi non è poi così diversa e inoltre nel Sud Italia, si registra un fermento da parte di genitori che chiedono sempre più consulenze rispetto agli anni passati. Questo grazie all'informazione che è nata da qualche anno. Lo IESCUM, inoltre ha da oltre un anno, organizzato il primo master italiano in Analisi del Comportamento che avrá il compito di formare specialisti in materia. Questo permetterá alle famiglie di avere esperti italiani e di non fare piú riferimento continuo all’estero.

Che differenza c'è tra il modo di fare Aba da parte dei genitori del Nord e quelli del Sud Italia?

Questa è una bella domanda!
I bambini del Sud che personalmente seguo sembrano andare avanti meglio e più in fretta.
Le spiego secondo me, il perchè.
Al Nord, essendoci maggiore benessere economico e più accesso alle università, accade che i genitori fanno ricorso alle figure dei tutor, ai quali viene delegata la realizzazione dei programmi.
Così, mamme e papà, che spesso lavorano entrambi, fanno molto poco.
Inoltre, questi neo laureati o studenti, dopo massimo due anni, spesso si ritrovano ad abbandonare il bambino, per fare altro di più ambizioso.
L'incostanza e il ricambio nuoce al piccolo e nuoce al supervisore perchè ad ogni cambiamento del team  si ritroverà a dover formare da capo i tutor che si alternano.
Al contrario, nel meridione, i genitori, con meno disponibilità di denaro e con la carenza di figure professionali che si registra in quelle zone, sono costretti a rimboccarsi le maniche e a darsi da fare per portare avanti i programmi.
Si ritrovano di conseguenza, a fare ABA dalla mattina alla sera.
Succede anche che, pur di offrire al bambino continue opportunitá di apprendimento, si mettono a lavoro anche nonni e zii, che risultano più affidabili di tutor estranei.
La figura del genitore, nel percorso di sviluppo del bambino è determinante e là dove c'è l'intervento massiccio di mamme e papà, i progressi sono scontati.

Quanti bambini segue al momento?

Seguo frequentemente cinque bambini in Inghilterra per l’intervento a lungo termine domiciliare, e piú casi a breve termine tramite le istituzioni.
In Italia invece, supervisiono a distanza una decina di casi, che seguo meno, man mano che il team che collabora diventa più autonomo.

Quanto dura un trattamento Aba?

Fino a quando è necessaria un'educazione specialistica.
Dipende sempre da caso a caso, ma, ad esempio, ho un ragazzo che supervisiono dal 1999.

Com'è arrivata l'Aba in Italia?

L’Analisi del comportamento come scienza esiste in Italia da oltre trenta anni, per quanto riguarda la sua applicazione all'autismo, non saprei risponderle con precisione, io lavoro in Italia da circa dieci anni.
Tuttavia, ricordo il caso di un bambino della Toscana che seguivo assieme a Denise Smith Brunetti.
Allora erano davvero in pochi a conoscere l'ABA come possibile intervento per bambini con autismo, ma era il 2000, quando la mamma di questo piccolo si rivolse al programma televisivo 'Mi manda Rai 3' per fare un appello alle istituzioni perchè le rimborsassero le terapie riabilitative del figlio autistico.
La troupe arrivò in Toscana e riprese il bambino che, con grazie all’Aba, seduto sul carrello del supermercato, aveva imparato a denominare alcuni oggetti.
Le scene riprese dal cameraman colpirono tutte quelle famiglie che vivevano lo stesso dramma di quei genitori, che da quel momento, vennero bombardati di telefonate da parte di chi voleva informazioni riguardanti quella metodologia comportamentale che non era ancora diffusa.
Ricordo la generosità di quella mamma che non esitò a stare ore e ore al telefono con tutti quei genitori, che vedevano aprirsi la porta della speranza che qualcosa si potesse fare per garantire un futuro migliore ai loro figli con sindrome autistica.

Lei parla di futuro migliore, cosa intende nello specifico?

Non parlo assolutamente di guarigione, al massimo di recupero.
Il termine guarigione lo si può utilizzare in modo appropriato nel caso di un cancro.
Ad una persona viene diagnosticato un tumore.
Questa viene sottoposta a delle cure che la portano alla sconfitta del male che viene debellato.
Ho citato un tipico caso di guarigione.
Ma nell'autismo non è possibile.
Si può parlare di casi di recupero, ma s'intende recupero delle abilità compromesse dal disturbo.
Un bambino non sa parlare, non sa imitare, non socializza.
Inizia un percorso riabilitativo Aba.
E' scientificamente dimostrato che con un trattamento di un certo tipo, alcuni bambini possono esser messi nella condizione di recuperare quelle specifiche abilità, che li possono rendere indistinguibili in mezzo ad un gruppo di coetanei.
Al momento non esiste in letteratura una cura che porti alla guarigione, cioè al ripristino di una situazione interna non danneggiata.
Fino ad ora, non sappiamo quale sia la causa di questa condizione, parlare di guarigione, ribadisco, è  impossibile nell'autismo.
Questo è un argomento molto delicato e non credo che sia etico utilizzare il termine "guarigione".
La diagnosi di autismo puo’ essere devastante per una famiglia, tuo figlio non ti guarda piú, non ti chiama "mamma", non gioca con te, sembra solo interessato a ripetere le stesse cose per ore ed ore.
Di fronte ad una situazione del genere, qualunque essere umano diventa particolarmente vulnerabile, e di fronte alla possibilitá di "guarigione" un genitore farebbe qualunque cosa.
Credo che chiunque utilizzi il termine "guarigione", abbia il dovere etico di dimostrare i risultati in maniera scientifica, attraverso una ricerca controllata i cui risultati siano indipendentemente verificabili e replicabili.

Nelle ricerche sull' ABA si parla spesso di 'best outcome'. Come possiamo tradurre questa parola in italiano ed esattamente come deve essere intesa?

Il best outcome puo’ esser tradotto come “miglior esito”. Quando si parla di best outcome si intende il raggiungimento di valori/risultati che rientrano nella norma in test standardizzati di quoziente intellettivo, linguaggio ed abilitá adattive.


Cosa pensa di metodologie riabilitative come RDI da affiancare alla programmazione ABA?

Credo che il curriculum dell’ RDI possa essere utile se rivisitato in termini comportamentali, la ricerca al momento dimostra che un approccio eclettico, cioè che integra un po’ di quel trattamento e di quell’altro, è significativamente meno efficace che un intervento che si basa solo ed esclusivamente sull’ABA.

Cosa pensa della figura del logopedista?

Non è sempre necessaria, ma dinanzi a problematiche specifiche, ben venga.
Anzi, diventa necessaria per certi tipi di compromissioni.

Come giudica tutti gli altri tipi di interventi riabilitativi per l'autismo?

Sono una scienziata e per me è valido solo cio' che è scientificamente provato come tale. L'Aba è scienza.

Quindi, lei come giudica l'intervento biomedico nell'autismo?

Ho seguito moltissimi casi di autismo nella mia vita professionale.
Alcuni bambini, oltre l'Aba, seguivano un protocollo biomedico, altri no.
Non ho mai notato differenze significative tra loro.
Tuttavia, qualunque  scelta venga presa dai genitori va rispettata.

Approfitto della sua disponibilità per rivolgerle qualche domanda più tecnica: "Ci spiega la differenza tra comportamento verbale vocale e non vocale"?

Per gli analisti del comportamento, il linguaggio viene definito come comportamento, il cui rinforzo proviene da un’altra persona ed è indipendente dal modo o forma.
Questo vuol dire che puo’ esser considerato comportamento verbale un qualunque movimento che provochi in qualche modo una risposta da parte di un interlocutore.
Per esempio, la bimba di 10 mesi che indica alla mamma il biberon quando vuole bere, esibisce comportamento verbale, ma non vocale.
Il sordo-muto che chiede 'che ore sono?' usando il linguaggio dei segni, emette comportamento verbale non vocale.
Il bambino con autismo che consegna la foto delle patatine quando ha fame, emette comportamento verbale non vocale.
Ovviamente la forma di comportamento verbale piú comune negli umani è quella vocale, spesso peró bambini con autismo possono essere vocali ma non verbali.
Per esempio, il bambino che recita verbatim le frasi del suo libro preferito, ma non emette parole per chiedere acqua quando ha sete o rispondere ad una domanda è vocale, ma non verbale.  


Secondo lei, è opportuno inserire  da subito un sistema di comunicazione aumentativa alternativa (pecs, linguaggio dei segni) con un bimbo piccolo che non presenta nessun tipo di capacità comunicativa?

Ovviamente ognuno negli anni sviluppa il proprio modello di intervento e mi rendo conto che quello che per me è importante e fondamentale, puo’ non esserlo per un altro professionista.
Io personalmente, introduco un sistema di CAA immediatamente se i prerequisiti per la vocalizzazione sono assenti.
La ricerca ci dice che un programma di comunicazione totale, in cui si compensa alla mancanza di vocalizzazioni controllate attraverso la CAA ed allo stesso tempo si lavora sul far emergere l’ecoico (imitazione vocale) accelera l’emergenza del linguaggio vocale.
C’è inoltre un’altra ragione per la quale introduco la CAA molto presto, un bambino che non ha imparato a chiedere in maniera socialmente appropriata è probabile che lo faccia tramite la manifestazione di comportamenti problema.
Introducendo un sistema CAA, lí dove il linguaggio parlato è assente, posso insegnare al bambino a comunicare in maniera appropriata e ridurre i comportamenti problema con funzione comunicativa relativamente presto.

Ci sono delle caratteristiche del bambino che ci indicano se segliere per la PECS o il linguaggio dei segni?

Un bambino che ha imparato ad imitare sará facilitato nell’apprendere il linguaggio dei segni, cosí come un bambino che associa oggetti a figure sará facilitato nell’usare il PECS.
Non ci sono delle caratteristiche precise, piuttosto bisogna considerare l’etá dello studente, la necessitá di inserimento nella comunitá circostante (per esempio, se è ora di insegnargli ad andare per negozi), le preferenze della famiglia.

Lei personalmente quale preferisce?

Il linguaggio dei segni, perché al contrario della PECS, che è un sostituto, quello dei segni è un linguaggio vero e proprio che mi permette di insegnare all’individuo tutte le componenti del linguaggio espressivo: la richiesta, la denominazione, gli intraverbali.
C’è da dire che uso anche la PECS, e a volte, se ho a che fare con un ragazzo che usa bene i segni a casa, ma non ha ancora sviluppato linguaggio vocale, introduco la PECS o un sistema di letto-scrittura per quando è fuori casa.

In base alla sua esperienza quali sono le situazioni di partenza che danno il migliore esito futuro?

La mia esperienza è simile a quella che segnala la ricerca, l’esito migliore si ha in bambini che iniziano un programma intensivo (circa 30 ore settimanali) a casa sotto i tre anni e mezzo, con  lievi difficoltá di apprendimento e la presenza di linguaggio parlato.
Ho inoltre, riscontrato che la frequenza di supervisione è un’altra importante componente, che idealmente, dovrebbe avvenire ogni due o tre settimane.
L’acquisizione di alcune abilitá di base (imitazione motoria, imitazione vocale, denominazione e recettivo) entro i primi quattro mesi di intervento puo’ essere un’ulteriore indicazione della possibile capacitá di apprendimento del bambino.

Qual è la percentuale di recupero?

Nella mia esperienza professionale, del dieci per cento circa in programmi “casalinghi”, cioè senza supervisione universitaria, maggiore in bambini partecipanti a programmi “controllati” quali quelli citati nei vari studi a lungo termine.

C'è un caso che lei ha seguito nei suoi anni di carriera che le ha dato soddisfazioni particolari e inaspettate?

Ne avrei da citarne diversi, ci sono bambini che hanno fatto progressi che non avrei mai pensato quando li ho visti la prima volta.
Ricordo con affetto un bimbo che un giorno, entrando in casa sua, tirandomi da un braccio mi ha detto:'Francesca, vieni a giocare con me?'
Golosità Senza Glutine
Ringraziamo la nostra cara amica ed esperta di Autismoparliamone Teresa Tranfaglia  di aver scritto un nuovo libro per tutti quei genitori che hanno bisogno di spunti e suggerimenti per una dieta senza Glutine



140 prelibate ricette naturali per dimenticarsi della Celiachia

È risaputo che la celiachia comporta, nei soggetti affetti e non diagnosticati, numerosi sintomi che rendono difficile la vita. Eliminare dalla dieta i cereali che contengono glutine è la via per ritrovare la salute. Ciò, però, può risultare una condizione difficile da gestire nel quotidiano.

Teresa Tranfaglia, per ottimizzare la dieta “senza glutine e caseina” di sua figlia, si è posta l’obiettivo di realizzare piatti appetitosi privi degli ingredienti a lei nocivi. L’autrice propone al celiaco un’alimentazione varia, sana e naturale. Offre un ricco ventaglio di ricette, che si articola dalle prime colazioni ai deliziosi dessert.

I prodotti consigliati sono quelli biologici, reperibili, preferibilmente, nei centri di alimentazione naturale. Le ricette, rigorosamente prive di glutine, zucchero bianco, latte e formaggi di derivazione vaccina, riportano sia indicazioni circa i tempi e i modi di preparazione, sia consigli in merito all’utilizzo di stoviglie fabbricate con materiali non tossici.

Varie schede informative arricchiscono il testo. Esse dettagliano le specifiche salutari relative all’uso di alimenti che ristabiliscono l’equilibrio biologico come: il sale rosa dell’Himalaya, il kuzu, i funghi shiitake, i semi oleaginosi, il tofu, ecc. Un ampio spazio è riservato ai “palati” vegetariani. Il libro contiene un gran numero di gustose ricette dedicato a loro.

Il testo, inoltre, presenta 16 foto che illustrano pietanze realizzate dalla stessa autrice. La dieta senza glutine, riconosciuta per la sua potente azione di “riassetto biochimico” nel celiaco, sta suscitando grande attenzione e interesse, da parte dei ricercatori, per i positivi risultati ottenuti anche in soggetti affetti da malattie immunitarie quali: autismo, enterite regionale, artrite reumatoide, diabete, sclerosi multipla, tiroiditi, e molte altre patologie. Effetti positivi della dieta senza glutine vengono registrati anche da parte di persone che presentano obesità, emicranie essenziali, dismetabolismi, sterilità, anemia, stanchezza cronica, stitichezza, schizofrenia ecc.

Teresa Tranfaglia - Laureata in Pedagogia e in Vigilanza scolastica risiede a Salerno. Esperta di macrobiotica, ha apprezzato, sperimentato e assimilato la positività delle cure alternative: omeopatiche, ortomolecolari, metodo kousmine e medicina orientale. Ha sviluppato negli anni un’esperienza notevole nell’alimentazione naturale. Da alcuni anni è presidente dell’ADOM, una piccola associazione che si occupa degli allergici e/o intossicati da metalli pesanti odontoiatrici (mercurio, palladio, nichel, alluminio ecc.).


E' in vendita su internet al sito:

http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__golosita-senza-glutine.php
Il latte di mucca fa male???
Bellissimo articolo di Teresa Tranfaglia che ringraziamo  con tutto il cuore e con la collaborazione del giornale "Il Consapevole" che Autismoparliamone ha avuto per questa bella esclusiva  

Negli ultimi decenni si assiste a un incalzare incessante delle intolleranze e delle allergie alimentari. Tra queste risulta primaria l’intolleranza alla caseina vaccina, cioè alle proteine contenute nel latte bovino e nei suoi derivati, mentre appare meno frequente l’intolleranza alla caseina del latte di pecora, di capra e di asina.

Intolleranza e allergia al latte

È più appropriato dire allergia alla caseina, perché la reazione del soggetto è relativa sopratutto alla proteina “caseina” contenuta nel latte e nei suoi derivati.
Molto spesso gli allergici alle proteine del latte vaccino denotano reazioni avverse anche alle carni bovine.
Il latte è costituito da più elementi, tra i quali la caseina e il lattosio, detto anche lattoso, zucchero di latte, lattobiosio.

La maggior parte delle intolleranze che insorgono, specie in età adulta, sono da attribuirsi al lattosio. Esso è formato da una molecola di glucosio e una di galattosio. Si trova nel latte in quantità variabili, dal 3 al 6% circa, secondo la specie animale di derivazione.

L’azione lassativa, che esercita il lattosio in alcune persone, è causata dalla carente produzione dell’enzima lattasi. Tale deficit comporta la mancata scissione del lattosio.
Per tale motivo il lattosio non è debitamente assorbito dall’organismo e di conseguenza si comporta come un purgante salino.
L’allergia alle proteine del latte vaccino(APLV) è una condizione patologica caratterizzata da una risposta allergica ad alcune proteine contenute nel latte vaccino (soprattutto caseina e b-lattoglobulina) e va tenuta distinta dall’intolleranza al latte vaccino, definita come idiosincrasia al lattosio (principale zucchero contenuto nel latte) per deficit di lattasi (enzima intestinale deputato alla sua digestione). L’APLV clinicamente si manifesta con sintomi cutanei, gastrointestinali, respiratori e può addirittura portare a manifestazioni di tipo anafilattico.
(Giovanna Bettini, Neonatologia On-line)


Il latte vaccino fa bene?

Secondo Naboru Muramoto, autore del libro Il medico di se stessi (Feltrinelli), il latte di mucca non è «un alimento perfetto per l’uomo, i neonati e i bambini non dovrebbero mai essere nutriti con il latte vaccino».

Da un articolo de La Repubblica (1 ottobre 1992, pag. 19) risulta: Il latte di mucca fa male.
Allarme in USA: provoca il diabete
Washington - Alla larga dal latte, fa male! Un gruppo di medici americani, in prima fila due famosi pediatri, Benjamin Spoke and Frank Oski, ha dichiarato guerra all’alimento prodotto dalle mucche. Secondo la loro teoria, il latte provocherebbe malattie anche molto serie come il diabete, e diversi tipi di allergie.

E adesso è già polemica, feroce.

Direttore del reparto pediatrico alla prestigiosa John Hopkins University di Baltimora, il professor Oski è categorico: «Non vedo proprio il motivo di bere latte di mucca, in nessuna fase della nostra vita. È roba
fatta per le mucche, non per gli esseri umani. Dovremmo smettere completamente di berlo. Fin da oggi stesso».
Autore di una vera e propria bibbia sulla cura del bambino (40 milioni di copie vendute soltanto negli Stati Uniti)
Oski, nelle sue requisitorie anti-latte, ha trovato come compagno di strada Benjamin Spoke, il padre della pediatria moderna, che ha insegnato a intere generazioni, non soltanto americane, come allevare i figli.
Il testo Dietologia clinica, alimenti e malattie (Medi Edizioni, 1999) riferisce che per il 3%, su 1310 soggetti selezionati, il latte e derivati scatenavano emicranie.
Lo stesso manuale consiglia la “dieta Mc Ewen” per le malattie cutanee, che al primo punto esclude gli alimenti a base di latte di mucca.
Reazioni allergiche, asma, problemi respiratori «Le manifestazioni patologiche dovute a fattori alimentari
costituiscono un problema sempre più rilevante nelle popolazioni dei paesi industrializzati. Peraltro, soprattutto nel bambino, i fattori che predispongono all’allergia alimentare, con sintomi respiratori e asma in primo luogo, sono numerosi, ma quelli identificati con maggiore sicurezza contemplano l’esposizione ad alimenti quali il latte vaccino, l’uovo e il pesce.[…]
Non sempre è evidente la correlazione temporale tra ingestione dell’alimento e bronco costrizione, perché nel bambino asmatico esiste certamente, ed è spesso fuorviante, l’interferenza di alcuni scatenanti aspecifici su un albero bronchiale iperattivo.
Tuttavia, più spesso l’asma da allergia alimentare si associa a quello da eneumoallergeni  (L’Asma nel piatto di Arnaldo Cantani, Università “La Sapienza” Roma, in “Natura e Benessere”, dicembre 2002.)
E ancora…
Robert Cohen nel suo libro Milk, A-Z[1999], spiega: «Ogni bicchiere di latte di mucca raddoppia la quantità dell’ormone IGF-1 nel corpo umano, sostanza che sostiene l’aumento di dimensioni del cancro».
L’informazione ormonale del latte, quella della crescita veloce (utile al vitello che cresce fino a 300 Kg in pochi mesi) potrebbe avere a che fare con la crescita veloce di cellule come fibromi, sarcomi, cancri.
Uno studio pubblicato da Li [1994]dimostra che «l’ormone contenuto nei prodotti caseari IGF-1 produce un aumento di 10 volte della concentrazione di cellule cancerose umane».
Outwater e Nicholson [1997] hanno presentato una rassegna bibliografica di tutti gli studi epidemiologici che «hanno indicato una correlazione positiva tra il consumo di latticini e il rischio di cancro alla mammella» (Latticini e cancro alla mammella: l’ipotesi da ormoni caseari IGF-1 e bGH, Medical Hypothesis, 1997). Stocks ha trovato una bassa incidenza di persone colpite da cancro alla mammella in soggetti che consumavano pochi latticini.
Salamini ha verificato un aumento del rischio al cancro alla mammella in relazione alla quantità di latticini consumata. Ulteriori studi hanno trovato un incremento dose dipendente di rischio di cancro alla mammella tra donne che consumavano latte e derivati.
Nell’adulto la fase di rapida crescita è terminata, ma gli ormoni di latte e derivati continuano a stimolare le ghiandole e le cellule ad una crescita anormale, portando ad uno squilibrio ormonale e ad un cattivo funzionamento dell’attività ghiandolare.
L’esposizione di animali adulti a ormoni bovini della crescita porta ad alterazioni nella funzione dell’asse ipotalamicopituitario-gonadale [Bartke,1994].

«Le donne sembrano risentire più degli uomini degli effetti accumulativi e ostruttivi dei prodotti del latte. Secondo la concezione naturale e sistemica, ciò è un’ovvia conseguenza: il latte dovrebbe uscire dalla donna e non entrare dentro di lei.
Quando si inverte questo flusso naturale, il sistema dell’energia si blocca.
Si ritiene che il consumo di latticini sia strettamente collegato a diversi disturbi dell’apparato riproduttivo femminile compresi i tumori, le cisti ovariche, le infezioni e le perdite vaginali.
Una dieta senza latticini ha risolto anche numerosi casi di sterilità, un fenomeno del tutto conseguente se si considera che molto spesso la sterilità è dovuta a un’ostruzione da muco delle tube di Falloppio.
Eliminando il muco provocato dai latticini, aumentano anche le probabilità di concepimento»(Annemarie Colbin, Cibo e Guarigione, Macro Edizioni 1995).

Perché aumentano le allergie e le intolleranze ai latticini?
Un’ipotesi…

Negli ultimi decenni queste reazioni sono divenute via via più frequenti. Molte sono state le variazioni che si sono verificate nell’ambito delle abitudini alimentari nel mondo occidentale.
Uno dei cambiamenti che assume maggiore importanza è rappresentato dalla minore incidenza della frequenza dell’allattamento al seno materno: sostituire il latte materno con altro latte di origine animale o vegetale può creare le premesse per una sensibilizzazione nei confronti di antigeni alimentari, perché nei primi mesi di vita l’apparato gastroenterico del neonato non ha ancora raggiunto la sua piena maturità funzionale (Dott.ssa G. Rapacioli e Dott. Taccagni Aggiornamento di medicina integrata,Omeopiacenza, 1 settembre 2001).

Il latte animale può essere sostituito?

«Nessun tipo di latte, vegetale o animale, è nutrizionalmente indispensabile all’uomo, ad eccezione del latte materno per il lattante. I nutrienti presenti nel latte vaccino
(calcio) possono essere ottenuti in quantità adeguate da altri cibi: latte vegetale addizionato di calcio, cibi come tofu, verdura, legumi, frutta secca.
Dovrebbe consolidarsi quindi il concetto che il latte è un alimento non essenziale dopo lo svezzamento al seno materno. […]
Tutti i tipi di latte vegetale possono essere utilizzati come alternativa al latte vaccino sia per una colazione tradizionale, sia per la preparazione di piatti salati e dolci. […]
L’utilizzo di prodotti addizionati con calcio, vitamina D e vitamina B12 può risultare utile in caso sia ipotizzabile un limitato apporto con la dieta di questi nutrienti.
I vari tipi di latte vegetale sono ormai facilmente reperibili anche nei supermercati, ma è consigliabile acquistarli solo quando vi sia la garanzia della provenienza biologica.[…]
È preferibile scegliere le marche con minor contenuto di sale (sodio). […]
I vari tipi di latte vegetale sono privi di colesterolo, lattosio e caseina.
Costituiscono quindi una valida alternativa al latte vaccino anche per chi, non vegetariano, ha problemi di intolleranza al lattosio, allergia alla caseina, allergie varie, infezioni respiratorie frequenti, e abbia fattori di rischio di arteriosclerosi» (Dott.ssa Luciana Baroni –www.scienzavegetariana.it).

Come sostituiamo il latte vaccino?

Ecco le bevande vegetali alternative al latte animale!

Oltre a poter preparare in casa il latte di riso, di mandorla o quello d’avena, oggi sono disponibili nei negozi di alimentazione naturale vari tipi di latte vegetale con la garanzia del biologico e, nel caso del latte di soia, con la garanzia di non essere geneticamente manipolato.
C’è una vasta gamma di latte di riso fresco con data di scadenza, di latte vegetale di riso e di soia biologici a lunga conservazione.
Avere la garanzia di alimentarsi con latte vegetale biologico, non manipolato geneticamente cambia di molto le cose. Per le persone con disturbi di allergie o intolleranze
agli alimenti è fondamentale!


Cosa Leggere????

Teresa Tranfaglia
Golosità senza latticini
Macro Edizioni
di prossima apparizione

Teresa Tranfaglia
Golosità senza glutine
Macro Edizioni, 2008
Anne Laroche De Rosa

Il Latte. Un Alimento da Evitare
Età dell’Acquario Edizioni, 2007
a cura di Claudio Corvino

Latte e Formaggio
Rischi ed allergie per adulti e bambini
Macroedizioni, 2005
Claudio Corvino

Celiachia, Intolleranze,
Allergie alimentari
800 ricette naturali senza glutine,
uova, latte vaccino, lievito
Macroedizioni, 2003
Teresa Tranfaglia

Angeli in trappola – articolo pubblicato sul sito www.ilconsapevole.it
http://www.ilconsapevole.it/articolo.php?id=8384

Il calcio: è presente nei cibi vegetali?
Accertiamocene!

Contenuto di calcio a confronto tra latte di mucca e alimenti vegetali

Per ogni 100 g di alimento.
Il Calcio contenuto in mg

Panna cruda di mucca 102
Latte di mucca intero 118
Latte di capra 129
Seitan (proteina vegetale derivata dal Glutine) 19
Riso integrale 22
Orzo allo stato grezzo 32
Avena integrale 55
Tahin (burro di semi di sesamo) 100
Broccolo 103
Foglie di barbabietola 119
Quinoa 141
Tempeh 142
Tofu fresco 146
Ceci 150
Foglie di cavolo 203
Nocciole 209
Mandorle 234
Cime di rapa 246
Amaranto 490
Semi di sesamo 1160
Alghe arame 1170
Alghe wakame 1300
Alghe iziki 1400
Fonti: Manuale del Ministero dell’Agricoltura degli Stati Uniti (n. 8-1975); Associazione giapponese per l’alimentazione (1964-1984);
Tabelle tedesche della composizione dei cibi e della nutrizione (1981-1982).
Intervista alla Dottoressa Adriana Pippione


la Dottoressa Adriana Pippione


Si batte per i diritti degli autistici e ci tiene a lanciare un messaggio ai genitori di ragazzi che non hanno potuto ricevere un intervento comportamentale precoce ed intensivo:l 'ABA funziona anche con loro.

 

Adriana Pippione è la consulente ABA che da due anni, lavora in Italia con l'Analisi applicata del comportamento. Attualmente, si occupa di oltre venti casi di autismo, otto dei quali segue con minore frequenza. Il curriculum della professionista italiana rispecchia le sue caratteristiche umane. E’ vitale, pieno di energia e di voglia di combattere. Adriana Pippione sognava di fare la psicologa sin da bambina, ma il destino vuole che si trasferisca a Londra a studiare giurisprudenza. Lì, inizia a lavorare come manager in una multinazionale, ma, non appena le vicende della vita glielo consentono, torna al ‘primo amore’. Con la sua straordinaria capacità di rimettersi in gioco, si iscrive all’università, ma questa volta, per diventare Psicologa. Nel frattempo, per mantenersi gli studi, lavora come tutor, poi come senior tutor per poi diventare supervisor qualche anno dopo la sognata laurea. Esercita in Inghilterra, ma poi le origini (o il marito?) la riportano in Italia, dove fa la consulente ABA.

La sua tesi conferma la sua particolare attitudine nel lavorare con adolescenti/adulti: “Il ruolo dei disturbi di ansia generalizzata nell’ apprendimento scolastico su un campione di popolazione di 150 studenti inglesi di età compresa tra i 16 e 18 anni.”

La vita senza battaglie non è quella che più le si addice e così, eccola girare per lo stivale a ‘seminare e raccogliere’.

Ogni tanto, il ‘sistema Italia’ la fa irritare, da quel che si sa….poveri interlocutori. L’abbiamo voluta intervistare per conoscere meglio una professionista di grande spessore umano.



Dottoressa Pippione, qual è l'età dei casi che lei supervisiona e che tipi di modello applica?

 

Il modello che seguo è il Verbal Behavior, che punta soprattutto sul linguaggio. L’età dei soggetti autistici di cui mi occupo varia dai tre ai diciotto anni. Credo fortemente nell'intervento precoce, ma penso che i soggetti che non lo hanno ricevuto abbiano comunque il diritto di avere  un' opportunità di  trattamento. Non potrà essere efficace come se fosse stato impostato in età precoce, ma potrà  migliorare la  qualità della vita  di quella persona autistica e della sua famiglia.

 

 

Ci può spiegare meglio?

 

Ovviamente, se un soggetto non ha sviluppato la produzione del linguaggio non è ragionevole pensare che lo possa tirar fuori dopo una certa età. E’ però, possibile indirizzare altri aspetti dello sviluppo. Mi riferisco  per esempio, all' insegnamento delle autonomie, ai problemi legati alla sfera sessuale e al controllo delle ansie e fobie che spesso, emergono nei soggetti autistici in età pre-adolescenziale e adolescenziale.

Queste ansie generalizzate persistono e peggiorano se non adeguatamente indirizzate. Con l’utilizzo delle tecniche di insegnamento ABA  è anche   possibile tentare di inserire  questi soggetti nella vita sociale e lavorativa, strutturando percorsi che coinvolgono l’esposizione del ragazzo a diverse esperienze, per individuare potenziali capacità da sviluppare ed utilizzare nella pratica. Ho preso in carico bambini di nove anni, ai quali è stato possibile insegnare a leggere e scrivere, dato che prima non era stato fatto. Ci sono tante sfere, in cui l'ABA può dare prova di validità e non parlo solo delle autonomie.

Sono una a cui piace insegnare ai ragazzi più grandi come si gioca con la play station in modo da favorire la relazione con i coetanei. Quello che vorrei far capire a chi non ha avuto modo di conoscere l'ABA quando aveva il figlio piccolo, è che non può e non deve pensare che i principi dell'Analisi applicata del comportamento trovano terreno fertile fino ad una certa età. Possono essere adattati, invece, a qualunque tipo di circostanza di vita. Seguo un ragazzo che, a scuola, stava seduto in classe in mezzo a tutti i compagni. Le insegnanti ne  andavano fiere e parlavano addirittura, di integrazione.

In realtà, quel bambino non seguiva le lezioni e mentre gli educatori  spiegavano la storia dell'Egitto, lui era ‘altrove’, sorrideva senza motivo, era solo con sè stesso, in mezzo ad una classe di venticinque alunni. Sono intervenuta spiegando all'insegnante di sostegno 'formata' da me in precedenza, che era possibile insegnare anche a quell'alunno la storia egiziana, ‘modellando’ il programma. Così, le ho fatto capire che era meglio portarlo via dalla classe per un paio d'ore e con l'insegnamento 1 a 1, poteva raggiungere l'obiettivo. Così è stato. Quel bambino ha capito finalmente la lezione e poi, assieme agli altri compagni, ha potuto sostenere le verifiche del programma scolastico, adattato, naturalmente, alle capacità del bambino.

Tornando all'età, anche quando esistono poche abilità, e’ importante offrire  almeno la possibilità ai genitori e alle figure professionali come  gli insegnati di imparare  l’utilizzo delle tecniche ABA per il controllo dei comportamenti socialmente non tollerati e problematici. Il fine è di non escludere totalmente questi soggetti  da un partecipazione sociale.  L’ ABA e’ un metodo di insegnamento universale, applicabile  a qualunque soggetto indipendentemente dall’età e dalle abilità.

 

 

Da quanto dichiara, lei crede  molto nel ruolo della scuola nella vita di un bambino autistico. E’ così?

 

Si, lavoro molto con e nelle scuole. Insegno ad insegnare agli alunni con autismo, attraverso l'ABA. La scuola può e deve essere un luogo d'apprendimento anche per chi è affetto da questa sindrome, per la quale, la Neuropsichiatria infantile si ostina a dire che c'è poco o  nulla da fare. E qui sta il problema.

Fino a quando i professionisti italiani, chiamati ad occuparsi d'autismo la penseranno così, gli sforzi della famiglia saranno insormontabili, insostenibili. Non si arriverà da nessuna parte..

 

 

L'ABA esiste da trent'anni in Italia perchè è ancora così poco diffusa?

 

Per i motivi che le ho detto poco fà. La NPI rimane ancorata alla formazione psicodinamica universitaria. I professionisti non vogliono andare oltre, nonostante il fallimento raggiunto. Inspiegabilmente ed incredibilmente, approcci superati da decenni vengono ancora discussi oggi, nel corso di alcuni convegni italiani sull'autismo.

Da Nord a Sud, si solleva l'urlo disperato di genitori che chiedono alla sanità pubblica di avvicinarsi a quello che viene ribadito dalla letteratura scientifica a partire dagli anni 80, cioè di seguire le linee guida della SINPIA. Quindi, di aggiornare la formazione dei propri operatori. La presa in carico dei bambini affetti da autismo da parte della sanità pubblica, inoltre, varia secondo la regione in cui vivono, delle città, delle NPI, della fortuna...

Le varianti in gioco per il destino di questi bambini sono decisamente troppe ed incontrollabili. Tutto questo genera smarrimento e disagio nelle famiglie. Occorrerebbe mettersi nei  panni dei genitori.

 

 

Cosa pensa dei servizi erogati dalle Asl?

 

So che i bambini più fortunati ricevono in genere 45 minuti di psicomotricità alla settimana, altri, nemmeno quelli. L'alternativa più comune è un'oretta scarsa settimanale di terapia psicodinamica, notoriamente non efficace per questa patologia, e un'ora di logopedia. L'approccio cognitivo-comportamentale non viene quasi mai adottato, eccetto, forse, per un paio d'ore di TEACCH, per le quali so che ci sono liste d'attesa improponibili.

E' oramai universalmente noto,e sempre più genitori lo sanno, che un intervento efficace per l'autismo deve essere intensivo: due ore alla settimana non sono assolutamente adeguate. L'altro fattore che influisce sulla vita di un ragazzo affetto da autismo e' la precocità dell'intervento, e qui bisognerebbe aprire una parentesi sulle diagnosi precoci, che a volte ancora non vengono fatte, purtroppo.

E quando  ci sono, che senso hanno quando  le terapie si iniziano forse tra un anno ? Non e necessario essere psicologi, e' sufficiente il senso comune, per pensare che se un bambino non autistico, senza problemi di apprendimento, in età scolare riceve in media 25 ore settimanali di insegnamento, un bambino che ha grosse difficoltà di apprendimento, dovrebbe ricevere un intervento più intenso e più mirato.  

La verità è che i mesi e gli anni passano inutilmente per una grandissima percentuale di questi ragazzi, che nè a scuola, nè a casa, ricevono l'insegnamento a loro necessario  per apprendere le abilità per migliorare la loro condizione, mentre le linee guida della SINPIA [n.d.r.: vedi qui] dormono intonse e beate sugli scaffali degli studi medici. I genitori non sanno come muoversi e spesso non vengono nemmeno informati sulle opportunità di intraprendere un percorso riabilitativo di tipo comportamentale. E ci tengo a precisare che non sto parlando solo di ABA.

Ecco perchè le famiglie sono deluse ed inviperite. Si sentono abbandonate. Molti soffrono la frustrazione dell'aver sacrificato gli anni d'oro dell'infanzia dei loro figli perchè chi li aveva in carico non ha saputo dare loro le opportunità riabilitative che avrebbero potuto cambiare il destino dei loro bambini. Qui, non stiamo parlando di religione, dove ognuno è libero di credere in quello che più gli aggrada senza per questo danneggiare l'altro.

Qui parliamo di riconoscere l'inconfutabilità di dati scientifici che confermano che con metodi appropriati, questi ragazzi 'imparano ad imparare', apprendendo quello che con metodi didattici comuni non riescono ad acquisire. Non si possono sacrificare le vite di questi bambini per scelte ideologiche del tutto estranee alle esigenze dei pazienti.

 

 

Cosa pensa della logopedia?

 

E' importantissima. Io la consiglio sempre, ma va fatta in maniera differente rispetto a quella proposta dal servizio pubblico. Due ore la settimana possono servire per correggere dei problemi di pronuncia o dizione in un bambino senza altre difficoltà. Le trovo vergognosamente inadeguate per i problemi di un soggetto autistico che ha bisogno di intensività oltre che di precocità.

Ci sono delle Asl che sostengono ancora che un bambino di tre anni non è pronto per la logopedia e non ci si rende conto del danno che si commette facendo simili affermazioni. I genitori oggi, sanno molto di più rispetto alle generazioni passate. I genitori sono cambiati, oggi sono informati grazie al web e grazie ad un'evoluzione culturale, che non li costringe più a nascondersi. Anzi, ora più che mai, mamme e papà escono allo scoperto per reclamare i loro diritti, per dialogare con le istituzioni quando queste si mostrano indifferenti o addirittura, pongono un muro.

Io sono felice di questo perchè là dove ci sono genitori informati e preparati, quel muro può sgretolarsi e si possono costruire progetti importanti per i bambini. Io lotto giornalmente per aiutare questi papà e queste mamme coraggiose. Ho seguito storie di bambini che stavano per essere allontanati dalle scuole perchè definiti aggressivi. Sono scesa in campo con tutte le forze per far si che ciò non accadesse, che venisse rispettato il diritto allo studio.

Mesi fa, mi sono sentita dire che un ragazzino che seguo da diversi mesi, non poteva stare in classe per i suoi comportamenti-problema. Sono arrivata a sfidare chiunque, minacciando di rivolgermi alla stampa perchè quell'aggressività era il frutto dell'indiffenza della NPI locale, della scuola e di chiunque non aveva mosso un dito. Oggi, quel bambino è perfettamente integrato, non ha più comportamenti problema a scuola e di recente ha partecipato alla gita d'istruzione accompagnato da un operatore da me formato. Ma questo è uno dei tanti casi.

L'altra settimana, il sindaco di un paese mi ha detto che non c'erano fondi per garantire figure professionali ad un bambino autistico. Gli ho risposto che se avessi saputo che il suo Comune avrebbe stanziato una somma di denaro per sistemare anche solo un'aiuola di un giardinetto , avrei denunciato l'accaduto ai giornali, dichiarando che quell'amministrazione comunale preferiva investire nel verde  pubblico anziché nella salute di un bimbo disabile.

Sono una che non molla e quando posso, oltre ad occuparmi della riabilitazione dei figli, cerco di fornire qualunque tipo di sostegno ai genitori, spesso troppo stressati dal dover mandare avanti tutto ciò che scaturisce dalla presenza di un autistico in casa.

 

 

A questo proposito, dottoressa Pippione, volevo segnalarle un recente sondaggio che dichiara che più del 50 per cento delle coppie che vivono il dramma dell'autismo, finiscono con la separazione. Cosa ne pensa?

 

E' drammatico, ma è così. Purtroppo, marito e moglie, presi dalla gestione di un figlio con problemi non trovano più tempo per sè stessi e per il coniuge. E' difficilissimo mantenere gli equilibri e quando posso, io consiglio sempre di trovarlo quel tempo.

Esorto le mamme ad uscire con le amiche, a coltivare un hobby, a dedicarsi alla propria persona. Erroneamente, si pensa che questo pregiudichi quel lavoro tecnico che troppo spesso viene delegato a mamme che arrivano a frustrarsi e a farsi violenza dentro pur di condurre il percorso terapeutico del proprio bambino. Io credo fortemente nel ruolo della cosiddetta mamma-tutor.

Ma questo ruolo diventa determinante nella riabilitazione del figlio solo quando ci sono le condizioni psicologiche ed una predisposizione di fondo. Sento di mamme che si disperano perchè non riescono a lavorare con i bambini a tavolino, nonostante ce la mettano tutta. Ripeto, occorre una predisposizione e non bisogna cadere nella 'trappola' dell'enfatizzazione della figura della mamma-tutor. Se una mamma non lavora e ha tempo a disposizione, è bene che investa sul bambino, ma se ha un’occupazione, non ha aiuto e non ha nemmeno le attitudini per partecipare massicciamente ai programmi, che non venga messa in croce perchè i danni diventano devastanti.

Innanzitutto, i bambini sentono quella frustrazione e allora ben venga una bella mezz'ora di coccole sul lettone o un'escursione al parco di un'ora, applicando i principi dell'ABA, piuttosto che farsi violenza e sostenere una sessione di due ore a tavolino che sicuramente, non darà molto. Il bambino deve percepire serenità e deve lavorare sentendo l' entusiasmo di chi si relaziona con lui.

Meglio un'ora fatta bene con genitori felici di stare con il proprio bambino, che  tre ore fatte per forza con mamme e papà che si impongono una tabella di marcia non adeguata alle loro caratteristiche umane. E' un discorso molto delicato, ma il messaggio che voglio inviare alle mamme è di non sacrificare i loro ruoli di mogli e di donne pur di fare la tutor ad ogni costo. Che senso ha calarsi forzatamente in una parte che non calza per poi, creare un'atmosfera di nervosismo e tensione in casa!

Le famiglie vanno allo sfascio anche per questo perchè è come se si finisse di vivere in ogni senso e invece non è così. Avere un figlio disabile non vuol dire sacrificarsi 24 ore su 24. Gli sforzi devono essere mirati a mantenere gli equilibri e ai genitori vorrei ricordare che prima di essere mamme o papà capaci di aiutare i figli, devono saper essere degli uomini e delle donne in pace con sè stesse. Trascurarsi e sacrificare tutto significa perdere le energie che nel caso dell'autismo, servono per tutta la vita.

 

 

Tra le tante cose che non funzionano nel ‘sistema italiano’, qual è quella che più la demotiva e vorrebbe che venisse una volta per tutte, risolta?

 

Ci sono davvero tanti problemi attualmente, alcuni davvero gravi che andrebbero risolti con la massima urgenza.

Se potessi cambiare qualcosa con la bacchetta magica, cambierei il sistema nelle scuole italiane dove ancora oggi, soggetti autistici con diagnosi anche gravi, vengono affidati ad insegnanti di sostegno totalmente ‘impreparati’.

E’ inconcepibile che una figura così importante, che trascorre tanto tempo con quell’alunno ‘speciale’, debba essere gettata nel ‘buio’, debba insegnare ad un ragazzo con problemi specifici d’apprendimento, che non è in grado di assimilare spontaneamente, con metodi didattici normali.

Trovo vergognosa quest’inadeguatezza della scuola. In Inghilterra le cose vanno diversamente e lo Stato finanzia interamente alle famiglie la formazione di tutte le figure che si trovano ad avere a che fare con il soggetto autistico. L’ABA è regolarmente finanziata.

 

 

Qual è, invece, il progetto che le piacerebbe portare in porto?

 

Sarebbe importante creare dei veri e propri centri dove bambini e ragazzi adulti possano seguire dei programmi ABA dopo la scuola. Ma è un sogno per il momento, chissà, forse un giorno…


Fonte: www.genitoricontroautismo.org
Intervista a Massimo Borghese a cura di Natalia Bandiera
Una vita dedicata ai bambini affetti da autismo.



Come nasce,  dott. Borghese, la sua passione per i bimbi autistici?

Lavorando con questi bambini che vedevo giornalmente. Sentivo di poter fare qualcosa per migliorare la condizione di quei ragazzini che la medicina dava per 'incurabili'. Dentro di me sapevo che potevo mettere i miei studi a loro disposizione, realizzando qualcosa di adatto veramente a loro. Qualcosa che usciva dagli schemi dei manuali letti fino a quel momento. Decisi assieme ad una logopedista  di iniziare con programmi  riabilitativi che puntassero soprattutto, sia pure non esclusivamente, sul linguaggio verbale, sovvertendo una regola che era già diventata un postulato, secondo la quale un bambino autistico non avrebbe dovuto iniziare un percorso logopedico se non fosse stato pronto  a recepirne  le tecniche. Pensandola in questo modo, però, non avrebbe mai iniziato, secondo me, perché sarebbe sempre mancata qualcosa.
 

Perché foniatria e logopedia per l’autismo?

La foniatria è la disciplina medica che si occupa di fisiopatologia della comunicazione,compresa quella verbale. La logopedia, invece, è la branca che ne cura gli aspetti riabilitativi. Trovo assurdo che in Italia,  in molti casi, dobbiamo ancora spiegare perché è logico e naturale che foniatra e logopedista si debbano occupare di autismo, in quanto comunicopatia. Del resto, nelle competenze di queste due figure professionali rientrano la linguistica, la fonetica articolatoria, la deglutologia, l’intervento sulle abilità percettive, integrative, cognitive, comportamentali. Fanno tutte parte integrante dei programmi di studi e formazione di foniatra e logopedista. L’altro assurdo è doverlo ancora spiegare a chi crede o vuol far credere, che foniatria e logopedia si occupino solo di voce e articolazione del linguaggio.


Quali sono le caratteristiche del suo metodo, ma soprattutto, si può parlare di 'metodo Borghese'?

Mi verrebbe da rispondere, in prima ed immediata istanza, che la caratteristica principale forse è proprio quella di non rappresentare un metodo vero e proprio.

Non è un gioco di parole se dico che i limiti di un metodo, a mio avviso, stanno proprio nel fatto che sia… un metodo! Mi spiego:' Sento parlare di “metodo sensoriale”,  di “metodo comportamentale”, di “metodo cognitivo”.... Secondo me, ogni individuo, normale o patologico che sia, andrebbe visto sia in chiave di lettura diagnostica delle sue capacità comunicative, sia in ambito terapeutico nei confronti delle sue inadeguatezze, secondo l’ottica del cosiddetto “profilo comunicativo”, cioè secondo l’insieme delle funzioni riferibili ai versanti: percettivo, cognitivo-integrativo-decisionale, motorio-prassico-espressivo, emotivo-relazionale-comportamentale. Ciascuno di noi è contemporaneamente,  percezione, integrazione delle percezioni, intelligenza (cognizione e decisionalità), comportamento, motricità ed espressione. Non avrebbe senso valutare solo uno di questi versanti, tanto meno agire esclusivamente o prevalentemente su uno di essi, credendo che il suo miglioramento porti di conseguenza benefici su tutto il resto delle abilità. Ecco perchè nei miei centri, la mia equipe agisce su tutti gli aspetti :percettivo, cognitivo, espressivo, comportamentale, ritenendo che nessuno sia propedeutico nei confronti degli altri. Tengo a precisare che non ho scoperto niente di rivoluzionario, ma ho semplicemente cambiato modo di fare riabilitazione rispetto a come è accaduto fino a qualche tempo fa. Ho puntato  soprattutto sulle funzioni linguistiche verbali e quelle ad esse correlate, come la masticazione e la deglutizione, ponendole all’inizio del percorso rieducativo e non in momenti successivi.


Lei parla di una equipe. Da chi è composta e che preparazione hanno i colleghi che lavorano con lei nei suoi centri?

All'interno dei miei centri, operano una o più logopediste, neuropsicomotriciste, psicologhe, pedagogiste, musicoterapiste, insomma, tutte figure inerenti al campo della riabilitazione. Si tratta di professioniste, che prima di essere chiamate ad intervenire sui bambini, vengono accuratamente selezionate nonchè 'formate' da me, attraverso un corso   sull’autismo e le altre comunicopatie dell’età evolutiva.

Un percorso che dura un biennio, durante il quale si svolgono lezioni  e centinaia di ore di tirocinio  in diagnostica ed in terapia. Alla fine,  chi è interessato a rimanere, lo può fare,  ma c'è chi decide pure di andar via  o viene da me invitata a farlo. Chi resta continua a fare tirocinio e partecipa ai corsi degli anni successivi, che vengono costantemente aggiornati. Si paga solo l’iscrizione al primo corso, la partecipazione (obbligatoria per chi resta) a quelli  successivi è gratuita. Per me è fondamentale che giornalmente, la terapista debba dimostrare la sua validità sul campo, altrimenti non resta.   Lavorare con bimbi autistici richiede caratteristiche non semplici che vanno oltre gli studi universitari. Sulla qualità delle figure che lavorano con me sono molto esigente.


Lavora da oltre vent'anni con questi bambini e si divide in tre centri. Ma secondo lei, l'autismo che cos'è?

Ogni autistico vive una condizione  diversa  da quella di un altro autistico, ma  in comune, due soggetti  possono avere un insieme di sintomi. Ecco perchè non credo in un metodo standard per la riabilitazione. Un bambino può essere compromesso in  diverse aree, nelle quali in un altro caso, non si registrano carenze. Ad esempio, un piccolo autistico può avere dei grossi problemi di motricità fine mentre un altro può non averne affatto. Possono esserci bambini, in cui è necessario tirar fuori il linguaggio verbale, altri che invece, lo sviluppano  e risultano compromessi in tutt'altra serie di abilità. Ci sono bambini iperattivi, altri che non lo sono. Ecco perchè, a mio avviso, non è possibile intervenire con un unico modello riabilitativo. Secondo me, un programma che funzioni e che dia risultati concreti è quello realizzato 'su misura' per quel singolo soggetto. Dopo un'attenta osservazione dei punti deboli e dei punti di forza di ogni bambino che viene preso in carico nel mio centro, viene costruito un percorso, che, per la diversità delle caratteristiche che ogni caso d'autismo presenta, non sarà mai uguale ad un altro. Ecco perchè quando un genitore a distanza mi chiede come affrontare un certo tipo di problema, non mi sbilancio mai. Perchè ogni bambino rappresenta una individualità così complessa che è corretto e professionale da parte mia, affrontarla dal vivo e capirne l'origine.

Ogni bambino autistico rappresenta un mondo a sé e non è detto che perchè un percorso riabilitativo ed un gruppo di terapiste hanno prodotto progressi per uno, due o tre bambini, debbano necessariamente funzionare con il quarto.


Più volte lei ha usato il termine “ex autistico”. Che cosa intende dire con questa definizione?

Prendiamo ad esempio un bambino che era chiuso in sé, non comunicava, non parlava, non aveva autonomie, era in alcuni casi aggressivo, non era scolarizzabile e socialmente gestibile. Se dopo un percorso riabilitativo quello stesso bambino comunica, parla, legge, scrive, si comporta in modo adeguato, ha una vita di relazione come gli altri, ha conquistato le autonomie… perché dovrebbe essere considerato ancora autistico? E anche se non parla in modo  perfetto da un punto di vista lessicale o grammaticale o fonologico, ha qualche difficoltà di lettoscrittura come se fosse un lieve dislessico, o balbetta, per me, questi non sono sintomi tipici dell'autismo. Credo sia necessario spiegarci meglio. Esiste una distinzione tra guarigione clinica e guarigione anatomopatologica. La guarigione clinica consiste nell'estinzione dei sintomi, indipendentemente dal substrato anatomopatologico che sostiene l'autismo. Il danno cerebrale di fondo può essere ancora lì,  ma il bambino può essere cambiato a livello comportamentale, linguistico verbale, sociale, cognitivo,al punto da risultare "guarito" nei confronti della sintomatologia autistica.


Come giudica quei professionisti che promettono la guarigione?

Non lo trovo etico. Quando una coppia di genitori viene da me, guardandomi come per chiedermi cosa sarà di quel loro piccolino che ha appena ricevuto la diagnosi di autismo, io rispondo loro che non sappiamo cosa ci riserverà il futuro. Nella maggior parte dei casi, è difficile parlare di recupero di tutte le abilità compromesse dall'autismo, ma quando siamo dinanzi ad una diagnosi precoce, allora lì mi sbilancio perché so che su un bambino di 2/3 anni, si può lavorare tantissimo e si può riuscire a ottenere grandi risultati. L'intervento precoce è davvero determinante e quando c'è quello, nemmeno la severità della diagnosi mi scoraggia. Ma come ho detto prima e ci tengo a ribadire, ogni bambino è un caso a sé.


Nei suoi centri prendete in carico solo bambini in tenera età o anche adulti ?

Fino a circa dieci anni fa, eravamo alquanto restii a prendere in terapia soggetti di età superiore ai dieci anni, poi ci siamo accorti che anche in età più avanzata si possono ottenere miglioramenti sul piano della comunicazione,a volte verbale a volte no, delle autonomie, dei comportamenti sociali. Ci siamo aperti, quindi, anche alla possibilità di operare su adolescenti e adulti, specificando però che i limiti di recupero sono più ridotti.


Qual è l'età del bambino più grande e quella del più piccolo di cui si sta occupando?

Il più grande ha vent'anni. Il più piccolo, ha appena ricevuto la diagnosi ed ha due anni.


Di quali altre comunicopatie si occupa?

Foniatria, come dicevo prima, è fisiopatologia della comunicazione, quindi ci si occupa di ritardi mentali, sordità, paralisi cerebrali, balbuzie, disabilità di apprendimento, disturbi della deglutizione e masticazione, difetti di voce e di pronuncia, afasie e disfasie, ma nell’autismo, ci siamo chiesti : quanto c’è di ognuno di questi quadri patologici? Un autistico, quanto è disprassico, dispercettivo, disfasico, dislalico? Ecco perchè, tra l’altro, l’importanza della logopedia nell’autismo.


Che cosa pensa delle cosiddette cure biomediche?

 Tra le componenti organiche che sono alla base degli autismi, sì, perché parlerei di autismi più che di autismo, ci sono anche delle condizioni di alterato metabolismo. Penso quindi che “ripulire la lavagna” su cui bisogna scrivere, cioè disintossicare un organismo eventualmente intossicato, non può che aiutare i trattamenti educativi-riabilitativi, rendendo il bambino più manipolabile in senso terapeutico. Ho notato però che non tutti rispondono allo stesso modo alle diete ed alle terapie biomediche. Sono giunto all’idea che esistono autistici “responders” ed autistici “non responders” a queste cure. Tra l’altro, i nostri primi casi di recupero, seguivano solo percorsi logopedici. L’avvento di nuove possibilità terapeutiche l’ho accolto comunque, con interesse e disponibilità. Credo che anche in questo caso, l’importante sia evitare accanimenti e fanatismi e guardare la realtà nella sua giusta misura.


Allora lei prescrive anche terapie biomediche?

Mi limito solo a consigliare la dieta senza glutine, caseina, mais e soja e degli integratori a base di vitamine e sali minerali. Non tutti accettano, naturalmente. Nel caso  ci siano dei problemi intestinali seri del bambino, è chiaro che consiglio alla famiglia di recarsi da un gastroenterologo o da un medico specializzato.


Sappiamo che lei ha fatto delle esperienze professionali all'estero. Ce ne può parlare?

Nel 2003, ho visitato il centro Pfeiffer di Chicago (U.S.A.) accompagnando di persona alcuni  bambini con autismo. E' stata un'importante opportunità per imparare le metodiche di approccio biomedico seguite da tale centro. Ho seguito inoltre, alcuni bambini e ragazzi stranieri provenienti dalla Svizzera, Danimarca, Libia e Stati Uniti.


Secondo lei, le logopediste italiane sono all’altezza della situazione e delle sue aspettative?

Come tutti i laureati appena diplomati, anche i logopedisti non posseggono gli strumenti operativi sufficienti per entrare subito e bene nel mondo del lavoro pratico. Necessita approfondire i campi in cui ci si vuole cimentare.


Che cosa teme di più nella vita e nella professione?

L’ignoranza, soprattutto quando collegata alla presunzione ed alla malafede.


Secondo lei, esistono professionisti che speculano con l'autismo?

Si.


Quali sono i momenti più belli della sua carriera?

In ventidue anni di lavoro ho avuto delle grandi soddisfazioni nel constatare i progressi dei bambini da me seguiti. Io amo  il mio lavoro e dedico tutte le mie giornate ai miei bambini. Io trascorro molti momenti con loro, anche fuori dai miei centri. A volte mi capita di farci colazione insieme o ci gioco a pallone. Ho uno splendido rapporto non solo con loro, ma anche con i loro fratellini e sorelline. Mi sento voluto bene ed è veramente tanto quello che riescono a darmi.


Dott. Borghese, quel'è il caso più recente che le ha dato maggiori soddisfazioni professionali?

E' cronaca di questi giorni, l'ultima visita di controllo a D, cinque anni, al quale, due anni fa, fu diagnosticato l'autismo. Non solo da me, ma anche dai neuropsichiatri della sua Regione.

Ebbene, dopo due anni di terapie in uno dei miei centri è diventato un bambino "normale". Si comporta come gli altri e parla come gli altri. Nonostante non sia certo l'unico caso del genere, l'emozione è fortissima per questi momenti di successo e di immensa gioia.


Nel suo sito internet, vengono citati diversi aforismi. Qual è il suo preferito?

E' quello di Enzo Ferrari: 'In Italia ti perdonano tutto, tranne il successo'.




La storia di Amelia e Marco, una testimonianza che tocca il cuore e dà speranza

Descrivere il percorso di nostro figlio non è facile perché ci rammenta passaggi dolorosi della nostra vita, ma lo vogliamo fare per dare speranza a tanti genitori a cui è stato detto “ Non c’è nulla da fare!”

Siamo Marco e Amelia genitori di un bambino autistico di  5 anni, con diagnosi di “spettro autistico”  dato da una prima visita della Neuropsichiatria Infantile di un ospedale di Napoli.  Successivamente, ci è stato detto che nostro figlio era affetto da “autismo regressivo “,  da parte della commissione dell'Asl a cui apparteniamo.

Il percorso riabilitativo di nostro figlio inizia nel lontano ottobre 2005, con la presa in carico da uno dei centri definiti 'migliori' in Campania. A nostro parere, però,  di “migliore non aveva niente”, in quanto abbiamo constatato incompetenza. Lì, veniva denigrato il ruolo del genitore ed i medici con cui abbiamo avuto a che fare ci  trasmettevano  compassione e rassegnazione, pugni in pieno stomaco per una mamma ed un papà nella nostra situazione.

Dopo 8 mesi,  stanchi di poche ore di psicomotricità e non vedendo alcun miglioramento da parte del bambino, facciamo la spola tra un'Asl e l'altra.

Abbiamo cominciato a cercare su internet (per fortuna che esiste) ed approdiamo dal Dott. Massimo Borghese dove iniziamo un  percorso che sembrava tutto in salita,ma con la convinzione che stavolta era quella la strada giusta.

Gli inizi sono stati  infuocati.  Giovanni non voleva farsi toccare assolutamente la bocca, era iperattivo e alcune volte, anche aggressivo con le  terapiste che cercavano di contenerlo. Dopo un anno e mezzo e dopo tanto duro lavoro, ecco spuntare la prima parola.  Poi un’altra e poi un’altra ancora. Quindi, la discesa ed un fiume in piena di progressi. Oggi, dopo due anni molto intensi, nostro figlio ha cominciato a parlare, ha eliminato quasi del tutto le stereotipie manuali. Ha consapevolezza di ciò che lo circonda. Mangia da solo. Ha raggiunto il controllo sfinterico totalmente. Inizia a giocare con le sorelline (abbiamo 2 gemelle più grandi)

Il merito di questi miglioramenti va al grande lavoro effettuato dallo staff del Dottor Borghese, che si avvale di persone competenti e preparate che eseguono un programma globale su tutte le  aree comunicative del bambino.

Non so dove arriveremo col nostro bambino, anche perché dobbiamo lavorare ancora su alcuni difetti di pronuncia e su altre aree, ma di certo sappiamo che questa è la strada giusta da percorrere, non pensiamo che nostro figlio guarirà, ma riteniamo che attraverso questa metodica possa raggiungere ad acquisire tutte quelle abilità che questa malattia compromette.

Ai  genitori che come noi, dall'oggi al domani, si sono ritrovati con il mostro dell'autismo dentro casa, vogliamo solo dire di non perdere la speranza e di combattere. I mezzi oggi, li conosciamo e sta a noi sfruttarli al meglio e il più precocemente possibile.

Marco e Amelia

 
Siamo stanchi di aspettare.....
Siamo genitori di bambini autistici, siamo genitori che cercano di combattere tutti i giorni questa patologia drammatica. Per tanti e tanti genitori può essere una vergogna un disagio verso la società, ma per altri , e per fortuna è solo un segnale di alzarsi,rimboccarsi le maniche e andare avanti...Noi ci ritroviamo in quella schiera di genitori,che attraverso internet cercano di informarsi e di curare al meglio i propri figli, non per guarirli ma per rendere ai nostri angeli una vita migliore ed un inserimento migliore nella società. Siamo genitori presi per matti dalle autorità competenti e dalla gente solo perchè non vogliamo dare psicofarmaci ai nostri figli, siamo genitori che vengono visti da lontano con una pietà che non ci serve. Abbiamo scritto a chiunque, abbiamo scritto dappertutto ma le nostre voci sono rimaste inascoltate. Alcuni dei nostri bambini necessitano di cure quelle "vere" sia da parte dei Centri ASL,sia dalla scuola,sia da tutto ciò che ci circonda. Ma questo non avviene mai,nei centri si lavora sempre meno e male ,nelle scuole c'è sempre meno integrazione in ciò che ci  circonda c'è isolamento....ma è questo ciò che dobbiamo dare ai nostri bambini autistici???
Nessuno ci considera sembra che per altri non esistiamo eppure abbiamo bambini che ci stupiscono per cosa riescono a fare non per la genialità ma per come lo fanno, abbiamo bambini che insieme a noi combattono duramente perchè sanno di potercela fare,sanno che in quel modo stanno bene ed il solo male che possono ricevere dall'esterno è malizia e cattiveria....Siamo stanchi di aspettare che un giorno riconoscano le cure per i nostri figli fino ad allora chi non ha mai avuto la necessità di approcciarsi perchè non hanno mezzi economici non ha mai potuto dire "Posso tentare.....o....vediamo come va" purtroppo per molte famiglie che non riescono a sostenere questi costi non sempre è facile. E se qualcuno ci dice perchè spendiamo soldi quando ci sono le strutture pubbliche noi rispondiamo che non basta avere solo la struttura ma l'organico che funzioni bene perchè quando questo non avviene in umiltà e serietà si avvia il bambino o il ragazzo e il genitore ad accettare passivamente la malattia del figlio senza combattere. NOI NON CI STIAMO a vedere i nostri figli rinchiusi in un Istituto o una delle tante case famiglie che ci sono in giro per l'Italia no questo non avverrà MAI e fin quando avremo la forza e la determinazione di farlo nessuno si arrogherà il diritto di dire ai nostri ragazzi che è solo a livello mentale il problema perchè è molto di più di ciò che i nostri bambini e ragazzi  soffrono. Quello che chiediamo è di avere un pò di rispetto in più per i nostri figli e che vengano finalmente accettate le cure che facciamo che rendono i nostri bambini più autonomi, più liberi e più seguiti affinchè possano avere u futuro migliore....è chiedere tanto ????? Non lo crediamo. Per i nostri figli chiediamo il giusto, le cure che servono (Intervento Foniatrico Integrato,ABA,RDI ecc...) per i nostri figli servono per migliorarli e far si che possano vivere una vita migliore rispetto a come l'hanno ricevuta tanti bambini e ragazzi autistici che purtroppo non hanno avuto come i nostri angeli la stessa opportunità, noi non ci accontentiamo perchè riteniamo opportuno che i bambini debbano essere seguiti "al meglio", cosa ci offre oggi la realtà? Solo accettazione desolazione e essere sentiti dire "Non c'è nulla da fare?" No c'è tanto da fare c'è molto da lavorare un intervento precoce è fondamentale ma anche ai bambini che sono in un età più avanti devono avere le stesse opportunità e le stesse cure di un intervento precoce e non abbandonarli a loro stessi. Alcuni dei nostri bambini necessitano di cure biomediche anche perchè molti di questi bambini hanno anche disturbi intestinali e devono seguire protocolli ben specifici ( come Montinari o DAN!) ma che vengono presi sotto gamba perchè non scientifici, perchè si perde tempo e denaro ma che però fanno star meglio i nostri figli li fanno dormire la notte, fanno diminuire le stereotipie li rendono più presenti. Dall'autismo non si guarisce ma si migliora tantissimo e se nemmeno i miglioramenti possono far smuovere l'animo di queste persone noi genitori ci sentiremo sempre persi e isolati solo perchè combattiamo per i nostri figli. Noi non vogliamo mollare e da oggi la nostra battaglia sarà anche a chi è duro d'orecchio scriveremo tutti i giorni di nuovo e a tutti se è necessario ma lo faremo sempre con la determinazione e il senso che possiamo fare qualcosa per i nostri bambini.

Amelia e Marco
www.autismoparliamone.org
2 Giugno:Giornata Nazionale dell'Autismo
La giornata del 2 giugno è per noi genitori di bambini autistici una giornata che forse in parte non ci rappresenta, è vero che in tutte le piazze italiane ci sarà il libro di Calimero, ma i nostri bambini non hanno bisogno di questo....La giornata Nazionale sull'Autismo dovrebbe far capire quanti sono i genitori che si sentono soli quanti genitori combattono senza arrendersi contro questa patologia,quanti vorrebbero gridare la loro rabbia e il loro dolore per bambini nati sani e che purtroppo per alcune "brutte" coincidenze ci si è ritrovati con un bambino autistico. Questa giornata dovrebbe far capire che non bisogna arrendersi al minimo ostacolo perchè con un intervento precoce si può fare tanto ma purtroppo gli interventi che ci offre lo Stato non sempre lo fanno come si deve. E allora cosa dire in questo 2 giugno? Arrendiamoci ? Questo mai Autismoparliamone è nato proprio per dar voce a tutte quelle persone che hanno voglia di lottare contro questa patologia che ci attanaglia e ci sconforta ma che nello stesso tempo ci fa reagire con determinazione e ci fa lottare per migliorare la qualità della vita dei nostri bambini. Siamo illusi convinti di poter cambiar le  regole di chi fino ad oggi  ci ha proposto l'autismo come una porta chiusa senza via d'uscita, possiamo fare tanto per i nostri bambini lavorando duramente e sacrificando il nostro tempo ma solo così otterremo progressi dai nostri figli che ci aiutano in questo viaggio tortuoso e che ci fanno capire che con i nostri sforzi possono migliorare. Un giorno vorrei che la parola Autismo venisse conosciuta da tutti e non come una malattia mentale ma come una patologia che si affronti con le giuste cure adeguate per ogni bambino....La giornata Nazionale dell'Autismo deve essere per i nostri bambini un giorno in cui vengano accettati dalla società in cui viviamo troppo poco la gente sa di questa patologia ed è giusto che tutti vengano informati per questo.

Amelia e Marco
www.autismoparliamone.org
L’epidemia autismo
Dal numero di maggio della nuova rivista "Qui bimbo" (www.quibimbo.com)  




di
MASSIMO BORGHESE
Foniatra. Direttore “Studio Diagnosi e Terapia dell’Autismo”. Napoli. Milano.

Parlare di autismo in questi primi anni del terzo millennio, è parlare di un’epidemia.
I dati numerici relativi all’incremento di tale patologia sono in continuo aumento, e con una crescita tale da superare le peggiori previsioni ed i numeri che hanno caratterizzato le classiche epidemie.
Se fino agli anni ottanta si contavano 3-5 casi su 10.000, oggi si può affermare che un bambino su 155 nati, sviluppa sintomi rientranti nello spettro autistico. E non è neppure il caso di ripiegare sulla vecchia e superata considerazione secondo la quale rispetto a un tempo si formulano più diagnosi, ed un numero inferiore di casi sfugge pertanto all’osservazione, dal momento che negli anni ottanta e novanta si tendeva addirittura ad abusare della parola autismo anche in presenza di sintomi non effettivamente definibili tali.

“Autismi” più che “autismo”.
La molteplicità di cause e di fattori predisponenti e scatenanti, dovrebbe inoltre portarci a parlare di “autismi” più che di “autismo”, considerata l’ampiezza di campo in cui si va a spaziare quando si elencano le possibili origini di tale patologia, che possono essere genetiche, metaboliche, infettive, allergiche, tossiche, alimentari, neurologiche classiche… ma il tutto inquadrato in una visione non orizzontale e paritaria, dove la presenza di una componente esclude l’altra, bensì in una griglia complessa dove, con variabili da caso a caso, l’elemento che per un soggetto autistico può definirsi predisponente, in un altro può essere scatenante, e viceversa; secondo una visione paragonabile a numerose e differenti catene i cui anelli sono disposti in sequenze e modalità di rapporto diverse se non da caso a caso, da gruppi di casi a gruppi di casi, comunque ciascuno con le proprie irripetibili individualità.
Abbandonate finalmente le ipotesi di tipo psicologico, almeno da parte di coloro i quali si sono dedicati scientificamente allo studio di questa patologia, il vastissimo capitolo delle cause della sindrome autistica resta tuttora aperto in molte direzioni, considerato che da numerosi campi della scienza medica giungono flussi continui di informazioni che stanno contribuendo a ricostruire -non senza fatica- un puzzle che a mano a mano che si compone, appare sempre più complesso e di difficile organizzazione.

I sintomi dell’autismo.
Ma come di manifesta l’autismo? Quando mostra i suoi primi segni?
Peraltro, come vedremo, sarà importantissimo coglierne tempestivamente i sintomi iniziali, perché le maggiori possibilità di successo terapeutico dipenderanno proprio dalla precocità di intervento rimediativo.
I criteri diagnostici più significativi per la diagnosi di autismo sono riassumibili nei seguenti punti:
- Esordio entro i 30 mesi di età.
- Carenza globale di reattività nei confronti di altre persone, verso le quali il bambino si mostra disinteressato e indifferente.
- Linguaggio assente o fortemente ridotto e alterato.
- Se presenti, forme espressive verbali caratterizzate da ecolalie (ripetizioni delle parole sentite), stereotipie (riproduzioni continue e ossessive delle stesse parole), inversioni di pronomi (parlare per lo più in terza persona), enunciati incomprensibili.
- Reazioni bizzarre a vari aspetti dell’ambiente, come ad esempio resistenza ai cambiamenti,
- Interesse particolare o inusuale attaccamento per oggetti prevalentemente inanimati.
- Aggressività verso se stessi o verso gli altri (non nella totalità dei casi).
- Mancato o inadeguato raggiungimento di altre abilità non verbali, quali le autonomie, i comportamenti sociali, le capacità di adattamento.

La prima grande differenza che oggi si può notare nelle modalità di insorgenza dell’autismo infantile, è quella tra le forme che si manifestano come tali sin dai primi mesi di vita in bambini che non mostrano mai un vero e proprio avvio delle capacità comunicative, espressive e relazionali, e le forme cosiddette “regressive”, caratterizzate cioè da un normale inizio dello sviluppo percettivo, cognitivo, relazionale ed espressivo verbale in bambini che ad un certo momento di tale cammino, nel giro di pochi mesi evidenziano una clamorosa inversione di marcia, perdendo in breve le acquisizioni già raggiunte, e cominciando invece a mostrare atteggiamenti di chiusura comunicativa e relazionale, configurando così in tempi clamorosamente stretti, il quadro clinico dell’autismo.
Fino all’inizio degli anni ottanta, l’incidenza dell’autismo era pari a 3-5 casi ogni 10.000 nascite, con variazioni dipendenti da criteri diagnostici, autori delle ricerche, e posizione geografica. Almeno due terzi dei soggetti con autismo manifestava sin dai primi mesi di vita i sintomi iniziali della sindrome. Meno di un terzo cominciava invece a mostrare regressione nella socialità, nel linguaggio e nel comportamento in un’età compresa tra uno e due anni. Le forme insorgenti come tali erano dunque in leggera prevalenza rispetto a quelle regressive, comunque in un generale andamento epidemiologico costante e non elevato.
Nel periodo 1980-85, l’incidenza dell’autismo è raddoppiata. Nel 1985, i casi di cosiddetto autismo regressivo sono risultati di numero uguale a quelli con manifestazioni evidenti sin dai primi mesi di vita, dando spazio, così, all’ipotesi che ci fosse una condizione acquisita al di là degli errori congeniti e delle condizioni puramente genetiche.
Dagli anni novanta, entrambi i tipi di autismo sono risultati in netto aumento, ma questa volta con forte prevalenza percentuale della forma regressiva, divenuta pari a circa il 75% dell’incidenza totale, comunque cresciuta di 10 volte, fino a raggiungere i 30-35 casi su 10.000, con qualche rapporto locale indicante valori addirittura doppi.

Non è vero che l’autismo è una malattia incurabile.
Uno dei luoghi comuni assolutamente da sfatare è quello che considera l’autismo una malattia incurabile, uno stato patologico dal quale non si esce.
Sono ormai numerosi i casi di “bambini usciti dall’autismo”, di persone definibili “ex autistici”; nonché quelli di soggetti che pur non recuperando completamente tutte le funzioni compromesse, riescono tuttavia a cambiare profondamente le loro caratteristiche di vita relazionale e sociale, conquistando autonomie e capacità che sollevano comunque i genitori dai grandi oneri e preoccupazioni di avere (e un domani lasciare a se stesso) un figlio ingestibile.
Tra i tanti mali che caratterizzano gli effetti della non conoscenza del problema autismo, il più grave è forse la negazione della possibilità di combatterlo.
Ancora oggi, molti sanitari che non si sono aggiornati sulle possibilità di cura e non si sono documentati sui risultati delle terapie di questa affezione, dissuadono i genitori dei bambini autistici dall’intraprendere percorsi terapeutici, perché -erroneamente- considerati inutili.
I maggiori successi nella riabilitazione-abilitazione dei soggetti con autismo si sono avuti quando il percorso terapeutico è stato avviato entro il terzo anno di vita. Ciò fa comprendere come sia necessaria una diagnosi ed una presa in carico curativa precoce, ed è pertanto necessario che tutti i medici (a cominciare dai pediatri) e gli operatori della riabilitazione abbandonino quella dannosissima concezione riconducibile alla frase “è presto per incominciare”, o “è presto per parlare di autismo”. In riabilitazione, come in diagnostica, non esiste un “presto”, la tempestività non è mai un errore, lo è piuttosto il ritardo di avvio di un programma rimediativo.

Quali cure per l’autismo?
Attualmente il panorama mondiale e nazionale dei trattamenti per l’autismo è affollato da molte proposte curative di matrici alquanto diverse. Per chi deve scegliere quale via seguire nell’affrontare un percorso terapeutico in tal senso, l’imbarazzo della scelta è apparentemente forte. In realtà, il consiglio che potrebbe risultare più saggio, è quello di chiedere ai numerosi operatori che propongono il proprio protocollo come il più efficace, di mostrare i risultati del lavoro svolto negli anni. Intantio chiedere: “in quanti anni?”, “da quanti anni operate in prima persona nel settore?” (diffidando di chi ostenta risultati ottenuti da altri nella cui scia o nella cui imitazione si asserisce di lavorare). Verificare quindi, il “prima” e il “dopo” dei bambini trattati. Sono molte le famiglie disposte a raccontare e dimostrare i percorsi effettuati con i propri bambini; prove documentate e testimoniate sono la dimostrazione più efficace per attestare la validità di un protocollo terapeutico e favorire quindi l’orientamento di una scelta da parte di chi deve decidere a chi affidare il proprio bambino con autismo.
Allo stato attuale, e dopo venti anni di esperienza nel settore, noi attuiamo un trattamento di matrice foniatrico-logopedica, partendo dal presupposto che il bambino con autismo è soprattutto (sia pur non esclusivamente) un “bambino che non parla”, e tale considerazione rende imprescindibile la necessità di un intervento che sia innanzitutto foniatrico-logopedico, essendo foniatria e logopedia le discipline che operano nell’ambito della comunicazione e della verbalità.
In tale contesto si lavora, allo stesso tempo, sui versanti percettivo, cognitivo, motorio, comportamentale, con l’apporto di professionisti provenienti dalle aree della psicologia, comportamentologia, neuropsicomotricità, musicoterapia, pedagogia, linguistica, ma tutti operanti nella stessa direzione e in regime di strettissima collaborazione, coordinati dalla figura del foniatra.
All’attività riabilitativa-abilitativa, oggi si affiancano con ormai documentata efficacia, provvedimenti curativi di tipo alimentare-dietetico e biomedico.
Più della metà dei bambini mostra clamorosi miglioramenti di una parte della sintomatologia autistica seguendo una dieta priva di glutine e caseina. Abbiamo precedentemente parlato di “autismi” piuttosto che di “autismo”; infatti in molti casi, gran parte delle manifestazioni comportamentali, dei disturbi del sonno e dell’attenzione, hanno una matrice metabolica. Nell’intestino di molti bambini con sintomi autistici, il glutine e la caseina vengono trasformati in “gluteomorfina” e “caseomorfina”, praticamente due oppioidi, che come tali si comportano poi nel cervello di questi bambini.
Una dieta che escluda l’assunzione di tali sostanze, ed un’adeguata supplementazione di probiotici intestinali e determinate vitamine e sali minerali (in particolare vitamine del gruppo B, zinco e magnesio) ad alto dosaggio, sono in grado di ridurre drasticamente molti sintomi disturbanti ed aggravanti il quadro clinico, rendendo così i bambini più gestibili e di conseguenza più recettivi ai trattamenti educativi-abilitativi.

Prospettive e speranze.
All’aumento esponenziale dei casi di autismo riscontrabili in tutti i paesi industrializzati del mondo, fa riscontro, almeno quando e dove si opera con modalità terapeutiche portatrici di buoni risultati, il raggiungimento di traguardi molto soddisfacenti ed incoraggianti.
Le attuali caratteristiche vincenti di una modalità abilitativa-riabilitativa proponibile nella lotta all’autismo infantile, sono identificabili in questi punti:
- Tempestività di intervento. Non esiste un “presto”: prima si comincia, meglio è.
- Intensività di trattamento: la quantità e la qualità dei risultati è direttamente proporzionale al numero di ore e di giorni di terapia.
- Prevalenza e predominanza del lavoro sulla verbalità e per la verbalità, puntando subito al raggiungimento di abilità linguistiche verbali, essendo il linguaggio verbale la forma comunicativa comunemente e universalmente utilizzata nella nostra società.
- Intervento simultaneo su tutte le aree del profilo comunicativo: percettiva, cognitiva, motoria, comportamentale, senza cadere nell’erronea convinzione che il miglioramento in una di esse sia premessa per i progressi dell’altra.
- Attiva partecipazione della famiglia e della scuola ai programmi abilitativi. Senza ottimi terapisti e terapie non ci si può attendere risultati, però senza la partecipazione costante e coerente di familiari e personale della scuola, anche con i migliori terapisti, ma lasciati a lavorare da soli, non si raggiungono successi.
- Continuo aggiornamento e adeguamento dei protocolli terapeutici, in base ai progressivi risultati ottenuti.
- Necessità di continui confronti, studio e aggiornamenti da parte di medici e riabilitatori che operano nel campo. Non è ammissibile né giustificabile l’ignoranza di ogni nuova scoperta e acquisizione utile per lavorare meglio e offrire di più ai destinatari di un lavoro così importante e delicato. Ne consegue la necessità di revisionare continuamente lo stato di preparazione e aggiornamento del personale chiamato ad operare, confermando nel corso di costanti revisioni, solo gli elementi che si dimostrino sempre all’altezza della situazione.

Massimo Borghese
INTERVISTA A FRANCO NOBILE
sito www.congedatifolgore.com
 

Il Professore Franco NOBILE ci illustra le sue conclusioni
 

Ci siamo già “lanciati “ ( è proprio così, data la nostra non conoscenza dell’argomento ) anche se consapevolmente ben due volte sul tema scottante delle “ insorgenze tumorali in ambito Forze Armate “ le cui cause, a tutt’oggi, sono assolutamente non documentate scientificamente e pur tuttavia ci si accomoda mediaticamente sulla attribuzione all’uranio impoverito.
Ci si accomoda ma non si è assolutamente certi.
Come spiegare altrimenti l’esistenza di una “ Commissione Parlamentare d’inchiesta……( omissis)…….sull’Uranio impoverito…( omissis )……….”  che, costituita nella precedente legislatura, ha cercato di approfondire l’argomento senza peraltro arrivare ad una conclusione, almeno per quanto risulta a noi?
Esistono anche altre e ben diverse posizioni.
Una in particolare risale agli studi del prof. Franco Nobile, che punta il dito contro “ i vaccini “.o meglio le errate modalità di inoculazione e di conservazione degli stessi.
Nei nostri interventi precedenti abbiamo cercato di chiarirci le idee, ma forse ne siamo usciti…..con le ossa rotte.Una convinzione era tuttavia rimasta in noi netta e precisa : “ deve essere adottato un approccio quanto più possibile attento agli aspetti che portano elementi di verità, non bisogna avere alcun pregiudizio, perché se scoprissimo che l’uranio impoverito non centra nulla con le patologie e che dobbiamo guardare da un’altra parte per capire come mai succedono certe cose, il nostro interesse è di arrivare effettivamente a realizzare il massimo di prevenzione possibile per i militari impiegati nelle missioni all’estero.”
Questo è il punto che ci interessa.
E ci ha fatto molto piacere ritrovare questo concetto proprio nei documenti ufficiali dei lavori della Commissione esposto dal Prof.. Nobile nel corso della sua prima audizione il 22 settembre 2005.
Lo stesso Professore sarà poi ascoltato una seconda volta dalla Commissione in data 25 luglio 2007.
In questa seconda audizione egli ha illustrato le sue conclusioni riportate compiutamente in un “ Resoconto stenografico “ al quale abbiamo anche noi fatto riferimento ripercorrendolo passo  passo.
E nel ripercorrerlo, mossi da questo desiderio di verità e di approfondimento, abbiamo pensato di rivolgerci direttamente al Prof. Nobile : la sua disponibilità è stata immediata e totale nel rispondere alle nostre domande.
Totale come il nostro ringraziamento per avere fornito puntuali e precise risposte.
 
Framer
 

Egregio Professore, nel concetto ( quello sopra riportato ) esposto in Commissione Lei richiama in primis l’attenzione sulla necessità di effettuare il massimo di prevenzione.
Poiché il suo curriculum La presenta come un eminente oncologo, Presidente della sezione di Siena della Lega italiana per la lotta contro i tumori che svolge attività di prevenzione oncologica sia primaria che secondaria, comincerei chiedendole  in che cosa consiste la distinzione?

 

Nobile
 

Per prevenzione primaria si intendono l’informazione e l’educazione sanitaria.
Per prevenzione secondaria si intende la diagnosi precoce del cancro: quanto più riusciamo ad anticipare la diagnosi di tumore tanto maggiori saranno le possibilità di curarlo con successo.
Per ottenere risultati di una certa rilevanza ed attendibilità le misure preventive devono raggiungere il maggior numero possibile di soggetti : per esempio, la categoria degli operai metalmeccanici, la categoria degli insegnanti, le categorie degli impiegati, degli agricoltori, degli automobilisti, la categoria dei militari e così via.
E’ questo il motivo per cui, fra le varie categorie di cittadini controllate, la nostra attenzione si è rivolta ai militari della Brigata paracadutisti “ Folgore”: oltre cinquemila uomini.
Poiché a Siena è di stanza un reggimento di oltre 600 paracadutisti reduci da missioni all’estero abbiamo indirizzato le nostre indagini di prevenzione oncologica su tale campione appena cominciarono a diffondersi le notizie circa i possibili rischi di contaminazione con uranio impoverito impiegato a scopi bellici.
I risultati sono stati raccolti nel volume “ La prevenzione oncologica nei reduci dai Balcani “ che è stato presentato alla Commissione Parlamentare e che è ovviamente disponibile per chi volesse approfondire ogni aspetto della nostra pluriennale indagine scientifica.
 
In sintesi,  quali le conclusioni delle  sue ricerche e dei suoi studi?
 

Molto semplicemente : le nostre indagini tecnico scientifiche hanno escluso la presenza di danni attualmente evidenziabili con le tecniche usate e riconducibili a tossicità chimica e/o a contaminazione radioattiva da uranio impoverito in tutti i soggetti esaminati.
E’ stata altresì eseguita una indagine sui territori kossovari  colpiti in base ad una mappatura fornitaci dalla NATO ( compresi alimenti, acque di falda, licheni in quanto bioaccumulatori ) che non ha evidenziato livelli tali di rischio da assumere rilevanza sanitaria sotto i profili tossicologico e radioprotezionistico.
 

In estrema sintesi  quindi, se abbiamo ben compreso, secondo le sue conclusioni l’uranio impoverito non “ c’azzecca “ come si usa dire oggi.
E allora?
 

Archiviato il problema dell’uranio impoverito abbiamo continuato ed esteso i controlli ai paracadutisti della “ Folgore “ per cercare di dare una spiegazione a “ quell’eccesso significativo di linfomi di Hodgkin “ riscontrato a suo tempo nei reduci dalla Commissione Mandelli.Aggiungo anche che la precedente Commissione d’inchiesta presieduta dal sen. Franco, non avendo ritenuto provata scientificamente la responsabilità dell’uranio impoverito, a conclusione dei suoi lavori invitava ad esperire ulteriori indagini. Indagini non semplici in assenza di dati epidemiologici certi ed ufficiali  (ad esempio un Registro Tumori per i militari) e per la forsennata campagna mediatica per colpevolizzare emotivamente l’uranio senza corrispondenti riscontri scientifici.Ricerca di scoop giornalistici? Interessati depistaggi? Valutazioni frettolose? Non lo so.Quel che è certo è che sono state create situazioni psicologicamente stressanti sui militari, in servizio ed in congedo e sulle loro angosciate famiglie.Uno stress che può risultare fortemente dannoso per il loro sistema immunitario di difesa.   Oggi sono sempre di più i ricercatori che attribuiscono alle immunodeficienze provocate dalle estese campagne vaccinali non solo l’aumento delle allergie ma anche delle malattie autoimmuni provocate dalla disorganizzazione del sistema immunitario disturbato dai vaccini. La letteratura scientifica in proposito, anche internazionale, è imponente.
Sulla scorta delle più aggiornate acquisizioni scientifiche circa i rapporti tra situazione immunitaria e insorgenza di certe patologie abbiamo ritenuto opportuno proseguire le nostre indagini di oncologia preventiva per verificare se eventuali modificazioni dei poteri immunitari di difesa dei nostri militari potessero predisporli a contrarre certe patologie autoimmuni da quelle infiammatorie a quelle tumorali.
In base a queste premesse scientifiche Legatumori ha avviato ai militari presi in esame  -  a proprie spese e su militari presentatisi spontaneamente  -  una indagine per controllare se si fossero verificate alterazioni immunitarie tali da renderli sensibili allo sviluppo di certe patologie autoimmuni che negli ultimi decenni sono state via via identificate: tiroiditi, epatiti, dermatiti, diabete, sclerosi, artriti fino a certi tipi di tumori, come i linfomi e le leucemie.
Le recenti ricerche sulla disabilitazione del sistema immunitario provocate da errate vaccinazioni consiglierebbero quanto meno di adottare qualche principio di precauzione, come ad esempio si fa per l’esposizione alle onde elettromagnetiche.
I test preliminari sono stati condotti su un gruppo di 20 militari mai andati in missione e su un gruppo di 20 reduci.
Pur nella loro ridottissima rilevanza statistico-epidemiologica, l’elevata frequenza di risultati a sostegno della nostra ipotesi merita ulteriori conferme.
Infatti queste prime analisi condotte su un totale di 40 militari hanno evidenziato frequenti alterazioni immunologiche fortemente suggestive di immunodepressione.
Tali risultati preliminari  ci sono sembrati meritevoli di approfondimento perché se venissero confermati su scala più ampia il loro significato sarebbe quello che senza opportune misure preventive i nostri militari in condizioni di immunodepressione potrebbero essere esposti al rischio di contrarre malattie autoimmuni, e forse certi tipi di tumore.
Sarebbe quindi necessario     (noi dobbiamo purtroppo procedere con forzata lentezza a causa delle croniche carenze finanziarie che affliggono la ricerca scientifica nel nostro Paese)  - come abbiamo suggerito in Commissione - aumentare non solo la casistica ( cioè il numero dei soggetti controllati ) ma anche le categorie ( militari in partenza, in rientro dalla prima missione, in relazione al numero di missioni ), oltre ad istituire opportuni gruppi di controllo, compreso un gruppo di civili della medesima fascia di età dei militari.
 

A questo punto delle vostre ricerche è logico pensare che vi siate chiesto quale fosse la causa ( o la concausa ) che poteva provocare la caduta dei poteri immunitari di difesa nei militari esaminati.
Cioè quali potrebbero essere i motivi di questo abbassamento della sorveglianza immunologia nei militari esaminati, in grado di impedire il rigetto delle cellule diventate tumorali.

Le nostre ricerche sulle possibili cause dell’accertato turbamento delle difese immunitarie hanno prioritariamente iniziato ad indagare su quei farmaci che ci vengono somministrati sin dai primi mesi di vita per potenziare proprio il nostro corredo immunitario : i vaccini.
Con una inevitabile premessa: ribadiamo con forza gli innegabili ed enormi progressi compiuti contro le malattie infettive dopo la scoperta delle vaccinazioni.
Ma ribadiamo con altrettanta forza che, come per qualsiasi altro farmaco, occorre distinguere tra i vaccini come tali dalle modalità con le quali vengono somministrati.
Esiste una amplissima letteratura internazionale medico-scientifica sui vaccini e la loro efficacia che qui per brevità non è il caso di riprendere.
Ciò su cui invece occorre riflettere sono le eventuali errate modalità di somministrazione dei vaccini ai militari.
Mi riferisco cioè alle modalità pratiche con cui si effettuano le vaccinazioni che possono differire secondo la sede, il personale addetto, l’osservanza delle norme prescritte per la conservazione dei vaccini alle temperature raccomandate per la inoculazione e per tanti altri fattori come il rispetto sia degli intervalli di tempo intercorrenti con le dosi di richiamo, sia delle date di scadenza.
Talvolta, per urgenti esigenze di servizio verrebbero somministrate scariche di dosi vaccinali ad intervalli di tempo inferiori a quelli prescritti.
Giova ricordare che esistono ufficialmente le esatte prescrizioni circa le dosi di vaccino, le loro vie, le loro tecniche ed il loro calendario di somministrazione che devono essere osservate rigorosamente perché si raggiunga un effetto valido.
Il rispetto di tali prescrizioni risulta determinante per il successo della vaccinazione o per il suo insuccesso, con relativi danni alla salute come risulta dalla vastissima casistica mondiale in proposito.
 

Allora, egregio Professore, il suo pensiero nella ricerca delle cause delle insorgenze tumorali tra i militari impiegati in missioni all’estero è di assoluzione per l’uranio impoverito mentre colloca tra gli indiziati i vaccini o, piuttosto, le modalità d’uso e di conservazione degli stessi  ed i relativi tempi di inoculazione.
E’ così?
 

Lo sa perché in USA le compagnie non assicurano più per danni alla salute provocati dai vaccini? Perché ormai sono largamente documentati i legami tra certe vaccinazioni e l’insorgenza di malattie autoimmuni e di tumori. Le stesse aziende produttrici mettono le mani avanti, inserendo nei cosiddetti “bugiardini” la formula pilatesca: “Non è stato valutato per questo vaccino il potenziale carcinogenetico, mutagenico ed i potenziali danni alla fertilità”
Per questo sarebbe auspicabile la formazione di una nuova Commissione parlamentare di inchiesta in questa legislatura che, dissipatisi i depistaggi “impoveriti”, avviasse un’indagine esauriente, sincera e coraggiosa sulle reali cause di danno alla salute dei militari, iniziando col raccogliere e classificare le loro schede vaccinali, istituendo un adeguato servizio di farmacovigilanza nonché un osservatorio epidemiologico della popolazione militare, Registro Tumori compreso.
Le ricordo infine che nella Sanità Civile la denuncia alle USL dei danni da vaccini è obbligatoria e che la legge n. 210 / 92 prevede un indennizzo a favore dei soggetti danneggiati a causa di vaccinazioni obbligatorie.
 

Grazie Professore.
La mia gratitudine per la sua disponibilità a chiarire in modo definitivo il “ suo “ pensiero è totale, così come lo sarà quella dei nostri lettori.
Ci affianchiamo a Lei nell’auspicio doveroso che venga costituita con la nuova Legislatura nuovamente la Commissione in materia.
Nel  “ nostro piccolo “ assicuriamo che porteremo la stessa materia all’attenzione degli On.li  Ramponi, Speciale, Del Vecchio e Paglia “ già  militari “ richiedendo il loro intervento affinché questo problema possa essere avviato a soluzione allo scopo di tranquillizzare i nostri militari destinati all’impiego all’estero e le loro famiglie.
Anzi, poiché sappiamo che alcuni di loro continuano a trovare ancora un po’ di tempo per leggerci, cominciamo a farlo con questo intervento.
 

A cura di Framer
per conto di OSSERVATORIO del sito www.congedatifolgore.com

Fonte: http://blog.libero.it/CURAMONTINARI/
Risposta al Dott.Mirabella dal Comitato Liberalascelta


Dalla nostra lister Maria:

Vi invio il testo della lettera spedita via mail al dott. Mirabella presentatore della trasmissione:

“Bisogna cercare sistematicamente le crepe che rendono falsa un ipotesi. Prima si trova l’errore, prima il mondo scientifico sarà in grado di produrre una teoria migliore. Occorre mettere continuamente in discussione anche le teorie consolidate che hanno ricevuto il consenso della Comunità Internazionale.
Non bisogna aver paura dell’errore, ma scatenare la creatività di ipotesi, pur con la consapevolezza dei propri limiti”.
                                                                                                                        Karl Popper

Egregio Dott. Mirabella
Complimenti per la trasmissione? Si e no. Mi riferisco alla puntata del 19 giugno dove si discuteva di vaccinazioni. E’in verità un tema che viene generalmente poco dibattuto in TV perché essenzialmente scomodo. A voi il merito di averlo tolto dall’oblio e contemporaneamente il demerito, aggravato dall’essere pubblico servizio, di aver trasformato un occasione di informazione corretta ed imparziale in un grande spot pubblicitario per l’industria farmaceutica e , soprattutto per l’apparato “operativo”, quell’organizzazione di tipo militare che pianifica, organizza e somministra le vaccinazioni (Nel mondo anglosassone difatti, riferendosi ai vaccini si parla di “shots”,  colpi di arma da fuoco). A vostra parziale discolpa posso dire che l’argomento è tra i più complessi, anche per gli addetti ai lavori, soprattutto per le loro scarse conoscenze di immunologia generale e pediatrica in particolare. A questa gravissima lacuna si somma una strategia sanitaria scellerata che, lungi da essere scientificamente e militarmente (visto che si vive in un clima di guerra a virus e batteri) corretta, non prevede una “ricognizione preventiva” (per vedere se il “bombardamento” dell’obbiettivo può causare effetti collaterali) ed una “ricognizione successiva” all’azione (per verificare se gli scopi sono stati raggiunti). Non ci si preoccupa quindi dello stato di salute del vaccinando (che si presume sempre sano) mentre si ignora se la vaccinazione abbia raggiunto il suo scopo (creazione immunità) senza aver causato danni (manca totalmente la vaccinovigilanza). Questo metodo possiamo forse definirlo “economico”(perché non vengono spesi ulteriori danari in analisi e personale), “pratico” (dal punto di vista organizzativo), tutto quello che vogliamo… ma assolutamente non scientifico.
Il “fil-rouge” della trasmissione era invece rappresentato dall’esaltazione della scienza medica, prendendo per buono (oro colato..) tutto ciò che veniva dalla cosiddetta Sanità ufficiale e, sostanzialmente, mettendo in dubbio anche i morti: la Scienza ci aiuta, non dobbiamo dubitare.
Anche la scaletta è stata abilmente preparata. Si esordisce con un caso di meningite (Andrea Ambrogio), si passa poi al centro di ricerca di Siena della Novartis (con musica rilassante di sottofondo..) che sta studiando il vaccino contro il ceppo più pericoloso di meningite batterica (tipo B), per arrivare alla Dott.ssa Ciofi Degli Atti che ci ha parlato del morbillo. Con un titolo così (vaccini contro) mi sarei aspettato un esordio dedicato alle ragioni di chi, soprattutto per esperienza personale, nutre dubbi su efficacia e sicurezza dei vaccini. La regia della trasmissione, coordinata forse dagli esperti dell’ISS, ha privilegiato le priorità Ministeriali (meningite e morbillo) che stranamente coincidono con quelle industriali. Abbiamo dovuto attendere mezz’ora prima di ascoltare una drammatica testimonianza (Sig.ra Patrizia di Pesaro) che potesse indurre l’ascoltatore a pensare ed ipotizzare che non sempre le cose vanno bene e che di vaccinazioni si può anche morire. Testimonianza subito messa in dubbio dall’esperta in studio, l’iperattiva  Dott.ssa Ciofi Degli Atti, e subito bilanciata da un caso affiancato (Sig.ra Metella), fortunatamente meno grave e risoltosi positivamente, ma di segno contrario: “se non ti vaccini puoi ammalarti e morire”. Entrambi i casi evidenziavano l’imperizia e la scarsa professionalità dei medici coinvolti. Riguardo sempre all’esperta in studio, responsabile dell’ISS per il progetto di eradicazione del morbillo dell’OMS, sono rimasto sorpreso e sconcertato per la mole di dati inesatti che sono stati presentati, sia sul morbillo che sulle vaccinazioni in generale. La produzione di studi scientifici è vasta ed è in larghissima parte fatta dall’industria farmaceutica, molto pochi sono gli studi indipendenti, questo sia che si parli di vaccinazioni che di antidolorifici. Non so quali studi hanno prodotto i dati esposti, e sarebbe stato corretto che venissero citati in modo tale che il curioso, medico o uomo della strada, potesse verificarne la veridicità. Citare che il morbillo provoca 1 decesso ogni 1000 casi mi sembra perlomeno azzardato, forse era relativo a 60-70 anni fa, forse ai tempi della fame. Mentre affermare che ci può essere 1 caso di “allergia grave” ogni 1.500.000 di dosi somministrate (riguardo a quale vaccino…mica tutti hanno gli stessi effetti collaterali) e che nessun decesso è documentato come correlato alla somministrazione di vaccini, non solo è anti-scientifico (mai letto un foglietto illustrativo dottoressa?), è anti-storico, e francamente offensivo nei confronti di chi, presente in studio, ha perso dei figli in conseguenza di un trattamento sanitario obbligatorio, e di tutte le migliaia di persone che, nel nostro paese, hanno subito danni più o meno gravi da vaccini. Corretta informazione?…mah…siamo ancora molto lontani.
In sequenza, bene l’intervento del sociologo, bene la testimonianza di Daniela, molto male la testimonianza (senza peraltro contraddittorio) del medico sportivo intervistato da Carlo Paris. Strano che queste vaccinazioni (antizecca e antimorbillo) non siano state fortemente raccomandate anche ai giornalisti che frequentano i campi di calcio. Riguardo alla testimonianza di Daniela, affetta da post-polio per una “vaccinazione sbagliata” devo dire che non è un caso isolato di polio postvaccinica (se la vaccinazione è stata eseguita nel 1960 probabilmente il vaccino usato era l’allora “poco o niente inattivato” Salk somministrato via iniezione, l’antipolio orale Sabin è stato commercializzato a partire dal 1961). Mi ha impressionato il consiglio del pediatra della figlia che, malgrado il precedente, non ha avuto esitazioni a consigliare la vaccinazione, usando anche la psicologia: “non aver paura”-“non ne ho mai avuta”…è andata bene, ma non sempre c’è il lieto fine… chissà cosa avrà detto l’allora Ufficiale Sanitario alla madre di Daniela per rassicurarla: non abbia paura signora, abbia fiducia? Riguardo al libro scritto dalla coraggiosa mamma si è parlato della prefazione scritta dal direttore dell’Istituto che l’ha ospitata per 20 anni, iniziava così: “la natura vi ha privato…”. Anche in questo frangente, malgrado l’evidenza della causa, si è preferito coprire l’errore ed imputare alla natura una colpa che non era sua. Se si fosse fatto tesoro degli errori/orrori accaduti con le antipolio si sarebbe corso già da subito ai ripari e si sarebbero potuti evitare le centinaia (forse migliaia) di casi accaduti successivamente e fino al 2002 (anno in cui il calendario vaccinale ha escluso il vaccino orale a virus vivi per quello inattivato). Storicamente, si è sempre cercato di coprire le responsabilità del vaccino fino al negare le cure opportune che avrebbero potuto salvare i colpiti (gammaglobuline in primis).
Il Dott. Serravalle, del CONDAV, da buon medico ha, a mio avviso, messo le dita nelle piaghe del sistema. Tutte le obiezioni sollevate hanno fondamento e nessuna ha avuto risposta da parte del Dott. De Martino: l’assenza di informazioni, la mancanza di esami predittivi, la mancanza di vaccinovigilanza, la mancanza di studi sugli effetti dei vaccini a medio e lungo termine (unica chiave di comprensione di un corretto rapporto rischio-beneficio), la scarsa competenza delle CMO militari che devono accertare il nesso causale (non vi fanno parte ne pediatri, ne immunologi, ne neurologi), l’eterno balletto dei numeri (1:1.000.000, 1:2.500.000, 1:800.000 ecc). Ai dati citati dal Dott Serravalle sull’entità del fenomeno dei danni vaccinali, 430 casi riconosciuti dal ministero ed altrettanti in istruttoria (con poche chances), dobbiamo sommare tutti i casi respinti dal 1992 ad oggi (per volontà di non riconoscere il nesso o per non aver aiutato le famiglie in difficoltà nella raccolta della documentazione) che sono migliaia. Il fenomeno del danno vaccinale è molto più ampio di quanto tutti possiamo immaginare e rappresenta, a mio avviso, l’emergenza più grande del nostro paese. Un solo dato che dovrebbe farci riflettere: nella finanziaria 2008 il vicino Veneto ha stanziato ben 15 milioni di Euro per indennizzi di danni vaccinali.
Un brivido mi è corso lungo la schiena quando il Dott. De Martino ha affermato che i genitori possono decidere per se stessi ma non per i propri figli. La maschera finalmente è caduta, malgrado tutte le dichiarazioni a favore della libertà di scelta, il pensiero dei medici è quello di mantenere lo status quo perché i genitori non sono in grado di capire qual è il bene per i loro figli (sono ignoranti) e quindi non devono decidere, lasciamo fare questo lavoro agli esperti! E’ un pensiero ignobile, sono sconcertato e preoccupato.
Dott Mirabella cos’altro aggiungere, molti argomenti sono stati solo sfiorati (il conflitto di interessi, che non è una esclusiva dell’attuale premier, o le migliaia di casi di autismo post MMR), forse una riflessione sul vaccino contro l’ignoranza che è stato tirato in ballo più volte… rendere obbligatorio il vaccino contro l’ignoranza (Dott. Mirabella)… se combattiamo l’ignoranza lavoreremo a favore dei vaccini (Dott. De Martino, vera ciliegina sulla torta!) e così via. L’unica cosa che dovrebbe essere per tutti un obbligo morale è l’informare/informarsi su una tematica che riguarda la salvaguardia della salute soprattutto dei più piccoli, dei meno garantiti e tutelati.
Mi auguro che il controverso tema dei danni da vaccino non si esaurisca in questa trasmissione e ci sia il desiderio dei conduttori (complimenti ad Arianna per l’equilibrio dimostrato) di approfondire l’argomento senza per forza cercare il compiacimento delle Autorità Sanitarie, dell’Industria Farmaceutica o di professionisti che si permettono di sciorinare numeri o scrollare la testa nervosamente senza aver mai ascoltato il dolore di una madre o la rabbia di un padre per il figlio rovinato.

Cordiali saluti, Mauro Ottogalli, coordinatore comitato LIBERALASCELTA UD-GO,
padre di Andrea, 16 anni, danneggiato dalle vaccinazioni e riconosciuto dal Ministero.

Nota 1. Riguardo all’argomento vaiolo, nella relazione della Direzione Generale del Comitato Esecutivo dell’OMS relativa al programma di lotta al vaiolo del 1977, si legge
“Durante la lotta decennale per l’eliminazione del vaiolo è emerso che il vaiolo può diffondersi anche in una popolazione completamente vaccinata. Pertanto, si è adottata un’altra strategia: le vaccinazioni di massa sono state sostituite da un monitoraggio e da un trattamento mirato della malattia”.
Nota 2. Il medico inglese di campagna Edward Jenner, cui sono state intestate parecchie vie in Italia e nel mondo, nel 1790 vaccinò il proprio figlio di 10 mesi per il vaiolo. Dopo l’inoculazione il piccolo ebbe un arresto dello sviluppo mentale e morì da psicopatico a 21 anni. Anche questa è storia, non serve scomodare i Borboni!

Il comitato LIBERALASCELTA nasce a Udine nel 2002 sotto altra sigla (GILVA). Unisce e da sostegno a famiglie danneggiate dalle vaccinazioni ed a  famiglie che hanno deciso di sospendere il loro giudizio in merito ai programmi di prevenzione (principalmente per mancanza di garanzie). Fin dalla sua costituzione ha promosso una ricerca atta ad evidenziare l’entità del danno vaccinale in Regione dal 1957 ai giorni nostri. Ad oggi sono oltre 300 le segnalazioni da noi documentate, mentre le storie complete raccolte sono un centinaio (I decessi  riguardano 2 bimbi dopo antivaiolosa, 2 bimbi dopo antipolio Sabin, 2 neonati dopo vaccino esavalente, mentre per altri tre casi non ci sono dati certi).
Per contatti: 3203492912 (Mauro), 3333454556 (Maria) o liberalascelta@libero.it  
Intervista a Rita Giaquinta a cura di Natalia Bandiera


Parlare con Rita Giaquinta e confrontarsi con lei non è come parlare con la solita professionista che sponsorizza il ‘proprio’ metodo per ‘venderlo’ ad ogni costo. Non è come parlare con la classica mamma che dopo aver scelto un percorso riabilitativo ne vuole fare un motto di vita per chiunque.

Conversare con Rita Giaquinta significa poter ascoltare il suo pensiero che riesce a comunicarti con l’umiltà del genitore che non è convinto di avere la verità in tasca, ma che si mette continuamente in discussione alla ricerca di quanto possa essere utile per il proprio bambino. Con questo spirito ‘libero’ lei è approdata circa tre anni fa all’Rdi, ma non é esclusivamente a questo che attribuisce i progressi di un figlio che ha avuto la fortuna di avere una madre come lei. Probabilmente è questa la chiave dei successi ottenuti dal suo bambino, nove anni, con disturbo autistico. E’ un bambino capace di conversare a tutto tondo, di esprimere ragionamenti, di raccontare persino i propri sogni notturni. Un bambino che, seppur autistico, è riuscito a tirarsi fuori da certi ‘schemi’. I suoi genitori, sin da quando hanno avuto quella terribile diagnosi, che ha cambiato loro la vita, non si sono fermati e anche quando si sono affidati a sistemi riabilitativi che sembravano essere la soluzione di tutti i problemi del bambino, hanno avuto la capacità di guardare oltre.

‘Mi sono accorta che mio figlio aveva dei problemi quando aveva circa due anni e mezzo – racconta Rita Giaquinta, consultant Rdi in training, - sono stata accusata di metterlo a paragone con troppa morbosità a mia figlia più grande. Poi, è arrivata quella diagnosi che mi ha distrutta gettandomi nel dolore più profondo’.  

Non si è arresa mamma Rita. “I servizi della Npi della mia zona – continua la consulente –erano completamente assenti. L’unico consiglio che mi è stato dato è stato di fare psicomotricità privatamente, un’ora la settimana. Non potevo accontentarmi. Il mio bambino aveva bisogno di ben altro e io volevo far parte del suo percorso riabilitativo”. Rita conosce il metodo Delacato di riorganizzazione neurologica e senza esitazione inizia la sua grande sfida contro l’autismo. ’Devo tanto al metodo Delacato perché mio figlio, dopo poche settimane ha iniziato ad indicare e a parlare. Non avevo mai sentito la sua voce. Che emozione ascoltare quella dolce vocina …. quelle paroline imperfette, che però, spalancavano la porta della speranza!’.

Rita non si ferma. Il metodo Delacato, che la impegna oltre due ore al giorno con il proprio bambino, non le basta. ‘Nonostante fossimo contenti di quei progressi, sentivamo che c’erano dei limiti. Io continuavo a stare su internet e frequentando dei gruppi di conversazione virtuale, grazie all’amicizia e al confronto con genitori e parenti di altri bimbi autistici, mi avvicinai al ‘biomedico’. Cercai il dott. Montinari, poi andai agli istituti Pfeiffer. Iniziai la dieta senza glutine e caseina, i vari integratori. Non posso dire di aver visto cambiamenti straordinari in mio figlio, ma sono riuscita a risolvere i suoi problemi di stitichezza. Per quanto riguarda i supplementi, ricordo l’effetto benefico della trimetilglicina. Oggi, continuiamo la dieta e siamo seguiti dagli Istituti Fay. Ripeto, non posso dire di aver visto nel mio bambino cambiamenti repentini, ma sono convinta che gli abbia fatto bene. Però, quando mi si chiede un consiglio sull’intraprendere o meno un protocollo biomedico, preferisco non pronunciarmi, non essendo un medico, ed affidare la scelta esclusivamente al genitore. Perchè, a mio avviso, qualunque tipo di scelta deve essere una responsabilità del genitore. Io non mi sono mai fatta convincere da nessuno, non mi sono mai permessa di farlo con altri e mai lo farò’.

Sul piano comportamentale, quali altri metodi ha seguito suo figlio?

Frequentando i forum che ho citato prima, ho avuto l’opportunità di conoscere l’Aba e dopo due anni di metodo Delacato decidemmo di provare questa strada. Siamo stati fortunati e nostro figlio ha fatto Aba per oltre due anni con la supervisione di una grande professionista come Denise Smith Brunetti. Il mio bambino divorava i programmi, stava volentieri a tavolino ed aveva  pure iniziato un certo tipo di conversazione. Tuttavia, anche in questo caso, ho sentito dei limiti in un metodo, che, secondo me, ‘comprimeva’ le potenzialità del mio bambino che sapeva utilizzare si il linguaggio, ma in modo troppo strutturato. Non era comunicazione quella! Mi accorgevo che oltre alle risposte che aveva imparato a dare alle nostre domande, non era in grado di sostenere un dialogo ‘aperto’. Tipo di dialogo che è subentrato con l’Rdi, a cui devo lo slancio straordinario di mio figlio che, oggi, è in grado di rispondere a domande con dovizia di particolari. Se io gli chiedo com’è andata a scuola, lui non si limita ad una risposta secca, ma è capace di ampliare descrivendomi le attività fatte in classe che lo hanno colpito di più, aggiungendo e trasferendomi sensazioni e gioie provocate da un tipo di gioco che ha fatto e lo ha entusiasmato. Se ad esempio, gli chiedo cos’ha fatto di bello, lui è in grado di parlarmi a tutto campo del gioco dei pirati che tanto gli piace. Oggi, mio figlio è migliorato molto nel cambio delle attività, ha sviluppato la capacità di ragionare sulle cose per trovare soluzioni o strategie alternative ed ha persino imparato a mentire. Il suo linguaggio adesso è comunicazione.

Perché ha deciso di diventare una consulente Rdi?

Perché ho visto dei benefici su mio figlio, ma soprattutto, perché è un tipo di metodo che mi sento addosso più di ogni altro. E’ certamente meno immediato dell’Aba, i cui risultati li vedi subito, ma lo trovo molto più ‘aperto’ e molto più adatto ad una tipologia di genitore che non se la sente di fare il terapista nel senso tecnico della parola. Quel ruolo so che frustra molti genitori e confesso di aver avuto difficoltà anch’io con il mio bambino. Ecco perché non giudico chi, con estrema umiltà, mi dice che non ce la fa proprio a fare Aba, che lo trova molto impegnativo e troppo ‘schematico’ per i genitori. Mio marito stesso aveva enormi difficoltà ad applicare i programmi Aba e, con l’Rdi, si è scoperto molto più padre ed educatore.

In breve, cos'è l'RDI?

L'RDI è un programma per sviluppare tutte quelle aree di intelligenza dinamica in cui i soggetti con disturbi dello spettro autistico hanno difficoltà: riferimento emozionale, coordinazione sociale, linguaggio dichiarativo, pensiero flessibile, elaborazione delle informazioni relazionali, previsione. L'RDI vuole sviluppare nelle persone ASD le relazioni sociali, la comunicazione e il pensiero dinamico, vuole insegnare a queste persone cos'è l'amicizia, l'empatia e anche a desiderare di condividere il proprio mondo e le proprie esperienze con gli altri.

Quanti bambini seguono attualmente in Italia, l’Rdi?

Sono circa una quindicina, ma giornalmente, ricevo email e telefonate di genitori che decidono di avvicinarsi a questo metodo comportamentale, vittima di troppi luoghi comuni. Anche sulla scientificità, a mio avviso, è errato fare un paragone con l’Aba. Perchè l’Analisi comportamentale viene applicata ai bambini autistici da oltre trent’anni e, quindi, c’è stato il tempo di studiare e verificare. L’Rdi è più ‘giovane’ e occorre il tempo necessario per fare ricerca. Occorrono degli investimenti, così come sono stati voluti per l’Aba. Al momento, non si può discriminare qualcosa che non ha avuto il tempo di essere validato scientificamente, giudicandola meno efficace di un altro. Questo vale, per me, per ogni metodologia. Poi, ognuno è libero di scegliere ciò che reputa più idoneo alle caratteristiche del proprio bambino. Io posso dire che i metodi intrapresi con mio figlio gli hanno garantito una crescita significativa, ma sono sicura che altri genitori, con altre tipologie di interventi riabilitativi potranno riferire progressi altrettanto determinanti nei loro figli. Attribuire ad un solo metodo il recupero di importanti abilità compromesse dall’autismo lo trovo scorretto, limitativo e dannoso. Se avessi ‘sposato’ la prima terapia che portava dei benefici su mio figlio, probabilmente, lui non sarebbe il bambino che è oggi. Quel mio continuo non accontentarmi mi ha aiutata a dare a mio figlio tutti gli strumenti che oggi, nel bilancio di tutti questi anni, giudico preziosi ed indispensabili. Senza escluderne alcuno. E’ questo il messaggio che vorrei lanciare ai genitori:quando intraprendete una strada non pensate mai che sia quella definitiva per la vita. Precludereste davvero tanto ai vostri figli per i quali vale la pena valutare ogni tipo di ‘strumento riabilitativo’ che attualmente il ‘mercato’ offre. Bisogna anche ricordarsi che ogni bambino è diverso dagli altri e anche ogni famiglia è diversa dalle altre, e quindi è fondamentale informarsi per scegliere quale possa essere la strada migliore in quel determinato momento.

Quando prende in carico un bambino, da dove comincia?

Dai genitori. Loro sono il fulcro di tutto. Sono i genitori le prime persone con cui un bambino impara a relazionarsi e da questa relazione impareranno poi a sviluppare tutte le altre. Quindi sono i genitori che si devono impegnare in prima linea per aiutare il proprio bambino in questo percorso. Attraverso il percorso RDI si cerca di ridare fiducia alle mamme e ai papà, che spesso non sanno gestire il proprio figlio affetto da autismo, non perché non vogliano, ma perché non sanno come fare, hanno paura di sbagliare, di non essere bravi. E invece attraverso l’RDI si vuole restituire ai genitori quel senso di competenza dell’essere tali, e sostenerli nell’insegnare al proprio figlio quelle abilità che i problemi neurologici chiamati autismo non hanno permesso loro di sviluppare in modo adeguato. Così la famiglia può ritornare a svolgere un ruolo attivo ed essere veramente coinvolta nel percorso educativo del bambino.

Si possono conciliare Aba ed Rdi?

Perché no? Ma questo è un mio giudizio personale. Quando mi sono avvicinata all’Rdi, a scuola e a casa mio figlio faceva Aba. Quel percorso noi l’abbiamo continuato in certe circostanze, soprattutto per continuare a lavorare sul cognitivo. Contemporaneamente però, io, mio marito e mia figlia abbiamo iniziato con l’Rdi. So di altre persone che invece hanno smesso Aba e iniziato RDI. Anche questa ritengo debba essere una scelta delle famiglie, in base alla loro situazione e alle priorità che hanno per il loro bambino.  

Quanto conta nella professione che ha deciso di intraprendere il suo essere mamma di un bambino autistico?

Questo mi comporta vantaggi, ma anche svantaggi. Se da una parte, quando prendo in carico un bambino, riesco a calarmi perfettamente nello stato d’animo dei genitori, riuscendo ad andare loro incontro perché capisco come si sentono, il loro senso di inadeguatezza e insicurezza spesso difficile da confessare, dall’altra parte sono poco imprenditrice di me stessa e non riesco a staccarmi da quel sentimento di solidarietà che esiste tra noi mamme. Questa componente emotiva mi porta a trascurare il lato ‘commerciale’ della mia professione. Sento colleghi che quando relazionano nel corso dei convegni informativi, riescono ad essere distaccati e a ‘propagandare’ il metodo in cui hanno investito tempo e denaro. Io non riesco proprio a farlo.

A proposito di convegni informativi, lei ne ha già organizzati due …

Sì, perché una delle mie priorità principali è informare i genitori e i professionisti sull’RDI, che, come abbiamo detto, è ancora poco conosciuto in Italia. Ci tengo anche a dire che non percepisco compenso per questi convegni, che ho organizzato in collaborazione con il Comitato Montinari, a cui viene devoluto il ricavato. Il Comitato Montinari è un'associazione di volontariato senza scopo di lucro, che si pone come obiettivo di operare per la prevenzione, la diagnosi e la terapia nell’autismo e nelle malattie correlate, attraverso diverse attività, tra cui per esempio l'istituzione di borse di cura per famiglie bisognose.

Come vede il futuro di suo figlio?

Non ho mai avuto certezze io e le mie scelte dimostrano questo mio lato caratteriale, che nel mio caso è servito a mio figlio. Di una cosa sono certa: il mio bambino ha fatto tantissimi progressi, che sono il frutto di un paziente lavoro di anni e anni di riabilitazione. So che lui andrà avanti ancora. Non so dove arriverà, ma non si fermerà qua.

 

 

La storia di Sara e Rita. Due donne diverse, due amiche per la pelle.

Si sono conosciute sul web, in uno dei tanti forum di discussione che popolano internet. Luoghi virtuali dove si litiga spesso per quel tentativo che sta nella natura umana di far prevalere le proprie idee e convinzioni sull’altro. Ma sono anche dei ‘luoghi’ in cui possono nascere ed essere coltivate straordinarie amicizie. Legami particolari che trovano terreno fertile nell’ombra di un sentiero buio e tortuoso come quello dell’autismo. Terreni dove sembra essere stata seminata solo la pianta del dolore, ma, invece, capaci di sviluppare fiori bellissimi e profumatissimi. I fiori dell’amicizia come quella di Sara e Rita. La prima Senior Tutor Aba, la seconda consulente Rdi in training.

Sara e Rita si sono conosciute su uno dei gruppi Yahoo. Due donne combattive, due forti personalità che spiccano per forza e carattere. Chi le legge non può che rimanere abbagliato da quegli interventi sempre intelligenti e opportuni. Interventi di mamme decise e preparate, che grazie alla loro conoscenza dell’inglese sono in grado di tradurre documenti importanti che mai sarebbero arrivati in Italia se non ci fossero state loro a tradurli.

Unite dalla ricerca disperata di quanto potesse aiutare i loro bimbi quasi coetanei si sono piaciute subito. Hanno deciso di approfondire quell’empatia attraverso delle email in cui hanno avuto modo di mettere a confronto le rispettive esperienze. Si sono scambiate gioie, dolori e speranze. Quante ore trascorse davanti al pc a raccontare il proprio dramma interiore. Un sentirsi vicine, mano della mano quando invece, a separarle c’erano chilometri di distanza. La loro diversità caratteriale contraddistingue questa coppia di amiche che si stimano e si rispettano, nonostante il loro pensiero spesso non coincida perfettamente. Sono uniche per questo. Sara è una mamma che appare sicura, Rita è una che non ha paura di mettere a nudo le proprie insicurezze. Si completano a vicenda.

Oggi, i loro figli hanno 9 e 10 anni e rappresentano il ‘frutto’ della continua ricerca del meglio che sono riuscite a garantire loro, senza perdersi in chiacchiere, andando dritte per percorsi riabilitativi differenti, ma in cui mettono una passione che le accomuna. La ‘tedesca’ e la ‘siciliana’ si vogliono bene come sorelle. Il loro rapporto è cresciuto nel tempo. Si sostengono a vicenda e grazie al punto di riferimento che rappresentano l’una per l’altra, non sono sole mai. Non lo sono mai state in tutti questi anni di convivenza con l’autismo. Quando Rita è in giro per i suoi convegni, Sara si attacca al telefono e la sostiene. Quando non può essere presente fisicamente, il suo pensiero è fisso sull’amica.

Grazie Sara, grazie Rita per l’esempio umano e professionale che rappresentate. Grazie per aver messo a disposizione di altri bambini quanto avete imparato negli anni per i vostri figli.Grazie a nome dell’intera comunità di genitori di bimbi autistici che vuole dirvi che ha fiducia in voi come mamme e come professioniste.

Grazie per il duro lavoro di traduzione e per quanto riuscite a fare sui forum che moderate. Grazie.

Natalia Bandiera
PETIZIONE ON LINE DI AP ALL'ATTENZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI



Sembrava non ci fosse più niente da fare per la petizione che abbiamo presentato a tutti i comuni d'Italia per quei video scandalosi apparsi su youtube in cui ritraeva un bambino autistico picchiato dai coetanei e filmato con un telefonino. Sebbene la nostra petizione non ha raggiunto grandi firme un solo comune d'Italia quello di Livorno grazie anche alla nostra lister Melisenda si è avviati ad una delibera che verrà presentata all'attenzione del Consiglio dei Ministri.

Il Comune di Livorno l'unico e solo ci ha dato retta e ci ha sostenuti a più non posso, grande merito va quindi a queste persone che con animo nobile si sono avvicinati alle problematiche dei bambini autistici sottolineando la durezza e il bullismo che il più delle volte si usa nei confronti di questi bambini che non riescono a difendersi perchè incapaci di comunicare o di reagire di fronte a tanta violenza.

Grazie al Comune di Livorno e a Mamma Melisenda oggi abbiamo una voce in capitolo in più tutta la documentazione la potete trovare al nostro link:

http://www.autismoparliamone.org/portale/index.php?topic=7554.msg24332#msg24332

Non ci sono parole per esprimere la gioia di questo momento, i genitori di Autismoparliamone ringraziano di vero cuore Mamma Melisenda e il Comune di Livorno per non essersi dimenticati di noi e della nostra petizione.

Lo Staff di Autismoparliamone
Intervista a Lucia D'Amato a cura di Natalia Bandiera
STUDIAVA LINGUE A BRESCIA E IN IRLANDA, S’INNAMORA DELL’ABA. LUCIA D’AMATO, CONSULENTE BCABA,  SEI ANNI FA HA CAMBIATO LA SUA VITA DOPO L’INCONTRO CON UNA BIMBA AFFETTA DA AUTISMO.





Intervista all’esperta che sta mettendo anima e professionalità al progetto Scuolaba di Lodi.

 

a cura di Natalia Bandiera

 

 

Stava studiando per laurearsi in Lingue quando è entrata nella casa di una famiglia irlandese per perfezionare la sua pronuncia come ‘ragazza alla pari’.E’ stato lì che ha conosciuto una bellissima bambina di nove anni affetta da autismo. Per Lucia D’Amato, 28 anni, supervisor Aba con certificazione BCABA e prossima alla ‘BCBA’ la vita è cambiata. Quell’incontro, come un colpo di fulmine, ha segnato il suo percorso di vita. Ora, la sua missione è quella di aiutare i bambini con disturbi autistici. Senza esitazione, ha messo nel cassetto la sua laurea in lingue conseguita all’Università di Brescia ed è volata nuovamente in Irlanda per studiare e diventare  l’’esperta’ che da maggio, porta avanti il progetto Scuolaba di Lodi. ‘Non ci siamo inventati niente di nuovo – ha spiegato la ventottenne bresciana – stiamo solo realizzando quanto avviene già In Irlanda, Svezia, Norvegia, Inghilterra e tantissimi altri paesi europei, dove viene applicata l’Analisi del comportamento utilizzando delle strutture pubbliche’.

 

Ci racconta come e perché è cambiata la sua vita attraverso l’incontro con quella bimba irlandese?

E’ successo tutto sei anni fa. Mi trovavo in Irlanda per approfondire la pronuncia dell'inglese, lessi letto un annuncio in bacheca, con cui una famiglia con quattro bambini apriva le porte a chi volesse imparare la lingua attraverso l’esperienza della ‘ragazza alla pari’. Non lessi quell’annuncio due volte. Era mercoledì. Il giovedì mattina, mi presentai in quella casa.

I genitori, di cui la mamma con sindrome di Asperger, mi invitarono a sedermi. Mi chiesero cosa volessi da bere e risposi di volere dell’acqua. Pochi attimi dopo, mi venne messo un bicchiere davanti. Fu allora che vidi spuntare davanti ai miei occhi uno dei quattro figli della coppia irlandese che mi proponeva ospitalità. Rimasi folgorata dalla scena di quella bambina di nove anni che afferrò il bicchiere d’acqua e iniziò a sorseggiarla. Non dimenticherò mai quel momento. Iniziai a darmi da fare in quella casa meravigliosa dove ebbi l’onore di conoscere una famiglia battagliera che lottava strenuamente contro tutto e tutti per il riconoscimento dei diritti della figlia autistica. A. aveva nove anni e faceva Aba da cinque. Vivendo con loro, dovetti adeguarmi alle regole d’insegnamento che venivano impartite a scuola alla piccola. Entrai a contatto con l’Analisi applicata del comportamento. Ne misi in pratica i principi dovendomi occupare di Aa. a tempo pieno. A scuola, mi vennero dati documenti e materiale informativo di ogni genere. Mi innamorai di quella scienza come mi ero già innamorata di quella meravigliosa bambina affetta da autismo. Una ragazzina capace di darmi veramente tanto in ogni sua singola azione quotidiana che potevo condividere sotto il suo stesso tetto.

 

E la sua laurea in Lingue?

L’ho conseguita qualche anno dopo a Brescia, ma il mio destino era già segnato e venti giorni dopo, tornai in Irlanda per studiare l’Aba presso il Trinity College di Dublino. All’inizio non è stato facile, ma ne sono uscita con il massimo dei voti. Ho fatto tantissime ore di tirocinio sotto la supervisione di una professionista come Brigit Sinnott (BCBA), alla quale devo davvero molto.

 

Tornando in Italia dopo tanti anni vissuti in Irlanda, che paragone si sente di fare tra le due realtà?

Si tratta di due realtà completamente diverse. In Irlanda, dopo la diagnosi d’autismo, anche il medico del servizio pubblico indirizza i genitori sulla strada dell’Aba, che rappresenta un metodo ufficialmente riconosciuto con cui approcciare i soggetti autistici nella loro riabilitazione. Anche in Italia è previsto nelle linee guida della Sinpia, ma troppi professionisti lo sconoscono o lo ignorano. Questo complica tutto perché, dopo la diagnosi d’autismo, i genitori vengono lasciati in balia del loro dramma, senza alcun suggerimento sugli interventi da adottare. Capita allora che mamme e papà, in preda alla disperazione, si tuffano nel caotico mondo di internet, dove possono imbattersi in qualunque tipo di informazione. A loro tocca scegliere e non sempre sono in grado di essere ‘lucidi’ per fare i passi giusti. In Irlanda, esistono nella sola contea di Dublino, ben 143 scuole dove i bambini autistici possono imparare e crescere con l’Aba. Succede quindi che le famiglie mandano a scuola i loro bambini ‘speciali’, che per cinque ore, potranno ‘lavorare’ intensamente. Una struttura consente senza dubbio un percorso qualitativamente differente per i bambini che vengono valutati e supervisionati molto più attentamente e soprattutto frequentemente. Questo fa la differenza nel raggiungimento del recupero.

 

Significa che l’Aba italiana non va bene?

Non dico questo, ma ci sono troppe cose che non vanno. Innanzitutto, tutti i bambini fanno Aba a domicilio per l’errata convinzione che si tratta di un trattamento da realizzare a casa. Le supervisioni sono sporadiche perché le consulenti sono troppo poche. Per non parlare della raccolta dati, che troppo spesso o non viene fatta o viene fatta con metodi non scientifici. Eseguire una raccolta dati all’interno di una struttura significa valutare il bambino in maniera più oggettiva e reale. Significa attenzionare i programmi per cambiarli e modellarli secondo le esigenze del bambino. Con una supervisione trimestrale no so quanto si possa monitorare il bambino. Se le consulenti, anziché andare nelle case e vedere periodicamente i loro bambini, li potessero osservare in gruppetti di quattro ad esempio, potrebbero supervisionarli anche una volta a settimana. Mi rendo conto che c’è anche una speculazione attorno a questo discorso perché ad un esperto Aba conviene di più seguire separatamente i piccoli anziché vederli in gruppo in una struttura. Ma, ripeto, non sto dicendo niente di nuovo, negli altri paesi, raggiungibili con due ore d’aereo, l’Aba si può fare a scuola e le famiglie non subiscono il carico economico che in Italia rappresenta un lusso. Non è giusto che non tutti i bambini autistici possano fare l’Aba. Non è giusto che solo chi percepisce un certo reddito possa curare il figlio. E’ una crudeltà, un peso morale che all’Italia non fa certo onore. Per questo mi sono trasferita a Lodi, perché credo in certi valori e il progetto Scuolaba vuole essere l’emblema di ciò in cui credo. So che occorrono molti soldi e stiamo incontrando non poche difficoltà, ma i genitori hanno il potere della loro voce che deve essere in grado di reclamare i diritti per tutti i bambini che hanno bisogno di essere curati. Di tutti i bambini autistici, che si tratti del figlio del manager d’azienda o dell’operaio. Quando vivevo in Irlanda,  sono rimasta colpita dalla forza di genitori che non si fermano e lottano. Sono sicura che questa lotta , di cui sono capaci anche i genitori italiani cambierà le cose anche qui. Il progetto di Lodi è la conferma. Modelli come quello di Lodi offrono la possibilità di sgravare i genitori anche del carico di lavoro che spesso, in mancanza di strutture, mamme e papà devono sostenere. Trovo inconcepibile che siano i genitori a fare la raccolta dati, che debbano essere appesantiti con programmi che troppo spesso non sono in grado di portare avanti. Nelle famiglie dove ci sono tre figli non si può mettere da parte tutto e tutti per stare delle ore a tavolino con quello autistico. E gli altri figli? E le cose da sbrigare in una casa? E la coppia? E la vita ‘normale’? Negli altri paesi, le famiglie, il pomeriggio, applicano i principi dell’Aba nella relazione con i figli, ma il lavoro importante, le sessioni di apprendimento vengono fatte a scuola, magari dalle 9 alle 14. Quindi, il pomeriggio, il genitore può occuparsi delle autonomie, ma non essere massacrato da un tipo di lavoro che non sempre è in grado di sostenere. Non perché non si voglia curare del bambino, ma perché c’è una famiglia che comunque deve avere gli equilibri necessari per stare serena nonostante l’autismo di un figlio.

 

Cosa pensa della certificazione che al momento, in Italia non è molto tenuta in considerazione?

Penso che una certificazione seria sia una meta alla quale chiunque voglia svolgere questo mestiere debba ambire. Perchè se un dentista, per fare un’otturazione al suo paziente, deve avere la laurea con tanto di specializzazione è giusto che chi si trova ad affrontare una professione con bambini particolari come gli autistici debba avere il titolo specifico per farlo. E’ fondamentale la certificazione. Sia per scongiurare il pericolo dei falsi esperti-Aba, sia perché i genitori devono avere garanzie sulle persone che devono occuparsi dei loro figli. C’è in ballo il futuro di questi bambini che hanno bisogno di professionisti davvero preparati. L’autismo è una patologia troppo complessa. E’ necessaria la competenza. Per questo, ad esempio, non credo nei work shop. Ben vengano per informare sull’esistenza di una strategia d’intervento comportamentale, ma non si può fare formazione in soli tre giorni. Occorrono mesi e mesi.

 

Quali  sono, secondo lei, i luoghi comuni sull’Aba?

Ce ne sono troppi e molti sono davvero ridicoli. Innanzitutto occorrerebbe sfatare il mito dell’’addestramento alle scimmiette’ e chi parla così di una scienza come l’Aba, che si documentasse. Non è affatto vero che i bambini che vengono seguiti con l’analisi applicata del comportamento diventano delle specie di robot. Si, l’insegnamento è strutturato, ma se la strategia funziona ed il bambino autistico apprende e riesce ad avviarsi verso il recupero, non vedo perché enfatizzare tutto parlando di animali ammaestrati. Il discorso è molto più lungo e articolato, ma la cosa assurda è che dopo trent’anni, in Italia stiamo ancora a convincere tecnici e genitori che l’Aba funziona. Che si pensasse ai fatti concreti.

 

Che tipo di modello applica?

Il Verbal Behavior

 

Lei ritiene che ci sia speculazione nelle terapie per gli autistici qui in Italia?

Si, purtroppo c'è e occorre arginarla. Sono i genitori che devono intervenire per porre un freno alla speculazione attualmente in atto da parte di molti professionisti. I genitori devono organizzarsi e impegnarsi  coagulandosi in gruppi che possano dare vita a progetti che li tutelino sia nella cura dei figli sia nella gestione delle risorse che vengono investite.

 
 

Autismo, sempre più bimbi malati



Da www.corrieredellasera.it

Dagli anni 70 il numero dei casi è cresciuto di dieci volte.


In Italia 20 ogni 10mila nati, soprattutto maschi
Rebus delle cause: genetiche, ma anche ambientali

C’è chi lo definisce nirvana quel mondo di chiusura totale in sé stessi, autosufficienza e massima concentrazione. Asettici a tutto ciò che proviene dall’esterno (emotivo o materiale che sia: da un sorriso al cibo). Nirvana che nel soggetto autistico è d’intensità annientante: esclude totalmente il tempo e il mondo. La bambina che per ore e ore, seduta su una panchina, fa scorrere la sabbia tra le dita per formare montagne in miniatura ne è la fotografia nel libro Thinking in Pictures. Nel puzzle autismo, che la scienza non riesce a ricostruire, c’è anche il tassello del bimbo californiano che all’acquario parlava con un delfino. Sempre lo stesso. Solo con lui. In realtà, più che nel nirvana, gli autistici sono sospesi in una sorta di limbo di sofferenza profonda. E come le allergie colpiscono il corpo, l’autismo mina il cervello, la psiche. Entrambe malattie moderne, forse da reazione all’ambiente «malato» e tossico.

NUMERI IN CRESCITA CONTINUA - In tutto il mondo le diagnosi sono in aumento: dagli anni 70 a oggi si è passati da 4-6 casi a 40-60 ogni 10 mila bambini. Il problema però è nella diagnosi e nel numero di manifestazioni che via via sono state codificate nell’autismo, nella sindrome di Asperger e nel disturbo pervasivo dello sviluppo. Tutte sindromi che hanno in comune l’incapacità di immaginare scenari astratti, di stabilire relazioni sociali, di comunicare. Vi possono essere poi disturbi organici, depressione, ansia, iperattività. Il primo caso riconosciuto risale al 1944, quando fu coniato il termine autismo. Ma in letteratura scientifica c’è un caso nell’Irlanda del 1930, in un bambino appena vaccinato per il vaiolo. Da indagini su larga scala condotte negli Stati Uniti e in Inghilterra, si stima che i casi con comportamenti autistico-simili siano dai 15 ai 20 ogni 10.000 nati. Sei bambini ogni diecimila è l’attuale media mondiale. In realtà, l’ultimo dato americano, dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) di Atlanta, è allarmante: autismo e altre sindromi simili colpirebbero 1 bimbo ogni 150. Quasi 600 mila ragazzini americani soffrirebbero di una qualche forma del disturbo. Una nota: le stime variano considerevolmente a seconda del Paese, passando da circa 2 ogni 10.000 nati in Germania ad addirittura 16 ogni 10.000 in Giappone.

TRE MASCHI MALATI OGNI FEMMINA - Il rapporto tra i due sessi sembra uguale sull’intero pianeta. In Italia l’autismo colpisce oggi circa 20 bambini ogni 10 mila nati. Nel 1997 erano 4 ogni 10 mila. In un decennio sarebbero circa 6 mila gli autistici venuti al mondo nel nostro Paese. Ma quanti sono in totale i viventi e quanti sono stati diagnosticati? Forse 10 volte le stime. Numeri diversi a causa dei diversi criteri di diagnosi, ma anche a causa di fattori genetici e influenze ambientali. C’è crescente preoccupazione che tossine e inquinamento ambientale possano portare all’autismo. Un esempio. Nella città di Leominster, nel Massachusetts, dove si trovava una volta un’industria per la produzione di occhiali da sole, c’è un’alta presenza di autismo. La maggioranza dei casi è stata riscontrata nelle case sottovento rispetto alle ciminiere della fabbrica. Inquinamento ambientale e bambini. Un capitolo dell’ultimo libro (Una pediatria per la società che cambia, editore Tecniche nuove) dell’ottantenne Roberto Burgio, «padre» della pediatria italiana. «Se la natura perde la salute, la perde anche l’uomo» commenta Burgio. E aggiunge: «Ogni anno oltre 5 milioni di bambini nel mondo muoiono per cause legate ad ambienti insalubri.
La diminuzione delle capacità di sviluppo, apprendimento e comportamento negli Usa interessa 12 milioni di bambini, oltre un milione dei quali ha subito danni cerebrali a causa del pesce contaminato da mercurio. In California, per esempio, l’incidenza dell’autismo è cresciuta del 270% tra il 1987 e il 2007». «Gli agenti tossici determinano nei bambini effetti a livello immunitario, endocrinologico, genetico e a livello degli organi » conclude Burgio. Risultato: allergie e malattie autoimmunitarie sono in aumento, così come l’autismo. C’è poi la predisposizione genetica. Più di un gene implicato. Una predisposizione «scritta» nei cromosomi. Il numero 11 in particolare. Lo ha individuato uno studio (Nature Genetics) del Consorzio scientifico Progetto genoma autismo in due fratelli, entrambi con autismo. Un gene sul cromosoma 11 produce una proteina, la neurexina 1, importante per la trasmissione del messaggio nervoso e per l’apprendimento. I suoi livelli, in più o in meno, potrebbero avere un ruolo chiave: «copiarla» sinteticamente potrebbe essere tra le ipotesi di cura. Il consorzio Agp ha mappato il Dna di 1.168 famiglie con almeno due soggetti colpiti da autismo.

SVOLTA - Un’altra svolta importante nel tentativo di comprendere i meccanismi della malattia riguarda i cosiddetti neuroni specchio (mirror), quelli che si attivano quando un individuo compie in prima persona, o osserva compiuta da altri, un’azione a lui nota. Già memorizzata. A tal punto da anticiparne a livello cerebrale le conseguenze o i significati emotivi a essa collegati. Insomma dall’area dei neuroni mirror derivano le capacità di instaurare un rapporto con il prossimo e con l’ambiente. E forse anche empatia e depressione cominciano quando nella primissima infanzia i mirror vengono sollecitati a memorizzare. La loro attivazione potrebbe essere difettosa nei soggetti autistici. Il primo deficit sarebbe quello imitativo. La scoperta è firmata dall’équipe di Rizzolati, università di Parma. StephenM. Edelson, direttore del Centro per lo studio dell’autismo di Salem, nell’Oregon, spiega come accorgersi che qualcosa non va: «Molti neonati autistici sono diversi fin dalla nascita: incurvano la schiena per allontanarsi dalla persona che li accudisce, restano passivi, con il corpo abbandonato quando devono essere presi in braccio.
Nei primi mesi di vita possono essere passivi o estremamente agitati. Durante l’infanzia, poi, iniziano a dondolarsi e a picchiare la testa contro la culla, anche se ciò non sempre avviene». Aggiunge Edelson: «Alcuni raggiungono tappe dello sviluppo (parlare, gattonare e camminare) molto in anticipo; in altri casi le stesse tappe vengono raggiunte invece con ritardo. Un terzo dei bambini autistici si sviluppa in modo normale fino a una età compresa tra un anno e mezzo e tre anni, dopodiché la malattia comincia a emergere». Metà dei colpiti non sviluppa il linguaggio e il 75-80% presenta ritardo mentale. La cura? Per ora è impossibile. I miglioramenti vengono solo dai tentativi di «infiltrarsi», con varie tecniche, nel «guscio» creato dal bimbo autistico. Non «romperlo».

Mario Pappagallo
Dieta senza glutine e caseina: Primo studio in doppio cieco
Ringraziamo una mamma americana per la notizia
Lo Staff di Autismoparliamone




Dieta senza glutine e caseina: Primo studio in doppio cieco

 

I ricercatori hanno scoperto che ci sono differenze nell' anatomia e funzione del sistema   nervoso centrale   in soggetti diagnosticati con autismo, ma  la causa del disordine è sconosciuta. Gli esperti  teorizzano che possa essere una  combinazione di aspetti genetici ed ambientali.

 

Molti bambini con autismo hanno problemi gastrointestinali come  costipazione (stipsi) e diarrea. Se questi problemi siano collegati con lo sviluppo cerebrale  la domanda è ancora aperta" ha detto Katherine Loveland, Ph.D. ,   co-ricercatore e professore in psichiatria e  scienze del comportamento, pediatriche e scienze biomediche presso il centro di scienza della salute.

 

Ci sono  neurotrasmettitori e neurorecettori nell'intestino  che corrispondono  a quelli presenti nel cervello. Ci sono alcuni motivi scientifici per cui pensare che alcuni  bambini  possano beneficiare di questa dieta.

 

Per lo studio in doppio cieco,  costituito nella sua fase iniziale grazie a  fondi supplemetari garantiti dal Dipartimento di Pediatria, i ricercatori studieranno 38 bambini autistici con età compresa tra i  3 e i 9 anni . Esamineranno l'influenza di  glutine e proteine del latte nella funzione intestinale. Il glutine è una proteina del  frumento;
la caseina ed il siero sono proteine del  latte. La caseomorfina, un peptide del  latte e  la gliadomorfina, un peptide del glutine, si pensa siano collegati ai  cambiamenti comportamentali  in questi bambini. I bambini saranno messi a dieta GFCF (senza glutine e caseina) prima dello studio che durerà quattro settimane e dopo a metà di loro saranno somministrati glutine/latte in  polvere e all'altra sarà data una polvere placebo.

 

I ricercatori studieranno la permeabilità intestinale (leaky gut = intestino incapace di ritenere) attraverso test urinari  ed il comportamento con test psicometrici.

Co-ricercatori per lo studio sono J. Marc Rhoads, M.D., professore e  direttore della gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina e Deborah A. Pearson, Ph.D., professore di psichiatria e  scienze del comportamento.

 

I bambini saranno scelti attraverso i medici della clinica pediatrica reparto di gastroenterologia e  Istitutodi salute mentale dell'Università del Texas.

Navarro e Rhoads sono medici praticanti presso l' Hermann Memorial Hospital (http://www.memorialhermann.org/locations/HE.html)

 

Researchers have discovered that there are differences in the central  nervous system's anatomy and function in those diagnosed with autism, but
the cause of the disorder is unknown. Experts theorize it may be a
combination of genetics and environment.

"A lot of children with autism have gastrointestinal problems such as constipation and diarrhea. Whether these problems are related to brain development is open to question," said Katherine Loveland, Ph.D., co-investigator and professor of psychiatry and behavioral sciences, pediatrics and biomedical sciences at the health science center."There are neurotransmitters and neuroreceptors in the gut that correspond with those in the brain. There are some scientific reasons to think that some kids may benefit from this diet."
 
For the double-blind study, funded in its initial phase by supplemental funds granted by the Department of Pediatrics, researchers will enroll 38 autistic children ages 3 to 9. They will look at the influence of gluten and milk proteins in the intestinal function. Gluten is a protein in wheat; casein and whey are proteins in milk. Casomorphin, a peptide in milk; and gliadomorphin, a peptide in gluten, are thought to be related to changes in behavior in these children. Children will be taken off gluten and dairy products before the four-week study and then half will be given gluten/milk powder and half will be given a placebo powder.

Researchers will study intestinal permeability (leaky gut) through urine collection and behavior through psychometric testing.
 
Co-investigators for the study are J. Marc Rhoads, M.D., professor and director of gastroenterology at the medical school, and Deborah A.Pearson, Ph.D., professor of psychiatry and behavioral sciences.

Children will be enrolled through the UT Physicians pediatric gastroenterology clinic and The University of Texas Mental Sciences Institute. Navarro and Rhoads are attending physicians at Memorial Hermann hospitals.


Presentazione del Portale
Informazioni iniziali:
Cos'è l'Autismo
Manifestazioni riconducibili alla Sindrome Autistica
Documenti: Interviste:
Interventi Terapeutici:
Panoramica degli inteventi disponibili)

Interventi Riabilitivi:
Panoramica degli interventi disponibili

                       
Intervista al Dott.Massimo Montinari
Intervista al Dottor Massimo Montinari a cura del giornalista Marcello Migliosi, conduttore del Programma "Dottor Salute"





Autismo, l'allarme sulla diffusione della patologia


Fonte:www.superabile.it

C’è il rischio di una “epidemia”, secondo Teresio Delfino dell’Udc, primo firmatario di un’iniziativa legislativa in materia nella scorsa legislatura, ora riproposta al vaglio del Parlamento. Sollecita il riconoscimento della patologia come malattia sociale, attraverso azioni dirette e iniziative concrete del Servizio sanitario nazionale per promuovere la diffusione e l'applicazione di criteri preventivi e di diagnosi precoce

ROMA - C'è il rischio di una "epidemia" di autismo. A suonare il campanello d'allarme è nuovamente Teresio Delfino dell'Udc, primo firmatario di un'iniziativa legislativa in materia nella scorsa legislatura, ora riproposta al vaglio del Parlamento.  L'autismo, scrive Delfino nella relazione illustrativa all'atto, è un fenomeno raro fino al 1980 (1 caso su 2.000), ma in questi ultimi trent'anni ha registrato una crescente diffusione: le statistiche indicano 1 caso su 150 nuovi nati. L'autismo e le patologie dello sviluppo e dell'apprendimento - si legge ancora nella relazione al testo - sono in larga parte la drammatica conseguenza di un analfabetismo biologico, che caratterizza e domina le democrazie cosiddette "avanzate".

Il parlamentare sollecita il riconoscimento della patologia come malattia sociale, attraverso azioni dirette e iniziative concrete del Servizio sanitario nazionale per promuovere la diffusione e l'applicazione di criteri preventivi e di diagnosi precoce, finalizzate alla realizzazione di interventi tempestivi e articolati, in rapporto alla individualità del singolo paziente. Gli interventi dovranno essere svolti sia su base nazionale che su base regionale avvalendosi delle moderne ed efficaci tecnologie di e-learning e promuovendo l'istituzione di un master universitario internazionale, in collaborazione con gli istituti internazionali. Sarà necessario inoltre determinare un programma articolato che permetta di assicurare la formazione e l'aggiornamento professionali dei diversi operatori sanitarie e assicurare l'erogazione gratuita di alimenti e di prodotti dieto-terapeutici specifici. Delfino propone quindi di garantire il diritto all'informazione, prevedendo che il foglietto illustrativo dei farmaci indichi eventuali controindicazioni in caso di pazienti autistici nonché di predisporre appositi moduli informativi nell'ambito delle attività di formazione e aggiornamento professionali di ristoratori e albergatori. Il testo prevede infine che il ministro della Salute presenti al Parlamento una relazione annuale di aggiornamento sullo stato delle conoscenze in materia di autismo. La proposta è stata assegnata alla commissione Affari sociali per l'esame di merito. (dp)

Clicca qui per leggere il testo completo

http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0004880.pdf
 
Celiachia, addio per sempre alla schiavitù della dieta



   Domani una pillola, in grado di limitare i danni del glutine sull’organismo che agisce come una ceralacca sigillante rendendo l’intestino impermeabile. E dopodomani, probabilmente, un vaccino curativo, per dire addio per sempre alla schiavitù della dieta. A fine anno verranno testati i primi dodici pazienti.Si colora di rosa, pur se sarà ancora necessario attendere qualche anno, il futuro della lotta alla celiachia, patologia sempre più diffusa nel nostro paese. A dare fiato alla speranza l’annuncio di un ricercatore italo-americano, Alessio Fasano, direttore del Centro di Ricerca sulla Celiachia e Biologia Mucosale dell’Università del Maryland a Baltimora, presente ieri al Convegno internazionale sulla malattia organizzato dall’Associazione Italiana Celiachia al Galata Museo del mare di Genova.

Per quel che riguarda il farmaco, che secondo i primi studi è in grado di eliminare i disturbi legati all’assunzione di glutine nell’85 per cento dei casi, entro fine anno dovrebbe partire la sperimentazone clinica allargata sull’uomo. Sono infatti attesi i risultati su 180 pazienti dopo i primi 110 trattati, che dimostrano come la pasticca possa davvero avere un’azione utile. Il sogno di dire addio per sempre all’alimentazione su misura e alle privazioni di pane, pasta, pizza e biscotti, così difficili da sopportare soprattutto quando si è bambini, potrebbe poi diventare realtà più avanti, grazie ad un vaccino capace di proteggere l’intestino dai danni indotti dal glutine nei celiaci.

La pastiglia anti-celiachia individuato dal gruppo di ricerca guidato da Fasano agisce bloccando l’aumento della permeabilità intestinale indotto dal glutine inibendo una proteina, la zonulina, che regola l’apertura dei “cancelli” dell’intestino. “La zonulina è una specie di chiave che apre le porte fra una cellula e l’altra della parete intestinale – fa sapere Fasano. L’intestino è coperto da un singolo strato di cellule che formano una barriera formidabile contro gli attacchi esterni, ma i celiaci perdono questa caratteristica proprio perché producono troppa zonulina. Ed è per questo che “invasori” come il glutine entrano nell’organismo: dalle “porte” aperte dalla zonulina passano nell’organismo frammenti tossici di glutine non completamente digerito che danno l’avvio alla risposta del sistema immunitario, che scatena i sintomi tipici della malattia”.

La pillola anti-celiachia, assunta prima di pasti contenenti farine pericolose, potrebbe perciò impedire il passaggio del glutine nel corpo, la successiva reazione immunitaria e quindi il danno alla mucosa intestinale. Proprio come una ceralacca che pone una toppa impenetrabile sulla parte del tubo digerente, nella zona più sensibile per i celiaci. “È come mettere ceralacca sulla toppa di una serratura: la zonulina non può più attivare le cellule della parete intestinale - chiarisce Fasano. Il grande vantaggio è che l’azione dell’inibitore è momentanea: tutto torna nelle condizioni di partenza, una volta passato l’effetto”. Una altro medicinale è in fase di studio all’Università di Stanford, In California. Si tratta di una proteasi,cioè un particolare enzima, capace di smantellare completamente il glutine, digerendolo del tutto e rendendolo perciò non tossico per i pazienti. anche in questo caso, il 2009 dirà se i primi test sull’uomo daranno i risultati sperati.

Per il vaccino, infine, ci sarà da attendere di più. Ma le speranze ci sono, eccome. Entro fine anno saranno avviati a Melbourne in Australia, i test clinici sull’uomo di un preparato nato non per prevenire ma per curare la patologia. Il vaccino curativo mira a “riprogrammare” il sistema immunitario dei celiaci per indurlo a tollerare il glutine. Nei pazienti i frammenti di glutine non digerito passano nell’organismo attraverso l’intestino, che ha una permeabilità alterata e non riesce a svolgere normalmente la sua funzione di barriera; il sistema immunitario percepisce il glutine in circolo come un elemento estraneo e, anziché eliminarlo, scatena una risposta alterata, che si rivolge anche all’organismo dello stesso paziente. “Il vaccino, attraverso un metodo molto complesso, punta a bloccare questa reazione autoimmune tipica della celiachia che porta alla produzione di citochine dannose per l’intestino – commenta Fasano. La fase clinica iniziale di sperimentazione, coordinata da Robert Anderson della Divisione di Autoimmunità e Trapianti dell’Hall Institute di Parkville a Melbourne, comincerà entro fine anno su dodici pazienti”.

Federico Mereta

Fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/magazine/salute_benessere/documenti/2008/09/23/1101771420856-celiachia-addio-sempre-schiavitu-dieta.shtml
Senza glutine, ma sano! di Teresa Tranfaglia


Tratto dalla rivista www.ilconsapevole.it

 
Alimenti per celiaci e trash food: perché preferire cibi integrali e biologici nella dieta celiaca.
Il seguente articolo è tratto dalla rivista Consapevole 16.

Miscugli di fecola di patata, amido di riso, amido di mais, farina di soia digrassata, isolato proteico di pisello, emulsionante E 471, semi di guar, carragenani, oli idrogenati: ecco alcuni degli elementi che si trovano nei cibi senza glutine venduti nelle farmacie e nei supermercati.
Perché i celiaci sono costretti a mangiare cibi senza glutine raffinati, additivati e privi della dicitura “non OGM”?
Teresa Tranfaglia e Chiara Ritonnaro suggeriscono, agli intolleranti al glutine, alternative sane: cereali integrali in chicchi privi di glutine, rigorosamente bio!

Cosa sono i cereali integrali in chicchi?
Ho conosciuto le straordinarie peculiarità dei cereali integrali in chicchi “senza glutine” quando mi sono avvicinata ai principi dell’ambito biologico, macrobiotico e kusminiano.
È importante ricordare che i cereali “in origine” sono tutti integrali e in chicchi. Il chicco si dice integrale quando conserva il guscio, il germe e il corpo centrale, cioè le parti essenziali per racchiudere la “vita”. È divenuto da “letteratura” l’esempio che esplica tale concetto: un seme o chicco integrale, se piantato germoglia. Quindi, conserva inalterate le potenzialità vitali. Se lo stesso seme lo maciniamo e poi lo piantiamo non germoglia. I cereali integrali in chicchi “senza glutine” sono: il riso integrale, il miglio, il mais, il grano saracen, la quinoa e l’amaranto.

Perché mangiare i cereali integrali in chicchi?
La dottoressa Catherine Kousmine nel suo libro Salvate il vostro corpo! (Tecniche Nuove, 1992), scrive: «Il germe e il guscio sono ricchi di sostanze minerali, di alcuni elementi indispensabili alla vita (come il manganese, il cobalto, il rame, lo zinco, il cromo, il selenio), di enzimi e di vitamine. Il germe contiene le vitamine A ed E; il guscio le vitamine B, di cui rappresenta una delle più importanti fonti alimentari. Le varie parti che compongono il seme contengono gli oli e la vitamina F».
Invece, continua la dottoressa Kousmine: «Il corpo centrale del chicco è composto essenzialmente di amido: nella produzione della farina bianca (destinata alla panificazione o alla realizzazione di paste) i germi e gli strati esterni del seme vengono separati dal corpo centrale. L’uomo tiene per se soltanto la parte ricca di amido, mentre il 70% circa delle preziose sostanze contenute nei cereali non vengono utilizzate e si perdono. La farina bianca è perciò un alimento privo di sostanze vitali, il che spiega come mai non attrae i predatori, i quali per istinto sanno quali sono le sostanze idonee alla loro sopravvivenza; non reputandola commestibile, ne stanno alla larga».
«In Africa, dove comunemente la dieta ha un alto contenuto di fibre, l’incidenza di cancro del colon è notevolmente più bassa che nei paesi industrializzati dell’Occidente, dove il contenuto di fibre nella dieta è più basso. La ragione di questo diverso comportamento è stata individuata nel diminuito tempo di transito per aumento del volume intestinale e nella diluizione subita da determinati componenti potenzialmente oncogeni; infatti molte fibre legano notevoli quantità di acqua. Questo può essere uno dei meccanismi con i quali le fibre esercitano il loro effetto protettivo nei riguardi del cancro» – (Dietologia Clinica, alimenti e malattia, Medi Edizioni, 1999)

Perché mangiare bio?
È da precisare, inoltre, quanto incida, sulla nostra salute, il sistema di produzione adottato per la coltura dei cereali. Se i chicchi vengono a contatto con la terra fertile, concimata secondo i canoni dell’agricoltura biologica o biodinamica, riporteranno i relativi benefici anche in chi li ingerisce. Il chicco cresciuto in terreni trattati con pesticidi, fitofarmaci, diserbanti è, invece, del tutto diverso, perché nella crusca prima, e nel germe poi, si concentrano i medesimi veleni.
«La terra è bruciata dai prodotti chimici. È tempo che tutti chiedano che i campi coltivati “ritrovino la pace”, ossia il loro corso naturale. Nei nostri sforzi per salvare l’uomo dalla malnutrizione, dobbiamo anche considerare che l’alimentazione deve servire l’intera terra. Le grandi industrie si stanno comportando come inetti comandanti di una nave, incapaci di prevedere che il viaggio da fare è assai lungo e che il cibo deve essere distribuito con parsimonia e serenità. Dobbiamo pensare alle generazioni che verranno» – (Muramoto, Il medico di se stesso, Feltrinelli, 1975).
«Ho assunto cereali senza glutine, biologici in chicchi già dall’infanzia. Li ho sempre apprezzati per il loro piacevole gusto, per quello speciale sapore di “pulito e sano” che lasciano al palato. Ho osservato nel tempo sia le implicazioni positive sulla salute sia un effetto collaterale che riguarda il controllo del peso corporeo» – (Chiara Ritonnaro).

E per i celiaci?
Se andiamo a curiosare tra i cereali concessi ai celiaci e quelli consigliati dai protocolli sanitari “ufficiali”, noteremo che – a parte il riso, qualche polenta di mais (non necessariamente integrale e non necessariamente non OGM), fiocchi di mais o di riso (sempre non necessariamente biologici ed integrali) – l’assunzione quotidiana dei cereali consiste principalmente in paste aproteiche senza glutine, biscotti o cialde costituite da alimenti super-raffinati: miscugli di fecola di patata, amido di riso, amido di mais, farina di soia digrassata, isolato proteico di pisello, emulsionante E 471, semi di guar, carragenani, oli idrogenati e, a volte, anche aggiunte di zucchero bianco, uova e latte. Anche i budini, le creme e i dolciumi consigliati dal prontuario sono confezionati con ingredienti tutt’altro che integrali, e quindi poco salubri.

Un'abbuffata di cibo “falso”, ma senza glutine!
Ciò che peggiora la condizione del celiaco è anche l’atteggiamento dei familiari.
Ho assistito più volte a scene dove genitori, nonni e zii – credendo di donare affetto al “celiaco che già non può mangiare tanti cibi” – lo rimpinzano di grosse quantità di cioccolato, dolciumi, patatine in busta, wurstel, formaggi fusi: tutti rigorosamente senza glutine. Si dimentica che quella creatura celiaca è anche un essere umano, e, più degli altri, merita attenzione dal punto di vista alimentare.
Il paziente celiaco, vissuto dai familiari come un “extraterrestre” vivrà, oltre il danno, la beffa. Beffa che comporta, in alcuni casi, un susseguirsi di problemi la cui radice appare astratta, mentre è proprio lì, sotto gli occhi di tutti: ingurgitare miscugli di fecola di patata, amido di riso, amido di mais, farina di soia digrassata, isolato proteico di pisello, emulsionante E 471, semi di guar, carragenani, oli idrogenati, non basta alla “ragione”!?
Un mare di intrugli, ma, chiariamo, senza glutine! Ciò dovrebbe garantire, di per sé, una salute di ferro…
«I prodotti speciali senza glutine, forniti dalla farmacia, hanno un ruolo minore nella dieta del celiaco. […] In realtà è molto importante che non ci si abitui a vivere con “surrogati”». È necessario «sviluppare, invece, delle vere alternative alimentari (…), acquistare il piacere dell’alternativa alla pasta e al pane, non vivere di “falso pane e falsa pasta”» – ( L. Greco, Vivere felici senza glutine, AIC Campania, 1999 ).
Come mai ciò che dovrebbe essere valido per chiunque al fine di prevenire il cancro all’intestino e conservare al meglio la salute (come ad esempio la buona abitudine di assumere cereali integrali di derivazione biologica), non è valido ed indispensabile anche per il celiaco, che più degli altri presenta una predisposizione intestinale “particolare”?
Perché tutti i prontuari si preoccupano solo di avvertire il celiaco di stare lontano dal glutine, senza mai indicare un’alternativa sana, cioè integrale, naturale e biologica, oltre che priva di glutine?
Forse è per questo che, non di rado, molti celiaci, pur adottando una dieta priva di glutine, continuano ad avere disturbi di difficile identificazione e molti di loro continuano ad assumere farmaci per ridurre l’infiammazione intestinale?

Saper scegliere: senza glutine, senza OGM, senza additivi
Il paziente celiaco viene tutelato dallo Stato italiano secondo la legge 123/2005.
Il decreto ministeriale 4 maggio 2006 stabilisce i limiti massimi di spesa per l’erogazione dei prodotti senza glutine, di cui all'articolo 4, commi 1 e 2, della L. 4 luglio 2005, n. 123, recante «Norme per la protezione dei soggetti malati di celiachia».
Considerato che in una dieta equilibrata, i carboidrati includono quelli complessi naturalmente privi di glutine provenienti da riso, patate, mais e legumi; considerato che il fabbisogno calorico giornaliero riconducibile ai carboidrati deve essere almeno del 55% dell’apporto energetico totale, come confermato dal rapporto dell’OMS e della FAO «Diet, nutrition and prevention of chronic diseases» (2003), inclusi i carboidrati complessi naturalmente privi di glutine provenienti da riso, patate, mais e legumi; considerato che dal 2001 sono stati notificati per la commercializzazione una serie di nuovi prodotti senza glutine già pronti per il consumo che tengono conto delle mutate abitudini di preparazione degli alimenti, anche in relazione ai mutati stili di vita; ecco le cifre che indicano i contributi definiti dalla legge:

Fascia d’età Tetto mensile M Tetto mensile F
6 mesi - 1 anno € 45,00 € 45,00
fino a 3,5 anni € 62,00 € 62,00
fino a 10 anni € 94,00 € 94,00
età adulta € 140,00 € 99,00
 
La legge concede tale bonus ai pazienti celiaci per ottenere gratuitamente prodotti senza glutine  reperibili esclusivamente  in farmacia. Ciò induce il celiaco a non dubitare della genuinità di tali prodotti. Molti tra questi sono composti da farine raffinate e amidi senza la dicitura di “non OGM”,  con aggiunta di additivi ed emulsionanti.
La maggior parte dei celiaci non ha mai neppure pensato di uscire dal recinto farmaceutico, così pubblicizzato, certificato e soprattutto garantito.
Per facilitare la scelta sicura di prodotti naturali e biologici “senza glutine” è stato coniato il marchio di garanzia “spiga barrata”. Ancora oggi, sono pochi i celiaci che scelgono tale alternativa.
Da qualche anno, però, è possibile ritirare anche in farmacia alcune marche di paste biologiche senza glutine. Ebbene? Ho cercato di confrontare i prezzi farmaceutici con quelli dei centri di alimentazione naturale della mia città. Il confronto riguarda un tipo di pasta biologica, le Asolane da 250g: prezzo in farmacia, euro 2,69; prezzo nei centri naturali, da euro 2,30 a euro 2,45

E se consumassimo il riso integrale biologico?
Quanto costa 1 kg di riso integrale biologico? Ecco i prezzi: 1 kg di riso integrale biologico, chicco lungo “La finestra sul cielo” da euro 1,70 a euro 2,10 al kg.
Con 1 kg di riso integrale si ottengono 12 porzioni abbondanti. Il riso integrale, però, non è erogabile nelle farmacie.
In molti paesi europei il servizio sanitario nazionale consegna direttamente alla persona affetta da celiachia il contributo. Il celiaco sceglie, libero e consapevole, i prodotti senza glutine per la propria alimentazione, confacenti al suo stile di vita.
In Italia, un tale cambiamento porterebbe l’intollerante a porsi molte più domande circa cosa converrebbe acquistare per la propria dieta e la propria salute.
È noto: l’autogestione della propria salute comporta inevitabilmente “scienza e coscienza!”.

BOX AUTORE
Teresa Tranfaglia
Vive con la famiglia a Salerno dove ha conseguito la Laurea in Pedagogia e un secondo titolo accademico in Vigilanza Scolastica. È presente quale esperta ed offre il suo aiuto nel portale www.autismoparliamone.org.
La malattia che colpisce, piccolissima, la sua seconda figlia, determina in lei un decisivo cambiamento esistenziale.
Inizia così un percorso di ricerca per trovare la soluzione ai problemi di salute della figlia che la fa approdare nell’89, dopo l’incontro con il maestro giapponese Naburu Muramoto, all’ambito macrobiotico (e più tardi a quello omeopatico e omotossicologico).
Da allora, seguendo questa strada, la figlia migliora rapidamente, per cui l’autrice decide di approfondire le sue conoscenze nel settore della cucina naturale e macrobiotica.

Chiara Ritonnaro
Nata a Salerno nel 1983 è laureanda in medicina e chirurgia alla Seconda Università di Napoli. Apprezza l’ambito biologico, kusminiano e macrobiotico.  Aderisce alla dieta naturale, biologica e integrale senza glutine.

Il sostegno che non c’è!



Siamo genitori di un bambino autistico di 6 anni, quest’anno pensavamo proprio che l’inserimento di nostro figlio all’interno della scuola materna (abbiamo fatto richiesta noi della ripetizione della materna) non ci avrebbe creato problemi,nostro figlio è stato diagnosticato come Autismo grave con invalidità al 100%, quindi nel mese di febbraio 2008 abbiamo avviato tutte le pratiche inerenti al sostegno per il nostro angelo al fine di favorire l’integrazione scolastica e far si che il nostro cucciolo avrebbe potuto avere una valida insegnate insieme ad un educatrice ed affrontare al meglio la scuola. La prima brutta sorpresa l’abbiamo a luglio 2008,  dove veniamo informati che per via dei tagli avvenuti con l’attuale legge governativa non possiamo usufruire del sostegno a meno che nostro figlio non si sottoponga ad una nuova visita da parte dell’Asl. In modo molto celere otteniamo la visita e la dirigente scolastica ci informa che non ci sono problemi nostro figlio avrebbe avuto il sostegno.
Arriviamo a settembre all’apertura del nuovo anno scolastico la sorpresa, nostro figlio inizia la scuola senza sostegno, dopo vari tentativi da parte della dirigente scolastica nei confronti del Provveditorato, nulla si smuove.. Siamo arrivati al giorno 11 di ottobre e della maestra di sostegno nemmeno l’ombra, La dirigente scolastica cerca di aiutarci in tutti i modi ma il provveditorato è irremovibile sostenendo che non ci sono insegnanti di sostegno e che questo è un problema che deve risolvere la scuola se lo vuole risolvere. In tutto questo frangente nostro figlio non solo non ha avuto l’insegnante di sostegno ma si fa da scaricabarile di chi sia la responsabilità.
Ora se i tagli non ci sono stati come afferma l’attuale Ministro Gelmini, se nulla è stato toccato vorremmo sapere perché a nostro figlio  non sia stato dato il sostegno, quando poi altre strutture pubbliche del nostro stesso paese (viviamo in provincia di Salerno)  hanno addirittura una maestra per ogni bambino. E’ una vergogna che nel nostro paese i bambini con patologie invalidanti vengano trattati in questo modo, è vergognoso che la scuola che dovrebbe essere la prima a parlare di “ integrazione scolastica” nei confronti di nostro figlio non l’ha avuta. E allora ci domandiamo: “ A cosa serve lottare quando poi le istituzioni non ci aiutano?” L’autismo già di per sé è una malattia devastante e noi genitori cerchiamo in tutti i modi di migliorare la qualità della vita le strutture pubbliche ci dovrebbero garantire diritti e doveri per i nostri figli. Il diritto allo studio dei disabili dovrebbe essere una cosa sacra perché è da lì che molti bambini potrebbero migliorare anche situazioni difficili, ma tutto questo non ci viene concesso e si lascia che il bambino tenda a peggiorare invece di integrarlo, e se non avessimo avuto l’aiuto di medici privati saremmo allo sbando e senza un aiuto per nostro figlio.

E come diceva la  Montessori:

“Un paese che rinuncia a curare i suoi bambini rinuncia al suo    futuro”    
                                                             


                                                                  Marco e Amelia Cercola
Grazie a voi nostro figlio ha il sostegno
La vicenda del sostegno è stata diffusa sul web grazie all'aiuto del seguenti siti:
 
www.autismoparliamone.org

http://www.tuttiascuola.org/home.asp

www.nonsoloabili.org

www.superabile.it

e dai quotidiani:
"Il Corriere della Sera" e "Repubblica"
 
Grazie a questa denuncia nostro figlio ha ottenuto 25 ore di sostegno e l'insegnate in questione si è "materializzata" il giorno successivo all'uscita degli articoli. Grazie di tutto cuore per come ci siete stati vicini.

Rivolgiamo un appello a tutti i genitori che stanno attualmente lottando per il sostegno:
" Non mollate , i diritti dei vostri bambini vengono sopra ogni cosa!"

Grazie ancora a tutti coloro che ci hanno aiutato

Marco e Amelia Cercola
Conflitto d'interesse e psichiatria: collegamenti tra DSM e case farmaceutiche


Tratto dalla rassegna stampa di www.giulemanidaibambini.org
Campagna sociale nazionale
contro gli abusi nella prescrizione
di psicofarmaci a bambini ed adolescenti
Conflitto d'interesse e psichiatria: collegamenti tra DSM e case farmaceutiche
Pescati con le "mani nella marmellata" gli esperti deputati alla supervisione della
stesura del nuovo Manuale Diagnostico e Statistico delle malattie mentali (DSM-V), la
"bibbia" della moderna psichiatria. Da una ricerca effettuata dal CSPI [1] sono emersi
diffusi conflitti d'interesse tra gli esperti incaricati alla supervisione della prossima
edizione del manuale diagnostico dell'American Psychiatric Association (APA) che
dovrebbe essere completato nel 2012.
Nelle pagine del suo sito il CSPI riporta che 16 dei 28 membri della task force
incaricata di produrre la quinta edizione del DSM ha riportato di avere connessioni
finanziarie con industrie farmaceutiche o di attrezzature mediche. L'analisi è basata
sulle informazioni finanziarie pubblicate sul sito Web dell'APA.
"Abbiamo fatto ogni sforzo per assicurare che il DSM-V sarà basato sulle migliori e più
recenti ricerche scientifica, e per l'eliminazione dei conflitti d'interesse nel suo
sviluppo".
Questo è quanto affermato dal Presidente APA Carolyn B. Robinowitz. La cosa triste è
che i regolamenti APA consentono ai membri della task force di accettare contributi
finanziari da industrie farmaceutiche o di attrezzature mediche mentre lavorano alla
stesura del DSM-V: la cifra corrisposta non può superare i 10.000 dollari annui...però
non ci sono limiti sul denaro che possono essere accettati dai membri prima dell'inizio
o dopo il completamento del manuale (!)
CSPI ha esposto come i conflitti di interesse vadano "dal piccolo al vasto". Il record
per il maggior numero di legami finanziari con l'industria farmaceutica è di William
Carpenter, Jr, direttore del Maryland Psychiatric Research Center presso l'Università
del Maryland. Nel corso degli ultimi cinque anni, Carpenter ha accettato di consulenza
denaro da ben 13 diverse società farmaceutiche, tra cui Astra Zeneca, Bristol-Myers
Squibb, Eli Lilly, Merck, Pfizer e Wyeth.
Il grado di conflitto di interesse - oltre il 50 per cento - segnalati da CSPI è simile a
quello trovato in uno studio del 2006 che ha coinvolto 170 "esperti" che hanno
lavorato sul DSM-IV, rilasciato nel 1994. A quel tempo l'APA non aveva attuato una
"disclosure policy"(politica di divulgazione ), quindi i ricercatori hanno dovuto
raccogliere i dati da cartelle giuridiche e cliniche, articoli di riviste, archiviazioni di
conflitto di interesse e altre fonti per scoprire queste statistiche.
I ricercatori avevano scoperto che il 56 per cento dei contribuenti alla stesura avevano
avuto almeno una relazione monetaria con qualche ditta farmaceutica negli anni tra il
1989 e il 2004. La percentuale saliva in alcuni casi del 100%, per gli esperti che aveva
lavorato alle sezioni speciali del manuale.
Negli ultimi anni, critici del settore sostengono che l'uso di tale manuale DSM è
diventato troppo esagerato, includendo diagnosi di malattie, come la "fobia sociale,
che dicono sembrare fatta su misura per creare un mercato per gli antidepressivi o
altri psicofarmaci.
Pubblicato per la prima volta nel 1952, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi
mentali aveva all'interno un elenco di tutti i disturbi mentali, allora erano 112, ad oggi
alla sua IV edizione sono diventati 374 e sono destinati a crescere nella nuova
edizione.
IL DSM è il testo unico e ufficiale di diagnosi psichiatrica in tutto il mondo, i membri
dei vari comitati scientifici che lo compilano sono quasi esclusivamente americani e
membri dall'Associazione Psichiatrica Americana. Viene usato come strumento
diagnostico, non solo per il trattamento individuale ma anche nelle cause per la
Tratto dalla rassegna stampa di www.giulemanidaibambini.org
Campagna sociale nazionale
contro gli abusi nella prescrizione
di psicofarmaci a bambini ed adolescenti
custodia dei bambini, nei casi di presunta incapacità mentale, nei tribunali,
nell'istruzione e in tanti altri campi.
Se a quanto sopra aggiungiamo la testimonianza di uno psicologo che ha partecipato
alle udienze del DSM : "I disturbi mentali vengono stabiliti senza una base e
procedure scientifiche. Il bassissimo livello di sforzo intellettuale è sconvolgente. Le
diagnosi vengono sviluppate tramite un voto a maggioranza, allo stesso modo in cui si
farebbe per scegliere un ristorante. Poi il tutto viene inserito in un computer. [2]
O magari quella di Lynne Rosewater, una psicologa che ha partecipato a un'udienza
del DSM presieduta da uno dei principali architetti del manuale, lo psichiatra Robert
Spitzer. Che ha riferito: "Stavano avendo una discussione su un criterio del disturbo
da personalità masochistica, e la moglie di Bob Spitzer [assistente sociale e unica
donna a fianco di Spitzer alla riunione] disse: 'Questo io lo faccio spesso', e lui allora
disse: 'Ok, eliminalo'. Tu guardi questa cosa e dici: 'Aspetta un attimo, noi non
abbiamo il diritto di criticarli solo perché questa è una 'scienza'? [3]
Possiamo sicuramente stare tranquilli...
Note e riferimenti:
[1] Center for Science in the Public Interest: Centro per la Scienza nell'Interesse Pubblico
[2] Paula J Caplan, PhD., They Say You're Crazy (New York: Addison-Wesley Publishing Company, 1995),
p 90
[3] Paula J. Caplan, They Say You're Crazy, (New York: Addison-Wesley Publishing company, New York,
1995) p. 91
Notizia tratta da: naturalnews.com, traduzione a cura di No Psych
Intervista a Teresa Tranfaglia
Bellissima intervista della nostra esperta Teresa Tranfaglia al Convegno "Il sapere del sapore" Tenutosi l'11 ottobre a Milano.




Un'indagine su Porphyrinuria in bambini australiani con autismo



Due studi recenti, dalla Francia (Nataf ed altri, 2006) e dagli Stati Uniti (Geier & Geier, 2007),di  profili urinarii atipici identificati della porfirina in bambini con un disordine di spettro di autismo (ASD). Questi profili serviscono generalmente da misura indiretta della tossicità ambientale e tossicità del mercurio (Hg) specificamente, con gli ultimi che sono una variabile proposta come meccanismo causale di ASD (Bernard ed altri, 2001; Mormori ed altri, 2005). Per verificare se questo fenomeno si è verificato in un campione di bambini australiani con ASD, un'analisi dei profili di porfirina urinario è stato condotto. Una tendenza costante a livelli anormali porfirina è stato dimostrato quando i dati è stato confrontato con quelli precedentemente riportati in letteratura.
 I risultati sono indicativi di esposizione ambientale tossici alterando la sintesi dell'eme . Tre studi indipendenti di tre diversi continenti hanno ormai dimostrato che la  porphyrinuria è concomitante con ASD, mercurio (Hg) e che può essere un probabile xenobiotico per la produzione diprofili  porfirinari  di questa natura.


Saturday, October 4, 2008
An Investigation of Porphyrinuria in Australian Children with Autism
 
Just a driveby blog to post this:

1: J Toxicol Environ Health A. 2008;71(20):1349-51.


An investigation of porphyrinuria in Australian children with autism.

Austin DW, Shandley K.
Swinburne Autism Bio-Research Initiative (SABRI), Faculty of Life and Social Sciences, Swinburne University of Technology, Melbourne, Australia. daustin@swin.edu.au

Two recent studies, from France (Nataf et al., 2006) and the United States (Geier & Geier, 2007), identified atypical urinary porphyrin profiles in children with an autism spectrum disorder (ASD). These profiles serve as an indirect measure of environmental toxicity generally, and mercury (Hg) toxicity specifically, with the latter being a variable proposed as a causal mechanism of ASD (Bernard et al., 2001; Mutter et al., 2005). To examine whether this phenomenon occurred in a sample of Australian children with ASD, an analysis of urinary porphyrin profiles was conducted. A consistent trend in abnormal porphyrin levels was evidenced when data was compared with those previously reported in the literature. The results are suggestive of environmental toxic exposure impairing heme synthesis. Three independent studies from three continents have now demonstrated that porphyrinuria is concomitant with ASD, and that Hg may be a likely xenobiotic to produce porphyrin profiles of this nature.

PMID: 18704827
Diritti umani per gli studenti disabili



Salviamo i diritti all'integrazione e allo studio dei cittadini diversamente abili

On. Presidente della Repubblica,
Onorevoli Presidenti di Camera e Senato,
Ministro dell'Istruzione, on. Gelmini,

chiediamo

LA REINTEGRAZIONE DEI DIRITTI ALLO STUDIO, ALLA DIGNITA' DELLA PERSONA, ALL'INTEGRAZIONE, AD UNA AUTENTICA OTTIMIZZAZIONE DELLE POTENZIALITA' RESIDUE DEGLI ALUNNI E STUDENTI DISABILI DI TUTTA ITALIA.

Infatti, a causa di una normativa farraginosa, astrusa, ma soprattutto incostituzionale, in quanto difforme da principi sanciti dalla Costituzione, bambini e ragazzi diversamente abili, con certificazione di handicap in situazione di gravità ex art. 3, 3° comma legge 104/1992, nell'anno scolastico 2008/2009 sono rimasti - al contrario dello scorso anno - privi di insegnante di sostegno con rapporto 1:1 ; infatti le ore di sostegno sono state incredibilmente ridotte a poche ore settimanali.

Tutto ciò provoca ingenti problemi, disagi ed emarginazione agli studenti disabili, nonché disorganizzazione e confusione nella gestione delle classi.
Certo questa non è una scuola moderna e civile, né una scuola che promuove il diritto all'istruzione ed il diritto di uguaglianza di tutti gli studenti!!!
I genitori di questi ragazzi portatori di handicap sono disperati e tutti noi cittadini non riusciamo a comprendere come ciò sia potuto accadere.

È veramente triste ed amaro constatare che proprio nel 2008, in cui si celebra il 60° anniversario della nostra Costituzione e della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, nelle scuole italiane si segnali la violazione di un concreto diritto allo studio, all'integrazione, alla riabilitazione dei disabili, alla valorizzazione di quelle loro capacità residue, che se non trattate adeguatamente, corrono il rischio di causare serie ed irreversibili involuzioni.

Tutto è partito dalla legge n.244 dicembre 2007, (meglio nota come finanziaria per il 2008) e confermata dalla finanziaria 2009, che, nell'applicare un mero criterio numerico (1 insegnante di sostegno per ogni 2 disabili a prescindere dalla loro gravità) vuole e, di fatto, uniforma tale rapporto ½ su tutto il territorio nazionale dimenticando la specificità ed il bisogno formativo legato alla certificazione di ciascun alunno diversamente abile; tutto ciò comporta che in tante regioni, ove il rapporto è diverso da quello previsto nella finanziaria 2008, si è avuta una notevole contrazione di organico di sostegno, con gravissime conseguenze.

Ma i diritti fondamentali della personalità, di uguaglianza e solidarietà sociale, sanciti dalla nostra Costituzione, non li può sopprimere nessuna legge ordinaria. Il diritto allo studio dei disabili non si può ridurre ad una arida e squallida formula matematica che non tiene conto delle vere e concrete esigenze degli studenti portatori di handicap gravi.

È proprio per questo che viene lanciato un appello a codeste Onorevoli Autorità, affinché si provveda con urgenza, in maniera fattiva, a ridare dignità agli studenti diversamente abili, che al momento si trovano espropriati dall'esercizio di diritti fondamentali, inviolabili ed imprescindibili, costituzionalmente garantiti.


Per aderire scrivi a sos@osservatoriosullalegalita.org
indicando nell'oggetto
ADESIONE AD APPELLO RAGAZZI DIVERSAMENTE ABILI
e firmando la mail con nome, cognome, professione, provincia.

Le adesioni saranno pubblicate sul sito senza indirizzo e-mail e naturalmente inviate alle autorita' destinatarie indicate
_________________
http://www.edscuola.it
http://www.edscuola.com
Mail: redazione@edscuola.com
Sindrome Senza Balcani
Da sempre il portale Autismoparliamone ha aperto le porte ad una corretta informazione; non siamo contro i vaccini, ma vogliamo che questi siano effettuati in maniera coscienziosa e sicura effettuando analisi preventive sul sistema immunitario, ed eventualmente rinforzandolo prima di ogni vaccinazione, e soprattutto evitando il ricorso ai coctail formati da diversi ceppi virali e da eccipienti pericolosi che possono esporre noi e i nostri figli al rischio di  pericolosissime reazioni avverse. Ringraziamo i genitori ci hanno segnalato 3 video su youtube sui danni da vaccino ai militari tratto da "L'Inchiesta"

1Parte


2Parte


3Parte
Sintomi Gastrointestinali in bambini con autismo e regressione del linguaggio


Tradotto da vesuvio

Pochi studi hanno paragonato i problemi gastrointestinali in bambini ad un disordine di spettro autistico con e senza una regressione di linguaggio. Uno studio rappresentativo è stato condotto con le interviste strutturate in 100 bambini con disordine di spettro autistico , usando un questionario gastrointestinale e un questionario autoimmune familiare. Dal rapporto parentale, i bambini con regressione di linguaggio  più frequentemente hanno esibito un modello anormale delle feci (40% contro 12%, P = 0.006) ed hanno avuto una storia di famiglia con l'aumento  della malattia celiaca o della malattia di viscere infiammatoria (24% contro 0%, P = 0.001) e dell'artrite reumatoide (30% contro 11%, P = 0.03). Fra 35 bambini con una storia di famiglia della malattia autoimmune, un modello anormale delle feci è stato segnalato più frequentemente in quelli con regressione di linguaggio(78% contro 15%, P = 0.001) che in quelle senza. Un'associazione è stata osservata fra i bambini con regressione di linguaggio, una storia di famiglia della malattia autoimmune ed i sintomi gastrointestinali. Gli studi supplementari sono necessari per esaminare un processo autoimmune comune possibile


Gastrointestinal symptoms in children with an autism spectrum disorder and language regression.Valicenti-McDermott MD, McVicar K, Cohen HJ, Wershil BK, Shinnar S.
Department of Pediatrics, Children's Evaluation and Rehabilitation Center, Rose F. Kennedy Center of Excellence in Developmental Disabilities, Albert Einstein College of Medicine, Bronx, New York.

Few studies have compared gastrointestinal problems in children with an autism spectrum disorder with and without a history of language regression. A cross-sectional study was conducted with structured interviews in 100 children with autism spectrum disorder, using a gastrointestinal questionnaire and a familial autoimmune questionnaire. By parental report, children with language regression more frequently exhibited an abnormal stool pattern (40% vs 12%, P = 0.006) and had an increased family history of celiac disease or inflammatory bowel disease (24% vs 0%, P = 0.001) and of rheumatoid arthritis (30% vs 11%, P = 0.03). Among 35 children with a family history of autoimmune disease, an abnormal stool pattern was reported more frequently in those with language regression (78% vs 15%, P = 0.001) than in those without. An association was observed between children with language regression, a family history of autoimmune disease, and gastrointestinal symptoms. Additional studies are needed to examine a possible shared autoimmune process.

PMID: 19027584 [PubMed - in process]
Addio Laura


E' con immenso dispiacere che vi annunciamo la perdita di una ragazza che era diventata col tempo la "mascotte" del nostro portale.La scomparsa di Laura figlia della lister Scianna ci ha lasciati con l'amaro in bocca e nel cuore.Laura era una ragazza combattiva non si è fermata di fronte alla patologia  dell'autismo e nemmeno quando ha capito di avere un male come la leucemia si è arresa ha lottato fino alla fine. Come la sua mamma Tiziana ch ci ha dato tanti insegnamenti a noi genitori alle prime armi e tanta voglia di lottare,donna forte che con grande carisma ha affrontato queste due malattie con grande eroismo e caparbietà.
 .. Per rispetto nei confronti Laura e della sua mamma il video di Natale è stato sospeso per lutto , ma rimarrà solo ed esclusivamente all'interno del portale.  Gli amministratori e i genitori  del portale danno le più sincere condoglianze alla lister Scianna e a tutti i suoi cari e le ricordiamo che anche se virtualmente siamo lontani col cuore saremo sempre vicini

Lo Staff di Autismoparliamone
Una rassegna completa del mercurio che provoca l'autismo



Tradotto da vesuvio

La prova emergente sostiene la teoria che alcuni disordini di spettro autistico (ASD) possano derivare da una combinazione predisposizione genetica/biochimica, specificamente ad una capacità riduttrice di espellere il mercurio (Hg) e l'esposizione al mercurio ai periodi inerenti allo sviluppo . Il mercurio elementare/inorganico vi è nell'aria/acqua in cui è metilato e si accumula in tessuti animali. La popolazione degli Stati Uniti soprattutto è esposta al metilico mercurio tramite il consumo di pesci. In più, molti prodotti farmaceutici sono stati ed alcuni continuano ad essere, una fonte inesorabile di pericolo perché contengono mercurio. Il mercurio può essere trovato in farmaci  per l'occhio, l'orecchio, il naso, la gola e la pelle;  nei preservativi, nei dentifrici, nelle soluzioni dell'obiettivo, nei  vaccini, nella prove allergiche e nelle soluzioni di immunoterapia; in antisettici, disinfettanti ed anticoncezionali; in fungicidi e diserbanti; in materiali da otturazione dentali e termometri ; e molti altri prodotti. Il mercurio può causare disfunzioni  sensitive, neurologiche, le disfunzioni del comportamento simili alla definizione/connessa di caratteristiche con spettro autistico e che queste somiglianze estendono neuroanatomicamente, ai neurotrasmettitori ed alla biochimica. Ancora, una revisione dei meccanismi molecolari indica che l'esposizione di mercurio può indurre la morte, la disorganizzazione e/o il danneggiamento dei neuroni selezionati nel cervello simile a quello veduto negli studi recenti della patologia del cervello di spettro autistico e questa alterazione può probabilmente produrre i sintomi da cui l'ASD è diagnosticato. Per concludere, una revisione dei trattamenti suggerisce che i pazienti con spettro autistico che subiscono i protocolli per ridurre il mercurio e/o i relativi effetti mostrino in alcuni casi i miglioramenti clinici significativi. In conclusione, la preponderanza in modo schiacciante della prova favorisce l'accettazione che l'esposizione di mercurio è capace di causare un certo tipo di ASD.

Fonte: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/19106436?ordinalpos=4&itool=EntrezSystem2.PEntrez.Pubmed.Pubmed_ResultsPanel.Pubmed_DefaultReportPanel.Pubmed_RVDocSum
Vaccini avvelenati in Bosnia


Più di 22 bambini sono stati avvelenati da dosi di mercurio contenute nelle soluzioni mediche dei vaccini. Questo il drammatico epilogo dello scandalo per i vaccini per bambini donati dall’UNICEF alla Bosnia Erzegovina nel 2004.  Ora si sta diffondendo il panico tra i genitori dei bambini che, dal 2002 al 2007, hanno assunto quei vaccini, temendo per la vita del proprio figlio.


Alcuni bambini bosniaci sono stati avvelenati da dosi di mercurio contenute nelle soluzioni mediche dei vaccini. Questo il drammatico epilogo, scoperto dalla NGO SOS telefono 1209, dello scandalo per i vaccini per bambini donati dall’UNICEF alla Bosnia Erzegovina nel 2004. La NGO, nel corso delle sue indagini, ha scoperto che circa 22 bambini sono stati avvelenati con dosi di mercurio, impiegando più di un anno per denunciare un crimine compiuto da una delle organizzazioni internazionali di maggior prestigio come l'UNICEF. Ora si sta diffondendo il panico tra i genitori dei bambini che, dal 2002 al 2007, hanno assunto quei vaccini, temendo per la vita del proprio figlio. Sead Cizmic, genitore di un bambino di 10 anni, ha messo a disposizione dei media la sua testimonianza confermando che lo stato di salute di suo figlio, dopo aver effettuato il vaccino, è peggiorato. "Mi sono recato a Novi Sad e ho parlato con un dottore che mi ha confermato che la salute di mio figlio è stata compromessa da un vaccino DTP tossico. Però, quando ho chiesto se avrebbe potuto confermare pubblicamente questa cosa, con il suo parere medico, è sparito". Secondo Jadranka Savic , direttrice del Telefono SOS, ritiene che la paura dei genitori non è certo immotivata, visto che gli esami elaborati dall'istituto Philippe Ogist hanno rivelato tracce di mercurio nel corpo delle due bambine di Banja Luka. L'istituto francese è stato contattato dai genitori e dalla stessa SOS, che hanno preso i primi provvedimenti per scoprire cosa contenessero i vaccini del DTP dell’Unicef, mentre i Ministeri della Salute della RS e della Federazione non hanno ancora rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale a tal proposito.

"Sino ad oggi tutti tacciono, anche in presenza delle prove fornite dall'istituto francese di Parigi. Tantissimi bambini sono stati avvelenati con dosi di tiomersal, sostanza contenuta nei vaccini DTP dal 2002, ed è davvero scandaloso che nessuno degli ufficiali abbia ancora detto niente", dichiara Savic, denunciando così apertamente che le istituzioni sanitarie della Bosnia abbiano nascosto per lunghi 6 anni il coinvolgimento di organizzazione locali ed internazionali. "Posso confermare che l’Istituto per la salute della Federazione della BiH era a conoscenza di quanto accadeva sin dal 2002, quando  i vaccini sono stati immessi sul mercato e quando si sono verificati i primi catastrofici episodi - continua Savic - e mi riferisco sopratutto alla responsabilità di Zlatko Vucina, direttore dell’Istituto".  A sua discolpa, l’Istituto della Salute della Federazione ha confermato che nessun bambino, che abbia assunto il vaccino DTP, è stato avvelenato. "Il vaccino DTP è stato fornito dalla compagnia australiana CSL Limited, che ha presentato tutti i certificati di garanzia dell’Organizzazione Mondiale per la salute. Tiomersal viene utilizzato per la produzione di tutti i vaccini a partire dal 1930 e non esiste alcuna prova che il vaccino sia tossico", dichiarano delle fonti dell’Istituto, negando così ogni rilievo dell'esistenza del mercurio all’interno dei vaccini somministrati con la collaborazione dell’Unicef.

La Savic cita tra i probabili responsabili anche il Ministro della salute della RS, Ranko Skrbic, considerando che in quel periodo era uno dei principali collaboratori dell'UNICEF. Non vi sono ancora prove certe che Skrbic sia stato citato come diretto destinatario delle donazioni Unicef, ma ad ogni modo la sua posizione potrebbe essere a rischio, secondo la Savic, se verrà confermato dall’Istituto di Parigi che sono stati avvelenati anche altri tre bambini. Savic prevede che presto vedremo scorrere sul tavolo del Governo le prime dimissioni dei responsabili per la vigilanza sanitaria sia della Federazione della BiH che della Srpska, e gli stessi tribunali saranno inondati dalle cause dei genitori contro gli ufficiali coinvolti.  Inoltre, la NGO SOS, tramite la Istocno Sarajevo, ha accusato presso la procura di Banja Luka il Ministro della salute della RS Ranko Skrbic, con l’accusa di aver agito per nascondere la verità sui vaccini DTP. Jadranka Savic ha confermato che anche l’Istituto per la tutela della salute della RS ha mentito sui vaccini al mercurio dichiarando - sulla base della documentazione fornita dall'UNICEF - che gli stessi vaccini sono stati testati presso l'Agenzia medica della Serbia a Belgrado. La "SOS telefono 1209" ha infatti reso noto che l'agenzia serba non ha confermato quanto affermato dall'istituto della RS.“Nel nostro archivio non esistono neanche i dati dei vaccini UNICEF del 2002. Forse perché non si sono riscontrati particolari problemi, ma la prassi vuole che vengano registrati in quanto danno sempre degli effetti collaterali. Ad ogni modo occorre identificare quale carica del sistema non ha fatto bene il suo lavoro", riporta la dichiarazione rilasciata dall’agenzia serba rispondendo alle domande della NGO SOS.

I risultati dei test sono stati pubblicati dal quotidiano Press, provocando la dura reazione del Ministro Skrbic, il quale ha minacciato di ricorrere a mezzi legali contro l’offesa della professionalità e dell’onore della sua persona commessa dal redattore dei servizi. "Mi interessa sapere se avete considerato quali saranno le conseguenze della pubblicazione di false informazioni che spaventano i genitori e provocano il panico tra la popolazione. Come tutti i media, avete ricevuto le informazioni del Ministero secondo cui i vaccini DTP non sono dannosi per la salute dei bambini. Durante più di 70 anni per la loro produzione, nessuno mai ha trovato qualcosa che non fosse confermata anche dall'Organizzazione mondiale per la salute. Se questo non vi bastava, perché non avete contattato un esperto neutrale per ottenere giuste informazioni da pubblicare. Titolando "Skrbic protegge gli avvelenatori dei bambini" avete diffamato sia il Ministero della salute, sia la mia persona. Così chiedo al vostro giornale di porgere le vostre scuse ufficiali per tutte le informazione false che sono state pubblicate. Se non farete ciò che vi viene chiesto, il Ministero reagirà legalmente", scrive il Ministro Skrbic nella sua lettera di avvertimento rivolta al quotidiano Press. A tali minacce risponde lo stesso giornale, controaccusando il Ministro, il quale ha dimostrato una gravissima irresponsabilità non rispondendo alle quattro lettere inviate al suo ufficio stampa, e rifiutando sino all'ultimo minuto di effettuale un'intervista il quotidiano Press.

Accanto al Ministro Skrbic, secondo la stessa SOS, esistono delle evidenti responsabilità a carico sia dell’Organizzazione Mondiale per la salute (WHO) , sia dell’Unicef, che hanno sempre sostenuto che i vaccini non avevano alcun problema. "Non esiste nessun collegamento con le malattie contratte dai bambini e i vaccini DTP. Il mercurio si trova ovunque intorno a noi, e ognuno di noi ha una certa quantità di mercurio dentro il proprio corpo, ed ogni analisi che viene effettuata può confermare che non potrebbe collegarsi al vaccino o allo sviluppo neurologico dei bambini", ha dichiarato Skrbic dopo giorni di silenzio. A suo parere, il tiomersal viene aggiunto per proteggere i vaccini dall’attacco di batteri e funghi, come forma di conservante utilizzato ovunque nel modo per la produzioni di vaccini. Conferma inoltre che, dopo il test dell'UNICEF, i vaccini hanno superato un altro test presso l'Istituto Torlak di Belgrado, ed ogni effetto sui bambini è risultato negativo.  Tuttavia ora bisogna chiarire una situazione che ha gettato nel panico sia genitori dei bambini che hanno assunto i vaccini in quel periodo, sia tutti i cittadini che, a questo punto, hanno meno fiducia sulla reale provenienza delle medicine che vengono vendute nelle farmacie e che, dall’oggi al domani, potranno seriamente danneggiare la salute del popolo.

Biljana Vukicevic

Fonte:http://www.rinascitabalcanica.com/?read=16602
Test di routine conferma Elevati ormoni maschili nell' Autismo



Traduzione di Rita Giaquinta

Un nuovo studio medico scientifico su scala moderata e con revisione di pari conferma che molti pazienti con un disturbo dello spettro autistico (ASD) soffrono di livelli significativamente elevati di ormoni maschili e numerosi trattamenti che hanno abbassato i livelli degli ormoni maschili  hanno migliorato significativamente i risultati clinici in pazienti con sindrome autistica .
Questo studio, “Una valutazione in prospettiva dei livelli di ormoni androgeni in pazienti con i disordini di spettro autistico: basi biochimiche e terapie suggerite” del sig. David A. Geier ed il Dott. Mark R. Geier, è stato pubblicato sul numero più recente di “Lettere neuroendocrinologiche” (volume 28, edizione 5, pgs. 565-573). La ricerca è stata finanziata dalla fondazione per la ricerca & la formazione sull’autismo di Brenen Hornstein (BHARE) e dall'istituto di Chronic Illnesses, Inc. (Silver Spring, MD).
Gli studi precedenti di Tordjman ed altri (1997) e Geier e Geier (2006) hanno suggerito che i pazienti con ASD avessero elevati livelli di ormoni maschili. Gli ormoni maschili testati negli studi del 2007 di Geier e  Geier erano: testosterone, dehydroepiandrosterone (DHEA) ed androstenedione.
Questo studio ha utilizzato la prova del sangue per valutare il livello di questi ormoni maschili in pazienti diagnosticati con  ASD. I ricercatori hanno esaminato 70 pazienti diagnosticati con ASD che successivamente sono stati trovati avere livelli elevati di ormoni maschili dalla Corporazione Americana dei Laboratori approvata dalla CLIA negli Stati Uniti.
I risultati da Geier e da Geier dimostrano che :

• I pazienti con ASD hanno livelli sierici significativamente aumentati di testosterone, il siero di testosterone libero, percentuale di testosterone libero, DHEA, Androstenedione in riferimento ai mezzi nella gamma specifici per età e sesso della LabCorp.

• I pazienti femminili con una diagnosi di ASD hanno livelli di testosterone e testosterone libero significativamente superiori rispetto ai  pazienti maschili.

• Gli aumenti nei livelli di ormone maschili possono derivare dalle esposizioni ambientali, quale mercurio, ed aumentano la tossicità dell'esposizione.

I risultati dello studio presente confermano ed estendono le osservazioni precedenti, stabilendo l'importanza clinica dei livelli elevati di ormoni maschili  in coloro che sono diagnosticati con ASD. Inoltre, i  risultati di questo studio  sono consistenti con quelli osservati da molti altri che curino pazienti simili.
I ricercatori inoltre hanno trovato che la somministrazione di un farmaco che riduce i livelli di ormoni mschili (acetato di leuprolide, LUPRON®) a quasi 200 pazienti diagnosticati con ASD ha abbassato significativamente i livelli di ormoni maschili e ha portato ad una riduzione clinicamente significativa dell'iperattività/impulsività, stereotipie, dell'autolesionismo, dei comportamenti sessuali anormali e/o dei comportamenti di irritabilità che si presentano frequentemente in pazienti con un ASD, con pochi non-responders ed effetti contrari minimi dalla terapia.
Quindi, testare gli ormoni è stato usato con successo per:
• dimostrare il ruolo degli ormoni maschili elevati in popolazioni con ASD
• Identificare clinicamente i bambini e gli adulti che hanno elevati ormoni maschili
• Seguire i livelli di ormoni maschili nei pazienti che si sottopongono al trattamento per abbassare gli ormoni maschili.
Oggi qualsiasi genitore, medico, o fornitore di cure mediche può confermare facilmente se  un paziente diagnosticato con un ASD ha elevati ormoni maschili con un test fatto da LabCorp.
Tra altri articoli, il Web site del CoMeD, http://www.Mercury-freeDrugs.org, contiene le copie complete degli studi del 2006 e 2007 pubblicati da David A. Geier e  R. Geier.
 
LOGOPEDIA IN PRESENZA DI PARALISI CEREBRALI INFANTILI


Testo della relazione presentata a Verona il 9 gennaio 2009 in occasione del convegno "Meraviglia di essere uomo": Congresso interdisciplinare sulle problematiche delle persone con handicap.


Massimo Borghese. Foniatra

Introdurrei il tema dell’intervento logopedico nelle paralisi cerebrali infantili, riferendo la visione delle funzioni verbali, comunicative e, più in generale, del rapposto individuo-ambiente, al modello di elaborazione centrale corticale concepito da Poliakov, che prevede una prima generale divisione della corteccia cerebrale in due parti:
- anteriore, che elabora le informazioni sensoriali afferenti
- posteriore, che elabora le informazioni efferenti motorie.
Sia anterioremente che posteriormente, si possono poi distinguere diverse aree, definite primarie, secondarie e terziarie.
Le aree primarie posteriori, integrate con le memorie specifiche, ricevono gli stimoli elaborati percettivamente dalle vie sensoriali centrali, e ne operano una prima interpretazione gnosica.
Le aree secondarie posteriori sono quelle responsabili delle capacità di decodificazione, mentre le aree terziarie posteriori rappresentano la sede di una più alta ed ultima analisi cognitiva.
Le aree terziarie anteriori rappresentano la sede di processi decisionali, le secondarie anteriori sono responsabili dei processi di codificazione (verbale e non), mentre le primarie anteriori costituiscono il cosiddetto primo motoneurone, ossia l’insieme dei sistemi piramidale, extrapiramidale e cerebellare, deputato al controllo centrale delle prassie.
Ne deriva che:
- Alterazioni delle aree primarie posteriori alterano la sensorialità centrale, compromettendo quindi la capacità di percepire i tratti distintivi essenziali degli stimoli sensoriali, come nel caso, ad esempio, delle cosiddette sordità centrali.
- Danni a carico delle aree secondarie posteriori si esprimono come mancanza parziale o totale delle capacità di decodificazione dei messaggi di provenienza uditiva e/o visiva, quindi incapacità di decodificare ciò che viene letto o ascoltato.
- Lesioni terziarie posteriori compromettono l’intelligenza cognitiva, generando di conseguenza quadri di demenza, amnesie, limitazione delle capacità di orientamento spazio-temporale superiore.
- Compromissioni delle aree terziarie anteriori significano compromissioni dell’intelligenza volitiva (non intraprendenza o iperattività, prevalenza dell’istintualità umorale, alimentare, sessuale), della personalità e dei comportamenti.
- Danni a carico delle aree secondarie anteriori si esprimono come difficoltà o incapacità di codificare un messaggio verbale o grafico.
- Alterazioni delle aree primarie anteriori compromettono la motricità volontaria sottoforma di “paralisi centrale”, la cui espressione più classica è la cosiddetta paralisi spastica, e possono determinare situazioni di disartria, cioè di disturbi dell’atto motorio, dalla sua origine alle sue modalità esecutive.
Parlare di paralisi cerebrali infantili, significherebbe dunque occuparsi delle conseguenze funzionali dei danni a carico del primo motoneurone, ossia delle strutture costituenti le cosiddette aree primarie anteriori. Ed in effetti è questo l’oggetto di una trattazione su tale tema. Tuttavia va considerato che le divisioni anatomofisiologiche rispondono spesso ad esigenze di tipo nosologico didattico, non essendo però riscontrabile nella realtà una separazione così netta tra una zona cerebrale e l’altra, e, soprattutto, direi tra una funzione e l’altra.
Ne deriva, in pratica, che un determinato evento lesivo e quindi un certo tipo di danno ad esso conseguente, non sarà quasi mai assoluto ed esclusivo a carico di quelle sole funzioni (sensoriali, cognitive, codificative, decodificative, comportamentali, motorie…) facenti capo alla zona o alle zone colpite; sia perché tali zone non sono, appunto, delimitabili “a lama di coltello”, sia perché la distribuzione stessa dell’evento lesivo risulta spesso, in termini di estrinsecazione anatomica, eterogenea e variamente distribuita.
Queste puntualizzazioni fanno da supporto alla concezione di un modello di intervento abilitativo-riabilitativo che, sia pur organizzato e realizzato in base al tipo di patologia prevalente o apparentemente esclusivo (paralisi cerebrale, in questo caso), deve prevedere allo stesso tempo una verifica ed una presa in carico di tutte le altre eventuali abilità risultanti sia pur in minore o minima misura deficitarie nell’ambito del cosiddetto profilo comunicativo individuale, ossia l’insieme dei livelli:
- recettivo-sensoriale-percettivo
- cognitivo-integrativo-decisionale
- emotivo-relazionale-comportamentale
- motorio-prassico-espressivo

Del resto, quando l’insorgenza del danno organico cerebrale -quale che sia la sua origine- si colloca entro i 3 anni di vita, cioè in epoca precedente alla formazione ed alla stabilizzazione degli schemi motori fondamentali, si verificano importanti compromissioni non solo a livello motorio-prassico-espressivo, ma anche impressivo-gnosico-percettivo, cognitivo-integrativo-decisionale, e relazionale-comportamentale.

Anteposta questa visione più unitaria e globale dell’individuo, possiamo rientrare nella disamina delle funzioni più specificamente riconducibili alla sfera di azione foniatrico-logopedica, ricordando che in tale area di competenza, l’espressione clinica di una paralisi cerebrale infantile, altresì definibile sindrome anartrica-disartrica, è storicamente intesa come un danno motorio centrale a carico delle funzioni verbali-fonatorie. Ma le attuali aree di competenza della logopedia, riferendoci anche al suo catalogo nosologico, non si limitano al solo produrre voce e parola, bensì abbracciano campi riguardanti le abilità di masticazione e deglutizione, la stessa respirazione, le capacità di gestire l’andamento melodico-prosodico nonché la regolarità di flusso dell’espressione verbale, la motrictà fine manuale, l’uso del canale mimico-gestuale.

- CORPUS DOTTRINALE della FONIATRIA E LOGOPEDIA:
Vociferazione o fonazione
Articolazione verbale o pronuncia (speech)
Deglutizione o deglutologia (swallowing)
Competenza linguistica o verbale (language)
Comunicazione (communication)
Apprendimenti curriculari scolastici
Fluenze verbali
Rapporto interpersonale
Miscellanea (per esempio, musica)

- CATALOGO NOSOLOGICO FONIATRICO-LOGOPEDICO:
Disfonie o turbe della vociferazione
Dislalie o alterazioni della pronuncia
Disfagie o disturbi della deglutizione
Disfluenze o turbe del flusso verbale
Afasie o turbe della codificazione e decodificazione
Disartrie o turbe da alterazioni del primo motoneurone
Ritardi secondari o turbe comunicative negli oligofrenici
Sordità e conseguenti turbe comunicative
Disturbi dell’apprendimento
Turbe comunicative da inadeguatezze socioculturali
Turbe comunicative da autismo e altre psicosi
Sindromi da deficit attentivo con o senza iperattività


Dal punto di vista anatomofisiologico, per danno a carico del primo motoneurone possiamo intendere un’alterazione più o meno grave, parziale o totale, del versante espressivo della comunicazione, a livello corticale o sottocrticale, coinvolgente il sistema piramidale, extrapiramidale, o cerebellare.
In modo estremamente sintetico, ricordiamo che i motoneuroni centrali piramidali originano dalle cellule giganti di Betz sulla circonvoluzione frontale ascendente prerolandica o area motoria di Brodmann, e che le loro fibre discendono nella capsula interna e continuano lungo il tronco encefalico ed il midollo spinale, costituendo così: a) la via cortico-mesencefalo-bulbo-pontina, che si collega con i nuclei dei nervi cranici; b) la via cortico-spinale, che si collega con i nuclei di origine dei nervi spinali, nelle corna anteriori del midollo.
I motoneuroni centrali extrapiramidali costituiscono una complessa rete di circuiti, i cui nuclei originano: a) nella corteccia cerebrale prevalentemente nelle aree premotorie e motorie, 4 e 6 di Brodmann; b) nei nuclei della base, comprendenti il caudato, il putamen, il globus pallidus; nei nuclei talamici connessi con lo striato, il nucleo di Luys, la substantia nigra ed il nucleo rosso; c) nel mesencefalo con la continuazione della substantia nigra e del nucleo rosso, nochè con la sostanza reticolare, fino all’oliva bulbare.
I motoneuroni centrali cerebellari originano dai nuclei che hanno sede nella corteccia cerebellare, nei nuclei del tetto, nei nuclei globoso ed emboliforme, e nei nuclei dentati.
Gli stimoli motori che provengono dal sistema piramidale producono la contrazione volontaria della muscolatura striata.
Lesioni piramidali sia a livello corticale che sottocorticale, inducono paralisi centrale o spastica dei muscoli che perdono la capacità di contrarsi volontariamente senza andare incontro a fenomeni atrofici. Si determinano di solito uno spasmo in flessione degli arti superiori ed inferiori, e spasmi nella regione anteriore della bocca.
Il sistema extrapiramidale esercita, tra le altre, una funzione di coordinazione dell’attività piramidale nei movimenti complessi finalizzati, rendendo possibile la realizzazione di una corretta organizzazione motoria.
Lesioni a qualsiasi livello del sistema extrapiramidale diminuiscono o annullano i movimenti volontari e li sostituiscono con movimenti involontari.
Lesioni extrapiramidali che interessano i neuroni premotori, possono produrre alterazioni della coordinazione finalizzata di una sequenza motoria complessa, inducendo così una “disprassia”.
Lesioni dei neuroni extrapiramidali dei nuclei della base, non determinano paralisi, ma movimenti parassiti di diverse entità, che impediscono la corretta esecuzione di determinati movimenti.
La componente cerebellare del primo motoneurone, contribuisce a conferire precisione e coordinazione alle funzioni motorie.
Ne deriva che lesioni del cervelletto determinano imprecisioni, incompletezza e incoordinazione dei movimenti complessi, e comparsa di tremore.

Nelle paralisi cerebrali infantili, oltre ai disturbi motori a carico degli arti, vanno prese in considerazione:
- La motricià del tronco per le possibili ripercussioni sulla respirazione.
- La motricità del collo per le implicazioni sui movimenti orofaringei, faringolaringei, oculari.
- La motricità dello splancnocranio in funzione dell’alimentazione e dell’articolazione della parola.
- La sensibilità generale, anche per le conseguenze delle ridotte afferenze chinestesiche sulle esperienze motorie.
- La funzione uditiva, per quei sia pur rari casi di dispercezione uditiva da concomitanti alterazioni delle aree corticali primarie posteriori e/o della via uditiva centrale.
- La funzione visiva, per eventuali e non rari disturbi della motrictà oculare, per persitenza del riflesso tonico asimmetrico del collo, per disturbi gnosicopercettivi da danno a carico della via visiva centrale.
- Le abilità cognitive, considerate dalla maggior parte degli operatori, inferiori alla norma in circa i due terzi del totale dei casi di paralisi cerebrale infantile, sia pure in misure differenti. E questo sarebbe riferibile, tra l’altro: a) ad una diminuzione della popolazione neuronale corticale per distruzione specie delle aree terziarie che sarebbero responsabili dei processi integrativi superiori; b) ad un ridotto apporto stimolativo collegabile ai deficit comunicativi e della verbalità; c) a carenze esperienziali e stimolative; d) a turbe del comportamento e del carattere; e) ad altri fattori.
- L’epilessia, presente in un quarto circa dei casi.


PARALISI CEREBRALI INFANTILI. VALUTARE:
Disturbi motori degli arti.
Motricità del tronco > Respirazione.
Motricità del collo > Movimenti orofaringei, faringolaringei, oculari.
Motricità vocal tract > masticazione, deglutizione, articolazione.
Sensibilità generale > chinestesi, esperienze motorie.
Funzione uditiva.
Funzione visiva.
Abilità cognitive.
Eventuale epilessia (presente in un quarto dei casi).


Entrando nello specifico delle attuali possibilità di un intervento logopedico nelle paralisi cerebrali infantili, e riferendoci in particolare alle turbe motorie che rappresentano la caratteristica tipica della sindrome anartrico-disartrica, esaminiamo le situazioni in cui si configura una compromissione delle abilità espressive legata a deficit prassici di origine centrale:

Per inadeguatezza della respirazione si verificano disturbi della fonazione, identificabili in una produzione vocale di bassa intensità, poco udibile e quindi poco efficace ai fini dell’intellegibilità del messaggio verbale fonatorio. I motivi risiedono essenzialmente in un’alterazione della coordinazione degli atti respiratori, e in una riduzione della durata della fase espiratoria, solitamente non superiore ai 3 secondi, contro gli 8-10 che si contano in condizioni di normalità.
Turbe della fonazione si verificano anche per deficit di tono muscolare e della motilità laringea, riferibili ad alterazioni funzionali dei nervi laringei (superiore ed inferiore, rami del X nervo cranico), che determinano rallentamento di movimenti, riduzione di vibrazione e di tenuta fonatoria delle corde vocali.
Le funzioni orali risultano compromesse nella attività di masticazione, deglutizione ed articolazione.
Mancanza o significativa limitazione di movimenti e coordinazione motoria della lingua, della mandibola, dei muscoli faringei, rendono parzialmente o completamente inadeguate le funzioni masticatoria e deglutitoria. Lo stesso avviene per l’articolazione dei fonemi, che nei quadri di disartria spastica, quando la durata espiratoria non raggiunge neppure i 3 secondi, e la motilità linguale è pressocchè abolita, configura un vero e proprio quadro di anartria. Nelle altre situazioni, quando invece le suddette situazioni limite non sono superate, possono esserci capacità di produzione di alcuni suoni vocalici e di alcune sillabe, generalmente composte dalle vocali a/o/e/ e da qualche consonante occlusiva, ma senza distinzione tra sonore e sorde, orali e nasali, date l’incoordinazione fonatoria e l’insufficienza velare.
Quando presente, la verbalità è rallentata, priva di numerosi fonemi, per motivi sovrapponibili a quelli sopra esposti, e priva di prosodia e melodia, per una mancanza di controllo centrale dell’armonia del flusso e delle variazioni di tonalità e intensità, a causa dell’alterata funzione dei sistemi piramidale, extrapiramidale e cerebellare.
Nei quadri di disartria distonica o atetoide, essendo la durata espiratoria meno breve rispetto alle forme spastiche, prevale la compromissione della motilità linguale, mentre le discinesie labiali e velari, nonché l’incoordinazione pneumofonoarticolatoria sono meno rilevanti, e quindi può esserci una migliore differenziazione tra fonemi sonori e sordi e tra fonemi orali e nasali.

La presa in carico logopedica, strettamente legata all’intervento foniatrico che identifica l’inquadramento clinico iniziale ed i monitoraggi longitudinali, si realizza a sua volta attraverso una valutazione preliminare e più prolungata degli aspetti del profilo comunicativo analizzati in prima visita foniatrica, nonché attraverso il vero e proprio lavoro abilitativo-riabilitativo.
Come già espresso precedentemente, ogni individuo va gestito sia in senso diagnostico che terapeutico, considerando i livelli: impressivo-sensoriale-gnosico-percettivo, motorio-prassico-espressivo, emotivo-relazionale-comportamentale, cognitivo-integrativo-decisionale.
La realizzazione pratica del trattamento riabilitativo logopedico, dovrà avvenire pertanto nel rispetto continuo del principio di simultaneità di gestione dei suddetti quattro livelli. In termini concreti, questo significa, tra l’altro, che non bisognerà mai sacrificare e subordinare l’importanza di un determinato obiettivo per ottenere uno scopo prefissato in un’altra area del profilo comunicativo. E’ il caso, ad esempio, di quando si pongono in secondo piano aspetti comportamentali relazionali per il raggiungimento di prestazioni prassiche o fonatorie verbali; o di quando “il prezzo” per ottenere un risultato (peraltro sempre parziale) risulta “troppo alto” in termini di innaturali ripieghi di compromesso.
Le modalità di intervento oggi disponibili per lavorare in ambito logopedico sulle funzioni orali, sulla respirazione, sulla gestione della verbalità nei suoi diversi aspetti, dalla fonetica articolatoria al controllo della fluenza, sono innumerevoli, solo in parte codificabili, anche perché spesso si attinge a metodiche differenti tra loro, ed utilizzate in una stessa direzione, dopo aver operato un assemblaggio basato su criteri dettati anche dal corredo esperienziale e dalla formazione di base degli operatori.
Gli aspetti salienti di un trattamento logopedico delle principali manifestazioni di paralisi cerebrali infantili, possono essere identificabili nei seguenti punti:

- Lavoro sulle funzioni orali, sia sul versante percettivo, con stimolazioni sensoriali, che sul versante motorio con l’induzione di prassie sempre più finalizzate alla realizzazione delle abilità masticatoria, deglutitoria, articolatoria, risuonatrice.
- Lavoro sulla respirazione in generale, agendo pertanto sulla postura, sul tono muscolare addominale, toracico, cervicale, sulla respirazione addomino-diaframmatica, costo-diaframmatica, sulla coordinazione pneumofonica; ed in particolare sulla respirazione nasale, orale, sull’attività dello sfintere velofaringeo.
- Instaurazione / rinforzo di capacità di emissione vocale a livello laringeo, curando nei limiti del possibile, da un punto di vista qualitativo e quantitativo i parametri fonatori quali intensità, timbro, tonalità, durata.
- Gestione della verbalità in tutti i suoi aspetti: lessicale-semantico, grammaticale-sintattico, pragmatico, e fonologico; nonchè delle componenti soprasegmentarie -melodica e prosodica- della verbalità stessa.
- Avvio alla lettoscrittura (quando presenti i requisiti di accesso al codice) sia al fine di favorire un precoce sviluppo della abilità curriculari scolastiche, sia per aprire un canale di rinforzo (ma non sostituzione, fin dove possibile) delle acquisizioni linguistiche necessarie per la formazione e l’ampliamento del linguaggio.
- Instaurazione di capacità espressive non verbali, analogiche o digitali -a seconda del livello di sviluppo intellettivo- con mezzi protesici, quando in sicura assenza di requisiti minimi per il raggiungimento di abilità verbali fonatorie.
- Contestuale gestione del versante emotivo-relazionale-comportamentale.

PARALISI CEREBRALI INFANTILI. CAPISALDI DELL'INTERVENTO LOGOPEDICO:
Lavoro sulle funzioni orali, sia percettivo che motorio, su: masticazione, deglutizione, articolazione, risonanze.
Respirazione: postura, tono muscolare, coordinazione pneumofonica; addomino- e costo- diaframmatica.
Emissione vocale: intensità, tonalità, durata, timbro, prosodia.
Verbalità: lessico, morfosintassi, fonologia, pragmatica.
Lettoscrittura, in supporto o sostituzione della verbalità orale.
Calcolo e altre abilità curriculari scolastiche.
Motricità fine manuale.
Gestione del versante emotivo-relazionale-comportamentale.


Vorrei dedicare un ultimo spazio di questo intervento, alla disamina di una serie di disturbi apparentemente non collegabili, secondo i canoni tradizionali di interpretazione, ad estese e clamorose lesioni del primo motoneurone (come nelle patologie fin qui descritte) definibili pertanto come paralisi cerebrali, ma che, invece, considererei ugualmente espressioni di alterazioni delle strutture costituenti il motoneurone centrale.
Mi riferisco a quelle cosiddette “disprassie” coinvolgenti soprattutto la motricità fine di bambini di età prescolare e scolare, le cui capacità manuali (impugnare una matita o una forchetta, riprodurre segni grafici senza incertezze e irregolarità, lavorare la plastilina…), orali (masticare regolarmente ed in modo completo, deglutire nei tempi e nei modi opportuni, pronunciare tutti i fonemi previsti per l’età…) e la stessa motrictà globale (correre, saltare piccoli ostacoli, salire e scendere le scale in modo fluido e regolare…), pur non presentando clamorosi deficit, risultano tuttavia non sviluppate normalmente come previsto per età e parametri di riferimento.
Citerei anche la maggior parte delle cosiddette “disfluenze” verbali, comprendenti turbe del flusso, che si manifestano sottoforma di blocchi; ripetizioni di suoni, sillabe, parole, esitazioni; sincinesie (movimenti accessori della bocca e/o della lingua); interiezioni (cioè aggiunte) di suoni, sillabe, parole…; tutti sintomi riferibili ad un non perfetto funzionamento dei sistemi facenti parte del primo motoneurone, ed in particolare, dell’extrapiramidale.
Altresì riconducibili ad un deficit di controllo centrale, credo che siano quelle forme di “disprosodia”, ossia di mancanza di intonazione, enfasi, melodia, della voce, in soggetti non manifestanti altri deficit visibili, e che invece parlano in modo riproducibile sia pure in misura lieve, le caratteristiche di monotonia della voce di chi è affetto da paralisi cerebrale.
Infine un riferimento alla sindrome autistica, troppo spesso e troppo a lungo ridotta al rango di un disturbo di tipo psichico-psicologico, e che invece identifica una (peraltro molto complessa) malattia del corpo, con tanto di danno cerebrale -macrosocopicamente visibile o meno- le cui localizzazioni, peraltro multiple e con prevalenza di diverse zone variabili da caso a caso, prevedono anche il primo motoneurone, con conseguente presenza di grossi disturbi prassici, la cui individuazione e conseguente presa in carico, sovente è penalizzata dal prevalere in senso clinico (o mentale da parte di chi approccia il problema) di altri sintomi considerati più caratterizzanti l’autismo.
In molti soggetti autistici, invece (per non dire in tutti, sia pure in misura diversa), una delle componenti che maggiormente compromettono la prestazionalità di chi è affetto da questa patologia, è proprio la disprassia, cioè l’impossibilità o la relativa incapacità di realizzare atti motori complessi, primo tra i quali, il linguaggio verbale.
Massimo Borghese
Autismoparliamone è ora anche su Facebook


Autismoparliamone allarga i suoi orizzonti facente parte di Facebook. Questa idea è nata per far si che ci sia più informaziione possibile e che i genitori possano ancora di più informarsi liberamente e decidere da soli il percorso che è più utile al proprio bambino.
Da sempre Autismoparliamone nasce sottoforma di gruppo di volontariato dove chi ha un pò di tempo lo mette a disposizione per aiutare altri genitori. Sperando di fare cosa gradita a molti di voi vi salutiamo

Cordialmente
Lo Staff di Autismoparliamone
Barack Obama Presidente degli USA e nuove speranze per l'autismo


Il 44°Presidente degli Stati Uniti d'America Barack Obama porta su tutti i fronti una nuova ventata di innovazione per quanto riguarda la disabilità e nel nostro specifico caso dell'autismo. Il Presidente Obama è stato uno dei pochi che ha parlato di autismo e delle loro possibili cause tra cui l'aumento considerevole dei casi autistici dovuti a fattori ambientali e ad esposizioni vaccinali non considerate attentamente dall'FDA vi proponiamo un intervista del Presidente Obama in cui parla appunto di disabilità ed autismo avvenuta nella campagna elettorale

Priorità della gestione di Obama

L'11 dicembre, il candidato presidenziale Democratico Barack Obama ha rivelato le sue inabilità e le parità opportunità.

“Dobbiamo costruire un mondo esente da barriere inutili, stereotipi e distinzioni,„ il senatore dall'Illinois ha detto in un video annuncio sul suo Web site. “Le politiche devono essere sviluppate, gli atteggiamenti devono essere a forma costruzioni e le organizzazioni devono essere destinate per accertarsi che tutta abbia una probabilità ottenere la formazione che hanno bisogno di indipendente e che vivono come cittadini pieni nelle loro comunità.„

Il programma consiste di quattro parti:
Fornendo agli Americani le inabilità le occasioni educative che devono essere eccellenti;
 distinzione di conclusione e promuovere pari opportunità;
aumento del tasso di occupazione degli operai con le inabilità;
 ed indipendente sostenente, vita a livello comunitario per gli Americani con le inabilità.
Ciò include, finanziamento pieno degli individui con la Legge di miglioramento di formazione di inabilità (IDEIA), approvazione della convenzione del U.N. sui diritti delle persone con le inabilità e contributo a parità di salute mentale.

Obama inoltre ha scelto i disordini di spettro autistico nel suo video annuncio. “Per soddisfare le esigenze dei numeri di crescita degli Americani con autismo, abbiamo bisogno di un metodo completo che comprende non appena la schermatura ma l'intervento, la ricerca e servizi iniziali di formazione,„.

Speriamo che tale gestione possa far si che si possano creare situazioni migliori per i nostri figli con autismo .
YES WE CAN!

Sondaggio sui trattamenti biomedici


All'interno del nostro portale potete votare il sondaggio su come vi siete trovati con i  trattamenti biomedici, questo dato dal fatto che molti genitori ci hanno segnalato incertezze o dubbi altri invece hanno avuto concetti entusiastici. Quindi invitiamo tutti voi a contribuire a questo piccolo sondaggio per dare modo anche a chi non partecipa attivamente ai forum di mettersi in discussione

Ecco il link:
http://www.autismoparliamone.org/Portale/index.php?topic=9619.0

Lo Staff AP
Video Cos'è l'autismo condotto da Moreno Corelli
Questo video è stato realizzato grazie alla collaborazione del sito www.arcoiris.tv e il sito
www.diciamolatutta.tv
Ospiti in studio:
Dott. Franco Nardocci; presidente nazionale società Italiana di neuropsichiatria infantile e coordinatore del centro autismo di rimini.
Prof.ssa Antonia Parmeggiani; Prof. associato di neuropsichiatria infantile e responsabile del centro autismo dipartimento di scienze neurologiche Università di Bologna.
Prof.ssa Liana Baroni; Presidente Regionale ANGSA (Associazione Nazionale Genitori Soggetti Autistici ) e docente di Fisica Teorica alla facoltà di Fisica Università di Bologna.
Dott. Giorgio Palmeri; presidente della fondazione Augusta Pini.



Celiachia e Autismo: può una dieta senza glutine essere di aiuto?


Intervista allo specialista Massimo Borghese  
Martedì 13 Gennaio 2009 16:43  
Una dieta senza glutine nei casi di autismo sembra avere effetti positivi. Ci spiega questo fenomeno il dottor Massimo Borghese, esperto foniatra che da anni si occupa di questo settore.
Chi è Massimo Borghese?
Sono laureato in medicina e chirurgia , ho due specializzazioni, in otorinolaringoiatria ed in foniatra, ma è soprattutto questa seconda, che ho conseguito nel 1988, che mi ha attirato di più, e da venti anni lavoro prevalentemente come foniatra, cioè come specialista in fisiopatologia della comunicazione, prediligendo in particolare due settori della disciplina foniatrica: la voce artistica e l’autismo. Impossibilitato a realizzare nella struttura ospedaliera in cui lavoravo, un progetto ad ampio respiro sulla ricerca, la diagnosi e le terapie dell’autismo infantile (perché fuori dall’interesse e dagli obiettivi dell’azienda ospedaliera), mi sono avventurato nell’impresa di metter su da solo, con un ristretto gruppo di persone che credevano in questo progetto, un centro diagnosi e terapia dell’autismo. Nel giro di pochi anni, la buona riuscita del nostro lavoro, in termini di risultati concreti, ci ha messo in condizione -su invito e sollecitazione dell’utenza- di poter aprire altre sedi in diverse città italiane, e nel 2008 ho anche varcato i confini dell’Italia, andando in Svizzera (qualche anno prima avevo, a dir la verità, rifiutato anche un’offerta proveniente dalla Libia).
Nel suo lavoro con i bambini autistici pone come centrale il tema della verbalità; questa componente è secondo lei sottovalutata nelle metodiche classiche d'intervento riabilitativo?
Sì. Nella maggior parte dei casi, o si ignora come si deve intervenire sulla verbalità, per mancanza di specifica competenza da parte degli operatori; o si commette l’errore di credere che per iniziare il lavoro sulla verbalità bisogna attendere che un bambino abbia già raggiunto e maturato determinate abilità attentive, cognitive, percettive, e comportamenti più adeguati e collaboranti, ignorando invece che spesso è l’acquisizione ed il possesso di pur minime capacità comunicative espressive verbali che favorisce il miglioramento della comprensione, del comportamento e di altre abilità che sono invece figlie e non madri del linguaggio.
Si parla spesso degli effetti positivi di una dieta senza glutine su soggetti autistici; per quella che è la sua esperienza, ha potuto riscontrare effetti positivi di una dieta gluten-free sui suoi pazienti malati di sindrome autistica?
Sì. Anche se credo di dover esternare alcune considerazioni al riguardo. Facciamo un passo indietro: Non esiste, a mio parere, l’autismo, ma "gli autismi". Intendo dire che tanti bambini aventi in comune quei sintomi il cui insieme configura la cosiddetta sindrome autistica, giungono a quello stato clinico, provenendo da situazioni molto diverse, se non da caso a caso, almeno da gruppi di casi a gruppi di casi. Le cause dell’autismo sono tantissime, peraltro l’una non eslcude l’altra, combinandosi spesso tra loro. Possono esserci componenti genetiche, a loro volta predisponenti o determinanti, o ancora predisponenti a sensibilità successive verso altri eventi patogeni; possono essere infettive pre o post natali; possono essere tossiche; dismetaboliche (a loro volta primitive o secondarie ad altre già citate o forse sconosciute…). Insomma, intendo affermare che solo in alcuni casi, anche se numerosi, alla base dell’autismo c’è un substrato nettamente metabolico. Ecco, questo è il presupposto per il quale esistono soggetti, che io definisco "responders", fortemente sensibili ai cambiamenti alimentari, ed altri (che chiamo "non responders") che, con sintomi di autismo uguali ai primi, risultano refrattari ai provvedimenti dietetici.
Ogni evidenza empirica però, per essere accettata dalla comunità scientifica, necessita oltre che di dati sperimentali favorevoli anche di adeguati studi che confermino la tesi. La ricerca in questo settore a che punto è?
Credo che ci sia un bel po’ di confusione al riguardo. Purtroppo l’ambiente dei più o meno degni "addetti ai lavori" in tema di autismo è fortemente inquinato dalla presenza di improvvisati operatori che, fiutato il "business", si sono gettati a capofitto in un campo di cui conoscono poco o nulla; è inquinato da "seminatori di scetticismo", rappresentati per lo più da falliti o da non desiderosi di rimettersi in discussione, che liquidano ogni ventata di novità con parole di discredito che cercano di diffondere attraverso mezzi di comunicazione di cui attualmente ancora dispongono; è inquinato da speculatori che cercano di ridurre l’autismo di volta in volta a ciò che fa più comodo ai loro interessi di vendita di prodotti.
Ne deriva che la ricerca, una ricerca seria, non esiste quasi; anche perché ci si nasconde dietro ad una pretestuosa concezione di "validazione scientifica", che altro non sarebbe che richiedere, per accettare la validità di studi già concreti e credibili, un avallo da parte di vecchi e atrofizzati circuiti valutativi pseudoufficiali che si trovano da tempo al di fuori di ogni realtà pratica.
Si stanno investendo secondo lei le dovute energie per sviluppare questo settore di ricerca? Nel caso così non fosse, quali sono secondo lei le ragioni di un così scarso investimento?
Non si sta investendo come si dovrebbe. Citerei almeno due ordini di motivi: L’erogazione di fondi per una ricerca pubblicamente finanziata dipende da gente che di questi argomenti capisce poco o nulla, ed è sistematicamente influenzata da interessi politici (quale che sia il colore; non casco nell’ingenuo idealismo che fa parlar bene di uno schieramento rispetto all’altro) o da universitari che hanno come prevalente o unico interesse quello di tramandarsi le teorie e le cattedre di padre in figlio, senza affannarsi ad aprirsi realmente al nuovo, perché costa maggiore, e per loro, inutile, fatica.
L’altro motivo sta nel non voler ledere interessi altissimi, dal momento che fare ricerca sulle cause di autismo e di alterazioni metaboliche che ne sono spesso alla base, significherebbe parlare di cibi geneticamente modificati, di danni da mercurio ed altri metalli tossici che si trovano dappertutto e che alterano, tra l’altro, equilibri intestinali e quindi metabolici.
L'American Academy of Pediatrics (www.aap.org) conferma la tesi per cui il trattamento con una dieta priva di glutine nei bambini autistici, pur non avendo ancora alla sua base una solida teoria scientifica, offre numerosi e promettenti "case study". Nonostante questo da molti l'applicazione di una dieta priva di glutine in assenza di una dichiarata celiachia viene considerata superflua. Ultimamente si è parlato addirittura di una "moda" che supporterebbe la dieta gluten-free per ragioni di mercato. Qual'è la sua opinione al riguardo?
Al contrario, io ho avuto modo di constatare che in molti bambini risultati non celiaci, una dieta priva di glutine (e, aggiungo, priva di caseina e soia) ha determinato un visibile miglioramento di sintomi quali l’iperattività, l’insonnia, l’agitazione continua, l’irregolarità intestinale, il deficit attentivo, la scarsa recettività e capacità di partecipazione alle sedute terapeutiche.
E’ anche plausibile parlare di "moda" a supporto di una dieta gluten-free, nei casi in cui un bambino dovesse risultare "non responder" dopo almeno un anno di restrizione alimentare. In quei casi mi sembra superfluo insistere, e ritengo ingiusto motivare la non sensibilità alla dieta con accuse alla famiglia ritenuta responsabile di una non rigida applicazione dei provvedimenti. Posso testimoniare di aver visto bambini a dieta migliorare nel giro di pochi mesi, ed altri, seguiti altrettanto bene, non presentare alcun progresso.
Ritorno a quanto già dichiarato sopra: esistono autistici più "metabolici", ed altri meno. Inutile accanirsi nel caso di questi ultimi. Lì parlerei di moda e di speculazione per ragioni di mercato.
Vuole aggiungere qualcosa a quanto detto fino ad ora?
Sì, vorrei far presente che, attualmente, intervenire sull’autismo significa instaurare nel bambino che non comunica e non parla, quelle abilità che da solo non raggiungerebbe mai, a causa della sua patologia, e che tale intervento deve essere effettuato da operatori altamente specializzati e formati. Allo stesso tempo, la dieta e le cosiddette terapie metaboliche sono a mio parere paragonabili ad una "ripulita della lavagna" sulla quale la terapia abilitativa deve scrivere. In altre parole, il bambino non esce dall’autismo perchè segue la dieta e assume i farmaci integratori e disintossicanti; ma grazie alla dieta ed agli integratori diventa più recettivo e più veloce nell’acquisire gli effetti della logopedia.

 Fonte: http://www.celiachiaitalia.com/articoli/focus-on/celiachia-e-autismo-puo-una-dieta-senza-glutine-essere-di-aiuto-intervista-allo-specialista-massimo-borghese.html
I miti dell'autismo traduzione a cura di Rita Giaquinta


Vero o falso? Quali di questi sono solo dei miti?
•   Se un bambino non parla fluentemente entro il quinto compleanno, rimarrà muto per la sua intera vita.
•   Insegnare il contatto oculare permette ai bambini con autismo di avere successo nelle relazioni sociali.
•   Se insegnate ad un bambino abbastanza linguaggio a memoria, sarà in grado di avere conversazioni reciproche.
•   I gruppi di abilità sociali riescono ad insegnare alle persone nello spettro ad avere relazioni.
•   Se un bambino sembra normale apparentemente e si “inserisce” in un ambiente, sarà in grado di farsi degli amici.
•   Se insegnate sufficienti abilità accademiche in modo che il bambino possa andare all’università, potrà anche avere una vita normale.
•   I bambini che hanno intrapreso interventi e trattamenti “scientificamente provati” sono stati seguiti per capire come andavano da adolescenti e da adulti.
•   Se un bambino passa la maggior parte del suo tempo a sviluppare le sue abilità al computer, qualcuno un giorno lo vorrà assumere, a prescindere dalla sua abilità di collaborare e lavorare in un team.
•   I bambini con la sindrome di Asperger di solito diventano “strani” o “secchioni” altamente pagati e di successo.
•   Le persone con autismo potrebbero non avere gli stessi bisogni emozionali o sociali come le altre persone. Potrebbero essere felici di vivere una vita senza amici e senza relazioni emozionali intime.
•   Se un bambino riesce ad inserirsi in una classe normale, avrà successo nella vita.
Tutte queste affermazioni sono false, sono dei miti.
L’intelligenza dinamica
Nello studiare le diverse ricerche effettuate nel mondo, il Dott. Gutstein ha trovato un notevole consenso generale tra gli scienziati: anche i soggetti più capaci nello spettro autistico hanno difficoltà con le abilità necessarie per avere successo negli ambienti della “vita reale”, che sono dinamici e sempre in evoluzione. Il Dott. Gutstein ha scoperto che diverse abilità sono essenziali per avere successo nei sistemi dinamici:
•   Condivisione di esperienze:
Condividere differenti prospettive, integrare molteplici canali di informazione e determinare livelli “sufficienti” di comprensione. Usare linguaggio e comunicazione non verbale per esprimere curiosità, invitare gli altri ad interagire, condividere percezioni e sentimenti e coordinare le proprie azioni con quelle degli altri.
•   Analisi dinamica:
Determinare significati relativi e il valore delle informazioni. Valutazione soggettiva continua di informazioni contestuali in continuo cambiamento, per determinare quale sia migliore. Valutazione continua del cambiamento. L’abilità di osservare e regolare costantemente il proprio comportamento per partecipare a relazioni spontanee che comprendano la collaborazione e lo scambio di emozioni.
•   Soluzione di problemi flessibile e creativa (Elaborazione relazionale delle informazioni):
L’abilità di ottenere significato in base al contesto ampliato. Risolvere problemi che non hanno una soluzione “giusta o sbagliata”. Sviluppare strategie multiple e tutte ugualmente valide per un mondo imperfetto, compreso il “pensare in modo abbastanza buono”, improvvisazione e “lavori vari”. L’abilità di adattare e cambiare rapidamente strategie e modificare i piani in base alle circostanze che cambiano.
•   Memoria episodica e autocoscienza (previsione e “senno di poi”):
L’abilità di riflettere sulle esperienze passate e anticipare possibili scenari futuri in modo produttivo. Sviluppare uno “spazio” mentale interno per considerare, riflettere, prevedere, preparare, regolare, valutare, fare ipotesi e sognare.
•   Resilienza:
Riuscire ad affrontare un mondo “caotico” e imprevedibile, dove non si possono evitare errori e imprevisti. Ripondere all’incertezza in modo produttivo.
Questi sono i punti chiave dell’intelligenza dinamica su cui si basa il successo nella vita.
Anche se ogni persona nello spettro autistico ha una serie di sintomi unica, ci sono aree universali ad ogni persona nello spettro autistico. Inoltre, questi soggetti non mostrano di migliorare con l’età, anche se seguono programmi intensivi di intervento.
Cosa c’entra tutto questo con il creare una buona qualità di vita per i soggetti nello spettro?
Se potete, sedetevi con calma. Fate qualche respiro profondo e lasciate andare i vostri problemi più immediati. Pensate al punto centrale del vostro bambino. Non importa quali siano i sintomi del vostro bambino, sicuramente sapete che ha problemi in queste aree di Intelligenza Dinamica. Quando vi fermate a pensarci, capite quanto queste abilità siano fondamentali per una futura qualità della vita.
Senza le basi dell’Intelligenza Dinamica, un individuo con autismo o sindrome di Asperger sarà privato per sempre della rilassatezza nelle normali conversazioni di tutti i giorni, complete di sorpresa, divertimento e battute; della felicità di rimanere connessi con un altro con un sorriso o uno sguardo complice attraverso una stanza; il brivido di giocare in una squadra, o il senso di competenza e l’orgoglio che deriva dal lavorare a progetti comuni; dell’autostima nel vivere in modo indipendente, gestendo i problemi pratici con facilità mentre si affrontano le sfide inattese; e della profonda soddisfazione di un matrimonio felice.
Sulla base dei problemi quotidiani, molti genitori con cui parliamo sono preoccupati per il futuro del loro bambino. Magari avete sentito delle persone dire che ci sono poche speranze. O magari avete sentito altre persone dire che se si insegnano adeguatamente le abilità sociali, con un sostegno adesso e anni per maturare, il vostro bambino batterà tutte le statistiche. Ma quello che la ricerca ha dimostrato consistentemente è che finora nessun intervento comportamentale, biologico o psicologico è stato in grado di avere un impatto forte sulle conseguenze del mancato sviluppo dell’Intelligenza Dinamica.
Quindi qual è la soluzione?
Il programma RDI® è:
•   Un programma di intervento basato sui genitori, a cui vengono dati gli strumenti per insegnare al loro bambino in modo efficace le abilità di Intelligenza Dinamica e la motivazione.
•   Far capire la gioia delle interazioni: un percorso per i soggetti nello spettro autistico per imparare l’amicizia, l’empatia e la voglia di condividere il loro mondo e le loro esperienze con gli altri.
•   Cambiare la neurologia: un modo per le persone nello spettro di diventare flessibili ed essere in grado di risolvere problemi, accettando le sfide dei cambiamenti e desiderando di espandere il proprio mondo.
•   Basato su 20 anni di ricerche dei maggiori esperti mondiali sullo sviluppo neurotipico e su studi scientifici su persone con autismo.
•   Evolutivo e sistematico: un programma step-by-step (a piccole tappe) che si focalizza innanzi tutto sul costruire le motivazioni in modo che le abilità possano essere usate e generalizzate; seguite da una costruzione attenta e sistematica delle abilità per la competenza e la riuscita in un mondo complesso.
•   Realistico: un programma che può essere iniziato con facilità, e inserito tranquillamente nelle attività quotidiane per arricchire la vita di tutta la famiglia.
•   Preciso: un metodo che misura e inizia al punto massimo di capacità di ciascun soggetto e piano piano alza il livello di difficoltà.
Perchè il programma RDI® piace ai genitori?
I genitori ci hanno detto che a loro piace il programma RDI perché è:
•   Sistematico ma flessibile
•   Evolutivo
•   In grado di rendere i genitori più sicuri
•   Equilibrante e "normalizzante"
•   Facile da mettere in pratica nella vita quotidiana
•   Strutturato, con un’enfasi sul feedback con video e con un sostegno “alla pari” tra professionista e genitore.
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•   Sistematico ma flessibile:
I genitori trovano che è fondamentale avere accesso ad una serie completa di obiettivi step-by-step che possono essere usati nella vita di tutti i giorni, e questo rende il programma facile da usare. I genitori acquistano anche fiducia in se stessi e nel fatto che possono portare avanti il programma RDI® senza un coinvolgimento intensivo di terapisti.

I genitori preferiscono anche elementi del programma che permettano loro, con la guida della loro Consulente, di personalizzare lo stile di coinvolgimento, la comunicazione, le attività, i periodi programmati di intervento e gli ambienti in base alle necessità specifiche del loro bambino e della famiglia.
•   Evolutivo:
Insegnare ai genitori a focalizzare la propria attenzione sull’attuale funzionamento evolutivo interrompe il ciclo di fallimenti e di sensazioni di inadeguatezza sia per i genitori che per il bambino.

Stabilire attentamente obiettivi appropriati da un punto di vista dello sviluppo dà ai genitori e ai bambini il permesso di focalizzarsi su abilità che possono realisticamente essere raggiunte, sapendo che questi successi più semplici servono da base per competenze in aree più complesse.
Il programma RDI® interrompe il ciclo di fallimenti sia per i genitori che per il bambino.
•   In grado di dare più sicurezza ai genitori:
I genitori capiscono che il programma RDI® non sta insegnando loro ad essere dei terapisti, ma piuttosto a fornire un mezzo per guidare in modo più efficace lo sviluppo del loro bambino. Molti genitori ci dicono che il programma RDI® li ha aiutati a sentirsi dei genitori competenti per la prima volta.

Una volta che hanno masterizzato i primi livelli del programma, i bambini iniziano ad assumere maggiore responsabilità nel monitorare e regolare le proprie azioni in diversi ambienti. I genitori e gli insegnanti riportano che dopo che i bambini nel programma RDI® hanno masterizzato il riferimento sociale, non hanno più dovuto costantemente promptare e direzionare il bambino.

Inoltre, le famiglie dicono che il modello del programma RDI® ha reso più facile per entrambi i genitori, soprattutto per i padri, partecipare e rendersi conto dei benefici sopradescritti.
•   Equilibrante e "normalizzante":
Dopo diversi mesi di programma RDI® i genitori riportano che la vita di tutti i giorni è diventata meno stressante e più facile per tutti in famiglia. I fratelli o le sorelle non si sentono più esclusi o messi da parte. I genitori possono uscire da uno stato di “crisi permanente” e ritornare ad una vita più normale.
•   Facile da mettere in pratica nella vita di tutti i giorni
I genitori sono unanimi nell’apprezzare l’aiuto che ricevono nel trasportare i componenti del programma nella loro vita quotidiana. Elementi del programma come enfatizzare la condivisione di emozioni e la comunicazione non verbale, far pratica di azioni coordinate in ambienti di tutti i giorni e creare opportunità di “incertezza produttiva”, così essenziale per lo sviluppo del riferimento sociale, sono incorporate nello stile di vita della famiglia. Una volta che ne fanno parte, questi elementi aumentano il benessere psicologico dei vari membri della famiglia e quindi diventano facili da sostenere e portare avanti.
•   Strutturato, con un’enfasi sul feedback con video e con un sostegno “alla pari” tra professionista e genitore:
I genitori riportano che il fatto di preparare ed editare segmenti di video li aiuta a trovare tempo per riflettere e rivedere il loro modo di comunicare ed interagire con il bambino.

I genitori nuovi al programma RDI® ricevono un importante aiuto psicologico da controparti più esperte che vogliono condividere le proprie esperienze e conoscenza attraverso video, specailmente con blog su Internet, chat e presenze a workshop di parent training.
Il programma RDI® si trasporta in attività quotidiane, in modo che ne benefici tutta la famiglia.
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"Chris preferiva giocare in presenza degli altri usando il proprio schema. Quando interagiva con gli adulti, non chiedeva risposte o feedback, raccontava solo una storia o un aneddoto dall’inizio alla fine.
L’anno scorso avrebbe guardato i bambini giocare, ma non avrebbe cercato di inserirsi, e non sarebbe stato in grado di seguire il gioco veloce dei suoi pari. La sua prima risposta allo stress sarebbe staa quella di ritirarsi e nascondersi. Ora invece è felice di vedere altri bambini. E gioca di più con i suo compagni a scuola.
C’è stato un grande miglioramento per quel che riguarda il riferimento sociale. Sta iniziando ad usare l’attenzione congiunta. E’ più attento ai miei sentimenti. Ha il desiderio di imparare cose nuove. Sta insieme con sua sorella e gioca veramente con lei giochi coordinati per molto tempo."
Chris, 8 anni, New York
Perchè il programma RDI® continua ad evolversi:
Anche se la prima versione del programma RDI ® era basata sulle ultime ricerche scientifiche di quel periodo, dobbiamo renderci conto che viviamo in un ambiente dinamico che cambia costantemente. Quindi, in conseguenza alle nuove ricerche e al nuovo feedback che riceviamo dalle nostre famiglie, i metodi del programma RDI® cambiano e si definiscono meglio per avvantaggiarsi delle nuove informazioni.
Il programma RDI® ora comprende punti important come:
•   Modi semplici di sviluppare masterizzazione degli obiettivi su cui si lavora nelle attività di tutti i giorni;
•   Sviluppare un mix appropriato di comunicazione verbale e non verbale, linguaggio dichiarativo, regolatorio e autoregolatorio e autonarrativo;
•   Sviluppare memoria episodica che è la base su cui costruire la motivazione; e
•   Sviluppare continuamente cicli sempre più complessi di regolazione, sfida e nuova regolazione.
Cosa non cambierà nel programma RDI® sono le sue basi e i suoi valori:
•   Il centro dell’attenzione sulla qualità della vita;
•   Relazioni reciproche, di successo e veramente coinvolgenti;
•   Imparare a vivere serenamente in un mondo relative, in ambienti dinamici dove il cambiamento è costante ma può essere fonte di arricchimento;
•   Un desiderio di crescere e espandere le proprie conoscenze del mondo;
•   Sviluppare e mantenere i sentimenti propri di ognuno di noi di competenza e sicurezza di sè.
Vi invitiamo ad aiutarci a continuare a sviluppare il programma RDI® nei prossimi anni e non vediamo l’ora di sentire dei vostri successi. Vi preghiamo quindi di rimanere connessi!
Il punto di riferimento per capire il successo del programma RDI® sarà sempre la qualità della vita.


Dal sito www.rdiconnect.com – pag. http://www.rdiconnect.com/RDI/AutismMyths.asp e seguenti.
Radio Punto Nuovo diventa radio ufficiale di Autismoparliamone


Il portale Autismoparliamone e Radio Punto Nuovo sono lieti di annunciarvi la collaborazione che è nata  fra loro diventando  radio ufficiale di AP , questo per far si che l'informazione che giornaliermente fa il nostro portale possa essere di pubblico interesse anche attraverso un emittente radiofonica.

Con l'auspicio che questo strumento che ci ha messo a disposizione Rocco un grande papà e tutto lo Staff di Radio Punto Nuovo  possa ancora di più aiutare tutti quei genitori che si trovano ad affrontare il tunnel dell'autismo attraverso un informazione completa.

Ringraziamo infine tutti quei genitori del  portale che giorno per giorno ci danno una mano a rendere al meglio ciò per cui questo portale è nato e ringraziamo tutti i lister non iscritti che in modo frequente visitano anche solo per leggere o stampare informazioni .

"L'informazione è una buona cosa se viene usata con cuore e anima"

Noi cercheremo di fare del nostro meglio


Cordialmente
Lo Staff AP
In Sardegna fattori genetici nell'HLA determinano sintomi autistiche


Traduzione di Rita Giaquinta


Analisi di trasmissione basata sulla famiglia di marker genetici nelle regioni HLA di classe I e classe III in bambini sardi con disturbi dello spettro autistico
 
Franca R. Guerini (a), Elisabetta Bolognesi (a), Sonia Usai (b), Salvatorica Manca (b),
Mario Clerici (a,c)
(a) Laboratorio di Medicina e Biotecnologie Molecolari, Fondazione Don C. Gnocchi
Onlus, Centro IRCCS S. Maria Nascente, Milano
(b) Istituto di Neuropsichiatria Infantile, Università degli Studi, Sassari
(c) Dipartimento di Scienze Biomediche e Biotecnologiche, Università degli Studi, Milano

Introduzione. I disturbi dello spettro autistico (ASD) sono un gruppo di sindromi comportamentali definite neuroevolutive con insorgenza durante l’infanzia. ASD hanno una vasta varietà di cause genetiche e non genetiche.
La vasta variabilità fenotipica dei disturbi dello spettro autistico molto probabilmente riflette l’interazione di diversi geni all’interno del genoma di un individuo e l’esistenza di geni distinti e combinazioni di geni tra coloro che ne sono affetti. In un recente studio basato sulla famiglia, eravamo fortemente d’accordo con le scoperte di altri autori, che indicavano che la base delle più forti associazioni MHC sembrava essere un aplotipo esteso che compromette una sequenza relativamente costante di DNA in un’ampia multi-regione di MHC, compresa, ma non limitata a, la regione HLA-B, attraverso la regione HLA DR.
Su queste basi, abbiamo approfondito il nostro studio precedente, scansionando con microsatellite e analisi SNP una regione di circa 6 Mb nella regione HLA classe I, da HLA-B a gene HFE. Sono stati analizzati quattro microsatelliti (MIB, d6s265, MOGc e d6s2239) e tre SNP (2 SNPs in posizione -308 e -238 nel promoter di TNF α, e l’SNP rs2857766 (V142L), (nell’exon 3 del gene MOG). (L’exon è una sequenza di acido nucleico che è rappresentata nella forma matura di una molecola di RNA – N.d.T.)
Metodi. Sono state registrate 37 famiglie di discendenza sarda, tutte con almeno un bambino autistico, e di tutte è stato fatto il genotipo per valutare associazione di marker di microsatellite e SNP con l’ASD. Abbiamo usato un metodo di analisi di controllo del caso intrafamiliare (AFBAC – Controlli di incisione su base familiare), e inoltre per valutare trasmissione allelica preferenziale da parenti eterozigoti a figli con ASD, è stato eseguito il test TDT.
Risultati. Sia la valutazione AFBAC che l’analisi TDT hanno evidenziato un’associazione positiva di microsatellite D6S265(220) (posizionato 115Kb centromerici di HLA-A) con ASD(py<0.01;
(OR=4.92, IC(95%):1.5-21.0), mentre  MOGc(117) (262Kb telomerici di HLA-A) sono risultati meno trasmessi ai bambini ASD (py=0.014, OR=0.36, IC(95%):0.16-0.83). Anche l’allele MIB(346) era meno trasmesso ai bambini ASD (py=0.008; OR=0.09, IC(95%):0-0.7). Non sono state scoperte differenze tra alleli trasmessi e non trasmessi per tutti gli altri marker analizzati.
Conclusioni. Questi risultati danno ulteriore sostegno ai nostri dati precedenti, che indicano la regione HLA come un luogo genetico coinvolto nello sviluppo dei disturbi dello spettro autistico e inoltre focalizzano una regione più ristretta di marker genetici di suscettibilità (d6s265) o protezione (MOGc, MIB), da scansionare ulteriormente.
 

Fonte: http://www.iss.it/binary/publ/cont/0393-5620_2008_I_08_C10.1224496279.pdf
Importantissimo Disegno di legge sull'autismo


Segnaliamoa tutti i nostri utenti questo disegno di legge che garantirebbe la leggittimità di ciò che noi genitori di bambini autistici cerchiamo di trasmettere a chi ci legge.
Qui sotto tutta la Normativa del disegno di legge
Lo Staff AP


DISEGNO DI LEGGE

Art. 1.

(Definizione)

    1. L’autismo, quale disturbo che interessa le funzioni metaboliche e neurologiche dell’individuo, è riconosciuto come malattia sociale.

    2. Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali provvede, con proprio decreto, in conformità con quanto disposto dal comma 1, entro un mese dalla data di entrata in vigore della presente legge, a modificare il decreto del Ministro della sanità 20 dicembre 1961, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 73 del 20 marzo 1962.

Art. 2.

(Finalità)

    1. Gli interventi di cui alla presente legge sono diretti, unitamente agli interventi generali del Servizio sanitario nazionale, a favorire il normale inserimento nella vita sociale delle persone affette da autismo.

    2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano predispongono, nell’ambito dei rispettivi piani sanitari e nei limiti delle risorse indicati nel Fondo sanitario nazionale, progetti obiettivo, azioni programmatiche e altre idonee iniziative dirette alla prevenzione, alla cura e alla riabilitazione dell’autismo.
    3. Gli interventi nazionali e regionali di cui ai commi 1 e 2 sono rivolti, in particolare, al conseguimento dei seguenti obiettivi:

        a) diffondere l’applicazione di criteri preventivi e di diagnosi precoce dell’autismo;

        b) promuovere la realizzazione sul territorio di servizi gestiti da unità funzionali multidisciplinari e per la cura e la riabilitazione delle persone affette da autismo;
        c) promuovere la costituzione di banche dati coordinate dal Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali che consentano di monitorare l’andamento dell’epidemia autistica e i risultati degli interventi preventivi terapeutici e riabilitativi erogati;
        d) promuovere la formazione degli operatori sanitari con gli strumenti dell’e-learning e prevedere l’istituzione di un apposito master universitario;
        e) incentivare progetti dedicati all’educazione sanitaria delle famiglie delle persone affette da autismo, allo scopo di ottimizzare le competenze, le risorse e la collaborazione con i servizi di cura;
        f) promuovere progetti internazionali di ricerca con particolare riguardo ai settori della genomica, gastroenterologia, neuroimmunità, metabolismo e detossificazione;
        g) garantire la tempestività e l’appropriatezza degli interventi terapeutici mediante un efficace scambio di informazioni tra operatori sanitari e famiglie attraverso la rete telematica.

    4. Per la realizzazione degli obiettivi di cui al comma 3 è realizzata una piattaforma telematica, le cui caratteristiche sono definite dal Consiglio nazionale delle ricerche, che garantisce agli operatori sanitari e alle famiglie delle persone affette da autismo:
        a) la piena accessibilità alle informazioni relative all’autismo e ai servizi sanitari correlati;

        b) la condivisione delle informazioni tra operatori sanitari per ottenere un miglioramento continuo degli interventi terapeutici;
        c) lo scambio di informazioni tra medico curante e famiglia attraverso lo strumento della lavagna elettronica sulla quale disegnare ogniqualvolta sia necessario un evento significativo nel percorso terapeutico del bambino affetto da autismo al fine di favorire la realizzazione di interventi mirati.

    5. Al fine di realizzare gli obiettivi di cui al presente articolo e di assicurare un approccio integrato e multidisciplinare nel trattamento diagnostico-terapeutico delle persone affette da autismo, il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, provvede, con proprio decreto, adottato ai sensi dell’articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, all’aggiornamento del regime delle esenzioni relativo all’autismo, previsto dal regolamento di cui al decreto del Ministro della sanità 28 maggio 1999, n. 329.

    6. L’onere derivante dall’attuazione del comma 5 è valutato in 15.000.000 di euro annui a decorrere dall’anno 2008.

Art. 3.

(Diagnosi precoce e prevenzione)

    1. Ai fini della diagnosi precoce e della prevenzione delle complicanze dell’autismo, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, attraverso i piani sanitari e gli interventi di cui all’articolo 2, tenuto conto dei criteri e delle metodologie stabiliti con specifico atto di indirizzo e di coordinamento del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali e sentito l’Istituto superiore di sanità, indicano alle rispettive aziende sanitarie locali gli interventi operativi più idonei a:

        a) definire un programma articolato che permetta di assicurare la formazione e l’aggiornamento professionali della classe medica sulla conoscenza dell’autismo al fine di facilitare l’individuazione delle persone affette da tale malattia, siano esse sintomatiche o appartenenti a categorie a rischio;

        b) prevenire le complicanze e monitorare le patologie associate all’autismo;
        c) definire i test diagnostici e di controllo per le persone affette da autismo.

    2. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1, le aziende sanitarie locali si avvalgono di presìdi accreditati dalle regioni e dalle province autonome di Trento e di Bolzano con documentata esperienza di attività diagnostica e terapeutica specifica, nonché di centri regionali e provinciali di riferimento, cui spetta il coordinamento dei presìdi della rete sanitaria regionale e delle province autonome, al fine di garantire la tempestiva diagnosi, anche mediante l’adozione di specifici protocolli concordati a livello nazionale.

Art. 4.

(Erogazione di prodotti
alimentari specifici)

    1. Al fine di garantire un’alimentazione equilibrata alle persone affette da autismo è riconosciuto il diritto all’erogazione gratuita di prodotti dietoterapeutici specifici. Con decreto del Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, previa intesa con la Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano, in conformità a quanto disposto dall’articolo 117 della Costituzione, sono fissati i limiti massimi di spesa, per singolo paziente, sulla base del prezzo dei prodotti di cui al presente comma.

    2. I limiti di spesa di cui al comma 1 sono aggiornati periodicamente dal Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, sentita la Conferenza delle regioni e delle province autonome sulla base della rilevazione del prezzo dei prodotti di cui al citato comma 1 sul libero mercato. Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, definisce altresì le modalità per l’erogazione di tali prodotti.
    3. Nelle mense delle strutture scolastiche e ospedaliere e nelle mense delle strutture pubbliche devono essere somministrati, previa richiesta contemperata alle condizioni peculiari di handicap in cui versano gli interessati, anche pasti specifici per le persone affette da autismo.
    4. L’onere derivante dall’attuazione del comma 3 è valutato in 3.500.000 euro annui a decorrere dall’anno 2008.

Art. 5.

(Diritto all’informazione)

    1. Il foglietto illustrativo dei prodotti farmaceutici deve indicare con chiarezza se il prodotto può essere assunto senza rischio dalle persone affette da autismo.

    2. Le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano provvedono all’inserimento di appositi moduli informativi sull’autismo nell’ambito delle attività di formazione e di aggiornamento professionali rivolte a ristoratori e ad albergatori.
    3. L’onere derivante dall’attuazione del comma 2 è valutato in 500.000 euro annui a decorrere dall’anno 2008.

Art. 6.

(Relazione al Parlamento)

    1. Il Ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, presenta al Parlamento una relazione annuale di aggiornamento sullo stato delle conoscenze e delle nuove acquisizioni scientifiche in materia di autismo, con particolare riferimento alla prevenzione, alla diagnosi precoce e ai risultati degli interventi terapeutici e riabilitativi riferiti anche alle complicanze connesse.

Art. 7.

(Copertura finanziaria)

    1. All’onere derivante dall’attuazione della presente legge, valutato in 19.000.000 di euro annui a decorrere dall’anno 2008, si provvede mediante corrispondente riduzione dello stanziamento del fondo speciale di parte corrente iscritto, ai fini del bilancio triennale 2008-2010, nell’ambito del programma «Fondi di riserva e speciali» della missione «Fondi da riportare» dello stato di previsione del Ministero dell’economia e delle finanze per l’anno 2008, allo scopo parzialmente utilizzando l’accantonamento relativo al Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali.

    2. Il Ministro dell’economia e delle finanze provvede al monitoraggio degli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge, anche ai fini dell’applicazione dell’articolo 11-ter, comma 7, della legge 5 agosto 1978, n. 468, e successive modificazioni, e trasmette alle Camere, corredati da apposite relazioni, gli eventuali decreti emanati ai sensi dell’articolo 7, secondo comma, numero 2), della citata legge n. 468 del 1978.
    3. Il Ministro dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio.

Tratto da  http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Ddlpres&leg=16&id=338209
Autismoparliamone compie 2 anni


Autismoparliamone compie due anni di vita, dalla sua nascita molte cose sono cambiate, i genitori attraverso il web e varie iniziative hanno iniziato, anche se con molte controversie, ad informare quanto più ampiamente la panoramica dello spettro autistico,le segnalazioni riguardante la scuola, l'aggiornamento di leggi sull'handicap e tutto proprio tutto quello che riguarda il panorama dell'autismo. Il merito che Autismoparliamone ha è data dal fatto di aver per la prima volta fatto convergere tante terapie in un unico forum facendo si che il genitore si informasse nel modo più ampio possibile e che scegliesse "autonomamente" il percorso da seguire per il proprio piccolo. I dati statistici non interessano a questo portale l'importante e che in questi due anni Autismoparliamone abbia fatto informazione nel modo più chiaro assoluto. Un grazie in primis va a tutti i genitori del portale senza i quali non avremmo potuto mai avere tante notizie da inserire nel nostro portale, ringraziamo nuovamente Radio Punto Nuovo sensibilissimo alla tematica della sindrome autistica e al suo direttore Rocco Uccioni e tutti gli altri portali  che ci aiutano nella ricerca delle notizie , ringraziamo gli esperti che gratuitamente ci offrono il loro aiuto e ringraziamo per un ultimi ma non meno importanti i nostri bambini che ci danno la forza di andare avanti e di combattere questa maledetta patologia giorno per giorno senza mai perdere la speranza di avere sempre più avanti miglioramenti degli stessi, e che Dio ci dia sempre la forza di fare le cose al meglio possibile.Infine ringraziamo tutti i lettori che stampano e leggono i nostri documenti all'esterno del portale informandosi nel modo più ampio possibile. Grazie di vero cuore a tutti voi sperando di poter continuare su questa scia e darvi ancora di più

Cordialmente
Lo Staff di AP
Domande dei nostri Lister alla Dott.ssa Renis


Ringraziamo di cuore la Dott.ssa Renis ad aver risposto ad alcune nostre domande  sulla Rexodomica e ringraziamo le lister Beba e Blacky per questo interessante argomento che hanno messo a disposizione per i genitori.
Lo Staff AP


Domande:
Perche’ applicare la terapia Crap all’Autismo?
Quale funzione ha il GLUTATIONE (GSH)nella terapia?
Quali esami preliminari si devono effettuare prima di intraprendere questo tipo di terapia?
Poiche’ e’ una terapia invasiva,quali conseguenze negative potrebbero manifestarsi come “effetti collaterali”?

Ecco le risposte della Dott.ssa Renis


Gentile Signora,
 
innanzitutto niente è obbligatorio nella vita. Infatti non è obbligatorio applicare la CRAP a tutti i soggetti con autismo.
Andiamo per gradi:
1) una buona quantità di letteratura dimostra che in soggetti autistici è presente un'alterazione redox, condizione comune a molti altri stati patologici. Questo vuol dire che vi è una condizione di stress ossidativo, ossia uno sbilanciamento tra produzione di specie radicaliche (reattive e dannose per la cellula, in particolare per le membrane, le proteine i lipidi ed il DNA) e meccanismi antiossidanti che dovrebbero contrastare la loro produzione. Questo stato, definito di stress ossidativo può avere differente eziologia, interna ed esterna alla cellula. Può essere causato da un errato stile di vita, dall'assunzione di alcuni farmaci, dall'ambiente, da contanto con alcune sostanze tossiche, da un'alterata quantità di minerali ed alcuni oligoelementi etc etc.etc.ed anche  da alterazioni genetiche. nella cellula imitocondri sono produttori e accettori di specie radicaliche  e posseggono anche i sistemi enzimatici per contrastarle. Tutta via può accadere che tali specie sinao in eccesso o che i sistemi enzimatici siano deficitari ed i mitocondri vengono ad essere danneggiati e diventano malfunzionanti. Questo è un grave problema perchè questi organelli sono la centrale elettrica della cellula, ossia producono la maggior parte di energia che serve alle cellule e oltre a molti altri metabolismi svolgono soprattutto le funzioni di respirazione cellulare. Se i mitocondri sono malfunzionanti le cellule e quindi i tessuti e quindi l'organismo è privato del supporto energetico utile ad esplicare le normali funzioni e molti metabolismi risultano alterati. Sintomatologicamente ci sono evidenze di tale danno e sono le più disparate e spesso non facili da dignosticare e da associare a patologie. Quale sia il reale legame tra autismo e stress ossidativo non è ancora del tutto noto, anche se diversi lavori di letteratura hanno dimostrato un'alterata biogenesi mitocondriale  (i mitocondri sono ridotti in numero e/o malfunzionanti) in soggetti autistici.
2) cosa si dovrebbe fare?. Quello che io posso dirle è ciò che io farei e consiglio di fare prima di partire con la terapia CRAP o altro:
 a) cercare di capire se la diagnosi di autismo è certa;
 b) fare delle indagini per capire come sostenere al meglio questi individui, ossia fare un dosaggio dello stato ossidativo mediante alcuni esami da effettuarsi su prelievo ematico. Questi possono essere intanto i due di base, dROMtest (per valutare la quantità di specie radicaliche) e BAPtest (per valutare lo stato di sistemi antiossidanti); poi si può dosare il glutatione che è una molecola che partecipa attivamente all'attività antiossidante cellulare, e quindi gli enzimi che lavorano con il glutatione, ossia glutatione perossidasi e glutatione reduttasi. Inoltre per avere un quadro chiaro si potrebbe anche aggiungere un amminoacidogramma (per valutare se c'è carenza di un qualche amminoacido) ed un mineralogramma( per valutare se ci sono le adeguate concentrazioni di minerali ed oligoelementi);
c)  ottenuti i risultati delle indagini si può cominciare a pensare e soprattutto capire se è il caso o meno di fare terapie antiossidanti ed adiuvanti come può anche essere la CRAP o altre. Di certo se c'è stress ossidativo una buona terapia di supporto può aiutare se non a ridurre o eliminare l'autismo, sicuramente a migliorare la qualità della vita e forse a fare agire meglio alcuni farmaci.
d) perchè parla di terapia invasiva? per le flebo? si potrebbe fare anche dell'altro! Effetti collaterali??? Beh, tutte le terapie antiossidanti sono ottime se fatte a dosaggio corretto e definito per il singolo individuo, se si eccede con le concentrazioni l'effetto anzicchè antiossidante diventa PROOSSIDANTE, ossia fa male. Per evitare questo e prendere solo il lato positivo, la terapia si inizia e dopo due settimane e poi un mese si controlla l'effetto di un certo dosaggio sul singolo individuo, ripetendo alcune delle analisi di cui sopra.
e) blocco del ciclo di Krebs e di danno mitocondriale : il ciclo di Krebs è una via metabolica che avviene nei mitocondri per demolire ancora il glucosio che fuori del mitocondrio era già stato trasformato da glucosio a piruvato. Questo ciclo produce coefficiente riducente che, sempre nei mitocondri, viene dato a dei sistemi proteico-enzimatici, che operano per la respirazione cellulare e la produzione di ATP /energia cellulare) . Se il ciclo si blocca la respirazione cellulare e la produzione di energia si riduce drasticamente con tutta una serie di conseguenze sulle cellule, tessuti , organismo.
In sintesi: terapia antiossidante si, ma sotto controllo!
Non so se sono stata esaustiva, ma non esiti a contattarmi se lo ritiene utile.
Cordiali saluti
Marcella Renis
Intervista radiofonica e televisiva degli amministratori di Autismoparliamone



Ecco a voi i viedo e l'audio dell'intervista effettuata dal giornalista Rocco Urciuoli che ringraziamo sentitamente assieme a tutta la redazione di Prima TV e Radio Punto Nuovo che con mentalità aperta ha fatto in modo che dei semplici genitori abbiano potuto dire con parole semplici il racconto del  loro percorso e di ciò che molti genitori come loro seguono.

Prima Parte




Seconda parte

Nel ricordo di una ormai lontana Pasqua del 2004


L'esperienza di un genitore del portale Momo99 che ha girato la sua tenera storia per noi genitori del portale e per tutti voi che la leggete dall'esterno,una storia fatta di coraggio di tanto lavoro ma sopratutto di tanto amore.Ringraziamo di vero cuore il lister momo99 per questa sua testimonianza e che possa essere di aiuto morale per quelle tante persone che sono perse in questo labirinto che è l'autismo




Era il 2004, andai  con mia madre in un supermercato e nel fare la spesa mi disse:" guarda quell'uovo di Pasqua nella confezione è abbinato anche un bel pallone di cuoio, prendiamolo per il bambino.
Arrivai a casa lo feci vedere a mia moglie, lo gonfiai e provai a coinvolgere nostro figlio nel gioco. Nulla, il pallone rimase lì in giardino per diversi giorni, alla mercè del vento. Il bambino era distante da noi, dal mondo e da quelle piccole grandi cose che riguardano ogni bambino in quella fascia d'età. Aveva 5 anni. Sconfitto e rammaricato, sgonfiai il pallone e lo riposi tutto floscio, in un armadio, quasi a volerlo occultare tra le mille altre cose inutili. Erano ancora molto lontani i momenti delle scelte attuali, del protocollo omotossicologico, della dieta sgsc., era il momento delle diagnosi sbagliate, delle tante domande che non trovavano risposte. L'anno dopo mia madre purtroppo ci lasciò, lo strappo fu terribile per tutti, ma in particolar modo per il bambino che improvvisamente non vide più la nonna con la quale aveva instaurato un rapporto speciale fatto di quelle piccole complicità che a volte solo i nonni riescono ad elaborare così.....spontaneamente. Dopo la morte di mia madre, qualche tempo dopo, dissi a nostro figlio che aveva 6 anni: apri la porta e lui lo ripetè, siamo rimasti sorpresi, perchè sino a quel momento non aveva mai proferito alcuna parola.Abbiamo sin da allora chiesto al nostro centro di riabilitazione accreditato nel pubblico, di lavorare sulla logopedia, ma niente, come da copione, solo cognitivo, cognitivo, ed ancora cognitivo. Nel 2008 le scelte importanti, l'individuazione del vero problema che hanno portato poi ad un miglioramento globale dello sviluppo psicoevolutivo del bambino.
Proprio ieri ritorno dal lavoro, apro quell'armadio per sistemare alcune cose che mi occorrono per fare piccolo giardinaggio, rispunta quel vecchio pallone triste e sgonfio, un tuffo nel cuore, riaffiorano tristi ed amari ricordi, cancellati in un solo attimo dalla seguente richiesta: Papà giochiamo insieme?" Lascio tutti i miei progetti di lavoro di giardinaggio, attacco il piccolo compressore e gonfio quel pallone che riprende a sorridere. Un attimo dopo siamo nello spazio verde a giocare a pallone insieme, per la prima volta, come un padre ed un figlio devono fare. Mia madre dal cielo sarà stata felice di vederci giocare, come mia moglie che affacciata dalla finestra incoraggiava il proprio figlio a segnare quel famoso goal che attendevamo da troppo tempo. La strada è ancora lunga, ma ora siamo ben attrezzati per camminare più sicuri, anche sulle pareti rocciose, le più inerpicabili.
Dedico questo nostro momento, a tutti gli amici del portale che porto nel mio cuore.

 Con affetto per tutti Momo99
Cristallo ( di Silvia )



Ringraziamo di cuore Silvia figlia della lister Beba per aver condiviso con noi questa storia bellissima

Un tempo che fu , lontano , lontano , in fondo al cielo , al di là del mare prosperava il piccolo paese di Arcobaleno.
Gli abitanti di questo paesino erano tutti di diverso colore e vivevano felici in armonia , in ogni casa abitava l’allegria , tutti si volevano bene e ogni tanto brillavano di felicità .
Rosso corallo e Rosa corallo erano fratelli.
 Abitavano in una deliziosa casetta sulla collina e ogni mattina per andare a scuola prendevano il pulmino del signor Giallone .
Una mattina come tante il pulmino arrivò puntuale come al solito.
-         Buongiorno signor Giallone - !
-          Buongiorno bambini , sedetevi, c’è posto  vicino a Cristallo -
Ma Rosso Corallo tirò per un braccio la sorella ed andò a sedersi in fondo dove c’erano gli altri compagni
-         Avete fatto bene a venire qui con noi – disse Blù Cobalto.
-         Sì, quel Cristallo è un tipo strano e fa un po’ paura – aggiunse Violetta.
-         E’ diverso da noi e poi non sa parlare …  E' un tontolone – disse tutto convinto Verdino.
Arrivati a scuola videro che Cristallo non scendeva e allora Rosa Corallo chiese alla bidella
-         Signora Bianca perché Cristallo non scende da solo dal pulmino  - ?
A volte i grandi non sanno proprio cosa dire e così la bidella, molto indaffarata, non rispose e andò a prendere Cristallo per accompagnarlo  in classe. Gli chiuse i bottoni della giacca , si caricò la sua cartella sulle spalle  e lo prese per mano .
Cristallo si muoveva goffamente , non guardava dove metteva i piedi e gli altri bambini ridevano di lui .
Rosa Corallo non riusciva a capire perché quel bambino non facesse le cose come lei e pensò:
-         Forse nessuno gli ha insegnato come fare e se gli faccio vedere io domani farà da solo e gli altri lo lasceranno in pace - !
Il giorno dopo , Cristallo se ne stava seduto da solo al solito posto , il suo sguardo era perso nel vuoto e il suo viso non esprimeva nessun colore .
Rosso Corallo convinto da sua sorella  gli si avvicinò e gli chiese :
-         Perché non parli - ?
-         Non capisci quello che diciamo o sei sordo - ? aggiunse Violetta.
-          Ci prendi in giro - ? chiese Verdino .
-         Mio fratello dice che sei stupido- ! Esclamò Blu Cobalto.
Rosa si arrabbiò molto per quello che avevano  detto i suoi amici  e così, dispiaciuta, si sedette vicino a Cristallo e gli chiese scusa per le cattiverie di Blu e degli altri .
-         Io sono Rosa –
Ma Cristallo non la guardò nemmeno.
-         Forse bisogna insegnargli anche a guardare –  
pensò Rosa e gli si mise davanti cercando di catturare la sua attenzione , ma Cristallo se ne stava nel suo mondo e per quanto Rosa si impegnasse il suo sguardo era sempre perso nel vuoto.
Indaco , che era suo amico per aiutarla  disse:
-         Prova con il mio fischietto –
-         Fiuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu- !  
-         Ti ha guardata - !!! Disse Violetta
E tutti assieme si complimentarono per quella grande vittoria .
I giorni passarono e pian piano Cristallo cominciò a  guardare più spesso , a soffiare nel fischietto, a dire il suo nome ed il nome degli altri e scendeva dal pulmino senza più l’aiuto della signora Bianca .
Rosa abbracciò Cristallo perchè era molto contenta  che il suo nuovo amico ora sapesse fare tante cose e le facesse  da solo così Cristallo per un attimo brillò di felicità.  Tutti i bambini del pulmino in quell’istante videro l’immensità di colori che Cristallo aveva dentro di sé  e si vergognarono molto di come si erano comportati, così capirono che se avessero continuato ad aiutarlo sarebbe diventato sempre più bravo e forse un giorno non sarebbe più stato diverso .

IO SONO di Silvia
Io sono

Io sono … e non faccio passi verso gli altri .
Gli altri spesso mi fanno paura e io faccio come se fossero invisibili
Come se io fossi invisibile però so che a volte per gli altri sono fastidiosamente, rumorosamente presente
Loro non sanno che fare e io nemmeno  
 occupiamo  spazi ravvicinati ma non ci incontriamo mai
L’altro per me è un labirinto ,  il suo non conoscermi mi spaventa , ho paura che mi chiuda dentro un pregiudizio .
Non ho difese , non capisco bene l’ espressione del suo volto  e quando parla veloce  e ride forte io non posso catturare  tutte le sue parole anche se lavoro incessantemente per colmare la dismisura
Un incontro è sempre un confronto
 Io sono … vorrei che svanisse l’apparenza .    
Quando ci sono i miei gli altri sono curiosi e invadenti
Fanno troppe domande e commiserandomi ridono della mia inadeguatezza
Quanto vorrei che  venissero per cogliere il vero senso di me
Ci vuole qualcuno che spieghi che quando sei prigioniero del tuo silenzio puoi anche impazzire di impotenza e sentimenti
Ci vuole qualcuno che spieghi che tenendo una mano a volte sei veramente parte di qualcosa di reale
Ci vuole qualcuno che spieghi che tra il dire e il non dire c’è il mondo del capire
Io capisco
Io sono … anche se piccola e prigioniera del mio silenzio , della paura , della violenza della personalità altrui
Io sono … io ci sono
 
Silvia per Sara

Metodo Borghese / pubblicazione scientifica
Pubblicato sulla rivista "I Care", anno 34 n°3, pag. 93-97:

Intervento Foniatrico Integrato nella Sindrome Autistica. Rilievi e verifiche del trattamento su 200 casi.
M.Borghese, V.Cosentino, P.Amodio, A.Bottarini
Centro Studio Diagnosi e Terapia dell’Autismo. Napoli. Milano


L'autismo è una "condizione medica", non un semplice disturbo mentale, ed è caratterizzato da una serie di disabilità riferibili a tutti e quattro i versanti (percettivo, cognitivo-integrativo, emotivo-relazionale-comportamentale, motorio-prassico-espressivo) del profilo comunicativo di un individuo, piuttosto che alla sola sfera psicologica.
Questo è uno dei capisaldi ai quali ispiriamo il nostro lavoro di diagnosi e terapia nell’ambito della sindrome autistica che vediamo, appunto, come una malattia del corpo, avente un’origine multifattoriale, diversa se non da caso a caso, da gruppi di casi a gruppi di casi, coinvolgente diversi sistemi ed apparati, i più noti (ma forse non unici) dei quali, attualmente risultano essere il sistema nervoso, l’apparato digerente, i sistemi immunitario ed endocrino.
Una ancora numerosa parte dei ricercatori non vede questa sindrome in un’ottica medica, ma continua ad interpretarla secondo una visione psicodinamica, limitando di conseguenza le possibilità di intervento rimediativo nei confronti di una patologia la cui sempre più evidente complessità patogenetica e clinica richiederebbe provvedimenti terapeutici altrettanto diversificati ed articolati.
Ribaditi i caratteri distintivi dell’autismo, identificabili in un esordio dei sintomi entro i trenta mesi di vita, nella mancanza di apertura comunicativa e di contatto con altre persone, nella tendenza all’isolamento, nell’assenza o nelle forti distorsioni delle abilità linguistiche, nella presenza di stereotipie e, talvolta, di auto- e/o etero- aggressività, ricordiamo anche che attualmente sono descrivibili due diverse modalità di esordio della sintomatologia autistica: quella che prevede un bambino che sin dai primi mesi di vita si mostra isolato nei confronti del mondo che lo circonda, e quella in cui il bambino, dopo 15-20 mesi di sviluppo relazionale, comunicativo e verbale normale, inizia a regredire, cominciando ad isolarsi, a rifiutare il contatto con gli altri, e a perdere le acquisizioni verbali già raggiunte. Questa seconda forma viene solitamente definita “autismo regressivo”, termine che noi non condividiamo, in quanto non è (purtroppo) regressivo l’autismo, bensì lo sviluppo comunicativo, relazionale e verbale del bambino.
Quale che sia la tipologia di insorgenza della malattia, possiamo affermare che la sintomatologia più eclatante e quella per la quale viene richiesto -a giusta ragione- l’intervento abilitativo di maggior interesse, è la mancanza di linguaggio. L’esperienza maturata in più di venti anni di attività nel settore, nonché rilievi di altri operatori che hanno confermato quanto vogliamo affermare, ci autorizzano a ritenere che le possibilità di acquisizione di abilità espressive linguistiche verbali da parte di un soggetto con autismo, non necessariamente richiedono il preventivo raggiungimento di altre capacità quali quelle attentive, cognitive, relazionali. Ciò vuol dire, in altri termini, che non è necessario prescrivere interventi di stampo “non logopedico” prima di dare avvio ad una terapia che miri a lavorare con la verbalità, sulla verbalità e per la verbalità. Ce lo confermano direttamente e indirettamente i risultati che soprattutto in termini di tempo di acquisizione di determinate abilità, hanno dimostrato l’inutilità della pretesa di propedeuticità di altri trattamenti prima di lavorare sul linguaggio.
Dunque, non esiste un “presto” per iniziare ad operare in chiave logopedica su un bambino che non parla, anche se inquadrato nello spettro autistico. Nel contempo non neghiamo l’importanza e l’opportunità di un lavoro “a tutto campo” sui diversi aspetti del profilo comunicativo (aree percettiva, cognitiva, relazionale, e motoria), ma teniamo anche a sottolineare che tale intervento non debba essere visto come una sequenza temporale di tappe successive, ma piuttosto come una realizzazione “simultanea” di momenti abilitativi-riabilitativi, nessuno dei quali da considerarsi preparatorio rispetto agli altri. Ne consegue il concepimento di un modello di terapia che potremmo definire “logopedica-allargata”, o “logopedica permeata di altre afferenze” provenienti da quelle discipline ugualmente operanti nella riabilitazione del soggetto autistico, ma a loro volta non comprendenti specificità di competenze linguistiche ed in grado di agire sul linguaggio verbale.
A sostegno ulteriore di questa visione di intervento integrato nell’autismo, potremmo evocare il riscontro di una notevole disomogeneità di quadri clinici nelle diverse modalità di manifestazione di tale patologia, prevalendo, infatti, ora un certo tipo di sintomi, ora altre forme.
Sarebbe pertanto il caso di parlare di “autismi” piuttosto che di autismo, dal momento che in pratica accade di trovarci di fronte a quadri clinici a prevalente componente rispettivamente:
- Comportamentale, nelle situazioni in cui predominano manifestazioni di chiusura accentuata, auto/etero aggressività, iperattività, deficit attentivo…
- Dispercettiva, quando prevalgono sintomi quali l’iperacusia, l’ipersensibilità al dolore, sordità centrale, altre alterazioni sensoriali…
- Disprassica, se sono evidenti soprattutto disartria, impaccio motorio globale e fine, rigidità/ipotonia muscolare…
- Cognitivo-carenziale, nei casi in cui sono riscontrabili insufficienza mentale, difficoltà di comprensione, difficoltà di apprendimento, deficit di memoria…
Se da un lato è dunque necessario preoccuparsi ed occuparsi di intervenire precocemente e con competenza sul linguaggio verbale, dall’altro si rende opportuno realizzare un lavoro a tutto campo, “a 360 gradi”, su tutti gli aspetti del profilo comunicativo, indipendentemente dalla prevalenza dei deficit di uno o di un altro di tali aspetti, dal momento che nella sindrome autistica c’è sempre una compromissione multipla e variata, di differenti abilità.
La diversità e molteplicità di competenze professionali che riteniamo sia opportuno coinvolgere in un approccio multidisciplinare per il trattamento della sindrome autistica, deve però avere un requisito comune a tutte le componenti chiamate in causa: la capacità di operare ai fini del raggiungimento del linguaggio verbale, con un bagaglio di conoscenze che sia superiore a quello che attualmente le diverse scuole di formazione offrono ai vari laureati in psicologia, neuropsicomotricità, pedagogia, e così via inoltrandoci in tutte le discipline che indirizzano i loro diplomati verso il mondo della riabilitazione.
Questa considerazione fa da presupposto ad uno degli aspetti principali delle modalità preparative alle nostre strategie di intervento terapeutico nell’autismo, ossia la formazione specifica e mirata del personale da impegnare nella realizzazione dei protocolli abilitativi.

Caratteristiche degli operatori e loro preparazione
La consapevolezza -suffragata dal conforto dei risultati, come vedremo nell’analisi della casistica- della necessità di un intervento abilitativo precoce, intensivo, adeguato, continuativo anche in rapporto con la famiglia e la scuola a loro volta informate, istruite e preparate per operare in un continuum di lavoro con i riabilitatori, sfocia nella necessità di formare e aggiornare continuamente il personale da impegnare in questa modalità di lavoro.
E’ nata così l’iniziativa di istituire incontri periodici di formazione permanente per logopedisti, psicomotricisti, pedagogisti, psicologi, insegnanti di base, insegnanti di sostegno, ed altri operatori della riabilitazione, tutti accomunati nella partecipazione ad un percorso organizzativo ed istruttivo finalizzato all’esposizione, alla ridefinizione continua, all’aggiornamento costante di quei protocolli necessari per abilitare un soggetto autistico nelle nostre sedi di terapia e simultaneamente in famiglia e a scuola. Nel contempo, la necessità di rendere realizzabile nel maggior numero possibile di regioni questo tipo di intervento, ci ha indotto a svolgere gli incontri in più di un’area geografica del territorio nazionale (e da poco, anche internazionale), così da consentire ad una più ampia fascia di utenza di usufruire dei nostri servizi senza dover sottoporsi a spostamenti troppo lunghi, di conseguenza costosi e alla lunga meno realizzabili.
Le nostre attuali modalità operative di quello che potremmo definire un Intervento Foniatrico Integrato per l’autismo, sono pertanto identificabili e riassumibili nei seguenti punti:

- Figura medica di riferimento: Foniatra.
- Operatori: Logopediste. Psicomotriciste. Psicologhe. Musicoterapiste. Educatrici. Insegnanti.
Insegnanti di sostegno.
- Formazione specifica: incontri di formazione di base per due anni, più tirocinio pratico presso le
nostre sedi.
- Necessità di aggiornamento continuo.
- Rapporto libero-professionale sempre soggetto a revisione.
- Rotazione degli operatori nelle diverse sedi lavorative.
- Tutti operano nella stessa direzione e con le stesse modalità, ma ciascuno secondo le proprie
matrici formative e culturali.
- Partecipazione attiva delle famiglie.
- Rapporti con le scuole.
- Aggiornamenti-monitoraggi continui attraverso riunioni periodiche nelle diverse sedi.

Casistica e valutazioni
Al fine di verificare l’efficacia terapeutica del modello operativo riferibile all’ Intervento Foniatrico Integrato, abbiamo analizzato secondo determinati parametri, gli ultimi 200 casi di autismo trattati nelle nostre sedi di Napoli e di Milano. L’omogeneità dei dati sugli effetti del trattamento è assicurata dalla presenza dello stesso personale che, come previsto dal nostro protocollo, ruota costantemente da una sede all’altra.
Su un totale di 200 soggetti rientranti nella diagnosi di sindrome autistica (come da definizione del DSM IV), 160 erano di sesso maschile (80%), 40 di sesso femminile (20%). L’età in cui sono giunti alla nostra osservazione, era di 2 anni nel 14% del totale dei casi, 3 anni nel 25%, 4 anni nel 17%, 5 anni nell’11%, 6 anni in un altro 11%, 7 anni nel 14%, 8 anni nel 4%, 9 anni nel 2%, 10 anni nel 3%, mentre altri 1% del totale vanno riferiti alle età di 11, 12, 13 e 18 anni; 0,5% alle età di 14, 15, 16 e 17 anni.
Potremmo identificare quindi nel 39% dei casi (14% + 25%) l’epoca che definiamo più favorevole per iniziare un trattamento abilitativo, quella cioè compresa fra i 2 ed i 3 anni di età; mentre nel 28% del totale (17% + 11%) abbiamo incontrato in prima visita, bambini di età tra i 4 ed i 5 anni.
Moderatamente confortante ci sembra il dato secondo il quale, quasi il 40% dei bambini ci è stato condotto in prima visita prima del compimento dei 4 anni di vita. Casistiche risalenti al quinquennio precedente indicavano percentuali più basse di appartenenza a questa fascia di età come epoca di prima visita.
Sempre nell’ambito di una preliminare analisi delle caratterisctiche dei 200 soggetti che abbiamo scelto a campione, ci sembra di particolare importanza riferire che il 42% del totale presentava contestualmente ai requisiti diagnostici per la sindrome autistica, anche i sintomi appartenenti al quadro clinico della sindrome ADHD, ossia del deficit attentivo con iperattività; e l’11% manifestava anche epilessia (differenza di solo 0,5% tra il gruppo di Napoli e quello di Milano) Ricordiamo al riguardo che recenti studi sull’HLA hanno evidenziato una matrice genetica comune tra autismo, iperattività ed alcune forme di epilessia farmacoresistente.
I criteri di valutazione degli effetti della terapia abilitativa come da Intervento Foniatrico Integrato, sono stati basati sull’evoluzione dei seguenti sintomi:
- Apertura comunicativa verso le figure estranee.
- Mantenimento del contatto oculare.
- Comparsa del linguaggio verbale (in misura congrua rispetto all’evoluzione prevista nei tempi trascorsi).
- Adeguamento del comportamento sociale.
- Raggiungimento di autonomie quali il controllo sfinterico, l’alimentarsi da solo, il vestirsi e svestirsi, le capacità di gioco e socievolezza.
- Miglioramento della motrictà globale e fine.
- Accesso alle capacità di lettoscrittura (quando previsto dall’età).
Il raggiungimento in un arco di tempo di 20-30 mesi di tutti i traguardi citati, o, per i bambini in trattamento da meno di un anno, delle prime manifestazioni verbali, di modalità relazionali e comportamenti più adeguati, maggior contatto oculare e prime autonomie, lo abbiamo considerato riscontro significativo per poter parlare di “risultati molto soddifacenti”.
Il raggiungimento di parte dei suddetti traguardi, o di tutti ma non ancora con presenza di linguaggio verbale, lo abbiamo considerato elemento sufficiente per poter parlare di “risultati moderatamente soddisfacenti”.
Il raggiungimento di meno della metà degli obiettivi, lo abbiamo definito come “risultati non soddisfacenti”.
Per tutti i soggetti trattati per un periodo inferiore a 6 mesi (gli ultimi arrivati o quelli che non hanno seguito con costanza il lavoro proposto), parliamo di “risultati non valutabili”.

Considerato pertanto un periodo di follow-up superiore ad almeno sei mesi, possiamo identificare in un 8% la quota di soggetti non ancora significativamente valutabili, e ad essi aggiungiamo un 14% di pazienti ritiratisi prima del trascorrere di un periodo minimamente utile per poter valutare gli effetti dell’applicazione dei nostri protocolli di intervento.
Il rimanente 78% degli autistici valutabili, è stato così ripartito:
- Risultati molto soddisfacenti: 34%
- Risultati moderatamente soddisfacenti: 33%
- Risultati poco o nulla soddisfacenti: 11%
Il 67% del totale, ossia 135 bambini su 200, ha dunque mostrato significativi effetti del nostro tipo di intervento. Nessun risultato ottenuto riteniamo possa considerarsi definitivo, per una serie di motivi e considerazioni.

Considerazioni analitiche e critiche
Innanzitutto dovremmo vedere l’autismo come l’espressione clinica di uno o più danni di tipo organico, a livello cerebrale, intestinale, immunologico, biochimico…, non tutti quindi probabilmente reversibili; anche se i quadri clinici possono farci parlare in termini di “superamento della sintomatologia autistica”. Questi brillanti riscontri, peraltro già descritti in altre occasioni (ad es.: Borghese M., D’Ajello A., Festante S., Amodio P.: Bambini usciti dall’autismo, I Care, 2007, 4: 116-121) se da un lato consentono di esprimerci con la terminologia “risultati soddisfacenti”, dall’altro ci impongono l’obbligo morale e scientifico di un monitoraggio nel tempo dell’andamento della prestazionalità dei soggetti “che avevano avuto l’autismo”, anche perché (e qui entriamo in un altro importante spunto di riflessione e discussione) a tutt’oggi mancano nella letteratura nazionale ed internazionale, significativi studi retrospettivi sugli esiti dei trattamenti dell’autismo, o a causa dell’idea che hanno ancora in molti, di considerare l’autismo una patologia insuperabile, o a causa della relativa brevità di tempo in cui si è cominciato a concepire un approccio terapeutico multisistemico che attacchi la patologia autistica su più fronti, e quindi in modo più efficace.
Il gran numero di cause (peraltro abbinate tra loro attraverso differenti combinazioni) in grado di innescare sindromi autistiche, rende i soggetti che ne risultano affetti, notevolmente eterogenei e quindi diversi tra loro anche nell’identificare un substrato anatomopatologico cui fare riferimento per comprendere quanto possano aver funzionato determinati provvedimenti terapeutici, così come sono notevolmente differenti da gruppi di casi a gruppi di casi anche le manifestazioni sintomatiche dell’autismo (come già descritto precedentemente), a loro volta riferibili al prevalere della localizzazione del danno anatomopatologico in aree e strutture cerebrali diverse. Ciò induce ad ipotizzare, tra l’altro, che un determinato tipo di trattamento, per quanto ad ampio raggio ed operante su tutti gli aspetti del profilo comunicativo, può incidere con diversi gradi di efficacia in soggetti che tra loro risultano “diversamente danneggiati”.
L’autismo non abbiamo esitato a definirlo, in diverse occasioni, come “una bomba a tempo”. Intendiamo sottolineare, con questa affermazione, che molti soggetti rientranti nello spettro autistico, mostrano i sintomi della loro patologia in diversi momenti della vita. Così come l’insorgenza stessa della sindrome può dare segni di sé in un continuum temporale sia pur circoscritto ai primi due-tre anni di età, anche le manifestazioni successive, quali la comparsa di nuove stereotipie, di auto- o etero- aggressivtà, altri disturbi del comportamento, balbuzie ed altre turbe del flusso verbale, eventuale epilessia…, possono comparire con il trascorrere degli anni, e modifcare ulteriormente un quadro clinico a sua volta già modificato (in tal caso favorevolmente) dagli effetti delle terapie. Ma tale situazione impone, se non altro, una costante ed aggiornata revisione dello stato di guarigione (clinica), miglioramento o progresso dell’autistico o “ex” autistico come a volte diciamo con soddisfazione.
Del resto scarseggiano ancora significativi follow-up di soggetti che da bambini erano stati diagnosticati come autistici, sia perché l’introduzione del concetto di autismo è relativamente recente, sia e soprattutto perché un certo tipo di approccio terapeutico non solo psicodinamico ma realmente educativo-abilitativo e medico, è ancora più vicino nel tempo, e quindi sono ancora poche le pagine scritte sul tema.
Altro fattore che rende alquanto disomogenee le possibilità di valutazione più o meno generalizzata dell’efficiacia di un protocollo di intervento, è quello dell’incostanza della collaborazione familiare alla realizzazione delle terapie. E questa componente risulta ancora più importante e significativa nel momento in cui un protocollo terapeutico identifica nel lavoro dei familiari un pilastro fondamentale della realizzazione del progetto abilitativo-riabilitativo.
La doverosa presa di coscienza dell’esistenza di tanti fattori variabili che non rendono facile o del tutto realizzabile un’analisi omogenea dei risultati ottenibili con un qualsiasi tipo di terapia, non ci impedisce tuttavia di prendere atto dell’efficacia di un trattamento, quale il cosiddetto Intervento Foniatrico Integrato che ci ha consentito comunque di riscontrare significativi progressi prestazionali su tutti gli aspetti del profilo comunicativo in più del 65% dei soggetti autistici presi in carico.
Del resto, il nostro atteggiamento critico innanzitutto verso noi stessi, e rivolto all’analisi ed al riesame continuo dei dati e dei risultati, lascia sempre aperta una dialettica finalizzata ad un sempre maggiore perfezionamento delle modalità di intervento e di verifica nei confronti delle patologie di cui ci occupiamo.

bibliografia e fonte dell'articolo https://secure.7host.com/drborghese/phpBB2/viewtopic.php?t=610


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