Dieta senza glutine e caseina: Primo studio in doppio cieco Ringraziamo una mamma americana per la notizia Lo Staff di Autismoparliamone Dieta senza glutine e caseina: Primo studio in doppio cieco I ricercatori hanno scoperto che ci sono differenze nell' anatomia e funzione del sistema nervoso centrale in soggetti diagnosticati con autismo, ma la causa del disordine è sconosciuta. Gli esperti teorizzano che possa essere una combinazione di aspetti genetici ed ambientali. Molti bambini con autismo hanno problemi gastrointestinali come costipazione (stipsi) e diarrea. Se questi problemi siano collegati con lo sviluppo cerebrale la domanda è ancora aperta" ha detto Katherine Loveland, Ph.D. , co-ricercatore e professore in psichiatria e scienze del comportamento, pediatriche e scienze biomediche presso il centro di scienza della salute. Ci sono neurotrasmettitori e neurorecettori nell'intestino che corrispondono a quelli presenti nel cervello. Ci sono alcuni motivi scientifici per cui pensare che alcuni bambini possano beneficiare di questa dieta. Per lo studio in doppio cieco, costituito nella sua fase iniziale grazie a fondi supplemetari garantiti dal Dipartimento di Pediatria, i ricercatori studieranno 38 bambini autistici con età compresa tra i 3 e i 9 anni . Esamineranno l'influenza di glutine e proteine del latte nella funzione intestinale. Il glutine è una proteina del frumento; la caseina ed il siero sono proteine del latte. La caseomorfina, un peptide del latte e la gliadomorfina, un peptide del glutine, si pensa siano collegati ai cambiamenti comportamentali in questi bambini. I bambini saranno messi a dieta GFCF (senza glutine e caseina) prima dello studio che durerà quattro settimane e dopo a metà di loro saranno somministrati glutine/latte in polvere e all'altra sarà data una polvere placebo. I ricercatori studieranno la permeabilità intestinale (leaky gut = intestino incapace di ritenere) attraverso test urinari ed il comportamento con test psicometrici. Co-ricercatori per lo studio sono J. Marc Rhoads, M.D., professore e direttore della gastroenterologia presso la Facoltà di Medicina e Deborah A. Pearson, Ph.D., professore di psichiatria e scienze del comportamento. I bambini saranno scelti attraverso i medici della clinica pediatrica reparto di gastroenterologia e Istitutodi salute mentale dell'Università del Texas. Navarro e Rhoads sono medici praticanti presso l' Hermann Memorial Hospital ( http://www.memorialhermann.org/locations/HE.html) Researchers have discovered that there are differences in the central nervous system's anatomy and function in those diagnosed with autism, but the cause of the disorder is unknown. Experts theorize it may be a combination of genetics and environment. "A lot of children with autism have gastrointestinal problems such as constipation and diarrhea. Whether these problems are related to brain development is open to question," said Katherine Loveland, Ph.D., co-investigator and professor of psychiatry and behavioral sciences, pediatrics and biomedical sciences at the health science center."There are neurotransmitters and neuroreceptors in the gut that correspond with those in the brain. There are some scientific reasons to think that some kids may benefit from this diet." For the double-blind study, funded in its initial phase by supplemental funds granted by the Department of Pediatrics, researchers will enroll 38 autistic children ages 3 to 9. They will look at the influence of gluten and milk proteins in the intestinal function. Gluten is a protein in wheat; casein and whey are proteins in milk. Casomorphin, a peptide in milk; and gliadomorphin, a peptide in gluten, are thought to be related to changes in behavior in these children. Children will be taken off gluten and dairy products before the four-week study and then half will be given gluten/milk powder and half will be given a placebo powder. Researchers will study intestinal permeability (leaky gut) through urine collection and behavior through psychometric testing. Co-investigators for the study are J. Marc Rhoads, M.D., professor and director of gastroenterology at the medical school, and Deborah A.Pearson, Ph.D., professor of psychiatry and behavioral sciences. Children will be enrolled through the UT Physicians pediatric gastroenterology clinic and The University of Texas Mental Sciences Institute. Navarro and Rhoads are attending physicians at Memorial Hermann hospitals. Spettro Autistico e disturbi gastrointestinali 6-7 febbraio 2009 E con grande piacere darvi la notizia che nella Scuola di Applicazione e Istituto di Studi Militari dell Esercito a Torino, ci sara questo congresso internazionale con il dott Balzola il 6-7 febbraio 2009 : autismo e disodini gastrointestinali assieme ad altri nomi illustri come Edelson,Wakefield,Kringsman e altri ecco qui alcuni dettagli ringraziamo la lister Laura per la segnalazione e la disponibilità Lo Staff di Autismoparliamone    AUTISTIC SPECTRUM AND GASTROINTESTINAL DISORDERS TURIN ITALY 6-7 FEBBRARY 2009 FRIDAY AFTERNOON 14.00 20.00 AUTISM'S NEW PERSPECTIVES PROF. RIZZETTO DR. A WAKEFIELD AUTISM EPIDEMIOLOGY AND GENETIC PROF CARLO LENTI DR CAROL SCOTT UK CAMBRIDGE PROF MALAVASI AUTISM GENETIC ENDOPHENOTYPES PROF A PERSICO NEUROIMMUNOLOGY AND AUTISM AUTISTIC ENTEROCOLITIS AND INMUNE SYSTEM DR PAUL ASHWOOD USA GUT BRAIN CONNECTION DR MACFABE CANADA NUTRIENT AND BRAIN D FEDERICO BALZOLA GLUTEN AND BRAIN VODJANI USA GLUTEN CASEIN FREE DIET DR REICHELT OSLO NORWAY HYSTOLOGY PROF V VILLANACCI DR NOAM HARPAZ USA IBD PROF SAPINO TURIN SATURDAY 830 13 30 AUTISM TREATMENT PROF RIGARDETTO PROF MILITERNI NAPLES AUTISTIC ENTEROCOLITIS FROM A NEUROPSY CHIATRIC POINT OF VIEW PROF MARINA GIANDONE AUTISM AMULTISYSTEMIC DISORDER EDELSON SAN DIEGO USA NUTRIONAL ASPECTS DR A REPICI SYMTOMS AND TREATMENT DR KRIGSMAN ENDOSCOPY DR GONZALES VENEZUELA AUTISTIC ENTEROCOLITIS EVOLVING TO CHRON S DISEASE FEDERICO BALZOLA DR DE MAGISTRIS INTERACTIVE PANEL DR WAKEFIELD CONCLUSIONS AND REMARKS WAKEFIELD BALZOLA RIZZETTO RIGARDETTO ECM CREDITS ORGANIZING SECRETARIAT MAF SERVIZI S R L E MAIL botto@mafservizi.itcorso svizzera 185 torino 39 011 505900 A. Krigsman/Medical Veritas 4 (2007) 1522–1530 doi: 10.1588/medver.2007.04.00167 1522 Gastrointestinal Pathology in Autism: Description and Treatment Arthur Krigsman, MD Thoughtful House Center for Children 3001 Bee Cave Rd. Austin, TX, 78746 Phone: +1 512 732 8400 Fax: +1 512 732 8353 Email: arthur.k@thoughtfulhouse.org Website: www.thoughtfulhouse.orgAbstract This paper, adapted from conference presentations, describes various lesions found in the gastrointestinal tracts of children with autism spectrum disorder (ASD) using endoscopy. Some of these lesions, which are illustrated in color, are common to children with ASD, while others are similar to those found in neurotypical children. While not curable, all of these lesions are treatable. What is exciting is that most of these children respond extremely well to some combination of a restricted diet, anti-inflammatory medication, probiotics, antibiotics, antifungals, and digestive enzymes. © Copyright 2007, Medical Veritas International Inc. All rights reserved. Keywords: gastrointestinal pathology, autism spectrum disorder (ASD), gastrointestinal tract, lymphonodular hyperplasia (LNH), esophageal disease, gastric disease REGISTRATON FORM AUTISTIC SPECTRUM AND GASTROINTESTINAL DISORDERS TURIN ITALY FEBRAURY 6-7 2009 TO BE SENT TO MAF SERVIZI SRL FAX 39011505976 OR ONLINE REGISTRATION AT WWW.MAFSERVIZI.ITTO BE FILLED IN TO OBTAIN ECM CREDITS FAMILY NAME FIRST NAME PRIVATE ADDRESS CITY ZIP COUNTRY INSTITUTE DEPARTMENT PROF ADDRESS FAX EMAIL PLEASE MARK MEDICAL DOCTOR EURO240 VAT 20% INC LOGOPEDIST EURO 60 PSYCOMOTOR THERAPIST EURO 60 PSYCOLOGIST EURO 60 UNIVERSITY STUDENT FREE FOR LIMITED NUMBER DATA..... FIRMA.... GENERAL INFORMATION CONGRESS VENUE SCUOLA DI APPLICAZIONE E INSTITUTO DI STUDI MILITARI DELL ESERCITO VIA ARSENALE 22 TORINO ECM ITALIAN CREDITS THE CONGRESS ECM CREDITS WILL BE REQUIRED ONLY FOR ITALIAN PARTICIPANTS REGISTRATION FEE MODALITIES ALL PARTICIPANTS ARE KINDLY REQUESTED TO COMPLETE THE ENCLOSED REGISTRATION FORM AND SEND IT TO THE ORGANIZNZ SECRETARIAT TOGETHER WITH PAYMENT AND NO LATER THAN DECEMBER 15TH 2008. CONFIRMATION THE ORGANIZING SECRETARIAT WILL SEND A CONFIRMATION LETTER TO EACH PARTICIPANT UPON RECEIPT OF PAYMENT AND REGISTRATION FORM CANCELLATION WRITTEN NOTIFICATION MUST BE SUBMITTED TO THE ORGINIZING SECRETARIAT FOR ALL CANCELLATIONS AND CHANGES NO LATER THAN DECEMBER 15TH 2008 Autismo, sempre più bimbi malati  Da www.corrieredellasera.it Dagli anni 70 il numero dei casi è cresciuto di dieci volte.In Italia 20 ogni 10mila nati, soprattutto maschi Rebus delle cause: genetiche, ma anche ambientali C’è chi lo definisce nirvana quel mondo di chiusura totale in sé stessi, autosufficienza e massima concentrazione. Asettici a tutto ciò che proviene dall’esterno (emotivo o materiale che sia: da un sorriso al cibo). Nirvana che nel soggetto autistico è d’intensità annientante: esclude totalmente il tempo e il mondo. La bambina che per ore e ore, seduta su una panchina, fa scorrere la sabbia tra le dita per formare montagne in miniatura ne è la fotografia nel libro Thinking in Pictures. Nel puzzle autismo, che la scienza non riesce a ricostruire, c’è anche il tassello del bimbo californiano che all’acquario parlava con un delfino. Sempre lo stesso. Solo con lui. In realtà, più che nel nirvana, gli autistici sono sospesi in una sorta di limbo di sofferenza profonda. E come le allergie colpiscono il corpo, l’autismo mina il cervello, la psiche. Entrambe malattie moderne, forse da reazione all’ambiente «malato» e tossico. NUMERI IN CRESCITA CONTINUA - In tutto il mondo le diagnosi sono in aumento: dagli anni 70 a oggi si è passati da 4-6 casi a 40-60 ogni 10 mila bambini. Il problema però è nella diagnosi e nel numero di manifestazioni che via via sono state codificate nell’autismo, nella sindrome di Asperger e nel disturbo pervasivo dello sviluppo. Tutte sindromi che hanno in comune l’incapacità di immaginare scenari astratti, di stabilire relazioni sociali, di comunicare. Vi possono essere poi disturbi organici, depressione, ansia, iperattività. Il primo caso riconosciuto risale al 1944, quando fu coniato il termine autismo. Ma in letteratura scientifica c’è un caso nell’Irlanda del 1930, in un bambino appena vaccinato per il vaiolo. Da indagini su larga scala condotte negli Stati Uniti e in Inghilterra, si stima che i casi con comportamenti autistico-simili siano dai 15 ai 20 ogni 10.000 nati. Sei bambini ogni diecimila è l’attuale media mondiale. In realtà, l’ultimo dato americano, dei Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) di Atlanta, è allarmante: autismo e altre sindromi simili colpirebbero 1 bimbo ogni 150. Quasi 600 mila ragazzini americani soffrirebbero di una qualche forma del disturbo. Una nota: le stime variano considerevolmente a seconda del Paese, passando da circa 2 ogni 10.000 nati in Germania ad addirittura 16 ogni 10.000 in Giappone. TRE MASCHI MALATI OGNI FEMMINA - Il rapporto tra i due sessi sembra uguale sull’intero pianeta. In Italia l’autismo colpisce oggi circa 20 bambini ogni 10 mila nati. Nel 1997 erano 4 ogni 10 mila. In un decennio sarebbero circa 6 mila gli autistici venuti al mondo nel nostro Paese. Ma quanti sono in totale i viventi e quanti sono stati diagnosticati? Forse 10 volte le stime. Numeri diversi a causa dei diversi criteri di diagnosi, ma anche a causa di fattori genetici e influenze ambientali. C’è crescente preoccupazione che tossine e inquinamento ambientale possano portare all’autismo. Un esempio. Nella città di Leominster, nel Massachusetts, dove si trovava una volta un’industria per la produzione di occhiali da sole, c’è un’alta presenza di autismo. La maggioranza dei casi è stata riscontrata nelle case sottovento rispetto alle ciminiere della fabbrica. Inquinamento ambientale e bambini. Un capitolo dell’ultimo libro (Una pediatria per la società che cambia, editore Tecniche nuove) dell’ottantenne Roberto Burgio, «padre» della pediatria italiana. «Se la natura perde la salute, la perde anche l’uomo» commenta Burgio. E aggiunge: «Ogni anno oltre 5 milioni di bambini nel mondo muoiono per cause legate ad ambienti insalubri. La diminuzione delle capacità di sviluppo, apprendimento e comportamento negli Usa interessa 12 milioni di bambini, oltre un milione dei quali ha subito danni cerebrali a causa del pesce contaminato da mercurio. In California, per esempio, l’incidenza dell’autismo è cresciuta del 270% tra il 1987 e il 2007». «Gli agenti tossici determinano nei bambini effetti a livello immunitario, endocrinologico, genetico e a livello degli organi » conclude Burgio. Risultato: allergie e malattie autoimmunitarie sono in aumento, così come l’autismo. C’è poi la predisposizione genetica. Più di un gene implicato. Una predisposizione «scritta» nei cromosomi. Il numero 11 in particolare. Lo ha individuato uno studio (Nature Genetics) del Consorzio scientifico Progetto genoma autismo in due fratelli, entrambi con autismo. Un gene sul cromosoma 11 produce una proteina, la neurexina 1, importante per la trasmissione del messaggio nervoso e per l’apprendimento. I suoi livelli, in più o in meno, potrebbero avere un ruolo chiave: «copiarla» sinteticamente potrebbe essere tra le ipotesi di cura. Il consorzio Agp ha mappato il Dna di 1.168 famiglie con almeno due soggetti colpiti da autismo. SVOLTA - Un’altra svolta importante nel tentativo di comprendere i meccanismi della malattia riguarda i cosiddetti neuroni specchio (mirror), quelli che si attivano quando un individuo compie in prima persona, o osserva compiuta da altri, un’azione a lui nota. Già memorizzata. A tal punto da anticiparne a livello cerebrale le conseguenze o i significati emotivi a essa collegati. Insomma dall’area dei neuroni mirror derivano le capacità di instaurare un rapporto con il prossimo e con l’ambiente. E forse anche empatia e depressione cominciano quando nella primissima infanzia i mirror vengono sollecitati a memorizzare. La loro attivazione potrebbe essere difettosa nei soggetti autistici. Il primo deficit sarebbe quello imitativo. La scoperta è firmata dall’équipe di Rizzolati, università di Parma. StephenM. Edelson, direttore del Centro per lo studio dell’autismo di Salem, nell’Oregon, spiega come accorgersi che qualcosa non va: «Molti neonati autistici sono diversi fin dalla nascita: incurvano la schiena per allontanarsi dalla persona che li accudisce, restano passivi, con il corpo abbandonato quando devono essere presi in braccio. Nei primi mesi di vita possono essere passivi o estremamente agitati. Durante l’infanzia, poi, iniziano a dondolarsi e a picchiare la testa contro la culla, anche se ciò non sempre avviene». Aggiunge Edelson: «Alcuni raggiungono tappe dello sviluppo (parlare, gattonare e camminare) molto in anticipo; in altri casi le stesse tappe vengono raggiunte invece con ritardo. Un terzo dei bambini autistici si sviluppa in modo normale fino a una età compresa tra un anno e mezzo e tre anni, dopodiché la malattia comincia a emergere». Metà dei colpiti non sviluppa il linguaggio e il 75-80% presenta ritardo mentale. La cura? Per ora è impossibile. I miglioramenti vengono solo dai tentativi di «infiltrarsi», con varie tecniche, nel «guscio» creato dal bimbo autistico. Non «romperlo». Mario Pappagallo Votiamo la poesia di mamma Gabriella Da parte della nostra lister GabriellaIo e Maria abbiamo pensato ad un modo alternativo per cercare fondi per l'associazione "Comitato Montinari": partecipare a dei concorsi letterari che prevedano premi in euro. Uno di questi è un concorso di poesia on line e per questo abbiamo bisogno della vostra collaborazione per votare la nostra poesia "Gioca con la vita": http://www.premiolaurentum.eu/Concorso/Poesia.aspx?IDPoesia=1583Non sappiamo ancora di preciso quali saranno i premi, ma intanto ci proviamo. Riportiamo di seguito le indicazioni su come votare (si possono trovare anche sul sito stesso). Si può votare per 3 volte anche la stessa poesia, ci saranno dei premi (a sorteggio) anche per i votanti. http://www.premiolaurentum.eu/Concorso/Regolamento.aspx'Per votare una poesia l'utente, dopo essersi registrato sul sito e aver risposto all'email di conferma, effettua il LOGIN con username e password e - una volta riconosciuto dal sistema - accede alla pagina della poesia che intende votare. Cliccando quindi sul pulsante "Richiedi il codice per votare" riceverà quasi simultaneamente via sms al numero di cellulare indicato in fase d'iscrizione (accertarsi sempre di aver digitato correttamente il proprio numero di cellulare in fase di iscrizione!) un codice numerico univoco. Nella stessa pagina del sito apparirà il testo "Potrai votare la poesia utilizzando il codice che ti è stato inviato via sms" e un link con l'indicazione: "Indietro". Cliccando sul link "indietro" - o comunque tornando alla pagina di richiesta codice sms - bisognerà inserire il codice ricevuto nell'apposito campo e cliccare su "Vota". Un successivo messaggio notificherà al votante il buon esito dell'operazione effettuata e contemporaneamente, la poesia votata incrementerà di nove il proprio punteggio in classifica.' Ringraziamo tutti quelli che ci daranno il loro appoggio. Gabriella e Maria Intervista a Lucia D'Amato a cura di Natalia Bandiera STUDIAVA LINGUE A BRESCIA E IN IRLANDA, S’INNAMORA DELL’ABA. LUCIA D’AMATO, CONSULENTE BCABA, SEI ANNI FA HA CAMBIATO LA SUA VITA DOPO L’INCONTRO CON UNA BIMBA AFFETTA DA AUTISMO. Intervista all’esperta che sta mettendo anima e professionalità al progetto Scuolaba di Lodi. a cura di Natalia Bandiera Stava studiando per laurearsi in Lingue quando è entrata nella casa di una famiglia irlandese per perfezionare la sua pronuncia come ‘ragazza alla pari’.E’ stato lì che ha conosciuto una bellissima bambina di nove anni affetta da autismo. Per Lucia D’Amato, 28 anni, supervisor Aba con certificazione BCABA e prossima alla ‘BCBA’ la vita è cambiata. Quell’incontro, come un colpo di fulmine, ha segnato il suo percorso di vita. Ora, la sua missione è quella di aiutare i bambini con disturbi autistici. Senza esitazione, ha messo nel cassetto la sua laurea in lingue conseguita all’Università di Brescia ed è volata nuovamente in Irlanda per studiare e diventare l’’esperta’ che da maggio, porta avanti il progetto Scuolaba di Lodi. ‘Non ci siamo inventati niente di nuovo – ha spiegato la ventottenne bresciana – stiamo solo realizzando quanto avviene già In Irlanda, Svezia, Norvegia, Inghilterra e tantissimi altri paesi europei, dove viene applicata l’Analisi del comportamento utilizzando delle strutture pubbliche’. Ci racconta come e perché è cambiata la sua vita attraverso l’incontro con quella bimba irlandese?E’ successo tutto sei anni fa. Mi trovavo in Irlanda per approfondire la pronuncia dell'inglese, lessi letto un annuncio in bacheca, con cui una famiglia con quattro bambini apriva le porte a chi volesse imparare la lingua attraverso l’esperienza della ‘ragazza alla pari’. Non lessi quell’annuncio due volte. Era mercoledì. Il giovedì mattina, mi presentai in quella casa. I genitori, di cui la mamma con sindrome di Asperger, mi invitarono a sedermi. Mi chiesero cosa volessi da bere e risposi di volere dell’acqua. Pochi attimi dopo, mi venne messo un bicchiere davanti. Fu allora che vidi spuntare davanti ai miei occhi uno dei quattro figli della coppia irlandese che mi proponeva ospitalità. Rimasi folgorata dalla scena di quella bambina di nove anni che afferrò il bicchiere d’acqua e iniziò a sorseggiarla. Non dimenticherò mai quel momento. Iniziai a darmi da fare in quella casa meravigliosa dove ebbi l’onore di conoscere una famiglia battagliera che lottava strenuamente contro tutto e tutti per il riconoscimento dei diritti della figlia autistica. A. aveva nove anni e faceva Aba da cinque. Vivendo con loro, dovetti adeguarmi alle regole d’insegnamento che venivano impartite a scuola alla piccola. Entrai a contatto con l’Analisi applicata del comportamento. Ne misi in pratica i principi dovendomi occupare di Aa. a tempo pieno. A scuola, mi vennero dati documenti e materiale informativo di ogni genere. Mi innamorai di quella scienza come mi ero già innamorata di quella meravigliosa bambina affetta da autismo. Una ragazzina capace di darmi veramente tanto in ogni sua singola azione quotidiana che potevo condividere sotto il suo stesso tetto. E la sua laurea in Lingue?L’ho conseguita qualche anno dopo a Brescia, ma il mio destino era già segnato e venti giorni dopo, tornai in Irlanda per studiare l’Aba presso il Trinity College di Dublino. All’inizio non è stato facile, ma ne sono uscita con il massimo dei voti. Ho fatto tantissime ore di tirocinio sotto la supervisione di una professionista come Brigit Sinnott (BCBA), alla quale devo davvero molto. Tornando in Italia dopo tanti anni vissuti in Irlanda, che paragone si sente di fare tra le due realtà?Si tratta di due realtà completamente diverse. In Irlanda, dopo la diagnosi d’autismo, anche il medico del servizio pubblico indirizza i genitori sulla strada dell’Aba, che rappresenta un metodo ufficialmente riconosciuto con cui approcciare i soggetti autistici nella loro riabilitazione. Anche in Italia è previsto nelle linee guida della Sinpia, ma troppi professionisti lo sconoscono o lo ignorano. Questo complica tutto perché, dopo la diagnosi d’autismo, i genitori vengono lasciati in balia del loro dramma, senza alcun suggerimento sugli interventi da adottare. Capita allora che mamme e papà, in preda alla disperazione, si tuffano nel caotico mondo di internet, dove possono imbattersi in qualunque tipo di informazione. A loro tocca scegliere e non sempre sono in grado di essere ‘lucidi’ per fare i passi giusti. In Irlanda, esistono nella sola contea di Dublino, ben 143 scuole dove i bambini autistici possono imparare e crescere con l’Aba. Succede quindi che le famiglie mandano a scuola i loro bambini ‘speciali’, che per cinque ore, potranno ‘lavorare’ intensamente. Una struttura consente senza dubbio un percorso qualitativamente differente per i bambini che vengono valutati e supervisionati molto più attentamente e soprattutto frequentemente. Questo fa la differenza nel raggiungimento del recupero. Significa che l’Aba italiana non va bene?Non dico questo, ma ci sono troppe cose che non vanno. Innanzitutto, tutti i bambini fanno Aba a domicilio per l’errata convinzione che si tratta di un trattamento da realizzare a casa. Le supervisioni sono sporadiche perché le consulenti sono troppo poche. Per non parlare della raccolta dati, che troppo spesso o non viene fatta o viene fatta con metodi non scientifici. Eseguire una raccolta dati all’interno di una struttura significa valutare il bambino in maniera più oggettiva e reale. Significa attenzionare i programmi per cambiarli e modellarli secondo le esigenze del bambino. Con una supervisione trimestrale no so quanto si possa monitorare il bambino. Se le consulenti, anziché andare nelle case e vedere periodicamente i loro bambini, li potessero osservare in gruppetti di quattro ad esempio, potrebbero supervisionarli anche una volta a settimana. Mi rendo conto che c’è anche una speculazione attorno a questo discorso perché ad un esperto Aba conviene di più seguire separatamente i piccoli anziché vederli in gruppo in una struttura. Ma, ripeto, non sto dicendo niente di nuovo, negli altri paesi, raggiungibili con due ore d’aereo, l’Aba si può fare a scuola e le famiglie non subiscono il carico economico che in Italia rappresenta un lusso. Non è giusto che non tutti i bambini autistici possano fare l’Aba. Non è giusto che solo chi percepisce un certo reddito possa curare il figlio. E’ una crudeltà, un peso morale che all’Italia non fa certo onore. Per questo mi sono trasferita a Lodi, perché credo in certi valori e il progetto Scuolaba vuole essere l’emblema di ciò in cui credo. So che occorrono molti soldi e stiamo incontrando non poche difficoltà, ma i genitori hanno il potere della loro voce che deve essere in grado di reclamare i diritti per tutti i bambini che hanno bisogno di essere curati. Di tutti i bambini autistici, che si tratti del figlio del manager d’azienda o dell’operaio. Quando vivevo in Irlanda, sono rimasta colpita dalla forza di genitori che non si fermano e lottano. Sono sicura che questa lotta , di cui sono capaci anche i genitori italiani cambierà le cose anche qui. Il progetto di Lodi è la conferma. Modelli come quello di Lodi offrono la possibilità di sgravare i genitori anche del carico di lavoro che spesso, in mancanza di strutture, mamme e papà devono sostenere. Trovo inconcepibile che siano i genitori a fare la raccolta dati, che debbano essere appesantiti con programmi che troppo spesso non sono in grado di portare avanti. Nelle famiglie dove ci sono tre figli non si può mettere da parte tutto e tutti per stare delle ore a tavolino con quello autistico. E gli altri figli? E le cose da sbrigare in una casa? E la coppia? E la vita ‘normale’? Negli altri paesi, le famiglie, il pomeriggio, applicano i principi dell’Aba nella relazione con i figli, ma il lavoro importante, le sessioni di apprendimento vengono fatte a scuola, magari dalle 9 alle 14. Quindi, il pomeriggio, il genitore può occuparsi delle autonomie, ma non essere massacrato da un tipo di lavoro che non sempre è in grado di sostenere. Non perché non si voglia curare del bambino, ma perché c’è una famiglia che comunque deve avere gli equilibri necessari per stare serena nonostante l’autismo di un figlio. Cosa pensa della certificazione che al momento, in Italia non è molto tenuta in considerazione?Penso che una certificazione seria sia una meta alla quale chiunque voglia svolgere questo mestiere debba ambire. Perchè se un dentista, per fare un’otturazione al suo paziente, deve avere la laurea con tanto di specializzazione è giusto che chi si trova ad affrontare una professione con bambini particolari come gli autistici debba avere il titolo specifico per farlo. E’ fondamentale la certificazione. Sia per scongiurare il pericolo dei falsi esperti-Aba, sia perché i genitori devono avere garanzie sulle persone che devono occuparsi dei loro figli. C’è in ballo il futuro di questi bambini che hanno bisogno di professionisti davvero preparati. L’autismo è una patologia troppo complessa. E’ necessaria la competenza. Per questo, ad esempio, non credo nei work shop. Ben vengano per informare sull’esistenza di una strategia d’intervento comportamentale, ma non si può fare formazione in soli tre giorni. Occorrono mesi e mesi. Quali sono, secondo lei, i luoghi comuni sull’Aba?Ce ne sono troppi e molti sono davvero ridicoli. Innanzitutto occorrerebbe sfatare il mito dell’’addestramento alle scimmiette’ e chi parla così di una scienza come l’Aba, che si documentasse. Non è affatto vero che i bambini che vengono seguiti con l’analisi applicata del comportamento diventano delle specie di robot. Si, l’insegnamento è strutturato, ma se la strategia funziona ed il bambino autistico apprende e riesce ad avviarsi verso il recupero, non vedo perché enfatizzare tutto parlando di animali ammaestrati. Il discorso è molto più lungo e articolato, ma la cosa assurda è che dopo trent’anni, in Italia stiamo ancora a convincere tecnici e genitori che l’Aba funziona. Che si pensasse ai fatti concreti. Che tipo di modello applica?Il Verbal Behavior Lei ritiene che ci sia speculazione nelle terapie per gli autistici qui in Italia?Si, purtroppo c'è e occorre arginarla. Sono i genitori che devono intervenire per porre un freno alla speculazione attualmente in atto da parte di molti professionisti. I genitori devono organizzarsi e impegnarsi coagulandosi in gruppi che possano dare vita a progetti che li tutelino sia nella cura dei figli sia nella gestione delle risorse che vengono investite. PETIZIONE ON LINE DI AP ALL'ATTENZIONE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI  Sembrava non ci fosse più niente da fare per la petizione che abbiamo presentato a tutti i comuni d'Italia per quei video scandalosi apparsi su youtube in cui ritraeva un bambino autistico picchiato dai coetanei e filmato con un telefonino. Sebbene la nostra petizione non ha raggiunto grandi firme un solo comune d'Italia quello di Livorno grazie anche alla nostra lister Melisenda si è avviati ad una delibera che verrà presentata all'attenzione del Consiglio dei Ministri. Il Comune di Livorno l'unico e solo ci ha dato retta e ci ha sostenuti a più non posso, grande merito va quindi a queste persone che con animo nobile si sono avvicinati alle problematiche dei bambini autistici sottolineando la durezza e il bullismo che il più delle volte si usa nei confronti di questi bambini che non riescono a difendersi perchè incapaci di comunicare o di reagire di fronte a tanta violenza. Grazie al Comune di Livorno e a Mamma Melisenda oggi abbiamo una voce in capitolo in più tutta la documentazione la potete trovare al nostro link: http://www.autismoparliamone.org/portale/index.php?topic=7554.msg24332#msg24332Non ci sono parole per esprimere la gioia di questo momento, i genitori di Autismoparliamone ringraziano di vero cuore Mamma Melisenda e il Comune di Livorno per non essersi dimenticati di noi e della nostra petizione. Lo Staff di Autismoparliamone DUE PUNTI DIFFICILI DA COMPRENDERE (O DA ACCETTARE) del Dott.MassimoBorghese  Dopo diversi anni di lavoro nella diagnostica e nella terapia della sindorme autistica nell’ambito di quel tipo di approccio definito come Intervento Foniatrico Integrato, che prevede una componente riabilitativa ed una di tipo biomedico alimentare, mi sembra opportuno soffermare l’attenzione su due aspetti in particolare del versante terapeutico, che mi sembrano identificare i due punti che solitamente risultano i meno compresi -o i meno accettati- dai genitori del bambino al quale ho appena formulato, o confermato, la diagnosi di autismo. Mi riferisco alla dieta priva di caseina, glutine, soia e mais, ed al concetto di intensività del trattamento logopedico abilitativo. Sulla dieta mi sono già espresso ed ho già scritto diversi articoli anche in questo forum. Allo stato attuale delle conoscenze e delle esperienze, sono del parere che molti soggetti con autismo, direi anche più della metà, risulta favorevolmente sensibile ad un regime alimentare che esclude l’assunzione di glutine, caseina, soia e mais. Significa, in altre parole, che più della metà degli autistici se non assume queste sostanze migliora significativamente sul piano dell’attenzione, del comportamento, delle capcità di recezione di ciò che viene proposto in logopedia, nonché sul piano dello stato di salute corporea generale in termini di stabilizzazione del ritmo sonno-veglia, di miglioramento delle funzioni intestinali, di eventuali manifestazioni di dermatite… Aggiungo anche che non sempre le indagini preliminari possono farci sapere se un determinato bambino risulti “responder” o “non responder” alla dieta, avendo riscontrato nella pratica, dei casi sensibili alla dieta anche se le analisi preliminari non deponevano a favore, e viceversa altri casi risultati insensibili agli effetti dei cambiamenti alimentari sebbene le indagini di avvio li indicassero come possibili responders. Ciò vuol dire che, quando, verso la fine della visita, suggerisco ai genitori del bambino autistico di sottoporlo anche a dieta priva di glutine, caseina, soia e mais, mi trovo -mio malgrado- relisticamente costretto ad aggiungere una frase del tipo: “Seguite questa dieta per un anno, prima di dedurre eventualmente che non funziona”. Non è l’ideale, ma è quanto, onestamente, credo corrisponda a quanto di più realistico e sincero possa proporre, almeno in base a ciò che ho potuto constatare “sul campo” nel corso di questi ultimi anni. Le obiezioni e gli ostacoli che provengono dai genitori, non sempre sono di tipo idelologico, ma spesso (è mia netta sensazione) scaturiscono soprattutto dalla scarsa voglia di affrontare sacrifici e disagi scaturenti dalla necessità di apportare radicali cambiamenti nella abitudini alimentari di un’intera famiglia. Il rifiuto “ideologico” lo potrei comprendere di più, anche se -replico- il medico sono io, e se ci si affida ad un sanitario, bisogna anche seguirne le direttive… Però, ripeto, se si è in buona fede nel rifiutare un consiglio, si è meno colpevoli (perdonatemi il termine) di quando invece il rifiuto nasce dalla svogliatezza o dalla scarsa propensione al sacrificio. Per completezza di informazione (anche se non è oggetto di questo articolo) ricordo che molti bambini hanno ottenuto risultati clamorosi -in senso buono- dall’applicazione della dieta priva di glutine, caseina, soia e mais, così come altri sono risultati insensibili a questo provvedimento, ma comunque non hanno riportato danni di alcun genere. L’altro punto che merita una particolare sottolineatura, è quello relativo al concetto di “intensività terapeutica”, riconducibile all’affermazione secondo la quale i risultati della terapia abilitativa sono direttamente proporzionali alla quantità delle sedute di trattamento e delle ore in cui si lavora con il bambino (oltre che alla qualità, naturalmente, ma questo è un altro discorso…). Non è raro che alcune famiglie che si rivolgono a noi dopo aver visto i brillanti risultati che il nostro trattamento ha prodotto su altri bambini, si “raffreddino” alquanto, nel momento in cui apprendono che non bastano “alcune sedute” di logopedia per apportare i grandi cambiamenti che si aspettano, e che quei brillanti miglioramenti realizzati negli altri bambini sono il frutto di anni e anni di lavoro quotidiano, intenso e senza tentennamenti. Dalle brevi presentazioni e discussioni di questi due aspetti delle nostre proposte terapeutiche, si possono dedurre tante considerazioni ed aprire tanti dibattiti (e sarebbe anche interessante che avvenisse), ma forse il pensiero più immediato è quello che ci porta al concetto di sacrificio e di grande impegno. Le grandi conquiste -e il recupero di un bambino autistico è una grande conquista- non si raggiungono senza grandi impegni e grandi sacrifici. Massimo Borghese E morto Enrico Micheli  La sua vita è stata un lavoro costante di ricerca, di studio e di confronto.Un’esistenza dedicata all’autismo e ai bambini che ne sono affetti. E’ morto a causa di un incidente Enrico Micheli, psicologo e analista del comportamento. La perdita di un professionista serio e appassionato come Micheli ha gettato nello sconforto non solo colleghi e amici, ma un’intera comunità , che di lui aveva fatto un punto di riferimento. Lavorava con persone autistiche dal 1970. Dal 1983 al 2000 era stato responsabile del Ctr dell’ospedale San Paolo-Università degli studi di Milano.La sua attività si basava sull’approccio cognitivo-comportamentale ed era docente e supervisore dell’Aiamc, Associazione italiana Analisi e Modifica del Comportamento. Nel campo dell’autismo, era stato tra i primi in Italia, ad introdurre aggiornate conoscenze sull’origine organica del disturbo e a diffondere l’approccio educativo. - Fondatore del Comitato per la corretta informazione sull’Autismo, aveva partecipato con i genitori lombardi al movimento per il Progetto regionale Autismo.Faceva anche parte del Comitato di controllo dell’Osservatorio Regionale Autismo. Dall’autunno 2000, era stato responsabile del Servizio Età evolutiva del distretto Agordo della Ulss di Belluno. Assieme ai colleghi del Ctr di Milano e alla moglie Cesarina Xaiz, Enrico Micheli aveva messo a punto un modello di valutazione e intervento per promuovere lo sviluppo delle prime abilità sociali nei soggetti con difficoltà.Il loro lavoro era stato presentato nel 1998, alla Division Teacch dell’Università del North Carolina.Aveva contribuito alla fondazione dell’Associazione Aretè e aveva svolto per anni, attività formativa nel campo dell’approccio psicoeducativo alle difficoltà di sviluppo dei bambini. Tra i suoi libri più conosciuti:’Gioco e interazione sociale nell’autismo, cento idee per favorire lo sviluppo dell’intersoggettività’, realizzato assieme all’inseparabile moglie Cesarina, con cui condivideva la passione per i bimbi autistici. L'ultima fatica editoriale di Enrico Micheli s'intilola 'Verso l'autonomia' . Si tratta di una sorta di manuale, pensato per persone (bambini,adolescenti e adulti)colpite da disabilità che impediscono loro di comprendere agevolmente il mondo e le regole che lo governano; disabilità particolarmente evidenti nelle persone affette da Autismo o da Ritardo Mentale con problemi di comunicazione. Secondo Micheli,la modalità di lavoro indipendente è uno strumento che aiuta genitori, insegnanti, educatori, terapisti nella pratica quotidiana con queste persone. Per Enrico Micheli, oggi, c’è tanto da fare per i bambini autistici, iniziando dal ruolo delle famiglie che devono avere una parte concreta nell’educazione di un bambino affetto da autismo. Micheli credeva molto, inoltre, nel ruolo della scuola, che può rappresentare un luogo d’apprendimento e di sviluppo per il bambino, se questo viene seguito da figure ‘formate’ in maniera precisa. In Veneto e non solo, Enrico Micheli supervisionava diverse Ulss. Figura carismatica e instancabile professionista, per Micheli l’autismo rappresentava una sfida che lo spingeva ovunque nel mondo alla ricerca di quanto potesse essere utile ai bambini italiani.E molto si deve proprio a Micheli che dall’America, in un periodo come il decennio scorso, in cui non si sapeva molto di autismo, ha portato modelli di riabilitazione fondati sul comportamentismo, mettendo in discussione l’anacronistica formazione psicodinamica di molti colleghi che hanno finito per seguirlo. La vita di Micheli è stata caratterizzata dalla lotta contro un sistema sanitario che non sempre si è mostrato ‘aperto’ alle sue innovazioni.Nonostante le difficoltà di confronto, non ha mai perso la speranza di infrangere quel muro fatto di preconcetti in cui vedeva imprigionati i suoi adorati bambini. Natalia Bandiera “Sinceramente, credo che … passi avanti, e importanti, se ne sono fatti, specialmente nelle condizioni di vita e nelle abilità e possibilità di far fronte al problema da parte delle famiglie, dei genitori e dei fratelli. Oggi i genitori scoprono prima che il figlio ha le difficoltà di sviluppo dello Spettro Autistico, prima sanno cosa si può fare per aiutarlo e aiutarsi, prima scoprono la possibilità di non essere soli con il loro problema. E questo non è poco.”
E. MicheliEnrico Micheli lavorava con persone autistiche dal 1975. Psicologo e psicoterapeuta, dal 1983 al 2000 è stato responsabile del Ctr dell'Ospedale S. Paolo - Università degli Studi di Milano. Si è formato all'approccio cognitivo-comportamentale ed è docente e supervisore dell'AIAMC (Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento). Nel campo dell'autismo, è stato tra i primi in Italia a introdurre aggiornate conoscenze sulle origini organiche di tale disturbo e a diffondere l'approccio educativo. Fondatore del Comitato per la corretta informazione sull'Autismo, ha partecipato con i genitori lombardi al movimento per il Progetto Regionale Autismo; fa anche parte del Comitato di controllo dell'Osservatorio Regionale Autismo. Dall'autunno 2000 è responsabile del Servizio Età evolutiva del distretto di Agordo della ULSS di Belluno. L'ultima fatica editoriale di Enrico Micheli s'intilola 'Verso l'autonomia' . Si tratta di una sorta di manuale pensato per persone (bambini,adolescenti e adulti)colpite da disabilità che impediscono loro di comprendere agevolmente il mondo e le regole che lo governano; disabilità particolarmente evidenti nelle persone affette da Autismo o da Ritardo Mentale con problemi di comunicazione. La modalità di lavoro indipendente è uno strumento che aiuta genitori, insegnanti, educatori, terapisti nella pratica quotidiana con queste persone. Sono illustrate le diverse e fondamentali componenti di questo sistema. 230 schede con fotografie a colori esemplificano la diversa natura dei compiti, corredata da una sintetica descrizione delle aree coinvolte, degli obiettivi, e dell’età dello sviluppo a cui è riferibile il compito. Enrico Micheli Sono Psicologo e Psicoterapeuta; docente e supervisore dell'Associazione Italiana di Analisi e Modificazione del Comportamento e Psicoterapia Cognitiva. Lavoro dal 1970 nel campo delle difficoltà di sviluppo e comportamento dei bambini e degli adolescenti, prima come educatore, quindi psicologo , dirigente del CTR di Via Vallarsa a Milano per 18 anni, poi responsabile dl'Unità Operativa territoriale di Neuropsichiatria Infantile del distretto di Agordo (ULSS 1 , Belluno), fino al 2006. Ho avuto la fortuna di cominciare con il lavoro diretto con i bambini, e studiare psicologia mentre già lavoravo. L'incontro con la letteratura inglese e americana sull'autismo,e con la psicologia del comportamento e dello sviluppo ; l'aver imparato direttamente da maestri come Elizabeth Newson, Eric Schopler, Gerry Patterson; la convinzione e la libertà di pensiero che mi hanno portato a impegnarmi direttamente per ciò che emergeva come chiaro, evidente e necessario; tutto questo mi ha portato a partecipare attivamente al movimento che ha cambiato nel nostro paese il modo di pensare all'autismo, alle difficoltà di sviluppo, alla psichiatria infantile. Quello che ho imparato e verificato nell'azione l'ho riversato nei libri, negli articoli e soprattutto nella formazione di colleghi, insegnanti, operatori, genitori, e nel lavoro con centinaia di bambini e famiglie. Sono orgoglioso della capacità che ho maturato di costruire la mia conoscenza su un bambino non solo dai test o dalle osservazioni, ma dallo scambio con i papà e le mamme, e di spiegare la natura delle difficoltà e le possibilità di miglioramento in modo che il papà e la mamma possano capire. La conoscenza è il primo passo verso la salute e il benessere. Anche i genitori di Autismoparliamone porgono alla famiglia e a coloro che gli erano vicini le più sentite condoglianze le esequi sono previste per sabato 5 luglio alle ore 16, a La Valle Agordina.
Lo Staff di AutismoparliamoneIntervista a Rita Giaquinta a cura di Natalia Bandiera  Parlare con Rita Giaquinta e confrontarsi con lei non è come parlare con la solita professionista che sponsorizza il ‘proprio’ metodo per ‘venderlo’ ad ogni costo. Non è come parlare con la classica mamma che dopo aver scelto un percorso riabilitativo ne vuole fare un motto di vita per chiunque. Conversare con Rita Giaquinta significa poter ascoltare il suo pensiero che riesce a comunicarti con l’umiltà del genitore che non è convinto di avere la verità in tasca, ma che si mette continuamente in discussione alla ricerca di quanto possa essere utile per il proprio bambino. Con questo spirito ‘libero’ lei è approdata circa tre anni fa all’Rdi, ma non é esclusivamente a questo che attribuisce i progressi di un figlio che ha avuto la fortuna di avere una madre come lei. Probabilmente è questa la chiave dei successi ottenuti dal suo bambino, nove anni, con disturbo autistico. E’ un bambino capace di conversare a tutto tondo, di esprimere ragionamenti, di raccontare persino i propri sogni notturni. Un bambino che, seppur autistico, è riuscito a tirarsi fuori da certi ‘schemi’. I suoi genitori, sin da quando hanno avuto quella terribile diagnosi, che ha cambiato loro la vita, non si sono fermati e anche quando si sono affidati a sistemi riabilitativi che sembravano essere la soluzione di tutti i problemi del bambino, hanno avuto la capacità di guardare oltre. ‘Mi sono accorta che mio figlio aveva dei problemi quando aveva circa due anni e mezzo – racconta Rita Giaquinta, consultant Rdi in training, - sono stata accusata di metterlo a paragone con troppa morbosità a mia figlia più grande. Poi, è arrivata quella diagnosi che mi ha distrutta gettandomi nel dolore più profondo’. Non si è arresa mamma Rita. “I servizi della Npi della mia zona – continua la consulente –erano completamente assenti. L’unico consiglio che mi è stato dato è stato di fare psicomotricità privatamente, un’ora la settimana. Non potevo accontentarmi. Il mio bambino aveva bisogno di ben altro e io volevo far parte del suo percorso riabilitativo”. Rita conosce il metodo Delacato di riorganizzazione neurologica e senza esitazione inizia la sua grande sfida contro l’autismo. ’Devo tanto al metodo Delacato perché mio figlio, dopo poche settimane ha iniziato ad indicare e a parlare. Non avevo mai sentito la sua voce. Che emozione ascoltare quella dolce vocina …. quelle paroline imperfette, che però, spalancavano la porta della speranza!’. Rita non si ferma. Il metodo Delacato, che la impegna oltre due ore al giorno con il proprio bambino, non le basta. ‘Nonostante fossimo contenti di quei progressi, sentivamo che c’erano dei limiti. Io continuavo a stare su internet e frequentando dei gruppi di conversazione virtuale, grazie all’amicizia e al confronto con genitori e parenti di altri bimbi autistici, mi avvicinai al ‘biomedico’. Cercai il dott. Montinari, poi andai agli istituti Pfeiffer. Iniziai la dieta senza glutine e caseina, i vari integratori. Non posso dire di aver visto cambiamenti straordinari in mio figlio, ma sono riuscita a risolvere i suoi problemi di stitichezza. Per quanto riguarda i supplementi, ricordo l’effetto benefico della trimetilglicina. Oggi, continuiamo la dieta e siamo seguiti dagli Istituti Fay. Ripeto, non posso dire di aver visto nel mio bambino cambiamenti repentini, ma sono convinta che gli abbia fatto bene. Però, quando mi si chiede un consiglio sull’intraprendere o meno un protocollo biomedico, preferisco non pronunciarmi, non essendo un medico, ed affidare la scelta esclusivamente al genitore. Perchè, a mio avviso, qualunque tipo di scelta deve essere una responsabilità del genitore. Io non mi sono mai fatta convincere da nessuno, non mi sono mai permessa di farlo con altri e mai lo farò’. Sul piano comportamentale, quali altri metodi ha seguito suo figlio? Frequentando i forum che ho citato prima, ho avuto l’opportunità di conoscere l’Aba e dopo due anni di metodo Delacato decidemmo di provare questa strada. Siamo stati fortunati e nostro figlio ha fatto Aba per oltre due anni con la supervisione di una grande professionista come Denise Smith Brunetti. Il mio bambino divorava i programmi, stava volentieri a tavolino ed aveva pure iniziato un certo tipo di conversazione. Tuttavia, anche in questo caso, ho sentito dei limiti in un metodo, che, secondo me, ‘comprimeva’ le potenzialità del mio bambino che sapeva utilizzare si il linguaggio, ma in modo troppo strutturato. Non era comunicazione quella! Mi accorgevo che oltre alle risposte che aveva imparato a dare alle nostre domande, non era in grado di sostenere un dialogo ‘aperto’. Tipo di dialogo che è subentrato con l’Rdi, a cui devo lo slancio straordinario di mio figlio che, oggi, è in grado di rispondere a domande con dovizia di particolari. Se io gli chiedo com’è andata a scuola, lui non si limita ad una risposta secca, ma è capace di ampliare descrivendomi le attività fatte in classe che lo hanno colpito di più, aggiungendo e trasferendomi sensazioni e gioie provocate da un tipo di gioco che ha fatto e lo ha entusiasmato. Se ad esempio, gli chiedo cos’ha fatto di bello, lui è in grado di parlarmi a tutto campo del gioco dei pirati che tanto gli piace. Oggi, mio figlio è migliorato molto nel cambio delle attività, ha sviluppato la capacità di ragionare sulle cose per trovare soluzioni o strategie alternative ed ha persino imparato a mentire. Il suo linguaggio adesso è comunicazione. Perché ha deciso di diventare una consulente Rdi? Perché ho visto dei benefici su mio figlio, ma soprattutto, perché è un tipo di metodo che mi sento addosso più di ogni altro. E’ certamente meno immediato dell’Aba, i cui risultati li vedi subito, ma lo trovo molto più ‘aperto’ e molto più adatto ad una tipologia di genitore che non se la sente di fare il terapista nel senso tecnico della parola. Quel ruolo so che frustra molti genitori e confesso di aver avuto difficoltà anch’io con il mio bambino. Ecco perché non giudico chi, con estrema umiltà, mi dice che non ce la fa proprio a fare Aba, che lo trova molto impegnativo e troppo ‘schematico’ per i genitori. Mio marito stesso aveva enormi difficoltà ad applicare i programmi Aba e, con l’Rdi, si è scoperto molto più padre ed educatore. In breve, cos'è l'RDI? L'RDI è un programma per sviluppare tutte quelle aree di intelligenza dinamica in cui i soggetti con disturbi dello spettro autistico hanno difficoltà: riferimento emozionale, coordinazione sociale, linguaggio dichiarativo, pensiero flessibile, elaborazione delle informazioni relazionali, previsione. L'RDI vuole sviluppare nelle persone ASD le relazioni sociali, la comunicazione e il pensiero dinamico, vuole insegnare a queste persone cos'è l'amicizia, l'empatia e anche a desiderare di condividere il proprio mondo e le proprie esperienze con gli altri. Quanti bambini seguono attualmente in Italia, l’Rdi? Sono circa una quindicina, ma giornalmente, ricevo email e telefonate di genitori che decidono di avvicinarsi a questo metodo comportamentale, vittima di troppi luoghi comuni. Anche sulla scientificità, a mio avviso, è errato fare un paragone con l’Aba. Perchè l’Analisi comportamentale viene applicata ai bambini autistici da oltre trent’anni e, quindi, c’è stato il tempo di studiare e verificare. L’Rdi è più ‘giovane’ e occorre il tempo necessario per fare ricerca. Occorrono degli investimenti, così come sono stati voluti per l’Aba. Al momento, non si può discriminare qualcosa che non ha avuto il tempo di essere validato scientificamente, giudicandola meno efficace di un altro. Questo vale, per me, per ogni metodologia. Poi, ognuno è libero di scegliere ciò che reputa più idoneo alle caratteristiche del proprio bambino. Io posso dire che i metodi intrapresi con mio figlio gli hanno garantito una crescita significativa, ma sono sicura che altri genitori, con altre tipologie di interventi riabilitativi potranno riferire progressi altrettanto determinanti nei loro figli. Attribuire ad un solo metodo il recupero di importanti abilità compromesse dall’autismo lo trovo scorretto, limitativo e dannoso. Se avessi ‘sposato’ la prima terapia che portava dei benefici su mio figlio, probabilmente, lui non sarebbe il bambino che è oggi. Quel mio continuo non accontentarmi mi ha aiutata a dare a mio figlio tutti gli strumenti che oggi, nel bilancio di tutti questi anni, giudico preziosi ed indispensabili. Senza escluderne alcuno. E’ questo il messaggio che vorrei lanciare ai genitori:quando intraprendete una strada non pensate mai che sia quella definitiva per la vita. Precludereste davvero tanto ai vostri figli per i quali vale la pena valutare ogni tipo di ‘strumento riabilitativo’ che attualmente il ‘mercato’ offre. Bisogna anche ricordarsi che ogni bambino è diverso dagli altri e anche ogni famiglia è diversa dalle altre, e quindi è fondamentale informarsi per scegliere quale possa essere la strada migliore in quel determinato momento. Quando prende in carico un bambino, da dove comincia? Dai genitori. Loro sono il fulcro di tutto. Sono i genitori le prime persone con cui un bambino impara a relazionarsi e da questa relazione impareranno poi a sviluppare tutte le altre. Quindi sono i genitori che si devono impegnare in prima linea per aiutare il proprio bambino in questo percorso. Attraverso il percorso RDI si cerca di ridare fiducia alle mamme e ai papà, che spesso non sanno gestire il proprio figlio affetto da autismo, non perché non vogliano, ma perché non sanno come fare, hanno paura di sbagliare, di non essere bravi. E invece attraverso l’RDI si vuole restituire ai genitori quel senso di competenza dell’essere tali, e sostenerli nell’insegnare al proprio figlio quelle abilità che i problemi neurologici chiamati autismo non hanno permesso loro di sviluppare in modo adeguato. Così la famiglia può ritornare a svolgere un ruolo attivo ed essere veramente coinvolta nel percorso educativo del bambino. Si possono conciliare Aba ed Rdi? Perché no? Ma questo è un mio giudizio personale. Quando mi sono avvicinata all’Rdi, a scuola e a casa mio figlio faceva Aba. Quel percorso noi l’abbiamo continuato in certe circostanze, soprattutto per continuare a lavorare sul cognitivo. Contemporaneamente però, io, mio marito e mia figlia abbiamo iniziato con l’Rdi. So di altre persone che invece hanno smesso Aba e iniziato RDI. Anche questa ritengo debba essere una scelta delle famiglie, in base alla loro situazione e alle priorità che hanno per il loro bambino. Quanto conta nella professione che ha deciso di intraprendere il suo essere mamma di un bambino autistico? Questo mi comporta vantaggi, ma anche svantaggi. Se da una parte, quando prendo in carico un bambino, riesco a calarmi perfettamente nello stato d’animo dei genitori, riuscendo ad andare loro incontro perché capisco come si sentono, il loro senso di inadeguatezza e insicurezza spesso difficile da confessare, dall’altra parte sono poco imprenditrice di me stessa e non riesco a staccarmi da quel sentimento di solidarietà che esiste tra noi mamme. Questa componente emotiva mi porta a trascurare il lato ‘commerciale’ della mia professione. Sento colleghi che quando relazionano nel corso dei convegni informativi, riescono ad essere distaccati e a ‘propagandare’ il metodo in cui hanno investito tempo e denaro. Io non riesco proprio a farlo. A proposito di convegni informativi, lei ne ha già organizzati due … Sì, perché una delle mie priorità principali è informare i genitori e i professionisti sull’RDI, che, come abbiamo detto, è ancora poco conosciuto in Italia. Ci tengo anche a dire che non percepisco compenso per questi convegni, che ho organizzato in collaborazione con il Comitato Montinari, a cui viene devoluto il ricavato. Il Comitato Montinari è un'associazione di volontariato senza scopo di lucro, che si pone come obiettivo di operare per la prevenzione, la diagnosi e la terapia nell’autismo e nelle malattie correlate, attraverso diverse attività, tra cui per esempio l'istituzione di borse di cura per famiglie bisognose. Come vede il futuro di suo figlio? Non ho mai avuto certezze io e le mie scelte dimostrano questo mio lato caratteriale, che nel mio caso è servito a mio figlio. Di una cosa sono certa: il mio bambino ha fatto tantissimi progressi, che sono il frutto di un paziente lavoro di anni e anni di riabilitazione. So che lui andrà avanti ancora. Non so dove arriverà, ma non si fermerà qua. La storia di Sara e Rita. Due donne diverse, due amiche per la pelle. Si sono conosciute sul web, in uno dei tanti forum di discussione che popolano internet. Luoghi virtuali dove si litiga spesso per quel tentativo che sta nella natura umana di far prevalere le proprie idee e convinzioni sull’altro. Ma sono anche dei ‘luoghi’ in cui possono nascere ed essere coltivate straordinarie amicizie. Legami particolari che trovano terreno fertile nell’ombra di un sentiero buio e tortuoso come quello dell’autismo. Terreni dove sembra essere stata seminata solo la pianta del dolore, ma, invece, capaci di sviluppare fiori bellissimi e profumatissimi. I fiori dell’amicizia come quella di Sara e Rita. La prima Senior Tutor Aba, la seconda consulente Rdi in training. Sara e Rita si sono conosciute su uno dei gruppi Yahoo. Due donne combattive, due forti personalità che spiccano per forza e carattere. Chi le legge non può che rimanere abbagliato da quegli interventi sempre intelligenti e opportuni. Interventi di mamme decise e preparate, che grazie alla loro conoscenza dell’inglese sono in grado di tradurre documenti importanti che mai sarebbero arrivati in Italia se non ci fossero state loro a tradurli. Unite dalla ricerca disperata di quanto potesse aiutare i loro bimbi quasi coetanei si sono piaciute subito. Hanno deciso di approfondire quell’empatia attraverso delle email in cui hanno avuto modo di mettere a confronto le rispettive esperienze. Si sono scambiate gioie, dolori e speranze. Quante ore trascorse davanti al pc a raccontare il proprio dramma interiore. Un sentirsi vicine, mano della mano quando invece, a separarle c’erano chilometri di distanza. La loro diversità caratteriale contraddistingue questa coppia di amiche che si stimano e si rispettano, nonostante il loro pensiero spesso non coincida perfettamente. Sono uniche per questo. Sara è una mamma che appare sicura, Rita è una che non ha paura di mettere a nudo le proprie insicurezze. Si completano a vicenda. Oggi, i loro figli hanno 9 e 10 anni e rappresentano il ‘frutto’ della continua ricerca del meglio che sono riuscite a garantire loro, senza perdersi in chiacchiere, andando dritte per percorsi riabilitativi differenti, ma in cui mettono una passione che le accomuna. La ‘tedesca’ e la ‘siciliana’ si vogliono bene come sorelle. Il loro rapporto è cresciuto nel tempo. Si sostengono a vicenda e grazie al punto di riferimento che rappresentano l’una per l’altra, non sono sole mai. Non lo sono mai state in tutti questi anni di convivenza con l’autismo. Quando Rita è in giro per i suoi convegni, Sara si attacca al telefono e la sostiene. Quando non può essere presente fisicamente, il suo pensiero è fisso sull’amica. Grazie Sara, grazie Rita per l’esempio umano e professionale che rappresentate. Grazie per aver messo a disposizione di altri bambini quanto avete imparato negli anni per i vostri figli.Grazie a nome dell’intera comunità di genitori di bimbi autistici che vuole dirvi che ha fiducia in voi come mamme e come professioniste. Grazie per il duro lavoro di traduzione e per quanto riuscite a fare sui forum che moderate. Grazie. Natalia Bandiera COMUNICATO STAMPA Trasmissione di RAI 3 RAI 'Cominciamo Bene Estate' del 19/06/2008 Come molti sapranno il giorno 19/06/2008 la trasmissione 'Cominciamo Bene Estate' di RAI 3 si è occupata di Vaccinazioni. La RAI ci ha contattato per contribuire alla realizzazione della trasmissione chiedendo la testimonianza di una famiglia con danno da vaccino e di un medico “vicino” alle nostre posizioni. Il COMILVA ha onorato l’impegno chiedendo il contributo di una famiglia, assistita in studio dall’Avv. Luca Ventaloro , che avrebbe potuto, se necessario, intervenire in trasmissione come esperto di diritto minorile e sanitario nonchè di cause relative alle vaccinazioni. Condizione da noi richiesta ed in particolare dai 'nostri' genitori, colpiti da così grande tragedia tredici anni or sono, era che non ci fossero 'imboscate', e che pertanto l'intervista in diretta vedesse poi il contraddittorio regolare tra medici delle due ipotesi. Quindi anche 'il nostro'. Purtroppo pare che nelle more della preparazione della trasmissione, I medici segnalati dalla nostra Federazione non si siano resi disponibili (così ci han detto), per cui l’organizzazione ha optato per l’invito al dott. Serravalle di Pisa, indicato da Nadia Gatti del CONDAV. La trasmissione è stata tutta in diretta. Purtroppo è accaduto che il conduttore Mirabella, sovvertendo la scaletta, dopo la bella intervista fatta alla famiglia dei danneggiati, abbia dedicato volutamente spazio solo alla dott.ssa del Bambin Gesù Marta Ciofi Degli Atti, che ne ha sparate veramente di grosse, è apparsa disinformata con grossolane affermazioni non aggiornate e con una scarsissima conoscenza della questione vaccinazioni. La stessa dottoressa, è stata utilizzata da Mirabella come supporto 'istituzionale' per tutta la parte importante della trasmissione, senza attuare il promesso contraddittorio con il 'nostro' medico, nel caso specifico il dott. Serravalle, nel frattempo sopraggiuinto da Pisa, al quale è stato riservato lo spazio finale della trasmissione, insieme ad altro 'medico ufficiale istituzionale', il direttore del Dipartimento Pediatrico dell’Università di Firenze, professor Maurizio De Martino, anch'egli totalmente disinformato e senza alcun polso della questione 'vaccinazioni. Insomma, nessun contraddittorio, nessuno spazio per la nostra associazione (anche se la intervistatrice in diretta ha evocato più volte l’Avv. Ventaloro preannunciando un suo possibile intervento!), cattiva informazione, parziale ed inesatta, nessuna considerazione per le migliaia di cittadini danneggiati e per le loro famiglie, nessuna considerazione per le normative chiarissime sui danni, ignorate e calpestate. INSOMMA, UNA VERGOGNA MEDIATICA. Unica nota positiva, lo spazio concesso alla storia tragica dei bambini della famiglia intervistata. Dobbiamo ringraziare questa famiglia, perchè ogni qual volta si è resa necessaria una testimonianza rischiosa ed imbarazzante, è sempre stata disponibile. Come si può immaginare, l’Avv. Ventaloro, fuori diretta ha molto protestato, quasi al limite dell'insulto, ma in realtà ha avuto la sensazione che il 'blitz' del conduttore nel riservare il 'cuore' della trasmissione e delle riflessioni sanitarie esclusivamente ad un medico istituzionale senza contraddittorio, sia stata una sorta di 'biscotto' preparato. Noi ci eravamo illusi, che anche Rai Tre di Roma potesse riservarci un trattamento corretto ed onesto come riservatoci dalla Gabanelli quando si occupò di noi dedicando un'intera puntata di Report ai vaccini (mi pare però fossimo a Rai Tre Bologna, e questo vuol dire !). O come la Tv Svizzera italiana che dedicò due anni fa una puntata della nota trasmissione 'Falò' alle vaccinazioni ed anche al Comilva, realizzando servizi filmati ed interviste anche a noi. Senza imboscate. Parrebbe che gli autori e i redattori della trasmissione 'Comiciamo Bene Estate', viste le mie veementi rimostranze giuridiche e normaive, e visto che sono giunte molte telefonate di gente piuttosto arrabbiata, organizzeranno una puntata di approfondimento con maggiore correttezza informativa. NOI NON CI CREDIAMO!!! Per questo consigliamo ai nostri associati e a tutti coloro che si battono per ottenere la libertà di scelta e per i diritti dei danneggiati da vaccino ad esprimere il loro totale disappunto, in maniera corretta e civile, e soprattutto con contenuti, contattando la redazione della trasmissione, per far loro capire che la scorrettezza è stata veramente colossale! ECCO I RIFERIMENTI: sito www.cominciamobenestate.rai.itSMS al numero 335/5647676 e-mail cominciamobene@rai.it Per chi volesse contattare la dott.sa Marta Luisa Ciofi degli Atti: ciofi@iss.itCosè l'autismo L'autismo è una forma di handicap grave che colpisce precocemente i bambini, che tra i 18 mesi e i 3 anni di età subiscono una severa regressione nelle capacità di comunicare; il numero dei vocaboli acquisiti fino a quel momento inizia a ridursi, e nella maggior parte dei casi in forma grave fino anche alla perdita totale del linguaggio.
Questo grave scompenso colpisce purtroppo tutta la sfera della comunicazione. I bambini che si richiudono completamente in se stessi, non riescono più a sopportare gli stimoli che arrivano loro dal mondo circostante. Anche il contatto oculare con altre persone diventa un'esperienza difficilmente sopportabile, ed è importante sottolineare, che esso è una delle prime forme di comunicazione.
È proprio l'incapacità, o nei casi meno gravi, semplicemente la difficoltà di comunicare su molti aspetti che accomuna i malati d'autismo, unita ad altri deficit, e disturbi quali l'interazione sociale, l'iperattività, significativi problemi comportamentali, disturbi intestinali, enorme difficoltà nel gestirsi ai cambiamenti d'ogni genere, e una risposta non adeguata al dolore o al tatto, questi ultimi si uniscono ad altri aspetti riconducibili a problemi sensoriali.
La loro difficoltà, nell'interagire con altri individui, quali i propri coetanei, li porta ad isolarsi sempre più.
Va inoltre ricordato che ci sono differenti espressioni dell'autismo nei soggetti. L'opinione pubblica, è fuorviata, o perlomeno male informata attraverso il cinema e la televisione. Quando questi si sono interessati alla patologia, si sono quasi sempre riferiti ad una categoria particolare di autistici identificati come Asperger (autistici ad alto funzionamento). E' il caso del film "Rain Man" e della Serie Televisiva "E poi c'è Filippo".
Questo purtroppo ha contribuito a diffondere un concetto sbagliato della patologia autistica e dei disturbi a lei riconducibili che in alcuni casi, si manifesta con aspetti e sintomatologie molto più gravi e drammatiche, nella realtà, quali l'epilessia.
Ancora oggi, è una patologia, su cui la medicina tradizionale ha scarsa conoscenza, sia per ciò che riguarda le cause, sia per i metodi di riabilitazione applicabili. Recenti ricerche tra le famiglie hanno evidenziato un dato a prova di tutto questo, ma allo stesso tempo sconcertante. Nella sola Lombardia, quasi il 50% delle famiglie intervistate a campione, ha dichiarato che quasi tutte le informazioni riguardanti, l'autismo le ha reperite personalmente attraverso i propri mezzi(internet, genitori, associazioni), e non dalle istituzioni preposte.
Il soggetto autistico è un'isola a sé per ciò che riguarda la forma d'espressione della patologia, questo vieta sin da subito la possibilità di creare gruppi omogenei, per valutazioni approfondite inconfutabili da tutti. Tuttavia l'intervento precoce è indispensabile, e va unito a terapie comportamentali, personalizzate sul soggetto, la carenza anche solo di una di loro, metterebbe a repentaglio il suo recupero, cronicizzando la patologia.
Presentazione del Portale Autismo Parliamome Autismoparliamone nasce dalla volontà di un gruppo di genitori di bambini con disturbi che riconducono alla patologia autistica. Il protocollo D.A.N.(Defeat Autism Now), Il protocollo del dott. Montinari Massimo, l’intervento foniatrico integrato del dott. Borghese Massimo, L’ A.B.A., sono solo alcuni degli approcci terapeutici e comportamentali, che offrono reali possibilità di recupero dalla malattia. La Sindrome Autistica è tutt’oggi poco conosciuta da molti, ed è erroneamente ritenuta di esclusiva competentenza di neuropsichiatri e psicologi, che guardano all'autistico unicamente attraverso le sue manifestazioni comportamentali, sottovalutando e in molti casi negando la correlazione tra le cause organiche e tossicologiche e la patologia stessa. I genitori per primi hanno il diritto di aggiornarsi sui progressi offerti dalla ricerca internazionale, fortunatamente Internet, crea oggi il prezioso collegamento tra chi soffre della patologia, e chi lavora per sconfiggerla. Il nostro portale, si pone quindi come strumento utile, per tutti i genitori che, rispettando le scelte personali altrui in merito al percorso riabilitativo scelto vogliono informarsi, e liberi da schemi e pregiudizi confrontarsi tra loro. La libertà di cura, è uno dei nostri obiettivi primari, e insieme ci batteremo perché sia rispettata. Siamo peraltro convinti che con troppa facilità vengono prescritti ai bambini autistici e/o iperattivi (A.D.H.D.)psicofarmaci estremamente pericolosi, quali ad esempio il Ritalin, recentemente reintrodotto in Italia, e seguiamo da vicino tutti gli aggiornamenti che ci arrivano dal sito www.giulemanidaibambini.org facendo quanto in nostro potere per sostenerne e diffonderne le iniziative. Il portale dispone di una sezione dedicata agli esperti, dove medici, e professionisti del settore, si sono offerti a titolo gratuito di rispondere alle domande di genitori e familiari sui vari aspetti della patologia autistica. Vi sono inoltre sezioni, suddivise per regioni, dove potrete trovare informazioni utili, in merito ai diritti e alle possibilità offerte ai disabili dalle attuali leggi. All'interno troverete anche moltissime ricette, proposte dai nostri lister suddivise tra primi, secondi piatti di carne e pesce, dolci, biscotti ecc. rigorosamente senza glutine e caseina. Di fondamentale importanza la sezione dove la nostra amica Teresa Tranfaglia Ritonnaro, Autrice del Libro Celiachia, con la sua creatività ci fornisce spunti sempre nuovi per una Dieta senza Glutine e Caseina all'insegna dei buoni sapori. Teresa inoltre, si pone al servizio di chi per ovvie ragioni è costretto a seguire un’alimentazione naturale e personalizzata, organizzando corsi di cucina on-line del tutto gratuiti, dove guida passo passo e in tempo reale (all'interno della nostra chat) i partecipanti, nella realizzazione di ricette senza glutine e caseina da lei stessa ideate. Il Portale collabora, con il Gruppo Yahoo TuttiControAutismo, e l'Associazione Formae Mentis di Letizia Bernardi. L’intervento precoce è decisivo. È nostro dovere sensibilizzare l’opinione pubblica, affinché si comprenda, che le speranze di cura sono concrete, e vanno per diritto messe a disposizione dei malati L’AUTISMO SI PUO’ CURARE ! Manifestazioni riconducibili alla Sindrome Autistica 1) Difficoltà o incapacità ad interagire con gli altri bambini. 2) Disprassia; incapacità di articolare correttamente la bocca per emettere o imitare suoni o parole. 3) Ecolalia (ripetizione ossessiva di alcune parole) in luogo del linguaggio normale. 4) Preferenza a rimanere da solo o isolato. 5) Cointatto oculare scarso o assente. 6) Incapacita a formulare richieste gestuali; non indica. 7) Ruotare o allineare oggetti in modo ossessivo. 8) Insistenza sulla costanza (sameness)resistenza al cambiamento. 9) Gioco bizzarro e inappropriato sostenuto nel tempo. 10) Mancata risposta alle richieste verbali (può apparire sordo) 11) Mancata reciprocità nelle coccole. 12) Ipo o Ipersensibilità sensoriale(udito, tatto, vista, gusto) 13) Evidente eccesso o estrema scarsezza di attivita fisica. 14) Stereotipe: movimenti frenetici e/o ripetitivi delle mani o di altre parti del corpo. 15) Attaccamento inappropriato agli oggetti. 16) Mancata risposta ai normali sistemi educativi. 17) Apparente mancanza di paura dei pericoli o paura eccessiva. 18) Manifestazioni di riso inappropriato. 19) Manifestazioni di Ansia e Collera senza reale motivo. 20) Alterazione del senso dell'equilibrio.
L'importanza della Tempestività di Intervento
Nuova pagina 1
Uno spledido Articolo del Dott. Massimo Borghese pubblicato dalla rivista
www.salutare.infoL'importanza
della tempestivita di intervento
L’autismo comincia a manifestarsi nei primi trenta mesi di vita, con
modalità di esordio riassumibili nelle seguenti situazioni:
Autismo che insorge come tale sin dai primi mesi di vita. Bambino che non
inizia proprio a mostrare capacità comunicative, siano esse verbali, siano
esse non verbali; non si relaziona con gli altri, sfugge il contatto oculare,
non reagisce in modo significativo o non reagisce affatto agli stimoli
esterni; spesso presenta anche un ritardo di sviluppo motorio.
Autismo che insorge in un bambino che ha invece cominciato a sviluppare le
proprie capacità relazionali, comunicative e motorie in modo normale e nel
rispetto delle tappe di normalità di riferimento. E’ il comunemente detto
“autismo regressivo”, anche se io non condivido questa terminologia, perché
“regressivo” è lo sviluppo del bambino, non dell’autismo, che, anzi, è
progressivo; per cui quando si dice autismo regressivo si commette l’errore di
abbinare un aggettivo riguardante lo sviluppo del bambino, al sostantivo che
invece definisce la patologia “in progress”.
In entrambe le situazioni, e indipendentemente dalla cause (spesso multiple)
che innescano la sindrome autistica, si può affermare che il bambino “avviato
verso l’autismo”, si trova ad attraversare un periodo più o meno lungo -in
genere della durata di alcuni mesi- durante il quale manifesta un progressivo
emergere ed un progressivo accentuarsi della sintomatologia che poi
configurerà l’autismo conclamato.
E’ un po’ come dire che “non ci si sveglia autistici improvvisamente un
mattino”, ma lo si diventa progressivamente, anche se nel volgere di poco
tempo.
E’ su questo periodo breve, che spesso passa inosservato o viene mal
interpretato, che intendo soffermare l’attenzione e proporre alcune
considerazioni che a mio parere sono di fondamentale importanza per la
realizzazione (improcrastinabile) di un intervento preventivo o, se vogliamo
definirlo così, curativo precoce.
Alla luce anche di numerosi follow-up effettuati su casi clinici che hanno
avuto destini diversi quanto all’avvenuto o mancato recupero, mi sento di
affermare che un intervento abilitativo precoce, competente, adeguato ed
intensivo, può cambiare la vita ed il destino di un bambino inizialmente
avviato verso l’autismo.
Non raramente, ed oggi anche un po’ più frequentemente rispetto a qualche
tempo fa, ho avuto la possibilità di osservare in prima visita foniatrica, un
bambino che senza esitazione avrei definito “nell’anticamera dell’autismo”,
cioè in un momento molto particolare e delicato, scientificamente poco
definibile (e questo limita molti genitori e soprattutto medici che riducono
il fenomeno patologico ad una valutazione quasi aritmetica) ma non per questo
non identificabile; durante il quale si può notare ed osservare un bambino
che:
- prima parlava di più, ora parla di meno ed in modo talvolta ripetitivo e
meno referenziale;
- prima era più attivo, ora è più spento e tende ad isolarsi;
- prima giocava con gli altri, ora preferisce stare da solo con un giocattolo,
per lo più sempre quello;
- prima guardava negli occhi, ora lo fa, ma di meno…
Ecco quindi una prima serie di segni che non identificano un isolamento ed una
chiusura totali, tali da rendere palese ed eclatante il quadro dell’autismo
(anche se sono ancora molti gli ostinati che anche in situazioni del genere
negano l’evidenza…), ma che di quell’autismo conclamato ci stanno fornendo un
sentore ed un percorso di avvicinamento abbastanza significativi.
Altre possibili caratteristiche del cosiddetto periodo di configurazione
progressiva dell’autismo, soprattutto nelle forme che insorgono come tali sin
dall’inizio, sono quelle osservabili in un bambino che:
- “rispetto al fratellino più grande” (in molte famiglie è un punto di
riferimento importantissimo), non ha cominciato parlare negli stessi tempi, ma
più tardi e con un numero fortemente ridotto di parole;
- ha avuto uno sviluppo motorio più lento e più limitato;
- non si gira se chiamato, o se lo fa, lo fa incostantemente, e comunque si
mostra poco interessato all’ambiente circostante…
Anche in casi come questi, l’inadeguatezza non è ancora mancanza, il deficit
parziale non è ancora totale, il “limitato” non è o non è ancora “mancato”. Ci
si viene a trovare, quindi, di fronte a una serie di situazioni che
configurano abilità che non sono del tutto sovrapponibili alla normalità, ma
che non sono neppure completamente inscrivibili in un range assolutamente
patologico.
L’esperienza accumulata negli anni ed i risultati verificati a distanza di
tempo, mi hanno spinto sempre più verso una posizione interventista e non
attendista, per cui sono sempre più propenso a consigliare un intervento
logopedico immediato ed intensivo nei casi di inadeguato sviluppo
comunicativo, relazionale, motorio…, o nei casi di sia pure iniziale
regressione di tale sviluppo.
Le differenze di riscontri in termini di risultati sono state sorprendenti:
- recupero pieno e totale per i casi sottoposti subito a terapia precoce,
intensiva e adeguata,
- mancato o solo parziale recupero per i casi che hanno iniziato il percorso
terapeutico abilitativo in ritardo; con entità del divario tra normalità e
livello raggiunto, proporzionale alla scarsa qualità, ridotta intensività e
ritardo di inizio dei trattamenti.
Purtroppo le risposte dell’utenza (e della classe medica spesso parallelamente
interpellata) alle sollecitazioni tendenti a far iniziare un precoce ed
intensivo percorso di recupero, non sempre sono adeguate. Infatti, ad una
ancora non elevata percentuale di genitori che:
- colgono l’allarme e si attivano immediatamente per il proprio figlio,
corrisponde una più ampia fascia di persone che
- fuggono al solo pensiero che il figlio possa avere una diversità dagli
altri, o una vera e propria disabilità, oppure
- interpellano altri medici (o figure paramediche) che sdrammatizzano quanto
prospettato, tranquillizzano i genitori affermando che “si tratta di fenomeni
transitori” ad evoluzione benigna, per lo più provocati da eventi scatenanti
occasionali (tipico e frequente il patetico esempio della “nascita del
fratellino che innesca gelosia e chiusura”, o “il trasferimento con
allontanamento del padre per motivi di lavoro”!...), o che invitano i genitori
stessi a riportare il bambino dopo sei mesi e poi dopo sei mesi ancora…
perdendo così quell’unico insostituibile treno della salvezza che può dare la
possibilità del recupero pieno.
Massimo Borghese
Angeli in Trappola
Angeli in trappola di
Teresa Tranfaglia
Autismo: un “male”
ancora non chiaro di cui sono evidenti i sintomi ma non ben definite le cause.
Il termine indica una sindrome grave, che colpisce migliaia di bambini e si
manifesta con esordi clamorosi in taluni casi, più spesso, invece, la
sintomatologia è subdola. Dal punto di vista scientifico le ipotesi
eziopatologiche sono molteplici e, a volte, contraddittorie. Recenti studi
dimostrano che l’autismo comporta nei piccoli oltre ai disturbi comportamentali
anche alterazioni biochimiche, intossicazioni virali, intossicazioni da metalli
pesanti che determinano il dissesto di vari sistemi: immunitario,
gastroenterico, endocrino, ormonale, neurologico ecc.. Per questo la
terminologia più corretta ed esplicativa della patologia in questione può
divenire: “sindrome encefalica acquisita della mielina da mercurialismo, per
insulto virale tossinico, con colite e autoanticorpi” [Montinari
2002]. Approfondendo l’eziologia “tossinica” possiamo scoprire molti aspetti
chiarificatori. “Vi siete mai chiesti come fanno gli scienziati a produrre
animali con malattie autoimmuni, così da sperimentare, sulla patologia indotta,
l’efficacia sintomatologica dei farmaci ? Ebbene, il modello sperimentale per
le condizioni artritiche in conigli consiste nel sottoporre gli animali a
vaccinazioni ripetute; lo stesso vale per una serie di sindromi autoimmuni
prodotte in animali di laboratorio; esse sono affidate a un arsenale di
“adiuvanti” (batteri uccisi, mercurio, alluminio), vaccini e altre sostanze da
iniettare nella cavia. Volete mettere l’organismo in uno stato di
iper-attivazione immunitaria? Sottoponete l’organismo a una serie di
inoculazioni di materiale antigenico. La presenza direttamente nel sangue di
tossoidi e batteri uccisi è un evento di una pericolosità che l’organismo ben
conosce; infatti nelle malattie infettive (morbillo, rosolia ecc.) c’è, da parte
dell’organismo, una fase di preparazione della immunità locale, poi
dell’immunità dei macrofagi del sangue, poi dell’immunità cellulare e umorale
che dura circa 10 giorni (incubazione), e, solo dopo queste essenziali fasi, il
virus passa nel sangue. Con la vaccinazione invece andiamo a creare proprio le
condizioni che l’organismo accuratamente evita: immettere cioè direttamente nel
sangue tossoidi e materiale virale che possono attaccare direttamente cervello,
intestino, tiroide, cuore e altri organi vitali”. [L. Acerra 2002] Si spiega,
così, perché Zecca e collaboratori [1998] hanno segnalato che i livelli di
anticorpi di rosolia e morbillo in bambini diagnosticati autistici erano del
300% superiori a quelli normali. Questi livelli elevati di anticorpi possono
essere interpretati come un’attivazione cronica del sistema immunitario contro
un’ infezione subclinica. [M. Montinari 2002] “Nelle vaccinazioni infantili
riscontriamo quattro situazioni diverse che, andando a sommarsi, rappresentano
un cocktail esplosivo: 1) per natura il bambino da due mesi a due anni è in
uno stato di minore difesa contro eventuali attacchi virali; 2) il
vaccino crea un periodo di alcuni giorni di pronunciata
immunosoppressione; 3) il vaccino a virus attenuato consiste in un virus
indebolito che è somministrato proprio per produrre un certo grado di sfida
all’organismo medio, immunologicamente sano. A volte questi virus sono tripli,
cioè più virus vengono contemporaneamente iniettati; 4) uno degli effetti
della vaccinazione è di aumentare la permeabilità intestinale ed
ematoencefalica, con la conseguenza di favorire il passaggio virale ai tessuti
periferici. Nel primo anno di età è stato dimostrato che molti virus restano
nell’organismo in modo asintomatico. Pass [1981] ha dimostrato che l’infezione
da herpes virus era asintomatica in 25 su 27 bambini infetti”. [M. Montinari
2002]. Da ciò può nascere la considerazione che non viene opportunamente
tutelata la salute del bambino, perché non vengono applicati i metodi preventivi
cautelativi per comprendere, davvero, in quale condizione immunitaria si trovano
i piccoli soggetti da vaccinare. I metodi per una necessaria prevenzione
cautelativa potrebbero essere: a) rimandare le vaccinazioni alla scadenza del
secondo anno di età; b) eseguire l’esame “delle sottopopolazioni
linfocitarie” o tipizzazione linfocitaria, previo emocromo, per stabilire, con
un’accettabile precisione, eventuali deficit o scompensi immunitari del
bambino; c) eseguire l’estrazione DNA tipizzazione genomica HLA di I e II
classe (A, B, C, e DR, DQ) in bassa risoluzione, che predice le eventuali
patologie che l’insulto vaccinico potrebbe provocare nelle persone geneticamente
predisposte e con i deficit relativi al punto b. Quando non vengono prese le
opportune misure cautelative, il momento della vaccinazione diventa per molti
piccoli soggetti una lotteria, e purtroppo, per alcuni il premio finale risulta
l’incontro con un improvviso “fantasma maligno” (es. autismo), per qualcuno
persino il “trapasso”. E’ risaputo che dove giunge questo “fantasma maligno”
stravolge, come un uragano, la vita delle famiglie. Famiglie che spesso
restano “sole”, abbandonate anche dai parenti più stretti, famiglie che si
chiedono perché hanno meritato una tale sorte; famiglie che restano nella
confusione, nel rimorso o addirittura nella vergogna per anni, in quanto pensano
di essere le dirette ed uniche responsabili di tale male; genitori che si
dannano, perché sono stati convinti, da questo o quel luminare, che la patologia
del figlio è determinata da uno squilibrio incurabile della psiche, insorto,
magari, dopo un litigio “quella notte” con la/il consorte, o forse dovuto
all’alterazione di un momento finita con un ceffone al piccolo durante
l’ennesima nottata di veglia e disperazione. Troppi genitori, persuasi che
l’unico motivo della terribile realtà che vivono sia una di queste ragioni, si
riducono ad una esistenza avvolta nel sudario del dolore, e, quel che è peggio,
si chiudono nella rassegnazione, riluttanti ad ogni nuova informazione
scientifica, e quindi, anche alla ricerca di altre possibilità d’intervento
. Autismo: termine costituito da “aut”, dall’inglese “out” che si traduce
“fuori” e “ismo” che ne indicherebbe la patologia. Unendo le due radici
otteniamo letteralmente “fuorismo”. Gettando un’occhiata cinica e
superficiale a tale termine dovremmo concludere che esso indica soggetti che
sono “fuori”, soggetti che vivono “fuori” dalla nostra realtà, e troppo spesso
considerati esseri che vegetano ”fuori” dal nostro “sapere”; concretizzando e
raffinando il cinismo, perché non definirli addirittura “cose fuori posto”? E
se non fosse così? E se la verità fosse un’altra? Credo sia giunto il
momento di far vacillare certe “errate” certezze alzando gli occhi alla ricerca,
ai dati scientifici, agli studi e alle testimonianze che si levano, grazie a
Dio, da più parti nel nostro paese e in tutto il pianeta! In un articolo
apparso su Panorama del 4-12- 03 : veniamo a sapere che una bimba di 4 anni
sarebbe divenuta autistica a causa di un vaccino sperimentale! L’ASL si
difende: “non era un vaccino sperimentale!” Personalmente sono in perfetto
accordo con l’ASL; infatti non è necessario che il vaccino sia “sperimentale”
affinché si possa sviluppare una sindrome autistica, basta semplicemente che sia
un vaccino, somministrato alla persona sana ma in condizioni “immunitarie”e
“genetiche” non adeguate per riceverlo, quindi praticato alla persona sbagliata
e nel momento sbagliato! Con esami preventivi che rilevano le condizioni
immunitarie e genetiche della persona si potrebbe sfuggire al rischio di subire
danni enormi e capire, in giusto anticipo, se è il caso o no di praticare il
vaccino (sentenza n. 258 del 1994 della Corte Costituzionale; sentenza della
Corte Costituzionale n. 307 del 22-6-90 che richiama alla responsabilità
personale il medico secondo l’ art. Codice Civile 2043). Ludovica Cantarutti
nel libro Le parole del silenzio, Edizioni del Leone, racconta la storia
dell’autismo post-vaccinale di sua figlia Scilla che fu colpita dalla sindrome
in maniera così grave da essere definita dai luminari di turno: “una
cosa”. Scilla grazie alle amorevoli cure della madre e della sorella Ilaria,
impegnate per anni nel praticarle la tecnica della comunicazione facilitata è
migliorata in modo incredibile e ha scritto la seconda parte del libro . A
riprova di ciò l’estratto della conferenza del 22 aprile 1998 tenuta a Bologna
dalla dott.ssa Bruna Dozzo, psicologa dell’Associazione AGOR di Verona,
documenta: “più si stimolano tutte le altre funzioni più le aree
problematiche hanno la possibilità di funzionare meglio. NON perché si generino
nuove cellule nervose, ma perchè le cellule presenti ma inattive si attivino e
creino nuove sinapsi. I dati emersi dall’esperienza riabilitativa su un
centinaio di bambini autistici sono: - diminuzione o scomparsa
dell’iperattività; - diminuzione o scomparsa dell’autostimolazione; -
diminuzione o scomparsa dei disturbi di percezione; - reazioni
comportamentali adeguate alle situazioni; - miglioramento significativo della
comprensione valutato attraverso l’uso della “comunicazione
facilitata”; - miglioramento significativo della coordinazione. “ [ Dozzo
1998] Questi innocenti figli, specie quando superano l’adolescenza senza aver
sviluppato alcuna forma minima di linguaggio, sono di frequente considerati,
dalla maggior parte della società, “pesi irrecuperabili”. Li vediamo spesso
vagare nei corridoi delle scuole con l’insegnante di sostegno che
“arrampicandosi sugli specchi” cerca di trascorrere al meglio la giornata,
sempre con il telefonino tra le mani pronta a chiamare a casa laddove un pianto
o un urlo più incisivi possano creare problemi. Questi figli invece potrebbero
prendere parte attiva alla vita scolastica se accanto a loro ci fosse un esperto
in “comunicazione facilitata”, finirebbe il vagare per i corridoi, l’inventarsi
la giornata e sboccerebbe da “quell’essere, imprigionato in un barattolo
sigillato da un tappo maligno”, un’energia meravigliosa, ricca di emozioni, di
informazioni, di considerazioni, finalmente incanalate nei sentieri della vita
sociale.(“La comunicazione facilitata”- Biklen, 1992.) Il dott. Delacato
individua tre tipi di disturbi nella percezione sensoriale del bambino
autistico: iposensibilità, ipersensibilità, rumore bianco. Inoltre ipotizza che
le stereotipie del bambino autistico scaturiscono da disfunzioni percettive del
“sistema sensoriale”. Egli ritiene che i comportamenti ripetitivi sono tentativi
che il soggetto opera per normalizzare le vie sensoriali “alterate”. Il metodo
Delacato mira a risolvere le alterazioni sensoriali attraverso una corretta e
guidata esperienza sensoriale. I risultati: appena i canali sensoriali vengono
rieducati e quindi normalizzati, cessa il comportamento ripetitivo e
l’attenzione del bambino aumenta e si rivolge al mondo esterno. Ancor meglio
a questi “angeli” potrebbero essere applicate, soprattutto nei primi anni di
vita, tecniche metodologiche precoci atte a risolvere i problemi sia
comportamentali che cognitivi e in particolare a sviluppare il linguaggio. In
proposito il dott. Massimo Borghese, foniatra (autore di Autismo e linguaggio,
Edizioni Culturali Internazionali, Roma, 2003) oltre ad inquadrare e valutare
dal punto di vista medico il disturbo autistico, attraverso la terapia
logopedica precoce avvia il bambino alle strategie comunicative preferendo e
privilegiando il linguaggio. La tecnica applicata riesce a dare notevoli e
stabili risultati nei soggetti trattati. Confortante è ciò che egli stesso
scrive nel suo libro in merito alle applicazioni terapeutiche per i bambini
autistici: “esigenze che ritengo dover identificare nel raggiungimento della
verbalità, delle autonomie fondamentali, di comportamenti sociali compatibili
con una normale vita di relazione, con le possibilità di aver una carriera
scolastica normale e, successivamente, un inserimento lavorativo nella
società.” Il dott. Alfred Tomatis, otorino-laringoiatra, approfondisce uno
studio per i soggetti autistici che riguarda l’ambito del sonoro. Egli ritiene
che “la rinascita sonora” apre la persona autistica al mondo esterno. Tale
tecnica favorisce la possibilità di ascolto, potenzia le facoltà relative al
linguaggio e alle relazioni, riduce i disturbi del comportamento, migliora la
postura, il coordinamento, la concentrazione e il rilassamento ecc. Il metodo
ABA (Analisi Comportamentale Applicata) è applicato in Italia a molti bambini
autistici in età pre-scolare. L’ABA riconsegna loro la possibilità di percepire
il mondo per relazionarsi in modo appropriato. Il metodo mira, attraverso
l’insegnamento dell’imitazione, al miglioramento dei comportamenti e delle
capacità intellettuali, accademiche, sociali ed emozionali del bambino
autistico. L’ABA, come altri metodi, è stato sviluppato per ampliare e
superare le limitazioni degli errati e fallimentari metodi basati su ipotizzate
alterazioni della psiche, e sulla così detta “madre frigorifero” ipotizzata,
quale causa della sindrome autistica, da Bruno Bettelheim (ipotesi degli anni
Sessanta del Novecento). Un grande esempio dei frutti prodotti dalla
perseveranza impiegata nel lavoro attivo, positivo, costante e mirato alla
risoluzione dei problemi dell’autismo è la storia di Donna Williams. Donna
Williams, in Il mio e il loro autismo, [Williams 2000] racconta in modo
dettagliato il proprio autismo, descrive inoltre quali passi ha compiuto per
migliorare il suo stato fino a laurearsi in medicina (individuazione di: dieta,
intossicazioni da metalli, agenti patogeni intestinali, alterazioni biochimiche,
esercizi cognitivi ecc.); A svelare, invece, cause e concause relative
all’insorgenza di insulti tossinici, virali, immunitari ecc, che riguardano
varie patologie e tra queste anche l’albeggiare dell’ autismo, concorre un ampio
ventaglio di articoli e testi quali: - Vaccinazioni: il grande attacco
al cervello e alla psiche di Harris L. Coulter, Edizioni NOI-Verlag,
Klangenfurt, 1996. Il titolo è già l’epilogo del discorso. L’introduzione al
libro contiene illuminanti citazioni: “Ogni epoca viene dominata da una moda e
la maggior parte degli uomini non riesce neppure a vedere i tiranni da cui viene
dominata.” (Albert Einstein). E ancora: “Non esiste delitto, inganno, trucco,
imbroglio e vizio che non vivano della loro segretezza. Bisogna portare alla
luce del giorno questi segreti, descriverli, renderli ridicoli agli occhi di
tutti e prima o poi la pubblica opinione li getterà via. La sola divulgazione di
per sé non è forse sufficiente, ma è l’unico mezzo senza il quale falliscono
tutti gli altri.” (Joseph Pulitzer). - Maggiorenni e vaccinati o diritto
alla vita?, di Giorgio Tremante, Macro Edizioni, Cesena, 2000. E’ la
drammatica storia di Giorgio Tremante e della sua famiglia distrutta dai
vaccini. - Autismo, di Massimo Montinari, Macro Edizioni, Cesena,
2002, che descrive centinaia di casi di bimbi divenuti autistici con associato
malassorbimento in seguito alle vaccinazioni e dimostra la diagnosi di “Autismo
post vaccinale”. Alcuni dei casi presentati hanno avuto il riconoscimento da
parte del ministero della Sanità. - La Prova evidente del Danno,
David Kirby, 2006, Macro Edizioni Dettaglia scientificamente come i vaccini
scatenano l’autismo in soggetti geneticamente predisposti. - Vaccinazioni
istruzioni per l’uso, di L. Acerra, Demetra, 2002, conferma i rischi a cui
Massimo Montinari fa riferimento. - Vaccinazioni. Perché?, di
Valerio Pignatta, Macro Edizioni, Cesena 2001, descrive l’iniziale capitale
genetico dell’umanità ormai a rischio perché minato pesantemente dai vaccini e
il consequenziale indebolimento della salute dell’uomo d’oggi. - Asma e
Vaccinazioni, di valerio Pignatta, Macro Edizioni, Cesena, 2000. Questo
saggio riunisce le ricerche più aggiornate e studi clinici che stabiliscono
l’interrelazione, talvolta drammatica, tra le vaccinazioni e le malattie
dell’apparato respiratorio di tipo allergico come l’asma. - Decisiva
ricerca sulla inutilità e sui pericoli della vaccinazione obbligatoria
antiepatite B, di R. Barisani, Macro Edizioni Cesena 1998. E
ancora: - Decisiva ricerca sulla inutilità delle vaccinazioni
obbligatorie antipolio e antidifterica, di R. Barisani, Macro Edizioni,
Cesen 2001, il lavoro contiene anche un’appendice su tetano e antitetanica a
cura di V. Pignatta. - Denti tossici di L. Acerra, Macro Edizioni,
Cesena 1999, oltre a descrivere la pericolosità del mercurio contenuto
nell’amalgama dentale per tutte le persone, sottolinea anche la grande tossicità
che rappresenta per il feto in madri con amalgama. - Inoltre è da
sottolineare che centinaia di famiglie di bambini con sindrome autistica si
recano ogni anno in America in centri medici specializzati come il Pfeiffer
Institute di Chicago, (ritenuto tra i migliori del pianeta per lo studio e la
cura della sindrome autistica) per sottoporre i loro figli a consulto
specialistico che precede esami su sangue, feci, urine e capelli. Ciò al fine di
ottenere uno screening molto specifico che rivela le condizioni generali del
soggetto e in particolare il danno alla mucosa intestinale, il malassorbimento,
gli agenti patogeni intestinali presenti, i problemi connessi ai metalli pesanti
rilevati, il deficit enzimatico, le carenze vitaminiche ecc. Una volta delineato
il quadro diagnostico e dettagliate con test le intolleranze alimentari, per
sopperire ai danni e ai deficit evidenziati, ai piccoli viene indicata una dieta
naturale (senza glutine, caseina, conservanti chimici, glutammato, ecc.), e
prescritti integratori, enzimi, probiotici, antimicotici ecc. Il protocollo
che si applica al Pfeiffer Istitute di Chicago è chiamato Dan! Protocoll (Defeat
Autism Naw! Slogan che mira a incentivare l’impegno di risolvere l’autismo
ora!) Documenti, testimonianze, studi internazionali che ci provengono da
ogni parte del mondo (Chicago Pfeiffer Inst; Birmingham, dott. Waring; Oslo,
dott. Reichelt; Bari, dott. M. Montinari; Napoli, dott. M. Borghese; Bologna,
Dott. F. Verzella; Verona, Dott. Dozzo; ecc.) gremiscono gli spazi virtuali di
Internet a conferma di quanto i vaccini, le attivazioni virali, le
intossicazioni da metalli [ Daunderer 2003], la dieta non adeguata, la
permeabilità intestinale, il malassorbimento, lo scompenso enzimatico ecc.,
giochino un ruolo primario e determinante nell’autismo: altro che concentrare il
discorso sul litigio di una notte o lo schiaffo sfuggito per disperazione! Se
qualcuno ancora pensa che alcune migliaia di vittime da vaccini sono necessarie
per il benessere della moltitudine, non ha compreso il nocciolo del problema che
risiede nell’immunosoppressione post-vaccinale: “Un vaccino diminuisce
l’immunità mediata da linfociti del 50%, due vaccini insieme riducono tale
immunità del 70%. Oramai è una norma iniettare tre vaccini (e più esavalente)
nella stessa iniezione, il tutto ripetuto in tre dosi successive a distanza di
qualche mese” (Montinari, 2002); “Un aspetto assolutamente certo e
riconoscibile in tutte le vaccinazioni consiste nella soppressione
post-vaccinale delle difese immunitarie, con un massimo di caduta dei livelli di
linfociti 10 giorni dopo l’inoculazione. Questa fase sembra non sia molto nota
ai medici che vaccinano.” (Montinari, Tonarelli, Associazione A.P.O.I., -
Associazione Universo Bambino, 2004). “L’indebolimento delle difese si può
ascrivere ad uno spostamento dal livello dell’immunità cellulare (legata
all’attività dei globuli bianchi) al livello dell’immunità umorale (quella
legata all’attività anticorpale) : una vaccinazione rinforza l’immunità umorale
e indebolisce quella cellulare.” (Montinari, Tonarelli, 2004). Vale a dire che
la battaglia si ingigantisce mentre i soldati diventano più deboli per poterla
affrontare: per questo molti, che si ritrovano un’armatura inadeguata ne escono
sconfitti. Ciò crea nel bambino le condizioni favorevoli per un grave attacco
alla salute, specie se il soggetto presenta particolari predisposizioni
genetiche, o, se per svariati motivi (mercurio, palladio, nickel ecc. materno, o
candida ecc.) si trova in condizioni immunitarie precarie, che, ovviamente, non
sono visibili ad occhio nudo, ma evidenziabili, come già detto, solo attraverso
gli esami di tipizzazione linfocitaria ed esame HLA in bassa risoluzione. E’
così che molti piccoli, finiscono “segnati” dal vaccino (es. autistici , bambini
con malattie autoimmuni, o bambini che sviluppano gravi anomalie del
comportamento: iperattività, dislessia ecc.); gli altri, forse, avranno
passeggeri malesseri e poi in apparenza tornano come prima, magari sviluppano
qualche allergia, la bronchite, l’asma o un eczema atopico, si ammaleranno più
spesso, manifesteranno qualche intolleranza alimentare, meno resistenza ai
virus, qualche problema gastroenterico, si ripeteranno le tonsilliti e le otiti,
ma questo sconvolge “poco” la famiglia che non assocerà mai la vaccinazione ai
sopraggiunti disturbi, anzi il genitore si avvierà con grande anticipo al
calendario per segnare la data della prossima “provvidenziale” vaccinazione e
purtroppo non segnala quasi mai all’ASL, nell’apposito modello preposto, i
disturbi post vaccinali accusati dal figlio, perché ritenuti dal coro medico
assolutamente “normali”. L’altro importante nocciolo della questione
riguarda l’età in cui viene praticato il vaccino: “Subito dopo la nascita ci
sono due stadi per lo sviluppo del cervello che richiedono intensa
solfatazione. Il primo stadio, durante la proliferazione delle cellule,
coinvolge la solfatazione dei glicosaminoglicani (GAG) nel cervello. Il
secondo stadio consiste nella mielinizzazione del tessuto cerebrale, che avviene
in buona parte nel periodo che va dal terzo fino al quindicesimo mese di
vita. Questo periodo critico per l’organizzazione di base del cervello
coincide, come sappiamo bene, con il periodo delle vaccinazioni infantili. Il
neonato non abbonda di materiale per la solfatazione e l’improvvisa richiesta di
solfatazione, a seguito delle vaccinazioni, mette in competizione cervello e
ileo (intestino) per questo materiale cruciale. E’ normale che in un organismo
venga continuamente perduto materiale solfatato per essere sostituito dal nuovo.
Questa “muta” del materiale solfatato subisce una accelerazione enorme a seguito
di attivazioni immunitarie (da vaccini!). La natura si è intenzionalmente
appoggiata a meccanismi non infiammatori nell’affrontare le infezioni durante i
primi mesi di vita, fornendo al neonato IgA non infiammatori dal sistema
immunitario della madre, veicolati attraverso il latte materno. Le vaccinazioni
però vanno a indurre nel bambino proprio ciò che la natura voleva evitare, e
infatti producono un fenomeno infiammatorio coinvolgente IgG e IgM.” [Montinari,
2002]. Inoltre: “L’insulto vaccinico provoca perdite di materiale
solfatato e, in individui suscettibili, gravi avarie della solfatazione. Dunque
l’avaria nella solfatazione è anche il meccanismo per cui le membrane
intracraniali meningee perdono parte della capacità di espandersi e di
accomodare quindi la crescita del cervello e delle ossa del cranio.” [Terapia
craniosacrale e autismo, dott. John E. Upledger ,1979]. Nei paesi dove le
vaccinazioni si sono ridotte e le dosi sono state praticate dopo i 30 mesi di
vita i danni da vaccini sono calati in modo sorprendente. (Svezia, Giappone,
Germania, ecc). Nonostante un incredibile mare di informazioni scientifiche
confermino il rapporto esistente tra autismo e vaccinazioni, autismo e sistema
neurogastroenterico, autismo e sistema neuro-immuno-endocrino, un “illuminato”
psicologo convince, anzi condanna a vita un disperato genitore attestando che la
patologia neurologica di suo figlio è stata determinata da quel ceffone sfuggito
in una notte lontana e triste. La scienza conferma ampiamente che ben altri
processi tossici e neurotossici, virali, ecc, e, non solo quelli emotivi,
inducono all’autismo. Si legge in Celiachia, intolleranze, allergie
alimentari, Macro Edizioni, Cesena, Tranfaglia, 2003, a proposito di autismo
post-vaccinale: “Quale cultura del passato ha reso autistici schiere di bambini
nati sani?” Ebbene, numerosi studi chiariscono, in modo dettagliato, che le
persone autistiche non sono “cose fuori posto”, sono, invece, creature, spesso,
profondamente danneggiate da un sistema che non si mette in discussione e
risulta quindi corresponsabile di tante “anime intrappolate in un inquieto e
doloroso mondo!”. La buona volontà dei familiari, il loro amore, i loro
immensi sacrifici, la perseverante dedizione di ogni giorno, non pongono
definitivo rimedio a tale grave problema che richiede anche e sopratutto il
sostegno continuo di una mirata, seria e riconosciuta ricerca scientifica.
Ricerca positiva, consapevole e corretta che coinvolga l’intero pianeta
(Chicago, Pfeiffer Inst.; Birmingham, dott. Waring; Oslo, dott. Reishelt; Bari,
dott. Montinari; Napoli, dott. Borghese; Bologna, Dott. Verzella; Verona, Dott.
Dozzo; ecc.). Le famiglie che comprendono ciò si caricano di un aggravio
economico molto serio per raggiungere i luoghi della vera guarigione, altre, che
vorrebbero, ma non possono permettersi tali approdi, restano a guardare nella
mortificazione! E intanto, le famiglie che non sono documentate circa le
correlazioni autismo-cervello-intestino e ignorano il ruolo delle vaccinazioni,
l’efficacia della dieta senza glutine e caseina, le implicazioni enzimatiche
connesse, quelle legate agli agenti patogeni intestinali, ai dismetabolismi o ai
metalli tossici ecc. continuano, in buona fede, ad affidare i loro figli agli
effetti degli psicofarmaci addizionando ancora “sbarre malefiche” alla “gabbia
autismo”. Coloro che, invece, sono approdati alle verità scientifiche prima
menzionate osservano con grande diligenza i consigli dei centri specializzati
italiani, europei o d’oltre oceano. Essi non mollano la presa e con esemplare
coraggio affrontano qualunque sacrificio che tale strada implica, perché
rilevano, nel tempo,inimmaginabili e inaspettati risultati. E’ il caso di M.
(sindrome autistica 15 anni) che oltre a seguire una dieta naturale priva di
glutine, caseina, zucchero ecc., assume solo medicine omeopatiche, enzimi,
probiotici, vitamine. Da circa 2 anni ha sospeso gli antiepilettici. Risultato:
sono 2 anni che finalmente non ha più le convulsioni. Il caso di L. (ritardo
mentale, e anticorpi antiglutine nella norma – 19 anni). Soffriva per una
stitichezza così grave che i medici avevano prospettato un intervento
chirurgico. Per farlo evacuare era necessario praticargli i clisteri addirittura
in sede ospedaliera, ciò sconvolgeva e aggravava le condizioni psicofisiche del
ragazzo. L. da 2 anni osserva una dieta naturale senza glutine e caseina, senza
zucchero, insaccati ecc. ha eliminato medicine allopatiche e assume
enzimi,vitamine e probiotici. Risultato: evacua in modo naturale tutti i
giorni ed è più sereno. I veri specialisti di questa complessa sindrome sono
senza dubbio loro: i genitori. Genitori coraggiosi che non esitano a donare a
questi angeli la loro vita, la loro anima. E proprio con l’anima ragionano,
studiano, si confrontano, approfondiscono, comprendono, scelgono, operano
accettando di affrontare enormi sacrifici pur di concretizzare indiscussi
risultati. Anime colme di un amore immenso rivolto sempre e solo alla
ricerca della verità, al bene per i loro figli. Proprio questo
coraggiosissimo amore, questo dantesco “intelletto d’amore”, è il motore che
muove in loro un’enorme forza e la determinazione a continuare, sempre e
comunque in ogni periglioso sentiero. E tale coraggio li premia: i figli di
questo meraviglioso amore, un passetto per volta, si allontanano dal “fantasma
maligno”, alcuni, oggi, riescono a seguire i programmi scolastici e vivono
un’accettabile vita sociale. Anche nel giorno di maggiore scoramento,
stanchezza, difficoltà, disperazione, essi non demordono. Dignitosi e
consapevoli del doloroso e lontano vissuto guardano indietro per ricordare i
tanti problemi superati, registrando nel presente i traguardi raggiunti: ciò
basta a rasserenarli e a riempirli di nuova energia e |